U^ of Chicago libraries -f- FR. ANSELMO M. TOMMASINI O. F M, SOCIETA EDITRICE VITA E PENSIERO - MILANO 1932 . ANSELMO MARIA f 6MMASINI O. #. M. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA PR. ANSELMO M. TOMMASINI, o. ?. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA M 1 L A N O SOC1ETA EDITRICE VITA E PENS1ERO 1932 PROPRIETA LETTERARIA RISERVATA EX PARTE ORDINIS NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR ROMAE, E COLLEGIO S. ANTONII DIE XXVI JANUARI MCMXXXII FR. BONAVENTURA MARRANI, O. F. M., MINISTER GENERALIS NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR SAC. CAROLUS FIGINI - CENSOR ECCL. IMPRIMATUR IN CURIA ARCH. MED., I MAII MCMXXXII CAN. HYACINT. TREDICI, VICARIUS GEN. TlPOGRAFIA 'PONTIFICIA ED ARCIVESCOVILE S. GIUSEPPE - MlLANO AL LETTORE Nel prossimo giugno (1932) si celebrera con grande solen- nita a Dublino il XXXI Congresso Eucaristico Internationale e insieme il XV Centenario dell'arrivo dell'Apostolo S. Pd- trizio in Irlanda. M'ero accinto da qualche tempo a raccogliere dati sul culto ai santi irlandesi e sulle fonda&oni irlandesi in Italia, e ho\ pensato che non dovevo lasciar passare tale circostanga senga presentare al pubblico il frutto del mia madesto lavoro^: sia per fare un umile ma affettuoso atto d'omaggio verso I'isola cost benemerita della civilta cristiana, e render e piu noti e piu can agli italiani, in questa festosa occasione, i fasti dello spirito religi&so irlandese f sia per accendere in altri studiosi I'amore di ulteriori e piu complete ricerche sull'argomento da me considerate. Forse la Provvidenga destina I'Irlanda e I'ltalia a nuove prove e a nuove glorie, nelle future lotte dello Spirito del, male contro la Santa Chiesa di Cristo e contra i popoli a lei fedeli, ed e cosa buona che le due na&oni imparino a sempre meglio conoscersi ed amarsi. Roma, 17 novembre 1931 L'AUTORE i INTRODUZIONE i. II fenomeno eccezionalmente interessante dell'e- spansione apostolica irlandese sul contiinente europeo dal VI al XII secolo, non e in genere adeguataimente conosciuto. S. Santita Pio PP. XI, nella lettera diretta nel 1923 al* rEm.mo Card. F. Ehrle t Legato Pontificio alle feste di Bob- bio in onore di S. Colomlbano, cosi si esprimeva : Quanto maggiormente gli studi degli eruditi vanno lumeggiando i punti piu oscuri del Medioevo, tanto piu appare manifesto che il rinascimento alia sapienza cristiana e alia civilta in varie parti della Francia, della Germania e dell'Italia, si deve alle fatiche e allo zelo di Colombano; il che dimostra i me- riti del sacerdozio e specialmente della cattolica Irlanda . E piu innanzi S. Santita ricordava come con Colombano co* minciasse <( quel succedersi di migrazioni dall'Irlanda che, nel decorrere dei secoli, tanto giovamento doveva arrecare a si gran moltitudine di popoli (i). Non possiamo cominciare con piu augusta e autorevole te* stimonianza. L'opera magistrale e fondamentale di D. LuiGl GOUGAUD, Benedettino di S. Michele di Farnborough, Les chretientes (i) V.i Civilta Cattolica , agosto 1923. INTRODUZIONE i. II fenomeno eccezionalmente interessante dell'e- spansione apostolica irlandese sul continente europeo dal VI al XII secolo, non e in genere adeguataimente conosciuto. S. Santita Pio PP. XI, nella lettera diretta nel 1923 al' TEmumo Card. F. Ehrle t Legato Pontificio alle feste di Bob- bio in onore di S. Colomlbano, cosi si esprimeva: Quanto maggiormente gli studi degli eruditi vamno lumeggiando i punti piu oscuri del Medioevo, tanto piu appare manifesto che il rinascimento alia sapienza cristiana e alia civilta in varie parti della Francia, della Germania e dell'Italia, si deve alle fatiche e allo zelo di Colombano; il che dimostra i me- riti del sacerdozio e specialmente della cattolica Irlanda . E piu innanzi S. Santita ricordava come con Colombano co- minciasse quel succedersi di migrazioni dall'Irlanda che, nel decorrere dei secoli, tanto giovamento doveva arrecare a si 'gran moltitudine di popoli (i). Non possiamo cominciare con piu augusta e autorevole te- stimonianza. L'opera magistrate e fondamentale di D. LUIGI GOUGAUD, Benedettino di S. Michele di Farnborough, Les chretientes (i) V.: Civilta Cattolica , agosto 1923. INTRODUZIONfi celtiques (i), corredata d'una ricca bibliografia, di cartine geografiche, e d'indice analitico, basta a spalancare davanti all'occhio dello studioso un quadro chiaro, organico, com* pleto, se pure perfettibile nei dettagli, del fenomeno dell'e- spansione irlandese t e introduce il lettore in tutti i vari cam* 'pi in cui essa ha prodotto i suoi preziosi frutti. Il GOUGAUD non ha avuto occasione di occuparsi in mo* do speciale delle traccie del movimento irlandese in Italia, movimento a cui pur son legati alcuni santi assai popolari in alcune zone della nostra penisola. Sopra i santi irlandesi d'ltalia, in particolare, abbiamo soltanto una opera: quel-- la di Miss MARGARET STOKES, Six months in the Apenni* nes or a pilgrimage in search of vestiges of the Irish Saints in Italy (2). Tale opera in realta non tratta pero con qualche estensione che di alcuni di questi santi (S. Frediano, S. Silao, S. Colombano, S. Donato, S. Andrea e S. -Brigida di Fiesole) : degli altri fa appena il name. Lascia inoltre mol* to a desiderare dal punto di vista della critica storica, met* tendo allo stesso livello fatti certi e leggende fantastiche, e identificando fra loro personaggi storicamente distinti come ad es. S. Finnian e S. Frediano, oppure i vari Dungals (3). Ho quindi pensato che un lavoro un poco piu moderno e piu completo sopra Targomento dei santi irlandesi d'ltalia potesse ancora presentare un certo interesse. Purtroppo si nota di solito negli scrittori italiani che si so- no occupati di essi, piu che altro a scopo di fame il panegi* (1) Paris, Gabalda, 1911. (2) Londra, Bell and Sons, 1892, (3) V. il giudizio che di lei da il GOUGAUD in: Gaelic Pioneers of Christianity, Dublin, Gill and Son, 1923, p. 99 s. > 4 INTRODUZIONE rico come santi locali, una scienza ' inadeguata non solo ri- guardo alia storia del movimento religiose irlandese, ma ri- guardo alia storia civile dell'Irlanda, e spesso anche riguardo al semplice significato della parola irlandese che vien presa per sinonimo di scozzese o d'tngZese. Scarsissime sono le ri- cerche locali di carattere veramente storico, tanto sui santi quanto sulle fondazioni irlandesi: persino sulle fondazioni irlandesi a Roma, storici del valore e della serieta dell'UuEi,- SEN hanno preso abbagli. D'altra parte gli scrittori irlandesi hanno spesso ignorato le fonti storiche italiane, e create nuo- ve confusioni identificando erroneamente i loro santi venuti in Italia come peregrini, con santi di nome uguale od ana- logo che avevano rappresentato parti importanti nella vita religiosa della patria. L'agiografia irlandese e sorta, come scienza, e conosciuta sotto il name di Martirologio di Donegal... Final- mente O' CLERY compose un Glossario delle parole piu diffi- cili e piu oscure del vecchio e medio irlandese incontrate nel corso delle sue letture, che publblico a Lovanio nel 1643* II Francescano GIOVANNI COLGAN utilizzo materiali latini e iiv landesi fornitigli dai Bollandisti, dai confratelli O* Clery e Ugo Ward, dai padri Brendan O* Connor e Stefano White, pubblicando le sue due celebri raccolte agiografiohe : i) Acta Sanctorum veteris et majoris Scotiae seu Hiberniae, sancto* rum insulate (Lovanio, 1645); 2 ) Triadis Thaumaturgae seu divorum Patricii, Columbae et Brigidae... acta. (Lovanio, 1647). Un altro francescano, PATRIZIO FLEMING^ pubblico Collectanea sacra seu S. Columbani hibemi abbatis... necnon aliorum... Sanctorum acta et opuscula (Lovanio 1667). Sui la* vori storici dei francescani irlandesi del secolo XVII si pos* sono consultare: CH. P. MEEHAN, The rise and fall of the Irish Franciscan Monasteries, Dublin, 1877; DE BUCK, L'ttr* cheologie irlandaise au Convent de St. Antoine de Padoue a Louvain (Etudes pubblicati dai Padri della Compagnia di Gesu, t. XXII, 1869, pp. 409-437, 586-603); DENIS MURPHY, The College of the Irish Franciscans at Louvain (in Journal of the Society of Antiquaries of Ireland, V serie, t. II, 1898, p. 237-250 (i). AU'opera iniziale dei Francescani s'e aggiunta quella po- derosissima e dottissima dei Bollandisti con gli Acta Sancto* rum, con la Bibliotheca hagiographica latina, e con le Awd- (i) V. anche la nota di P. F. O* BRIAIN, O. F. M., neirAtoma- num, 1927, pp. 500-504 sulla Restitutio Collegii S. Antonii, Lovanii. 6 INTRODUZIONE lecta Bollandiana. Essi hanno recentemente presentato agli studiosi (1925) anche una Miscellanea hagiographica hiberni" ca dovuta a quel CH. PLUMMER che gia nel 1910 aveva pub- blicato ad Oxford i due important! vohuni Vitae Sanctorum Hiberniae partim hactenus ineditae. Due recentissime opere capital! sono: J. F. KENNEY, The sources for the early history of Ireland, Vol. I, Ecclesiastical, New York, Columbia University Press, 1929, e J. RYAN, S. }., Irish Monasticism, Dublin, Talbot Press, 1931* Ma molte delle nostre pubblicazioni di carattere locale non attingono a queste fonti sovrane: si limitano a ripetere leggende e notizie tratte da lavori sopratutto dei secoli XVI, XVII e XVIII, in cui tra 1'altro, un po' per ignoranza, un po f per malafede, gli Irlandesi vengocno spesso presentati co- me Scozzesi. 2. neeessario che il lettore acquisti idee ben net- te fin da principio su questo punto fondamentale. Il nome latino antico dell'Irlanda era Hibernia o Scottia. II termine Scotti appare nei testi latini nella seconda meta del secolo IV a proposito delle frequenti incursioni degli Irlan^ desi nella Britannia. Dal sec. IV al X la Scottia o Scotia e Tlrlanda e gli Scotti o Scoti sono gli Irlandesi. l/odiema Scozia in detti secoli non esisteva ancora come nazione; II suo antico nome era quello di Caledonia, ma ger- neraknente si indicava come Britannia settentrionale. Essa era abitata da varie tribu fiere e selvaggie, fra cui quei famosi Pitti contro le incursioni dei quali i Romaaii avevano elevato i loro famosi due valli. Nel V secolo, o forse anche prima, una colonia di Scoti di Irlanda ando a stabilirsi in Granbrettagna, al sud dei Pitti, 7 INTRODUZIONE nella Dalriada, regione che corrisponde all'attuale contea di Argyle. Questa coloinia scotica ece si che al suo territorio si applicasse il nome di provincia Scottorum, septentrionalis Scottorum provincia, ossia provincia degli Irktidesi o Scotti stabiliti in Granbrettagna. Questo e il nome che gli da Beda neirVHI secclo: a tale epoca la Scottia propriamente detta e ancora unicamente 1'Irlanda. La Scozia fa parte della Bri- tannia. Nel IX secolo il re Kenneth Mac Alpin (844'858) degli Scoti della Dalriada, o come vogliono alcuni per vit- torie riportate, o come vogliono altri per parentele di- nastiche, divenne signore anche dei Pitti, estendendo verso il nord il proprio dominio e il nome della propria nazione. Dal- 1'amalgamazione degli Scoti'Pitti con altri due gruppi di tri- bu, cioe con tribii di Bretoni che, probabilmente spinti verso il inord dalle invasioni anglo'Sassoni, s'erano stabiliti ra il Solway Firth e il Firth of Clyde, e con tribii di Angli che nella seconda meta del VI secolo s'erano impadroniti dei Lothians e delle contee di Selkirk, Peebles e Roxburg, si fondo poi sotto il re Duncan (1034) il Duncan del Mac* beth di Shakespeare il regno e la nazionalita scozzese (Scotland). Si distinse allora la Scottia major o Irlanda, dalla Scottia minor o Scozia. La denominazione Scottia divenne -Pappannaggio esclusivo degli Scozzesi soltanto verso il XII e il XIII secolo, al tempo di Giraldo Cambrense, cioe nel momento in cui la potenza dei veri Scoti declinava in Irlanda sotto la conquista Anglo- Normanna, e Tisola madre riprendeva, per distinguersi, il nome latino di Hibernia. La parola Eriu (di cui Erin e il caso 8 JNTRODUZIONE dative) delTantico idioma irlandese, trasformatasi gradual- mente nelle forme Eri, Erie, Ire, diede luogo ai derivati com' posti di tipo sassone Eireland, Irland, che appaiono nei secoli XI e XII (i). Nei testi e docuinenti dell'XI e XII secolo il nome Scottia pub quindi significare tanto Irlanda quanto Scozia: bisogna distinguere caso per caso, considerando specialmente la pa- tria di chi scrive: sotto la penna d'uno scrittore irlandese significa prdbabilmente Irlanda, sotto quella d'uno scrittore inglese o scozzese significa piuttosto Scozia (2). Nei secolo XIII significa correntemente Scozia. Certamen- te scozzese e il famoso Michele Scoto o Scotto (1175-1232) messo da Dante alTinferno (3), nominate da Boccaccio (4), da Fra Salimbene, da Fazio degli Uberti. Scozzese e il Dot- tor Sottile, Giovanni Duns Scoto (1266-1308), conteso dal- Tlrlanda alia Scozia solo finche non e s'tato possibile docu- mentare che la parola Scoto e ivi indicazione di naziona- lita( 5 ). Ma quel che per noi e importante di aver sempre presente e lo ripetiamo che fino a entro il secolo XI Scotus (1) V. GOUGAUD, Les noms anciens des ties Britanniques in Re- vue des Questions Historiques , 1907, p. 537-547; GoUGAUD, Les chr. celt., pp. 2, 139 s. f 368 s.; MoNTALEMBERT, I Monad d'Occi*- dente, trad. Carraresi, Firenze, 1870. V. .p. 195 s. The Encyclo* paedia Britannica, i4. a ediz., 1929, vol. XX, p. 154. (2) V. GOUGAUD, Les chr. celt., p. 161. (3) Canto XX, 115-117. (4) Ebbe nome Michele Scotto, percio che di Scozia era... , Decam., Giorn. VIII, nov. Q. (5) V. P. GREGORY CLEARY, O. F. M., Saint Francis and Ireland in Studies , Dublino, marzo 1927, p. 65; P. STEFANO SiMONIS, De vita et operibus b. Joannis Duns Scoti in Antonianum , 1928, p. 451 ss. e P. A. CALLEBAUT, A propps du Bx. Jean Duns Scot de Littkdean, in Arch. Franc. Hist. , luglio 1931, p. 305 ss. 9 INTRODUZIONE vuol dire Irlandese e Scottia vuol dire Irlanda. Scotti o 5co- ti, abitanti celtici dell'Irlanda, spesso nominati nella tarda epoca romana per le loro incursioni nella provincia romana della Britannia, stabiliti gia dal IV secolo nella parte setten- trionale della Granbrettagna, che deve ad essi il suo attuale name di Scozia. Ma tale denominazione, che comincia ad apparire neirXI secolo, divenne d'uso corrente soltanto nei secoli XII e XIIL Dal nome degli abitanti, Scoti, derive il nome del paese Scottia, Scotia=Irlanda (i). 3. Alia fine del secolo XI, quando Scoti comincio a voler dire Scozzesi, questi approfittarono della confusione del nome per farsi passare per i veri fondatori dei monasteria Scottorum sul continente europeo, in luogo degli Irlandesi, e per prendere insensibilmente il loro posto nei conventi stes- si (2). Ma ben piu grande fu il torto che gli Scozzesi tenta- rono di fare, e in parte fecero, agli Irlandesi nei secoli XVI e XVIL Un gruppo di agiografi 'Scozzesi, fra cui Giovanni Lesley (3), David Chambers (4) e sopratutto Tommaso Demp- ster (5), si misero sistematicamente ad esaltare la propria pa- tria a spese dell'Irlanda. La reazione ci fu da parte degli Ir- landesi, malgrado le loro disastrose condizioni politiche e religiose: Luca Wadding, Ugo Ward, Stefano White, Pa- trizio Fleming, Donato Roirk, David Rothe, cercarono di ristabilire la verita e di smascherare il gioco degli avversa- (1) Paulys Real Encyclopedic, Stuttgart, 1921, 2. a serie, 3. vol., p. 838. (2) V. GOUGAUD, Les chr. celt., p. 174. (3) 1 527^1 596, il LESLAEUS, autore di De origine, moribus et rebus gestis Scotorum, Roma, 1578. (4) 1520-1592, il DAVID CAMERARIUS autore di De Scotorum fortu tudine, doctrina et pietate, Parigi, 1631. (5) 1579-1625, il DEMPSTERUS. 10 INTRODUZIONE ri (i). Ma il male seminato da quegli Scozzesi in parte at> tecchi: specialmente dannoso fu il ben noto Dempster, uo- mo urbo e di gran cultura, ohe visse a lungo in Italia, scrisse e stampo in Italia molti libri, piagigiando inelle dedicatorie sovrani e personaggi altolocati e falbbricandosi una gran re* putazione. Le sue opere piu note, che hanno avuto tanta nefasta influenza sui nostri agiografi locali, sono: Apparatus ad historiam Scoticam accesserunt Martyrologium Scoticum Sanctorum et Scriptorum Scotorum Nomenclatura, Bologna, 1622; Historia ecclesiastica gentis Scotorum, sive de scripto* ribus scotis, Bologna, 1627; De Etruria regali, Firenze, 1724 (ediz. ipostuma). Non c'e santo irlasidese, a cominciare da quelli d'ltalia, che egli non abbia tentato di far passare per scozzese, contando sulla generale ignoranza circa il significato storico della parola Scotia, alterando f atti, inventando citazioni di documenti e di libri inesistenti, od attribuendo ad autori esistenti passi che non hanno mai scritto. Nel corso del volume ne vedre* mo numerosi esempi. Di nessuna asserzione del Dempster ci si puo fidare. A suo riguardo cito due soli giudizi: quello del GOUGAUD e quello del LANZONI. II GOUGAUD dice (2): Nessuno ha f orse mai trattato le questioni storiche con una disinvoltura cosi rivoltante e con un'assenza piu completa di-. imparzialita che il Dempster . II LANZONI (3), di fronte a tre esametri composti dal Dempster e da lui intercalati in uri testo di. Alcuino (IX secolo), cosi si esprime: II Dempster (1) V. O* HANLON, Lives of the Irish Saints, 9 vols, Dublino, 1875 ss., Vol. I, p. XXXV ss. e CONCANNON, The life of Saint Columban, Dublino, 1915, p. XXI. (2) Les chr. celt., p. IX. (3) Le Diocesi d' Italia, Faenza, 1927, I, p. 597. ii 1NTRODUZIONE non abborri dal tradire la verita per magaiificare e accrescere i santi e gli uomini illustri del suo paese, e fu falsario con- vinto . Considerando (i) come negli scrittori anche di cose sacre del seicento sia molto frequente la vanagloria, Tinteresse locale, la cortigianeria, e il mercimonio delle falsificazioni, si comprendera la gravita dell'influsso esercitato dal Dempster sulla nostra agiografia. Questo ha contribuito a persuadermi che un lavoro stii Santi irlandesi d'ltalia, sulla scorta dei recenti studi fatti ra noi con seven criteri storici dall'attuale Sommo Pontefice Pio XI, quand'era 1'illustre Prefetto dell'Ambrosiana, dal Lanzoni, dal Savio, dal Majocchi, dal Gianani, dal Guidi, dal Lugano, dal Blandamura, ecc. poteva riuscire opportuno. 4. II lavoro che presento e diviso in tre parti. Nella prima parte (sei capitoli) ho creduto necessario espor^ re succintamente la storia di tutto il movimento spirit uale irlandese fino ai nostri giorni, per mostrare quanto Tltalia debba ad esso, inquadrare convenientemente dentro la gene" rale intelaiatura storica le figure dei singoli santi scoti che s'incontrano nel nostro paese, e per evitare di dover fare a proposito di ciascuno di essi una esposizione di condizioni d'ambiente, che sarebbe riuscita forzatamente frammentaria. Per i primi quattro capitoli mi sono basato in gran parte sul GOUGAUD, Les chr. celt., che ho riassunto e qualche volta tradotto, procurando d'integrarlo per quel che riguarda l'Ita< lia, di cui egli non si e quasi affatto occupato. Nella seconda parte, composta di diciassette capitoli, ho (i) V. LANZONlf &., I, 21. INTRODUZIONfi trattato dei singoli santi irlandesi che hanno culto in Italia, dedicando a ciascun santo un capitolo. I primi tre, S. Patri- zio, S. Brigida, S. Gallo, non sono morti nel nostro paese, ma vi hanno goduto e vi godono popolarita, anche per alcune antiche istituzioni sorte sotto il loro nome. Gli altri quattor- dici santi sbno tutti morti e sepolti in Italia. Credo di non averne dimenticato alouno. Ma siccome i peregrini scoti so- no stati fra noi molto numerosi, e inon tutti (ad es. S. Emi- liano) sono stati messi in evidenza dagli scrittori irlandesi, non escludo che qualche figura secondaria mi sia potuta sfug' gire, per quanto abbia esaminato attentamente van dizionari agiografici. Non ho parlato di quei peregrini irlandesi che sono solo passati per Tltalia senza lasciarvi traccie. Uno dei santi da me preso in considerazione, S. Fuko Scotti, non si puo a rigor di termini considerare irlandese perche nato cer^ tamente a Piacenza; ma essendo stato fatto da alcuni scrittori parente di S. Donato di Fiesole ch'e puro Scoto, m'ha of' ferto occasione di toccare Tinteressante argomento dell'ori' gine delle varie famiglie Scotti che si trovano fiorire in mol- te citta d'ltalia nel secolo XII, e che indicano, a mio avviso, una importante diaspora secolare irlandese su tutta llEuropa, provocata principalmente dalle invasioni danesi. D. Mauro Inguanez, O. S. B., Archivista di Montecassi- no, mi comunica cortesemente il nome di un sacerdote irlan- dese, il Rev. Broughal, morto in concetto di santita a Mon- tecassino circa un secolo addietro. II Broughal, nacque in Irlaaida a Kildare da padre protestante e madre cattolica: fu alunno del collegio di Maynooth, ma compi gli studi ec- clesiastici in Spagna, a Salamanca, dove fu ordinato sacer- dote. Fu curato di Graigne nella contea di Kilkenny, verso 13 iNTRODtJZIONfi il 1807, per quattro anni, poi amministratore della parrocchia di Rahleen per sette anni, parroco a Newbridge per poco tempo, indi parroco a Graigne, dove nel 1822 si ammalo e fece il voto, se guariva, del pellegrinaggio in Terra Santa, Dopo sette anni si trova a Lisbona e rinunzia alia sua par* rocchia. Si reca quindi a Montecassino dove muore in con- cetto di santita nel giugno 1847. Le forme piu recenti della santita irlandese illuminano bene quelle piu antiche, che so* no spesso mal comprese o messe in dubbio; un rev. Brou- ghal illumina un b. Taddeo Machar che a sua volta illumina S, Silao. Voglio qui segnalare anche un gruppo degno d'attenzione di santi delle Isole Britannkhe ch'ho lasciato da parte perche non irlaiidesi. Piu che bretoni, sono molto probabilmente anglo'Sassoni. Essi appaiono distrilbuiti sopra una ristretta zona di paese, ra il Lazio e la Campania, e potrebbero essere oggetto d'un interessante studio collettivo che non mi risulta sia stato ancora fatto. Sono: S. Ardukxo di Ceprano, S. Ber" nardo di Rocca d'Arce, S. Folco di Santopadre, S. Gerardo di Gallinaro, S. Eleuterio d'Arce, e S. Grimoaldo di Poiite- corvo: ai quali si potrebbe aggiungere, benche piu tardo e fiorito altrove, S. Bertoldo di Parma, pure anglosassone. Per ciaseuno dei diciassette santi irlandesi da me constde- rati, oltre a dare notizie biografiche aggiornate secondo i piu recenti studi, ho cercato di raccogliere tutte le memorie che di loro si conservano in Italia (chiese, conventi, cappelle, ospizi, denominazioni geografiche e topografiche, folklore), con cenni del culto passato e presente. L'elenco delle parroc" chie d'ltalia coi rispettivi sainti titolari, contenuto nell'ultima edizione usoita dell'Anntwino delle Diocesi e del Clero d'l* 14 INTRODUZIONE talia (i) e Vlndice generate delta Carta d' Italia del T. C. L, mi sono stati di igrande aiuto. Nella terza ed ultima parte, in un capitolo unico piuttosto esteso, ho trattato anche a mo' di sintesi di tutto il libro d'un bell'argomento, gia toccato, ma in modo improprio e fuggevole, da alcuini scrittori stranicri: delle somiglianze tra il movimento religioso irlandese e il movimento france- scano. 5. Nessuno piu di me ha coscienza deirimperf ezione del lavoro che presento, dovuta e alia ddbolezza delle mie forze e alle condizioni sfavorevoli in cui mi son trovato a compierlo. Ad esse ha in certa misura supplito la carita grande di al- cuni studiosi che mi hanno aiutato nelle ricerche fornendomi notizie e libri, e dandomi preziose indicazioni di persone e monumenti; fra essi sono in dovere di ringraziare putxblica' mente Mons. Faustino Gianani, Mons. Pantaleone Michelet- to, il Conte Emilio Nasalli'Rocca t il Prof. Giulio Scotti, D. Placido Lugano, Mons. Enrico Carusi, Mons. Giuseppe Blan* damura, il Rev. D. Stefano Rebolini, il Rev. D. Annibale Maestri, il Rev. D. Gio. Battista Baggi, il P. Raifaele M. Vi- tale S. J., il P. Ferdinando Antonelli O. F. M., il P. Aniceto Chiappini O. F. M., il P. Benvenuto Bughetti O. F. M., il P. Teodorico Asson O. F. M., il Comm. Fortunato Pintor, il March. Francesco Carandini. Contuttocio, ripeto, il lilbro non pretende di essere scevro ne di qualche omissioine ne di qualche errore. Vi si note- ranno anche certi squilibri: su alcuni monumenti, ad esem- (i) Roma, Tip. Vaticana, 1924. INTRODUZIONE pio, fornisco notizie particolareggiate, su altri solo accenni. Ma la colpa non e tutta mia: nei lavori in cui bisogoa ne^ cessariamente ricorrere al concorso altnii, per mezzo di cor- rispondenza, avviene che da certe persone si hanno risposte esaurienti e precise, da altre risposte incomplete e vaghe, da altre neppure uin rigo , come dice il LANZONI essere capi* tato alTUghelli ed a lui (i). Credo tuttavia che questo lavoro possa non inutilmente presentarsi al pubblico cosi com'e. Anzitutto puo servire ad - illustrare i meriti dei santi irlandesi dinanzi ai fedeli delle cemtoventi parrocchie d'ltalia dove essi sono pregati ed ono^ rati quotidianamente, il piu delle volte come esseri miste^ riosi. In secondo luogo puo spronare gli studiosi locali a rac' cogliere quei dati d'archivio che tuttora mancano, tanto sui santi quanto sulle fondazioni scotiche, e inquadrare le loro ricerche entro linee storicamente esatte t il che finora non e sempre awenuto. Quasi cgni capitolo di questo libro (ma speeialmente il Cap. II 9, il Cap. XIV e il Cap. XXIV), potrebbe, fra le mani di qualche volonteroso, dar origine a un intero volume non privo d'interesse. (i) Op. cit., p. 21. 16 T PARTE PRIMA IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE CAPITOLO PRIMO LA CONVERSIONS i. I Celti delle Isole Britanniche si dividono in due gruppi: Gaeli o Goideli, e Bretoni o Britanni (i). I Gaeli arrivarono primi nelle isole, probabilmente verso T8oo a. C., e v'introdussero 1'uso del bronzo: la razza soo nosciuta, forse turanica, ohe
  • ni, appoggiato contro una tavola, in posizione di crossfigill, senza chiudere occhio ne giomo ne notte, e talmente immo- bile che gli uccelli facevano i loro nidi nelle sue mani. II regime alimentare era estremamente austero: esclusa la car^ ne, e spesso anche il pesce, si basava su legumi secchi e sul piccolo pane monastico, paximatium, classico in Oriente. Molti cenobiti si ritiravano per alcuni periodi o per sempre a far vita eremitica, nei boschi o fra le roccie, nel cosidetto deserto (disert in irlandese) : o si rinchiudevano in una du- ra prigione di pietra (carcair dal latino career). Non pare che questi eremiti si facessero murare solennemente nelle loro celluzze, come i reclusi del tardo Medio Evo. La vita 34 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE eremitica era circondata da particolare considerazione e vene- razione, ed e stata fiorente e rispettata fino al XII secolo (i). 5. In seno ad una societa ancora in parte pagana e in preda ad ogni genere di violenze, le. vergini irlandesi con* sacrate a Cristo avevano a subire persecuzioni, minaccie, mo- lestie continue, dalle famiglie stesse, come si rileva gia dagli scritti di S. Patrizio che ne consacro in gran numero. fi na* turale ch'esse cercassero quindi di vivere in comunita, sotto la protezione degli uomini di chiesa che le avevano iniziate alia vita della fede e alia continenza. Ai tempi di Adamnano (t 704) esistevano certamente presso i Celti monasteri di donne. Nel VII secolo si vede lo scoto Aidano, primo abate di Lindisfarne, dirigere 1'abbadessa Hilda e dare il velo alia prima monaca di Northumbria, Heju. La vergine irlandese piii celebre di cui la storia ci abbia trasmesso il nome e S. Brigida di Kildare. Disgraziatamente le biografie della santa hanno carattere imprecise e incoeren* te. Semibra ch'essa sia nata da genitori cristiani a Foughard neirUlster verso la meta del V secolo. Si vuole che i suoi genitori fossero stati battezzati da S. Patrizio. Avendo rice' vuto il velo dalle mani del vescovo Macaille, essa fondo un monastero di religiose a Kildare, nel Leinster (2), che diven- ne subito un centro intensissimo di vita religiosa. Numerosi furono i miracoli operati per sua intercessione. Essa avrebbe anche indotto un vescovo chiamato Conlaed a uscire dalla solitudine per condividere con lei la direzione di questa co- fa) GOUGAUD, op. dt., pp. 60-92, 96*104; CABROL, op. tit., 182* 195; MoNTALEMBERT, I monad d'Occidente, libra X, Cap. II e III; ALBERS, Aforismi di storia monastica, 125*144. (2) Kildare = cella della quercia, perche dicesi essa si fosse costruita una prima cella sopra una grande quercia. 35 LA CONVEftSIONE munita e di tutte quelle ad essa affiliate, e per compiere le funzioni piu sacre nella Chiesa eccezionalmente vasta e ricca ch'essa vi aveva fatto costruire, e di cui il GoUGAUD (i) da la descrizione secondo il biografo Cogitoso. Questo Cogitoso, che si crede che abbia scritto nel VII secolo (2), lascia inten- dere che Brigida, non contenta di govcrnare delle religiose, avrebbe anche retto un monastero doppio, di gente delTuno e delTaltro sesso, accorsa da ogni parte per mettersi sotto la sua cbbedienza. Tuttavia, poiche egli e il solo dei biografi della santa Ibadessa che riferisce questo fatto importante, gli storici si sono domandati se il monastero doppio di Kildare (che sembra essere realmente esistito ai tempi di Cogitoso) risalisse proprio ai tempi di S. Brigida. In ogni caso, non si conosce altro esempio di monasteri di questa specie in Irian- da o in alcun'altra cristianita celtica. Brigida mori verso il 524 (3). I martirologi, a partire da quello di Beda, conten- gono il suo nome sotto la data del i felbbraio. La popolarita di S. Brigida presso gli Scoti, che la consi- derano Protettrice dell^rlanda insieme con S. Patrizio, e quasi uguale a quella del grande apostolo. La sua festa si celebrava gia certamente nell'VIII secolo in Irlanda e nelle fondazioni scotiche d'lEuropa (4). Nel libro di Leinster (5), Santa Brigida e associata alia Vergine Maria. Con una fanta- sia che sorpassa ogni limite, la badessa di Kildare, non solo era paragonata a Nostra Signora, ma era comunemente quasi identificata con lei. Si chiamava la Maria dei Gaeli . Broc- (1) Op. cit., p. 317. (2) lb., p. 93. (3) V. RYAN, Irish Monasticism, p. 112. (4) V. GOUGAUD, Gaelic Pioneers, p. 103 ss. (5) V. GOUGAUD, Les chr. celt., p. 261. , -36- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE can, in un inno in sua lode, la chiama : la madre del mio celeste re . E non senza stupefazione si legge nell'Inno di Bithmaith questa strofe : Ch'essa (Brigida) estirpi da noi i vizi della carne, essa, il ramo fiorito, essa, la madre di Ge- su! In queste stranezze di scrittori apocrifi noin bisogna vedere che un'eco della grande purita e santita della badessa di Kildare e della grande influenza ch'essa ha esercitato sul- la vita religiosa e monastica' dell'Irlanda. 6. La rapida conversione delTIrlanda, avvenuta senza effusione di sangue, e rimmediato germogliare d'una vita collettiva cosi intensarnente e cosi profondametite cristiana, con una fioritura ininterrotta e senza pari di santi e di sante durata per tre o quattro secoli, con una fedelta a Roma, inin- terrotta e senza pari, durata in mezzo a inenarrabili martiri per quindici secoli, e un fatto stotico che s'impone alia me- raviglia di chiunque lo consider! e tenti spiegarlo. Sembra veramente che la frase di Tertulliano anima natu' raliter Christiana non possa trovare applicazione piii giusta che per la razza celtica. II RENAN, d'origine bretoiie, ha scritto un famoso saggio La poesie des races celtiques (i) in cui as- serisce {p. 436) che questa dolce piccola razza era natural- men te cristiana . Alcuni autori trovano giustamente esage- rata questa affermazione, ricordando che le virtu cristiane incontrarono ed incontrano, come presso tutti gli uomini, ostacoli anche nei cuori dei Celti, e che non mancano traccie storiche e poetiche (2) del contrasto fra gli istinti primitivi (1) In Essais de morale et de critique, lo.eme ed. t Paris, Caiman- Levy, 1929. (2) V. le leggende del Mago Merlino e delle dispute fra Ossian e S. Patrizio. 37 LA CONVERSIONS della razza e 1'ideale cristiano (i). Ma forse il RENAN toccb un pun to molto importante quando osservb (p. 379) che mai famiglia umana ha vissuto piii isolata dal mondo e piu pura da qualsiasi mescolanza estranea:... ha tutto tratto da se medesima, ha vissuto solo delle sue risorse . A nostro awiso, se si congiunge questa verita storica, con 1'altra ve- rita, fondamentale della dottrina cristiana, del decadimento dell'umanita dopo il peccato, si trova forse il segreto del fe- nomeno irlandese. Mai si deve dimenticare (2) che la bar- barie successe alia prima eta felice, in cui Puomo ebbe la giu- sta e vera nozione di Dio, il quale si rivelo aU'worno, come n'e sicuro documento la Bibbia; la barbaric ifra gli errori che poi seguirono anche riguardo alia religioine e a Dio, non po" te cancellare del tutto, nemmeno nei popoli imbarbariti, la nozione della tradizione prima; sicche non s'ha da concepire propriamente una religione che si va formando, ma piuttosto una tradizione religiosa che si va deformanda, pur rimanendo sempre spontanea nei popoli e negli individui la facolta di assurgere dalle cose create al Creatore, almeno sotto una no' zione generica . fi noto che gli studi etnografici di P. W. SCHMIDT (3) hanno portato una luminosa conferma di que- sta verita in opposizione ai preconcetti semplicisti dell'evo' luzionismo materialista. Ora i Gaeli, rimasti isolati tnell'uUima Thule irlandese, dall'Soo a. C., non avevano subito tutte le (1) V, GOUGAUD, op. cit., p. 26; CABROL, op. tit., p. 15-20; TIN, Saint Colomban, p. i ss. II GRAF, Miti, leggende e superstiftoni del Media Evo, Torino, Loescher, 1892-3, II, 282-3 e 396, da note di bibliografia italiana sul Mago Merlino, di cui tratta, II, 254 ss. (2) V. Civilta Cattolica , i nov. 1930, p. 246-7. (3) Origine dell'idea di Dio, L'anima dei primitivi, Le Grand Dieu de la civilisation primitive, in: La vie intellectuelle , 10 febbraio 1931. -38- IL MOV1MENTO RELIGIOSO IRLANDESE progressive e profonde dejwmd&oni del paganesimo conti* nentale, non avevano conosciuto tutte le raffinatezze della corruzione orientale e greco*romana, e quando nel V secolo si ritrovarono con Patrizio di fronte alia verita originaria, la riconoiblbero e la rivissero con un'intensita di slancio straor- dinario. Come, nel campo individuale, i grandi convertiti, appena sotto il tocco della Grazia acquistano il sensus Chri* sti ed esperimentano la sua potenza capovolgitrice di tutti i valori, arrivano d'un salto alia concezione del cristianesimo quale concezione eroica della vita, e non possono fare a me- no di lasciar tutto per seguire e servire Gesu Signore, che vuoi tu ch'io faccia ? (Atti, IX, 6) cosi. il popolo irlandese, unico esempio nella storia, ha mostrato colletti* vamente questa improvvisa, radicale e incancellabile rige- nerazione e trasformazione. Signore, che vuoi tu ch* io faccia? ha gridato con una voce sola alia fine del V secolo. Ed un esercito di Santi veramente eroici ed origiinali e sboc^ ciato in quell'isola privilegiata, e di li ha inondato il mondo, portando nelle piii lontane terre il suo fervore instancabile d'apostolato e rumile suo desiderio di martirio. II Gou- GAUD (i) ha mostrato come vivo fosse il desiderio e il culto del martirio nei primi santi irlandesi, a cominciare da Pa- trizio, e ha ricordato i nomi di S. Fingar e de* suoi compagni, della Vergine Dimphna e della sua guida Gerebern, di S. Livin, di S. Kiliano, di S. Blaithmac, che hanno imporporato le antiche pagine del martirologio insulare. Ma se le circo- stanze dei tempi hanno chiamato solo pochi di essi alle glo- rie del martirio di sangue, del martirio rosso (derg martra), (i) Les conceptions du martyre che% les Irlandais, in: Revue be- tiedictine , 1907, p. 360. 39 LA CONVERSIONS come lo chiamavano, infiniti altri si presero ben la rivincita crocifiggendo esemplarmente la loro came nel lento marti- no bianco (ban martra) della rimmzia e della castita (i) t e spesso nel martirio verde (glas martra) della penitenza piu rigida e della mortificazione piu aspra (2). Questi eroici servi di Dio, per 1'eminenza delle loro virtu e per Timponenza del loro numero, hanno meritato aU'Irlan- da il nome di Insula Sanctorum (3), nome che si trova gia registrato nella Cronaca di Mariano Scoto di Fulda (t 1083), e ch'e stato adoperato poi da infiniti autori che hanno trat* tato dell'Irlanda. Nel sec. XIX gli Inglesi hanno cercato di usurpare questo titolo (4). Mons. .HAGAN, pur cercando di spiegare come sul continente sia nata in detto secolo XIX un po' di confusione al riguardo (5), rivendica trionfalmente i diritti dell'Irlanda su questa gloriosa antichissima denomi- nazione. (1) Habet et servata pudicitia martyrium suum, diceva S. GIRO' LAMO, Epist. 130 ad Demetriadem, P. L. XXII, no: cfr. LUGANO, S. Colombano, p. 14, in nota, dove ricorda il significato del color bianco dell'abito di molti monaci, fra cui gli Irlandesi, e il martyrum candidatus exercitus del Te Deum: da principio il bianco era il colore unico del martirio, poi se ne distacco il martirio rosso: vos, purpurati martyres, vos, candidate praemio conjessionis, distingue 1'inno dei Vespri per la Festa di tutti i Santi. (2) II verde era secondo il Labar Breec il colore liturgico di lutto, perche ricordava la tomba alia fine della vita, sotto la terra verde. V. a riguardo dei tre martiri anche RYAN, Irish Monasticism, p. 197 s. (3) V. Card. MORAN, Ireland the Island of Saints , Australa* sian Catholic Record, ottobre 1909, p. 444, e Mons. J. HAGAN, Insula Sanctorum: la storia d'un titolo usurpato, Roma, Ferrari, 1910. (4) A cominciare da LINGARD, History and Antiquities of the An' glo'Saxon Church, 1806. (5) Op. cit., p. 60. 40 CAPITOLO SECONDO L/ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA i. Abbiamo gia accennato come la santita che fiori in Irlanda subito dopo la conversione, fosse animata da un ar* dente spirito di proselitismo e agitata da una grande forza d'espansione. I coaivertiti di ieri divennero a loro volta apo- stoli; i monaci entusiasti bramarono di portare al di la dei mari i loro metodi ascetici. Non ci fermeremo a parlare deiremigrazione irlandese in Armorica, perche ebbe una parte molto secondaria rispetto a quella gallese alia quale e dovuta 1'organizzazione eccle^ siastica e lo sviluppo religioso della penisola aranoricana su cui s'erano principalmente riversati i Bretoni espulsi dalla conquista anglo^sassone (i). II vero movimento d'espansione irlandese, che comincio a prodursi gia dal VI secolo, si diresse verso altri campi : verso il nord della Granlbrettagna e verso il centro della Gallia, donde si sparse nei vicini paesi continentali, giungendo fino aU'Italia. L'espansione irlandese e stata sempre accompagnata dal" 1'amore delle arti e delle lettere: i suoi santi hanno sempre (i) V. GOUGAUD, op. cit. t p. 109-133. 41 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA sentito Forigine divina di tutto cio ch'e bello, e nelle oppres- sioni morali e nelle soff erenze fisiche hanno sempre cercato sollievo, oltre che negli insegnamenti divini naturalmen- te e nelle dottrine dei SS. Padri, anche nei grandi prosa* tori e nei grandi poeti: e sono stati, piu o meno, quasi tutti poeti essi stessi. Sint tibi divitiae divinae dogmata legis Sanctorumque Patrum castae moderamina vitae, Omnia, quae dociles scripserunt ante magistri, Vel quae doctiloqui cecinerunt carmina vates; Has cape, divitias semper contemne caducas scriveva Colombano al discepolo Set (i). Ma in questa espansione possiamo distinguere due fasi: una prima fase, che va dal VI alia fine dell'VIII secolo, in cui gli emigranti sono quasi esclusivamente dominati da pen^ sieri d'ascetismo e dal desiderio dell'apostolato fra i pagani e gli ariani; e una seconda fase, che comincia ai tempi dei Carolingi e si sviluppa dopo le prime invasion! danesi, in cui gli uomini di chiesa e i dotti irlandesi passano neU'Eu" ropa continentale precipuamente per dedicarsi alia cultura mtellettuale altrui e propria. Troveremo in Italia esempi luminosi della prima emigra- zione in S. Orso d'Aosta, S. Colombano di Bobbio, S. Fre^ diano di Lucca, S. Cataldo di Taranto: e della seconda in Dungal di Pavia e in S. Donate di Fiesole. Durante la prima fase, di cui ci occuperemo in questo ca^ pitolo, 1'espatrio volontario sembrava agli emigranti, in mag' (i) V. anche RYAN, Irish Monasticism, p. 365*383. 42 1L MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE gioranza monaci, un'immolazione suprema, sovranamente atta a perfezionare 1'opera di rinunzia ch'avevano intrapresa. Si noti che I'amore degl'Irlandesi per 1'isola loro e la loro faini- glia e fortissimo, quanto la loro tendenza a distaccarsene, e che anche oggi la nota dominante delle loro canzoni po- polari e Taccorata nostalgia dei figli lontani, al ricordo della casa e della madre (i). Lasciare il paese per 1'amore di Dio (peregrinatio pro Dei amove), per il nome del Signore (peregrinatio propter women Domini), per 1'amore o il no> me di Cristo (ob amorem, pro amove, pro nomine Chrtstt), per la guarigione delTanima (pro remedio animae), per Tacquisto della patria celeste (pro adipiscenda in coelis pa* tria, pro aetema patria), tali sono le formule che i biografi di questi santi viaggiatori impiegano di preferenza, per carattc^ rizzare i motivi delle loro peregrinazioni. Essi stessi si chia* mano peregrini, cioe stranieri, esiliati volontari. S'interdicO' no il piu delle volte per la vita intera il ritorno in patria. Gli agiografi li assomigliano per questa ragione ad Abramo. Sem* bra ch'essi abbiano tutti udito la voce che disse al patriarca : Egredere de terra tua et de cognatione tua. I monaci irlandesi visitarono di buon'ora i mari- settentrio" nali. Alcuni, avidi di petfetta solitudine, vi cercarono un luo go di ritiro inaccessibile agli uomini. Tale fii quel Cormac, per cui Columba di Jona ottenne da Brudo, re dei Pitti, la protezione del principe delle Orcadi, suo signore. Cormac sbarco difatti in queste isole, ma vi trovo degli abitanti, a cui fu certo il primo a parlare del Vangelo. Secondo il geografo irlandese Dicuil, che scrisse (i) V. RYAN, Irish Monasticism, p. 262. 43 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA 825 il suo trattato De mensura orbis terras, altri monaci ir- landesi avevano visitato, cent'anni prima, le isole Far Oer, situate quasi a mezza strada fra le Orcadi e 1'Islanda. Lo stesso geografo aflEerma ch'essi scoprirono anche quest'ultima isola verso il 795, cioe 65 o 70 anni prima della data gene- ralmente fissata per la sua scoperta da parte degli Scandinavi. La sua testimonianza e d'altra parte confermata dalla tra* dizione islandese conservata nell'Islendigabok e nel Land' namabbk. possibile che S. Brandano il Navigatore, fondatore del monastero di Clonfert (552) t e i suoi compagni, a cui la leg- genda attribuisce una serie di meravigliose awenture di cui dovremo parlare nel V Capitolo, abbiano realmente eseguito lontani viaggi marittimi (imrama) per uno scopo che a noi sfugge. Certo le loro odissee hanno esercitato un fascino graindissimo sulla gente del Medio Evo, e se ne trovano tra^ duzioni od adattamenti in quasi tutte le antiche letterature europee Si e persino preteso che ardite navi di monaci celti, tra- scinate dalle correnti o spinte da venti propizi, abbiano toe' cato, otto o nove secoli prima di Cristoforo Colombo, il con- tinente americano (i); ma quest'ipotesi non e riuscita a farsi accettare dai critici esigenti. 2. Lo stabilirsi di Columba nell'isoletta di Jona fu la prima tappa deirespansione irlandese nella Gran Brettagna settentrionale. S. Columba nacque nel 521 (?) da una famiglia irlandese molto nobile. Ricevette la sua educazione letteraria e la sua (i) V. bibliografia al riguardo in CABROL, op. cit., p. 187 e Gou- GAUD, op. cit., p. 138. 44 IL MOVIMENTO RELIG10SO IRLANDESB formazione religiosa a Moville, poi a Clonard, e divenne a sua volta fondatore di monasteri. Derry (oggi Londonderry) e Durrow sono le piu importanti delle sue fondazioni irlan* desi, che si fanno salire a trentasette. Nel 563 (?) Columba lascio 1'Irlanda. Gia dal V secolo gli Scoti d'Irlanda s'erano stabiliti come abbiamo detto nel' 1'Introduzione in Albione, al sud dei Pitti, nella Dalriada, regione che corrispcnde all'attuale contea d'Argyle (Airer Gaidhel = territorio dei Gaeli). Nell'VIII secolo Beda chia^ ma questa regione provincia Scottorum, septentrionalis Scot- toruw- provincia, ossia provincia degli Irlandesi o Scotti sta^ biliti in Gran Brettagna. Gli Scoti di Dalriada erano cristiani piu di nome che di f atto. I Pitti meridionali erano stati, co^ me si ricordera, evangelizzati nel V secolo da S. Ninian; ma in seguito avevano perduto la f ede. I Pitti del nord, che abi- tavano la parte piu settentrionale delTisola, la piu difficil^ mente accessible, al di la dei Grampiani, erano rimasti sem- pre pagani. Ai Pitti e agli Scoti della colonia dalriadica pen- sava Columba lasciando 1'Irlanda (i). Egli si fisso a portata di ciascuna di qiieste due popola- zioni, in un'isoletta lunga un po* meno di cinque chilometri, che apparteneva ad una di esse, ma su cui Paltra esercitava un diritto d'alta sovranita. Entramlbe rinunziarono ai loro diritti in suo f avore, ed egli vi si stabili con piena sicurezza. Quest'isoletta, situata 115 Km. a nord dell'Irlanda, e sepa- rata dal continente scozzese dall'isola di Miill, e da questa, (i) V. in VISMARA, Storia benedettina, Aevum , 1931, p. 510 la bibliografia degli studi piu recent! su S. Columba (V. 809-815 bis) e la polemica suscitata dal libro del DoUGLAS-SiMPSON, The histori- cal St. Columba, Aberdeen, 1927, di cui si trova cenno anche nelle Analecta Bollandiana, 1928, p. 410. 45 ' L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA da un canale largo circa un miglio.' Si chiamava I o Hy, da cui raggettivo Jova, che per un errore di grafia ha dato Jo- na, nome che le e restate. II soldato insulare , insulanus miles, come lo chiama Adamnan, ha vissuto in tali solitu- dini per trentaquattro anni. Quand'egli lascio 1'Irlanda non era accompagnato che da dodici monaci; ma i discepoli non tardarono ad aocorrere in gran numero a Jona. Presto altri monasteri od eremitaggi si organizzarono nelle isole vicine, a Ethica, Elena, Himba, Scia. Queste case formarono con quelle di Scozia (si fanno salire in tutto a 53) e con quelle d'Irlanda, che il santo fon* datore non aveva cessato di dirigere, una vasta fondazione monastica, che i testi designano coi nomi di muintir Colum~ cille, familia Columbae (i). Poche notizie abbiamo dei lavori di Columba e dei suoi aiutanti, ma certamente gran parte dei trentaquattro anni che duro la peregrinatia del santo, fu impiegata nella dura e pe- ricolosa opera d'apostolato fra i Pitti e gli Scoti di Dalriada, il cui re Aedhan mac Gabhran fu consacrato nel 574 a Jona da Columiba stesso. La parola eloquente di Columba (egli era poeta, amico e difensore dei bardi), il prestigio della sua na- scita, il suo rigido esempio, fecero grande impressione sui barbari e seminarono la sua strada di conversioni. Quand'egli mori (597) la Scozia era in parte convertita, ed egli ben me' rita il titolo che gli e stato dato, di Apostolo della Caledonia : i suoi discepoli continuarono e compirono Topera. Secondo Adamnan, il nome di S. Columba fu venerate (i) Egli aveva ricevuto il nome di Colum, colomba, in latino Columba. In seguito gli si dette quello di Columcille, che vuol dire colomba di chiesa o di monastero. -46- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE fino in Spagaia, in Gallia, e al di la degli Appennini, a Ro- ma capitale di tutte le citta ; gli Anglo'Sassoni gli defo* bono una particolare riconoscenza, per 1'opera che i figli di lui svolsero a loro vantaggio come ora vedremo (i). 3. noto che chi voile la conversione degli Anglo* Sassoni fu il pontefice Gregorio Magno. I monaci bretoni di Inghilterra nulla avevano voluto, o forse ipotuto, intrapren* Here per la redenzione dei loro massacratori e conquistatori. S. Gregorio, benedettino, diede ad Agostino e ad altri qua* ranta benedettiini romani di S. Andrea al Celio, 1'onorevole incarico d'evangelizzare quei Germani (2). LUGANO (3) so- stiene che 1'esempio delle fondazioni borgognone di Colom* bano suggeri a Gregorio di mandare non monaci isolati o in piccol numero, ma un intiero monastero che, fin da prhv cipio, mostrasse agli occhi dei pagani lo spettacolo meravi* glioso della vita cristiana, vissuta com* era predicata . Agostino arrive in Inghilterra nel 597 (1'anno stesso della morte di Columba), e trovo efficacissimo appoggio nella mo- glie del re del Kent, Berta, figliuola del re franco Cariberto, fervente cattolica. Quand'egli si spense, nel 604 o 605, erano guadagnati alia fede due regni dell'eptarchia, il Kent e 11Es* sex; il secoaido fu ben presto riperduto. I monaci romani ri* masero a lottare da soli fino al 633: convertirono nel 627 Edwin re di Northumbria, e in seguito a cio la nuova reli* (1) GOUGAUD, op. dt., p. *i39'i4z; CABROL, op. cit., p. 46-48; MONTALEMBERT, I Monaci d'Occidente, libro XI. (2) V. CABROL, op. cit., p. 93 ss.; GRISAR, S. Gregorio Magno, Roma, Desclee, 1898, p. 233 ss.; BERLIERE, L'ordine monastico, Bari, Laterza, p. 35 ss. V. anche P. GROSJEAN, Quelques textes irlandais sw Saint Gregoire le Grand, Revue celtique, 1929, p. 223^25 1. (3) S. Gregorio Magno e S. Colombano nella storia della cultura , Riv. Stor. Benedettina , 31 agosto 1915. 47 APOSTOLICA E ASCETICA gione penetro anche negli altri due regni degli Angli; ma una strepitosa vittoria di Penda, re pagano di Mercia, su Edwin, che rimase ucciso in battaglia, interruppe bruscamen* te inel 633 ogni progresso del cristianesimo: i monad do* vettero fuggire dalla Northumbria. A Edwin succedette sul trono il principe Osvaldo (633- 642), che, per rivalita di famiglia, aveva passato la sua gio- ventu in esilio presso gli Scoti: o presso quelli d'Irlanda, o piu probalbilmente presso quelli di Dalriada o a Jona, Era stato da essi battezzato e, come ardente cristiano, dal giorno del suo awento al trono ebbe in animo di restaurare la f ede nei suoi stati. Si rivolse a Jona chiedendo che gli mandas" sero un vescovo. Gli Scoti, che non avevano sofferto i ter* ribili danni dell'invasione e non avevano, come i Bretoni, rancore verso gli Anglo-Sassoni, mandarono da Jona (dopo una prima scelta non felice) il vescovo Aidano. Aidano si stabili nel 635 in un'isoletta del mar del Nord, accessibile dalla costa a bassa marea, e posta di faccia alia re- sidenza reale di Bamborough. Quest'isoletta si chiamava Lindisfarne. Ora si chiama Holy Island, Tlsola santa . Fu contemporaneamente, alia maniera celtica, sede di monastero e di vescovato. Durante una trentina d'anni, sino al sinodo di Whitby (664), fu il centro d'influenza religiosa piu po* tente deiriaighilterra. Aidano, secondato dal pio re Osvaldo che al bisogno gli serviva da interprete, spiego una tale attivita apostolica che LIGHTFOOT (i) non ha esitato a dire: Non e Agostino ma Aidano il vero apostolo delPInghilterra . Beda fa i piu gran* (i) Leaders in the Northern Church, Londra, 1890, p. 9. It iVtOVIMENTO RELIGIOSO iRLANDESg di elogi delie virtu e dell'opera di questo santo personag-* gio (i). Aidano mori net 651. Un altro scoto, Finan, gli succedet- te: il quale voile elevare a Lindisfarne una chiesa piu degna di una sede vescovile t ma inon adopero la pietra, bensi il le- gname, more Scottorwm. Finan contribui alia diffusione del cristianesimo fuori delle frontiere della Northumbria. Bat' tezzo due re pagani: Peada, figlio di Penda, re di Mercia, e Sigeberto, re dell'Essex. Mando quattro sacerdoti in Mercia fra i quali figurano ranglo'Sassone Cedd e lo scoto Diuma. Entrambi furono piu tardi innalzati all'episcopato. Cedd di- venne vescovo negli stati di Sigeberto t Diuma resto in Mer- cia. Il suo episcopato fu di breve durata. Alia sua morte gli succedette un altro scoto, Cellach. Il successore di Finan alia sede di Lindisfarne fu aincora uno scoto, Colman. Molti degli Anglosassoni, che a cominciare da S. Wilfri- do (634-709) si misero poi in rapporti diretti con. Roma e diedero alia loro chiesa nascente un orientamento rigidamen- te romano e antiscotico, furono istruiti e formati a Lindi- sfarne. I Celti dice il CABROL (2) trasmisero ai Sas- soni, con la fede, la fiaccola della scienza . Nel sud dell'Inghilterra, si trovano due colonie mona- stiche fondate da Irlandesi : il piccolo monastero di Bosham, (1) Per la storia della conversione degli AngloSassoni v. anche Mons. DUCHESNE, L'eglise au Vleme siede, Paris, E. De Boccard, 1925, p. 591^624. (2) Op. cit,, p. 90. 49 4 L*ESPAKSIONE APOSTOLICA E ASCETICA nell'attuale Sussex, foindato da Dicul, e Malmesbufy, fon- dato da Maeldub, il maestro di S. Aldelmo (i). 4. II grande iniziatore delle migrazioni monastiche e apostoliche irlandesi sul continente europeo fu S. Colombano. Egli nacque nel Leinster verso il 450. Avendogli una reli- giosa consigliato di lasciare il mondo e servire il Signore, si diresse prima verso il pio abate Sinell a Cluain Inis, poscia al grande monastero di Bangor, nell'Ulster, fondato da Com' gall nel 558. Qui u ordinato sacerdote nel 572, e rimase va^ ri anni, dedito all'ascesi, agli studi letterari, all'erudizione sacra. Delbitamente preparato e temprato, lascio verso il 589 1'Irlanda con dodici compagni, come Columba, per evangeliz- zare altri popoli. Avendo fatto da principio vela per la Gran Brettagna, traversa quest'isola, poi la Manica, e sbarca sulle coste della Gallia. Arriva in Borgogna verso il 590. La fonda successivamente i monasteri di Annegray, di Luxeuil e di Fontaines. Luxeuil non tardo ad esercitare, per la novita della sua regola, per lo zelo ardente e per il prestigio del fondatore, un'attrazione potente sulle popolazioni circostanti. La regola di S. Colombano divenne presto Toggetto di una tale vene* razione che, verso la meta del VII secolo, molti chiostri di Gallia Tadottarono congiuntamente a quella di S. Benedetto. Non c'e dice il GouGAUD (2), negli annali del mona- chismo, altro' esempio d'una simile combinazione di regole, di spirito d'altra parte cosi differente. Parlereano nella Parte III della sostituzione, presto avvenuta, della unica regola di (1) V.: GOUGAUD, op. tit., p. i43'i45 e C. H. SLOVER, William of Malmesbury and the Irish, Speculum, 1927, II, p. 268*283. (2) Op. cit., p. 146. IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE S. Benedetto a questa regola doppia o alia regola semplice di S. Colombano. Cacciato di Borgogna da Brunechilde nel 610, Colombano riprese le sue peregrinazioni. Esse non furono sterili. II suo esempio, le sue esortazioni, e piu d'una volta la sua sola be* nedizione data al figlio d'un signore che 1'albergava, fecero germogliare vocazioni preziose, molte delle quali dovevano poi sbocciare in nuove fioriture monastiche. Si puo cosi dire che, per rendersi conto del progress del monachismo in Gal- lia nel VII secolo, non c'e che da seguire 1'itinerario del no' stro santo. I monasteri della Brie, Faremoutiers (627), Jouar* re (630), Rebais (verso il 636), dovettero la loro origine ai suoi discepoli o ai suoi amici. In seguito gli Irlandesi se ne ricordaroino. Apprendiamo dalla Vita Agili ch'essi presero l*a- bitudine di passare per Rebais andando a Roma. Vi si ripo* savano e vi lasciavano quelli di loro ch'erano esausti dalle fatiche del cammino. Faron (morto verso il 672), fratello di Santa Fara o Bur* gundofara, la fondatrice di Faremoutiers, che Colombano aveva benedetta piccina, fu ugualmeaite molto caritatevole verso i viaggiatori irlandesi quando divenne vescovo di Meaux. Per suo consiglio due di essi si fermarono definiti" vamente in Gallia, S. Kiliano, a Auibigny vicino ad Arras, e S. Fiacre, ineireremitaggio di Broilum, nei dintomi della citta di Meaux. Le fondazioni che si riattaccano alle peregrinazioni di S. Colombano e dei suoi bianchi monaci in terre tedesche e in Italia sono particolarmente note. Dopo essersi fermato qual* che tempo a Bregenz, sul lago di Costanza, Colombano si mise in istrada per Thalia. Ma S. Gallo, uno dei suoi com- 51 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA pagni, che aveva appreso la lingua del paese e aveva stfap> pato molti indigeni all'idolatria, anche perche preso da un violento attacco di febbre, nan pote continuare il viaggio e domando di restate in quei luoghi (612). Si costnri una cella a qualche distanza dal lago, e con qualche compagno vi con* dusse vita eremitica. Dopo la sua morte fu li eretta una chie- sa in suo onore. Prima della meta dell'VIII secolo la chiesa si trasformo in monastero. S. Othmar ne u il primo abate. Tali furono le origini della celebre abbazia, poi della citta di San Gallo (i). Altri due compagni di S. Colombano t ritiratisi a vita ere* mitica uno sulle rive del Doubs e Taltro nei Grigioni, S. Ur* sicino e S. Sigeberto, hanno dato origine piii tardi alle ab- bazie svizzere di S. Ursitz (Saint-Ursanne) presso Delemont, e di Dissentis. Il Beatenlberg'sul lago di Thun prende pure il nome da un santo eremita irlandese. Glarus venera S. Fri- dolino, pure irlandese. Frattanto Colombano, col resto della compagnia, era di- sceso al di qua delle Alpi. Fu accolto benignamente dal re longobardo Agilulfo e dalla regina Teodolinda, cattolica; du* rante il suo soggiorno a Milano regalo al re uno scritto con- tro 1'eresia ariana. Su consiglio d'un certo Giocondo, che segnalo ad Agilulfo una localita selvaggia della valle della Trelbbia, alia confluenza del torrente Bobbio, dove sorgeva una vecchia chiesa dedicata a S. Pietro, il re fece dono del luogo a Colombano, che vi si reco nel 614, e v'inizio subito (i) V. : I. M. CLARK, The Abbey of St. Gall as a Centre of Lite' rature and Art, Cambridge, University Press, 1926; M. JOYNT, The life of St. Gall, London, S. P. C. K., 1927; A. FAEH, Die Stiftsbi' bliotek in St. Gallen, St. Gall, Fehr, 1929. 52 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE la costruzione di quel famoso monastero di Bobbio che fu giustamente chiamato la Monte Cassino dell'Italia settentrio nale. Nella configurazione della cittadina attuale di Bobbio, si possono ritrovare le grandi Knee della topografia del mo- nastero primitivo. Un anno dopo essersi fissato nella vallata della Treblbia t la domenica 23 novembre 615, Colombano passo all'eterno ri- poso. Nei secoli seguenti San Gallo e Bobbio furono meta di pio pellegrinaggio da parte degli Scoti. Nel IX secolo si vede il vescovo irlandese Marco, di ritorno da Roma, lasciare i suoi libri alia biblioteca di San Gallo, si vede il suo nipote Moen- gal (o Marceilo) fissarsi in tale monastero, si vede im irlan- dese di opo la sua morte, le sue idee sulla necessita della confessione frequente e della direzione spirituale (anmchara), e suiresenzione dei monasteri dalla giurisdizicine vescovile, continuarono a propagarsi grazie allo zelo dei suoi numerosi discepoli immediati o dei discepoli di questi ultimi. Fino al VII secolo, i monaci non avevano fatto, in Africa e in Gallia, che timidi sforzi per sottrarsi alia giurisdizione dei vescovi diocesani. I notevoli progressi realiz- zati dalla teoria dell'esenzione dei regolari, a partire da que- (i) V.: GOUGAUD, op. cit., p. 145-148; ALBERS, Aforismi di vita monastica, p. io8'ii4; MONTALEMBERT, op. cit., libro IX. 53 L ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA st'epoca, sono certamente dovuti a S. Colombano e ai suoi disoepoli, che propagarono sul continente i principi irlan- desi (i). II caso di Bobbio e speciale. L'abate Bertulfo sol' lecito dalla Santa Sede 1'esenzione nel 628. Essa gli u accor- data da un privilegio d'Onorio I che dichiara I'abbazia af- francata da ogtni giurisdizione episcopale e la pone diretta- mente sotto quella del papa; e il piu antico privilegio di questo genere (2). Molti ipersonaggi importanti dell'epoca, che sotto rinfluen- za scotica abbandonarono la carte franca per il chiostro o per Tepiscopato, come Dadone, Farone, Eligio, Wandregisilo, Fi' liberto, sembrano aver particolarmente apprezzato la forma- zione ascetica di Luxeuil e lavorato alia sua diffusione. S. Wandregisilo, avendo rassegnato le sue dimissioni da conte, si da nella solitudine a pratiche d'orazione e d'auste^ rita (recitazione integrale del Salterio, genuflessioni, immer- sioni ineiracqua gelata) che ricordano singolarmente le morti- ficazioni dei monaci irlandesi. Soggioma qualche tempo pres- so la tomba di S. Ursicino, il discepolo di Colombano di cui abbiamo parlato : si reca a Bobbio, e forma anche il progetto di passare in Irlanda. Il futuro abate di Jumieges, S. Filiberto, sembra posseduto dalla stessa tendenza. Segue prima a Rebais la regola di San Colombano, visita Luxeuil e Bobbio, e dedica a S. Colom- bano uno degli altari di Jumieges. S. Eligio, ancora secolare, eresse il monastero di Solignac, nella diocesi di Limoges, che fece esentare dalla giurisdizio- ne episcopale e mettere sotto quella deR'abate di Luxeuil. (1) GOUGAUD, op. cit., p. 219. (2) ib., p. 221. 54 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE La carta di fondazione stabiliva, secondo Puso del momento, come norma religiosa, la doppia regola di S. Benedetto e di S. Colombano. Due antichi ufficiali della corte di Clotario II e di Dago- berto I furoino in contatto diretto con gli Scotti: S. Cyran, che divenne abate di Longrey nel Berry e che dovette in parte la sua conversione all'incontro col vescovo irlandese Flavinus, e Didier di Cahors, la cui amicizia con uno scoto di nome Arnaous, ha meritato di essere ricordata dal suo biografo. Mommelino, successore di S. Eligio nella sede di Noyon, usciva da Luxeuil; cosi S. Valerio di Leuconoe, che aveva conosciuto S. Colombano; cosi S. Omero e S. Bertino, disce- poli d'Eustasio, suo successore. Fu attraverso i monaci mis* sionari che le tradizioni monastiche irlandesi s f impiantaro8io nel nord della Gallia. parimenti a Luxeuil che Batilde, moglie di Clodoveo II (639'657), domando il primo abate di Corbia, abbazia costruita a sue spese; ed e infine al dop* pio monastero di Jouarre ch'essa ando a cercare la prima abbadessa del suo monastero di Chelles. Quest'ultime fondazioni non erano ancora fatte quando un irlandese che peregrinava gia da qualche anno in Gran Brettagna per il Signore , era venuto a stabilirsi sulle rive della Marna a Lagny. Questo personaggio era S. Fursy. Fu in relaziooe con Clodoveo II e col prefetto di palazzo Erchi* noaldo, da cui Batilde era stata strappata alia schiavitu; ma non sappiamo se la pia regina e il monaco irlandese si siano conosciuti. Senza dubbio la fama e Tesempio di S. Colombano e la prosperita delle colonie monastiche della Brie, attrassero Fur- 55 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA sy in questi luoghi. La sua camera noin fu di lunga durata; egli mori nel villaggio di Macerias (oggi Frohein) nel Pon- thieu, lasciando 1'immaginazione dei contemporanei colpita dai racconti che si facevano delle sue strane visioni, -di cui parleremo in altro capitolo. I suoi resti furono trasportati a Peronne, per ordine di Erchinoaldo. Quantunque non abbia spiegato un'attivita paragonabile con quella di S. Colomlba' no, il suo nome merita tuttavia d'essere ricordato, per le visite che la sua tomba ricevette da molti compatrioti : que- sti vi elevarono il primo monastero che si veda sul conti' nente, riservato ad uso esclusivo degli Scoti: Perrona Scot* toYum. Almeno fino al 774, gli abati che si succedettero a Peronne furono tutti irlaindesi, A Foillan, fratello maggiore di Fursy, arrivato in Gallia prima del 652, succedette, quan^ do 'fu chiamato da S. Gertrude di Nivelles alia direzione deirAbbazia di Fosses, Paltro suo fratello Ultano; a Ultano, Cellanus (morto nel 706). Questo monastero rimase certa' mente nelle mani degli Irlandesi fino alia sua distruzione per opera dei Normanni (880). I Quattro Maestri menzionano nel 774 la morte di Moenan, come dell'abate della Citta di Fursy in Francia (i). 6. I peregrini irlandesi erano penetrati gia prima del- T8oo in ben altre regioni del continente europeo, vicine e lointane da queste prime zone d'influenza. Nel VII secolo si trovaino gia disseminati in Belgio. Rumoldo evangelizza la popolazione di Malines, Livino quella di Gand e vi si fa mar' tirizzare. Celestino diviene abate di Saint'Pierre au Mont' Blandin, a Gand (fine del VII sec.). Nelle Argonne, Rodin- (i) GOUGAUD, op. tit., p. 148-151; ALBERS, op. dt.,-p. 115-124. -56- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE go fonda Beaulieu. Disibodo costruisce fra Treviri e Magon- za, alia confluenza delta Nahe e del Clan, il monastero di Disibodenberg. S. Kiliano annunzia il Vangelo in Franconia e muore a Wurzburg, verso il 689, vittima del suo zelo apo- stolico insieme con due suoi compagni (i). I monasteri di Honau, in un'isola del Reno vicino a Strasburgo, e di Alto- miinster, nella diocesi di Freising t dovettero ugualmente la loro origine a due monaci scoti, Tuban e Alto. Virgilio il geometra, abate di Aghaboe in Irlanda, s'esilia volontaria- mente per Tamore di Cristo , si fissa nel monastero di S. Pietro a Salisburgo, di cui diviene abate, poi, malgrado le sue contese con S. Bonifacio a proposito delle sue opinioni sul battesimo, e malgrado la novita, molto in anticipo sui tempi, delle sue teorie sugli antipodi, finisce col salire sul seggio episcopale della stessa citta (767-784). Ebbe per coa- diutore un certo Tuti, altrimenti detto Dobdagrec, che di- venne abate di Chiemsee, nell'Alta Baviera. La Gallia pure, scelse piu d'uri vescovo fra questi stranieri. Nel 747 Pipino il Breve su consiglio di S. Bonifacio chiamo lo scoto Abel, abate di Lobbes, al governo della chiesa me- (i) II nome di Kiliano divenne frequcnte in Franconia come nome di battesimo. Nel 1155 Kiliano di Lymburg, uno dei quattro liberi signori di Germania, scese in Italia con forte numero di soldatesche per sostenere il re normanno Guglielmo nella sua guerra contro Adriano IV, e per i servizi militari resi ebbe in dono dal re le terre di Castromediano, Pietrapertosa e Castrobellotta in Basilicata, con la facolta di prendere 1'attributo nobiliare da Castromediano, la mag* giore delle terre avute in dono. V.: BRIZIO DE SANCTIS in un Cenno biografico che segue alle Memorie del Duca Sigismondo Castrome* diano (morto nel 1895), Lecce, 1895, vol. II. In fondo al cortile del palazzo feudale dei Castromediano in Cavallino, presso Lecce, v'e una statua delta volgarmente il Gigante, di questo Kiliano capostipite della famiglia. 57 L ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA tropolitana di Reims, scelta che il papa Zaccaria s'affretto a confermare. I Celti insulari s'introdussero fino nelle regioni oltre Loira. Abibiamo gia nominate Arnano, il protetto di S. Didier di Cahors. II vescovo di Poitiers, Ansoaldo, diede asilo nel suo territorio a un altro irlandese chiamato Romano, che visse a Mazerolles. II vescovato d'Angouleme fu, a due se- coli d'intervallo, governato da scoti, Tomeo (verso il 668) e iElia (morto nell f 86o). 7. Carlomagno protesse i monaci irlandesi. Quando quelli di Honau furono spogliati d'una parte dei loro beni, Carlomagno costrinse i detentori, con un diploma del 772- 774, a restituire senza indugio quel che avevano preso. Si quis eorum hoc non fecerit, recognoscat se regis precepto- tutn non obaudire, quia reges Francorum libertatem dede* runt omnibus peregrinis Scotorum, ut nullus rapiat aliquid de rebus eorum, nee ulla generatia praeter eorum generatio- nem possideat ecclesias eorum. Egli amava i peregrini, al dire del suo biografo Einhard, e li riceveva con una tale bon' ta che presto la loro affluenza ingombrb il palazzo e fu di carico alia stessa nazione. Le relazioni strette dei Carolingi con la Santa Sede ebbero per risultato di popolarizzare e di facilitare il pellegrinaggio a Roma. Quantunque i peregrini insulari, come abbiamo ri' levato al principio del capitolo, non fossero pellegrini nel si- gnificato ordinario della parola, pure non mancarono fra di essi quelli che orientarono il loro viaggio, fin dall'inizio o per occasione sopraggiunta, verso un determinato santuario. San Gallo, Bobbio, e Peronne attirarono, dopo la morte dei loro fondatori, molti loro compatrioti. Ancora nel X secolo, Cadroe inaugurera la sua peregrinazione con una visita alia -58- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE tomba di S. Fursy; Mariano Scotto si fara ordinar prete nefla Basilica di S. Kiliano a Wiirzburg. Ma naturalmente i ivmina Apostolorum furon quelli che esercitarono la piu grande at" trazione sulla devota fantasia degli insulari. Si racconta che S. Molua (morto verso il 609), desiderando di compiere un pellegrinaggio alia tomba degli Apostoli, ando a congedarsi dal suo maestro S. Maedoc. Movendogli questi alcune dif- ficolta, il santo avrebbe efficacemente espresso la violenza del suo desiderio con queste parole: Nisi videro Roman, cito moriar (i). Roma fu dunque frequentemente visitata dai pellegrini ir- landesi; gli Anglo-Sassoni si mostrarono anche piu premurosi nel visitare la Citta eterna e oell'ingraziarsi i pontefici. Ad essi risale Porigine dell'obolo di S. Pietro (2). sorprendente il vedere con quale frequenza re, prelati, religiose e religiosi inglesi compiono questo lungo viaggio. La corrispondenza di S. Bonifacio c quella di Carlo Magno ci forniscono istruttivi dettagli sulle abitudini dei pellegrini e degli pseudo-pellegrini di tali tempi, e ci rivelano anche gli inconvenienti che si verificavano. Un monaco in buona salute che non avesse viaggiato a piedi, si sarebbe reso passibile di scomunica, secondo la (1) CORRADO Ricci, Santa Cristina e il lago di Bolsena, Milano, Tre* ves, 1928, p. 24, parlando della chiesa di S. Stefano nell'isola Mar- tana e della sira donazione da parte di Pasquale I alia chiesa di S. Stefano dei Mori presso il Vaticano, aggiunge: Da poco Leo- ne IX [1049-1054] aveva confermato tale donazione, quando il re irlandese Donnohadt III v'approdo in umile veste di penitente e vi si chiuse monaco, partendone solo per recarsi a Roma, gettarsi ai piedi del papa, offrirgli il patronato dell'Irlanda e morire nel mona- stero di Santo Stefano Rotondo . (2) V.: CABROL, op. cit., Appendice II. 59 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA sa Regola. Sappiamo positivamente che S. Aidano, S. Cead- da, S. Kentigern feoero a piedi tutti i loro giri missionari. Del resto, 1'astensione da cavakature e da veicoli era consi- derata come una tradizione apostolica e messa qualche volta alia pari con la continenza e con Tastinenza. probabile che gli asceti e i missionari irlandesi si conformassero a questo uso. I testi non lo dicono proprio categoricamente, ma I'e* strema stanchezza di cui parecchi dei nostri viaggiatori si lamentano, la poverta dei piu, la miseria di panni a cui sono ridotti per la maticanza di bagaglio, tutto induce a credere che non usassero d'altro mezzo di locomozione che delle pro* prie gambe. Personaggi come Clemente, Dungal, Sedulio Scotto sono ridotti a implorare ogni momento la carita d'un principe, d'un prelato, d'un grande del regno per se mede' simi o pei loro compatrioti bisognosi (i). 8. Parecchi vescovi, alcuni dei quali abbiamo gia no^ minati, si sono segnalati per il loro zelo nell'assistenza agli Scotti : Faron di Meaux, Didier di Cahors, Ansoaldo di Poi' tiers, Hartgair e Franco di Liegi, i vescovi di Cambrai. Altri prelati s^nteressarono a far restituire agli Irlandesi gli sta' bilimenti di soccorso o di rifugio ch*essi avevano fotndato per i loro compatrioti nei luoghi da questi piu frequentati, e di cxii erano stati ingiustamente spogliati. Erano ospizi spe^ cialmente destinati a ricoverare i viaggiatori e i pellegrini (hospitalia 5cottomw), o monasteri aperti unicamente agli Scotti che desideravano termionare i loro giorni in un ritiro in terra straniera (monasteria Scottorum). Parecchie istituzioni servivano contemporaneamente ad uno scopo ed all'altro. Molte ne sorsero sotto i Merovingi e i Carolingi. Peronne (i) GOUGAUD, op. cit., p. 156-166. IL MOVIIWENTO RELldlOSd IRLANDESfi t Hcxnau furono forsc i piu antichi esempi di monasterid Scottorum. II concilia di Meaux dell'845 ordinb la riorganiz- zazione di certi ospizi degli Scoti ch'erano stati usurpati sot- to la fine del regno di Carlomagno, e la loro restituzione ai legittimi proprietari e amministratori. Carlo il Calvo (il mi? gliore protettore degli Scoti dopo Carlomagno) confermo alia dieta di Epernay (846) le misure prese a Meaux per il rista- Ibilimento degli hospitalia Scottorum. A partire dalla meta del IX secolo, i monasteri e gli ospizi irlandesi si moltiplicarono sopratutto fuori del regno franco occidentale. Nell'883, Carlo il Grosso eresse nella Rezia un monasterium Scottorum al Monte San Vittore, la dove Tere- mita irlandese Eusebio s'era ritirato ventinove anni prima. Due anni dopo, lo stesso principe cedette a questo mona- stero le rendite d'una delle sue tenute per il mantenimento d'un ospizio destinato a ricevere dodici pellegrini diretti ver- so Ronia. Nel X secolo i sovrani germainici disseminano i loro stati di fondazioni simili. Troviamo gli Scoti stabiliti, circa il 945, a S. Michele in Tierache e a Waulsort, nelle Arderme. L'abate Cadroe di Waulsort, essendo stato chiamato a Metz dal vescovo Adalberone I (929-964) per rilevare il monastero di S. Clemente (953), fu rimpiazzato da un irlandese, Foran- nan, che negozio con Thierry, successore di Adalberone, 1'annessione al suo monastero dell'abbazia vicina di Hastieres. Adalberone II (984-1005) non si mostro meno disposto dei predecessori a confidare agli insulari gli stabilimenti mona- stici della sua diocesi. Scotti et reliqui sancti peregrini sem- per sibi dulcissimi habebantur, osserva il suo biografo Co- stantino di San Sinforiano. In quei tempi 1'ablbazia di San 61 ~ L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA Clemente aveva alia testa 1'irlandese Fingene. Adalberone lo prego di prendere anche il governo di S. Sinforiano, mona- stero ch'era stato distrutto molto tempo prima, probabilmen- te dai Normanni. Fingene lo restauro e lo acquisi all'influen* za scotica. Due carte, ch'emanano una da papa Giovanni XVII, 1'altra dall'Imperatore Ottone III, prescrissero di nan ricevervi che religiosi originari d'Irlanda, fino a tanto che questo paese avesse fornito reclute sufficienti. Fingene ter- mino la sua camera di riformatore a Saint' Vanne di Ver- dun. Sette dei suoi compagni avevano sciamato con lui. Colonia possedette anche, in quest'epoca, un'importante colonia irlandese. Nel 975 rarcivescovo Eberger immolo agli Scoti in sempiterno il monastero di S. Martino. Mariano Scotto, che vi soggiornb dal 1056 al 1058, cita nella sua Cro- naca i nomi degli abati di S. Martino dal 975 al 1061 : sono tutti irlandesi. Ai tempi dell'abate Elia, un altro mona- stero di Colonia, quello di S. Pantaleone, passo alia sua yolta nelle mani degli Scoti (1042). Essi erano accolti, nell'XI secolo, anche fuori dei loro pro- pri monasteri, con un particolare interesse. Si tenevano per gente santa e il lavoro di penna ch'essi eseguivano per i loro ospiti facevano apprezzare il loro passaggio. Sotto Tabate Riccardo (m. nel 1034), si ricevettero a Fulda con estrema benevolenza. Abbiamo messo in rilievo la forte tendenza aireremitismo che s'ebbe fin dalle origini nel monachismo irlandese. Nel IX secolo, lo stesso Ibisogno di solitudine anima S. Findan. Preso e rapito dai Vichingi, sfugge loro nelle Orcadi, s'af- fida alToceano, sbarca presso i Pitti, compie per voto un pel- legrinaggio ad limina, poi al ritorno, si fissa al monastero IL MOV1MENTO RELIGIOSO IRLANDESE di Rheinau, in una penisola formata da un'ansa del Reno a valle di Sciaffusa, dove passa, recluso, gli xiltimi venti- sett'anni della vita sua. Nell'XI secolo questa pratica d'ascetismo si propaga. Fulda accolse successivamente due reclusi irlandesi: Anim- chad (m. nel 1043) e lo stesso cronista Mariano che vi visse, chiuso fra quattro mura, dal 1059 al 1069. Per ordine del' Pabate di Fulda e del vescovo di Magonza, fu trasferito in quest'ultima citta dove termino, in condizioni identiche, il suo esilio terrestre. A Paderborn in Westfalia, lo scoto Pa^ terno si fa bruciare vivo nella sua clausola, all'incendio del- la citta, dopo lunghi anni di solitudine (1058). Quando romonimo del recluso di Fulda e di Magonza, Mariano Scotto di Ratisbona, arrive in Baviera verso il 1075 incon- tro un compatriota chiamato Murcherato che viveva anche in reclusione. Uno dei suoi compagni di viaggio, Giovanni, u preso anch'esso, dopo qualche tempo, dal desiderio della vita eremitica. Lascio la Baviera, si mise per la vallata del Danubio, passo a Melk (dove Enrico II il Santo aveva in- nalzato, mezzo secolo innanzi, un sepolcro all'irlandese S. Cholomano, assassinato nel 1052 a Stockerau), e trovo final- mente. a Gottweig, nella Marca Austriaca, la solitaria cella in cui spiro. L'intenzione prima di questo Mariano era di compiere il pellegrinaggio di Roma. Ma 1'accoglienza che ricevette a Ratisbona, i consigli del recluso Murcherato, I'offerta che gli si fece del priora1:o di Weih-St-Peter, lo trattennero lui e i compagni nella citta bavarese. Formaroino il primo nucleo d'una Congregazione che doveva sussistere, malgra- do qualche interruzione e molte vicissitudini, fin quasi ai -63- ' . .. -.- ,1 L'ES&ANSIONE Ai>ostoLiCA e ASCETICA giorni nostri, la Congregazione benedettina detta scozzese (Schotten'Congregation), il cui superiore generale era 1'abate di S. Giacomo di Ratisbona. La costruzione di S. Giacomo fu cominciata verso il 1090, con 1'aiuto del burgravio Ottone e grazie alle lilberalita dei nobili dei dintorni e dei ricchi Iborghesi della citta, per dare asilo ai monad. scoti, il cui numero s'era rapidamente accre* sciuto. II famoso Schottenring di Vienna prende il nome dalla vicinanza dello Schottenhof, imponente gruppo d'edifici che formava un tempo il monastero irlandese di Vienna. La storia di questa fondazione non e senza ititeresse. Quando la citta di Vienna ^ec. XII) sembrava decaduta quasi senza speranza di rialzarsi, un gruppo di mercanti di Ratisbona furono invitati dalla corte a stabilirsi li. Essi acconsentirono, ma a patto di essere accompagnati da qualche monaco MV landese. II patto fu accettato t e 1'abate Gilk'na'Naemh, con un piccolo stuolo di confratelli si stabili alia periferia di Vienna, al N. O. Quel monastero fu il germe da cui nel corso dei secoli si sviluppo il famoso Schottenhof (i). curiosa la coiincidenza che, fra i paesi tedeschi, quelli rimasti ancor oggi prevalentemente cattolici (Renania, Ba- viera, Austria), sono quelli in cui piu intenso e stato Tapo- stolato degli Irlandesi, e piu nuimerose le loro fondazioni monastiche (2). La fondazione di S. Giacomo di Ratisbona apre un (i)V.: Card. MORAN, Ireland, the Island of Saints , Australa- sian Cath. Record, ottobre 1909, p. 495; v. anche la bibliografia sullo Schottenkloster di Vienna data dal VlSMARA, Storia Benedet* tina, in: Aevum , 1931, p. 576 e 577 (V. 1184*1187). (2) v. anche seguente. -64- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESB vo periodo nella storia delle istituzioni monastiche degli Sco- ti sul continente, periodo molto meno interessante, molto meno movimentato dei precedent!. Ormai la Germania e quasi 1'unico paese verso il quale continua 1'emigrazione re- ligiosa, e il numero degli emigranti va senza cessa dimi* nuendo. Una sostituzione di nazionalita s'opera d'altra parte nei chiostri. Gli Scozzesi, favoriti dall'identita attuale del loro nome latino con quello antico degli Irlandesi, riescoino a farsi passare per i veri fondatori dei monasteria Scattorum e prendono gradualmerite il posto degli Irlandesi, la dove non si soho gia installati i monaci tedeschi (i). 9. Abbiamo lasciato per rultimo le fondazioni irlan- desi in Italia. Esse sono state poco studiate, ma certamente furono meno numerose che quelle delle regioni francesi e tedesche, II COLGAN, principe degli agiografi irlandesi, aveva scritto un'opera in quattro libri suirApostolato degli Irlandesi al* 1'estero, di cui disgraziatamente non si hanno piu traccie. Harris, I'editore delle opere di Sir James Ware, ha visto il manoscritto (2) al Collegio di S. Antonio a Louvain prima del 1745. probabile che il manoscritto sia stato di li tra* sferito al Conveinto di S. Isidoro in Roma, e che sia stato distrutto aU'epoca napoleonica quando i soldati francesi usa* (1) V.: GOUGAUD, op. cit., p. i66'i74, e Gaelic Pioneers, p. 68. Sull'opera dei missionari irlandesi in Europa v. anche W. FlNSTER- WALDER, Wege und Ziele der irischen und angelsachsischen Mission itn frdnkischen Reich, Zeitschrift fur Kirchengeschichte, 1928, p. 203- 226; G. GOYAU, Missionaires d'lrlande dans I'Europe merovingienne, in: Revue generate , 1928, p. 129-146; A. DE MOREAU, L'lrlande et le monachisme de Saint Benoit, in: Revue liturg. et monast. , 1928, p. 30-37. (2) Secondo quanto gentilmente mi comunica P. O.Briain, O.F.M. -65- L ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA rono detto convento come caserma. Alcuni frammenti su- perstiti si conservano era nel Convento di (Merchants' Quay a Dublino, e fra questi si trova 1'indice del IV libro, che trattava De Monasteries pro veteribus Scatis seu Hibemis per suae gentis viros sanctos, vel olios, extra patriam suam olim jundatis, vel eisdem post fundationem traditis. Questo indi- ce, gia prezioso in se, e stato pubblicato da CH. MAC DON* NELL (i) e poscia da J. T. GILBERT (2). Da tale indice si ri- le va che il Colgan aveva considerate 10 monasteri nella Sco- zia, 8 nell'Inghilterra, 16 nell'Armorica, 6 nella Gallia, 9 nel Belgio, 7 nella Lorena, 4 nella Borgogna, 16 nella Rezia, Elvezia e Svevia fino al Danubio, 17 nelPAlsazia, 5 lungo la sponda sinistra del Reno dall'Alsazia fino alia Geldria, 6 nel- la Franconia, Turingia e regioini ^prossime sulla destra del Reno fino al Danubio, 16 in Baviera e regioni prossime a destra del Danubio, e finalmente 6 in Italia. De coenobiis per Scotos sive Hibernos vel pro iisdem in Italia fundatis: Cap. I. De coenobio Scotorum Romano S. Trinitatis dicto. Cap, 2. De Latino S. Endei coenobio. Cap. 3. De monasterio S. Cannechi. Cap. 4. De Lw- censi S. Fridiani archicoenobia. Cap. 5. De Bobiensi no* bilissimo coenobio. Cap. 6. De Messulano S. Martini coenobio . Del primo, cioe del Monastero della SS. Trinita degli Sco- ti in Roma, tratteremo fra poco. Del quarto, cioe del Mona' stero di S. Frediano di Lucca trattiamo nel Cap. XVII 7: (1) Nei Proceedings of the Royal Irish Academy, vol. VI (1853-57^ Dublino, 1858, p. 103 s. (2) In: Historical Manuscripts Commission: Appendix to Fourth Report, Londra, 1874, p. 609-610. 66 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE del quinto, cioe del Monastero di S. Colomlbano di Bobbio, nominato nel preeedente 4, trattiamo nel Cap. Ill 3 e nel Cap. XII : del sesto, cioe del Monastero di S. Martino a Mensola, trattiamo inel Cap. XX. Diremo qui quakHe cosa del secondo e del terzo. Endeus o Enda e il santo irlandese di cui abbiamo fatto menzione al Cap. i 4 (i). I BoLLANDiSTi nel Commenta* rius praevius (p. 267) notano come del monastero Latino fondato da S. Enda non si trovi traccia o menzione alcuna se non nella Vita di S. Enda (B H L 2543), e come il Col- gan, collocandolo in Italia, si sia lasciato ingannare dalTam- biguita della parola irlandese Leta che puo significare tanto. Latium, quanto Letavia, Armorica. Che il monastero fondato da S. Enda si debba cercare in Armorica risulta dalla vita del- la sua sorella e maestra S. Fanchea (AA. SS. i gennaio). Cannechus o Cannicus e un altro santo irlandese conside- rate dai BOLLANDISTI in AA. SS. Oct. V., 642 s. Essi non menzionano alcun monastero da Ixu fondato in Italia: ricor- dano come, secondo le lezioni deirufficio di S. Canneco quale si diceva nella chiesa di Kilkenny nel 1509, il santo, viag- giando per Tltalia, fu preso da ladroni che, spogliatolo, vo- levano ucciderlo; ma le braccia loro rimasero miracolosamen- te irrigidite e paralizzate, e furono solo risanate per interces- sione del Santo, al quale i briganti s'affrettarono a rendere omaggio. I Bollandisti osservano che, oltre ai testi a noi per- venuti, il Colgan dovette avere a disposizione altri Atti del Santo, perche sia negli AA. SS. Hibemiae sia nella Triad. Thaum. loda vatic volte una Vita del Santo che si ripro- (i) V.: BOLLANDISTI, AA. SS. Mart., Ill, 266-274, e COLGAN, AA. SS. Hiberniae, p. 7o5'7io. -67- L*ESPAtfSIONE APOSTOLICA E ASCETICA metteva di pubblicare al giorno n ottobre, e che non pate pubblicare per la sopraggiunta sua morte; che fosse diversa dai testi a noi giunti, risulta dal fatto ch'egli cita altrove dei passi della medesima che in essi mancano. Non ho trovato menzione di un monastero di S. Canneco ne nel LUBIN (i), ne nel KEHR (2), ne nel CAPPELLETTI (3). Potrebbe darsi che la Vita di cui disponeva.il Colgan parlasse d'un monastero fondato in relazione all'incontro del santo coi briganti. Ma in ogni caso tale monastero, se pure il Colgan non e stato a suo riguardo tratto in inganno come per quello di S. En* da, non ha avuto importanza alcuna. Quindi le fondazioni certe, delle sei da lui menzionate, si riducono a quattro: il Monastero della SS. Trinita di Roma, quello di S. Frediano a Lucca, quello di S. Colombano a Bobbiov e quello di S. Martino a Mensola. A queste fondazioni si puo aggiungere Tospizio per i pel' legrini irlatndesi, fondato a Piacenza nell'85o da S. Donato vescovo di Fiesole, menzionato anche dal GOUGAUD (4). Di quest'ospizip, annesso ad una chiesa dedicata a S. Brigida, parliamo al Cap. VIII 5 e anche al Cap. XIV 2. Un al- tro Ospedale degli Scoti sorgeva a Vercelli; sembra essere stato il piu antico fra i vari ospedali della citta e certo era gia eretto nel 1140: anch'esso era unito ad una chiesa de- dicata a S. Brigida: ne parliamo al Cap. VIII 2 e al Cap. X 7. Anche in Pavia troviamo un Ospedale di S. Brigida, menzionato nel Libellus de descriptione Papie di Opicino d (1) Abbatiarum Italiae brevis notitia. (2) Italia Pontificia. (3) Le chiese d'ltalia. (4) Les. chr, celt., p. 168. 68 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE Canistris (i), ma non sappiamo se fosse fondazione scotica, per quanto cio appaia probabile fv. Cap. VIII 4). Le ricer^ che locali sono ancora troppo scarse .per sapere se abbiano avuto carattere scotico alcuoni dei numerosi ospizi derivati dalle istituzioni scrte presso le tombe dei due santi irlandesi Orso e Pellegrino (v. Cap. X e XIV). 11 LANZONI (2) ha messo in evidenza che TArcivescovo di Ravenna possedeva nel territorio di Senigallia una diaconia chiamata 5. Maria degli Scotti, e che in Ravenna stessa un monastero della citta fu detto 5. Pietro degU Scotti: secondo il LANZONI erano due fondazioni destinate a ricevere gli Ir- landesi. I documenti relativi sono delle pergamene dell* Arch. arcivescovile di Ravenna pubblicate dal FANTUZZI (3) a schia^ rimento del Codice Bavaro (4). Da essi risulta che la diaco* nia see marie scotorum si trovava presso il fondo Serbiniano in territorio di Senigallia, pieve di S. Giuseppe. Quanto al monastero in Ravenna, un documento del 1049 parla di omnes res cum mansionibus et curtibus et ortis q. detine- bant de jure Mon. S. Petri q. v. Scotarum ante Portas 5. Andree Apostoli q. v. majoris in Civit. Rav. Regione 5. Andree majoris , e un documento del 1190 parla di man* siones Rav. in Regione Herculana prope Pontem Candavarie viam q. vadit ad S. Petrum Scotorum et ad stradam de (1) V. : F. GlANANI, Opicino da Canistris, l' Anonimo Ticinese , Pavia, Fusi, 1927, p. 90 e 131. (2) Le Vite dei Quattro SS. Protetton di FaenZd, RR. II. SS.*i nuova ediz., Zanichelli, 1921, t. XXVIII, parte III, p. 333. (3) Monumenti ravennati de' secoli di meggp, Venezia, 1801, to* mo I, p. 52, 393 e 397. (4) V. 1'edizione del Codice Bavaro data dal Bernhart, Codex tra* ditionum ecclesiae ravennatensis, Monachii, 1810. -69- L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA Riassumendo, alle quattro sicure fondazioni scotiche in Ita* lia menzionate dal Colgan, non possiamo aggiungere che al- tre quattro: quella di Vercelli, quella di Piacenza, e le due dipendenti dalla diocesi di Ravenna. Circa le fondazioni irlandesi in Roma regna tuttora molta oscurita ed incertezza: esse potrebbero formare oggetto di uno studio speciale attraente. Fra le chiese romane medioevali si trovano menzionate tre chiese Scottorumt S. Benedicts Scottorum, S. Salvatoris Scot* tovum, S. Trinitatis Scottovum. La chiesa 5. Benedicti Scottorum e citata nell'elenco di Cencio Camerario (1192) e sia secondo THuELSEN (i), che secondo TARMELLINI (2), coinciderebbe con un'enigmatica chiesa chiamata 5. Benedicti Sconchi o Sconchii o Scon%i; ma mentre TARMELLlNi considera Schonchi come corruzione di Scotti t THuELSEN considera Scotti come corruzione di Sconchi. L'ARMELLINI prendendo per certa una congettura del GRIMALDI (presso MARTINELLI) la fa coincidere inoltre anche con 5. Benedicti de Arenula. che sorgeva sul luogo deirattuale Chiesa della SS. Trinita dei Pellegrini: 1'HuEL' SEN corregge tale affermazione e ritiene che 5. Benedicti Sconchi sorgesse non lungi da Ponte S. Angelo. Piuttosto che direttamente della nazione scotica sembra al GRIMALD'I e al" TARMELLINI che tale chiesa prendesse il nome dalla famiglia degli Scotti, baroni romani domiciliati aiel rione della Regola. A suo tempo mostrero come sia verosimile che tale famiglia derivasse il suo nome dalla patria d'origine del capostipite (1) Le chiese di Roma nel Media Evo, Firenze, Olschki, 192*7, p. 211 e 587. (2) Le chiese di Roma, Tip. Ed. Rom., 1887, p. 153 e 155. 70 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE (v. Capo XIV). L'AMAYDEN-BERTiNi (i) dice che Dominus Gottifridus de Scottis de regions Arenulae, che morl nel 1452, fu sepolto nella chiesa di S. Salvatore in Campo o de (Dowwo) Campo. Questa chiesa non ha ne un inome ne una storia molto chiara (2). La chiesa medioevale dice THUELSEN non sorgeva la dove si trova quella moderna; narra il Ciampini che Tantica era e conspectu ecclesicte Smae Trinitatis Convalescentium, e che nel 1690 furono scavati avanzi di sepolture ad essa appartenenti in via quae a platea Montis Pietatis ad ecclesiam S. Trinitatis ducit ( = via del Pettinari). Fu demolita nel 1639 per la costruzione del Pa- lazzo del Monte di Pieta . Ho Tidea che sia bene tener presente questa chiesa inelle ricerche attorno a 5. Benedicti Scottorum e 5. Salvatoris Scottonim. Sul luogo preciso e le vicende della chiesa 5. Salvatoris Scottorum (3) nulla si puo stabilire. anch'essa citata nel- Telenco di Cencio Camerario. L'HuELSEN crede ritrovare lo stesso titolo nel catalogo di Parigi sotto la forma Salvator de Scrote in cavill(is) che propone di correggere in Salvatoris de Scotis in harenula, dove con de Scotis s'indicherdbbe il nome della famiglia gia citata. Anche 1'ARMELLINI e incline a riferire il titolo Scotorum alia famiglia omonima. Il WlL- MART (4) lo riferisce invece alia nazione scotica e si doman- da se non fosse* cosa possibilissima, una dipendenza della Trinitatis Scottorum. (1) La storia delle famiglie romane, Roma, Collegio Araldico, vo- lume II, p. 191. (2) V. : HUELSEN, p. 434; ARMELLINI, p. 594. (3) V.: HUELSEN, p. 452; ARMELLINI, p. 601. (4) La Trinite des Scots a Rome et les notes du Vat. Lot. 378, in: Revue benedictine , luglio 1929,- p. 218. 71 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA La chiesa 5. Trinitatis Scottorum, con annessa abbazia, ki- dubbiamente della nazione scotica, e menzionata nelle liste di Pietro Mallio e di Giovanni Diacono e in quelle di Cencio Camerario (i). UHuELSEN, seguendo un errore trasmesso dal Forcella airArmellini e al Calvi, identifica tale chiesa con la chiesa di S. Tommaso di Canterbuy del Collegio Inglese in via Monserrato, confondendo fondazioni affatto indipen- denti di nazioni diverse. Spetta al WILMART (1. c.) di aver chiarito questo quasi inesplicabile errore. Egli ricorda (2) come gli Inglesi abbiano avuto a Roma due successivi stabilimenti. Eblbero nell'VIII secolo una Scola S&xonum con ospizio nel Views Saxonum presso il Vaticano, con una chiesa, S. Maria in Sassia, il cui nome sopravvive ancora (Borgo S. Spirito); questa istituzio* ne per varie ragioni decadde nel XII secolo e fu abolita nel 1204 da Innocenzo III che ne fece un ospedale, affidandolo alia Confraternita di S. Spirito. Dopo il giubileo del 1350 sorse una nuova fondazione, interamente indipendente da quella abolita da Innocenzo III : la societas pauperum Anglo* rum,, che si stabili in via Monserrato sotto il vocabolo della Trinita, poi di S. Tommaso, e che verso la fine del XV se- colo assorbi anche un altro ospizio inglese sorto nel 1396 in via dei Genovesi in Trastevere sotto il vocabolo di S. Criso" gono e di S. Edmondo martire, rimanendo la sede in via Monserrato. Ivi, naturalmente, dopo lo scisma, prese dimora nel 1575 il Collegio Inglese del D. Allen, che Gregorio XIII (1) V.: HUELSEN, p. 493, e ARMELLINI, p. 645. (2) V.: Card. GASQUET, A History of the Venerable English Col- lege, 1920. 72 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE eresse canonicamente nel 1580 sotto il titolo della Trinita c di S. Tommaso. Quindi queste fondazioni inglesi non hanno mai avuto nulla in comune con la Trinita degli Scoti. II WiLMART po- ne la S. Trinitatis Scottorum all'angolo sud-est del Palatino e la identifica con la S. Trinitatis presso il clivo di Scauro (i) di cui parlano le Mirabilia (redazione del XII secolo), il cata* logo di Torino (circa 1320) e quello del Signorili (circa 1425). In certe note del Cod. Vat. Lot. 378, contenente un marti- rologio ad uso della prossima chiesa di S. Maria in Palladio (ora S. Sebastiario al Palatino) il WiLMART ritrova due elen- chi dei component! la comunita della Trinita degli Scoti alia fine dell'XI e al principio del XII secolo. Poiche tale mona- stero non figura nel gran catalogo di papa Leone III (806), le note del Vat. Lat. 378 segnalate dal WILMART sarebbero i primi documenti, sebbene assai tardivi, che lo riguardano. iEra una piccola comunita (composta di un abate, due prevo- sti t sei monaci e sette commensali) che, come tale, e gia scomparsa nel 1249, quando papa Innocenzo IV, con un pri- vilegio indirizzato da Lione all'abate del monastero di S. Gregorio in clivo Scauri de urbe (2) riconosce e canonizza i diversi possessi di questo monastero fra cui Sancte Trinitatis de Scotis... (ecclesiam) cum omnibus pertinentiis (eiusdem). L'assorbimento da parte di S. Gregorio doveva essere awe- nuto senza rumore al principio del XIII secolo. L'ultimo ri- cordo esplicito del nome di Trinita degli Scoti e, secondo il WILMART, in una bolla di Bonifacio VIII del 17 giugno (1) V.: HUELSEN, p. 493, n. ii. (2) V.: A. GIBELLI, L'antico monastero dei SS. Andrea e Crego- rio al clivo di Scauro sul monte Celio, 1892. 73 L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA 1299 che confeima quella d'Innocenzo IV. In una Vita, di S. Frediano, citata da Mons. GuiDi (i), che la da come non anteriore al sec. XIII (Ms N. 880 delk Bibl. Pubbl. di Luc* ca), ho trovato questo interessante passaggio : Pauca de pluribus quae de vita et moribus et genealogia beatissimi Fridiani a viris litteratis et orthodoxis Scotiae limina Aposto- lorum et Romanam ecclesiam visitantibus accepimus, videli- cet Aralda, electo Virginensis Ecclesiae et Cathalico Prime Sanctae Marine Vallis Salutis et Malachia Priore Sanctae Tn- nitatis, quae sita est Romae, atque Dionisio germano suo sacerdate quoque et canonico Sancti Brandani, ad posterita* tis memoriam, sicut in vita eius legitur, quae in insulis Sco- tiae solemnis habetur, et nabis studiose inquirentibus dili* genter narrarunt, auribus fidelium intimare curavimus . II 5. Mariae Vallis Salutis potrebbe forse essere il monastero cistercense irlandese di tal nome fondato a Baltinglas ra il 1142 e il 1152 (v. Cap. IV 5). Il WlLMART aveva notato (p. 225) che verso la fine dell'XI sec. era stato inserito il nome di S. Frediano nel martirologio (18 marzo) che in quel* Tepoca era stato adattato ai bisogni della piccola comunita del Palatino. I canonici di S. Frediano (v. Cap. XVII) reg* gevano nel XII secolo la Basilica Lateranense, quella di S. Croce in Gerusalemme t quella di S, Maria Nova ecc. e quin- di avevano rapporti contiinui con Roma, ed e da supporre essendo la chiesa di S. Frediano di Lucca ancora un cen^ tro vivo di attrazione 'per gli Irlandesi con gli Scoti di Roma. una vera jattura che 1'Archivio di S. Frediano di Lucca, dove forse si conservavano memorie preziose per (i) V.: GuERRA*GuiDl, Compendia di storia ecclesiastica lucchese, Lucca, 1924, p. 45*. 74 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE queste nostre ricerche, sia rimasto preda delle fiamme nel 1596 (i); ma forse potrebbe riuscire sempre utile lo spoglio delle carte delle chiese rette dai detti Canonici. II WILMART dice che il monastero S. Trinitatis Scottorwn non dovette mai essere fiorente : 1'Isola del Santi era trap* po lontana, malgrado i gusti nomadi della razza, per procu* rare a questa fondazione eccentrica un reclutamento che le garantisse Tawenire conformemente alle sue origini . Per quanto grande possa essere I'importanza delle dedu- zioni e delle opinion! del dotto benedettino, mi pare che un- certo contrasto sussista fra la modestia ch'egli assegna al monastero del Palatine alia fine del sec. XII e il fatto che la Trinita degli Scoti e contemporaneamente posta dal Mal- lio e da Giovanni Diacono fra le venti maggiori abbazie di Roma, la cui chiesa ha due soldi di presbiterio come le chie^ se maggiori. fi da augurarsi che nuove ricerche confermino Tubicazione e delucidino 1'origine dell'abbazia irlandese che deve risalire prdbabilmente all'VIII o IX secolo. Cosi pure e da augurarsi che si ottengano ulteriori notizie sulle altre due chiese 5. Benedict! e 5. Salva&oris Scottorum, essendo proba* bile che oltre ad un'abbazia nei pressi del patriarchio latera'' nense, gli Irlandesi avessero anche vicino a S. Pietro un ospizio per i loro numerosi pellegrini. 10. iPrima di chiudere questo capitolo, dobbiamo av- vertire il lettore che abbiamo espressamente taciuto, neU'e" sposizione sin qui fatta, d'un 'punto importante nella storia delle cristianita celtiche, cioe del tenace particolarismo di cui esse hanno dato prova in certe questioni, e dell'inaudita > (i) V.: GUERRA-GUIDI, op. cit., p. 95. 75 L'ESPANSIONE APOSTOLICA, E ASCETICA fiducia ch'esse hanno dimostrato in certe loro tradizioni in- sulari. Ne abbiamo taciuto perche la conoscenza dettagliata di questo particolarismo e di queste tradizioni, che non in- firmano in nulla la loro salda ortodossia dogmatica, non e necessaria a illuminare le figure dei santi irlandesi d'ltalia, escluso S. Colombano. Questo santo d'altra parte non puo essere studiato a pieno in un lavoro come il nostro, ch'ha una finalita tutta speciale. Ci limitiamo quindi ad awertire che questa questione esiste, e circa la storia delle aspre e lunghe controversie sul computo della Pasqua, sulla tonsura celtica, sull'amministrazione del battesimo e sulla consacrazione epi- scopale controversie che terminarono con la completa sot^ tomissione delle cristianita celtiche al prkicipio dell'VIII se- colot quando i rapporti dei vescovi irlandesi con la chiesa anglo'Sassone e con le chiese del continente avevano reso meglio noti gli usi romani rimandiamo il lettore a quanto dice il GOUGAUD nei capitoli VI e VII delle Chretientes celtiques. -76- CAPITOLO TERZO L'ESPANSIONE CULTURALE i. La Gran Brettagna era stata sottomessa alia domi- nazione romana, e non sorprende quindi di trovare inel VI secolo i suoi monaci per es. Gilda, il Geremia dei Bre* toni in possesso d'una certa cultura classica. Ma come mai 1'Irlanda, che non aveva mai fatto parte dell'Impero romaino, acquisto la conoscenza delle lettere? I primissimi missionari bretoni e continental! che porta- rono la fede agli Irlandesi nel V secolo, non eblbero certo agio di occuparsi di studi, e di dedicarsi alia diffusione della cultura. Lo studio delle arti liberali non tardo >per6 ad tw- porsi al clero indigeno. Per celebrare il culto, per leggere la Scrittura, per indagare le verita della religione, esso dovette necessariamente apprendere la lingua latina. Insieme con i libri biblici e dei Santi Padri, furono importate a poco a po* co dall'isola prossima e dal continente anche le opere degli antichi autori. II grande numero dei monaster-i favori i ra- pidi progressi della cultura dello spirito: oltre ad essere cen- tri di pieta, tutti i grandi chiostri ch'abbiamo yisto sorgere nel VI secolo, Moville, Clonmacnois, Clonfert, Clonard, Ban- gor, non tardarono a divenire centri di studi verso i quali affluirono, anche dall'estero, le persone avide d'istruirsi. 77 L'ESPANSIONE CULTURALE Noin possiamo sapere quale fosse Testensione e il valore dell'insegnamento d'un Finnian di Clonard o d'un Comgall di Bangor, non essendoci pervenute le opere personal! di questi maestri. Ma dagli scritti dei loro discepoli, Columba di Jona, ad es., al quale si attribuisce una specie d'inno, 1'AZ- tus pr&sator, e Colombano di Bobbio, rileviamo che, gia nel VI secolo, si poteva acquistare in Irlanda una conoscenza estesa e pratica del latino, fino a poter scrivere in tale lin* gua, se non con eleganza e semplicita, almeno con corret* tezza, ed a poter comporre anche versi in vari metri. Di Golombano possediamo un Carmen Navale, in otto strofe di tre esametri ognuna, un'Esortazione a Set, un Acrostico ad Hunaldum, dei Carmi Ibipedali condita versu (versi adonici) diretti a Fidolio (i). Le opere dei Padri latini piu celebri, e sopratutto la Bibbia, erano oggetto di seri studi. Quanto agli scrittori romani profani, essi erano gia abbastan- za letti e coltivati. Nelle opere di Colombano si trovano ci- tazioni o reminiscenze di Virgilio, Ovidio, Orazio, Persio, Sallustio. I rari e corti scritti che ci sono pervenuti di Cella* nus e di Adamnan rivelano la conoscenza di Virgilio. S. Ca* doc, quello strano personaggio gallese ch'abbiamo gia no- minato come fondatore di Llancarvan, eremita, abate, bardo e feudatario a un tempo, s'era formato a Lismore in Irlanda e aveva una predilezione speciale per Virgilio, che faceva imparare a mente ai suoi discepoli. Un giorno passeggiava col famoso Gilda sulla riva del mare tenendo sotto il braccio il suo Virgilio, quando una raffica di vento gli porto nel mare il prezioso libro. Cadoc se ne rattristo, e con la per- (i) V.: LUGANO, S. Colombano monaco e scrittore, p. 34*39. IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE dita del libro comincib a piangere anche la sorte delTautore che f orse si trovava alTinf erno, ma Gilda gli rimproverb qucl forse, sostenendo la condanna eterna del poeta pagano. Per- tanto il santo, rientrato nella sua cella, disse tra se : Non mangerb una briciola di pane ne Iberrb una goccia d'acqua, prima ch'abbia saputo quale sorte sia toccata a coloro che hanno cantato in terra come cantano gli angeli in cielo . Di li a poco s'addormento e nel sonno gli parye d'udire una voce che gli diceva: Prega per me, prega per me, non stancarti mai di pregare; canterb in eterno la misericordia del Signore . II giorno dopo Cadoc ricevette da un pesca* tore un grande salmone, e sventratolo ritrovb nel pesce il suo Virgilio (i). Le opere di Pliinio il vecchio, Cicerone, Frontino, Vegezio, Valerio Massimo, Macrobio, Donato, Prisciano, Carisio, Boe^ zio, ecc. erano penetrate in Irlanda prima del IX secolo. Nel IX secolo sono legione gli Irlandesi che, installati in maggioranza sul continents, si danno a scrivere versi latini: fra i piu conosciuti di essi ricordiamo Sedulio Scotto, Gio- vanni Scoto Erigena, due dei Dungals, Giuseppe lo Scoto. Nel IX secolo si afferma nel mondo insulare anche un progresso negli studi del greco. Ne troveremo traccie nella Parte II a proposito di Donato di Fiesole. Si contano cin- que o sei Irlandesi stabiliti a tal'epoca nell'impero franco, che possedevano nozioni di greco. Si conservano ancora glos- sari greco-latini, paradigm! delle declinazioni greche, e an- che testi biblici greci, salteri, traduzioni in latino di proverbi greci, ecc. scritti dagli Scoti di quel tempo. Nessuno di essi (i) V.: MONTALEMBERT, Op. dt., V, 63-85. 79 L'ESPANSIONE CULTURALE conobbe il greco meglio di Giovanni Scoto Erigena. Egli ha composto dei versi in greco, e si sa che tradusse in latino dopo un soggiomo, tuttavia, d'una diecina d'anni in Fran- cia le opere dello pseudo Dionigi TAreopagit^, le quali, fin allora, non avevano potuto trovare in occidente un tra- duttore capace: ed egli si trasse cosi bene d'impaccio che lo stesso Anastasio il Bibliotecario ne scrisse a Carlo il Calvo, protettore di Giovanni : Mirandum est qwomodo vir ille barbams, in finibus mundi positus, talia intellectu capere in aliamque linguam transfene valuerit (i). Ma non bisogna credere che questa passione piii o meno pronunciata per gli studi antichi abbia prodotto il risultato di diminuire negli Irlandesi dell'alto Medio Evo Tattacca- mento alia lingua e alia letteratura nazionale. In Gallia, in quell'epoca, la classe ecclesiastica sdegnava di parlare il vol- gare ancora informe, veramente che trattava da lin- gua laica. Niente di simile in Irlanda. Preti e monaci, pur dandosi allo studio delle lettere classiche e delle scienze ec- clesiastiche, continuarono a coltivare con vivo interesse la lingua gaelica (2). 2. - Come abbiamo accennato a principio del capitolo precedente, 1'educazione religiosa e Teducazione letteraria u- rono in Irlanda due fatti paralleli e simultanei. Le arti libe- rali, lo studio delle liingue antiche, tutta la cultura profana erano in principio considerate come le ancelle dell'educa- zione religiosa, e non avevano altro scopo che di rendere gli spiriti atti alia lectio divina, cioe allo studio del pensiero (1) Sulla conoscenza del greco in Irlanda nel Medio Evo, vedi an* che uno speciale capitolo in GOUGAUD, Gaelic Pioneers, p. 55'6j. (2) V. : GOUGAUD, Les chr. celt., p. 80 1L MOVEMENT 6 RELIGIOSO IRtANDESE divino racchiuso nelk sua espressione scritturale e tradizio- nale. La calligrafia e la miniatura, arti tenute tanto in ono- re in Irlanda, servivano quasi unicamente a moltiplicare e ablbellire i libri di religione, i testi liturgici o biblici. Colum- ba di Jona, settuagenario, il giorno prima di morire, attese per 1'ultima volta ad una trascrizione del Salterio. Giunto al Salmo 33 e al versetto Inquirentes autem Dominum non deficient omni bono, si fermo e disse : Qui mi convien rimanere: Baithen scrivera il resto . Baithen era Teconomo di Jona, che gli succedette come abate (i). A partire dal secolo VII, folle di stranieri affluirono alle scuole d'lrlainda ed a quelle aperte dagli Scoti fuori della loro isola. Conosciamo i nomi di molti di questi studiosi stra- nieri: Agilberto, poi vescovo di Parigi: il santo prete Eg- berto; Wigberto che tento per prime* 1'apostolato della Fri- sia; Willibrordo, il futuro apostolo dello stesso paese; i due Evaldi, suoi compagni; Haengils, Chad, Ethelthun, Ethel- win, iEahfrid; i principi anglosassoni Osvaldo, Oswy, Aid- frith. Un vescovo pitto di cui non sappiamo il nome, ando pure a studiare in Irlanda. Un quartiere della citta santa di Armagh, cosi rinomata per le sue scuole, era chiamato il quartiere degli Anglo-Sassoni. Aldelmo dipinge non senza gelosia gli studenti d'linghilterra che vanno a stuoli, portati da flottiglie, nell'isola vicina (catervatim, classibus advectfy e fonda la scuola di Malmesbury perche i suoi compatriot! non emigrino piu. Un altro autore fa ammontare a migliaia il numero del personale insegnante in Irlanda: Scatti multa millia pedttgogum habebant. Gli Scoti diedero prova, verso (i) V.: MONTALEMBERT, Op. Cft., V, p. 323. 81 6 L*ESPANSiONE CULTfURALe i loro discepoli stranieri, d'una rara liberalitL Non solamente Pinsegnamento, ma alloggio, vitto, libri, tutto era fornito gratuitamente (i). Tutti questi discepoli cercavano presso i maestri scoti di acquistare Tarte dell'ascesi e la scienza delle Sacre Scritture. Gli uomini di chiesa celti erano tutti nutriti della Scrittura: Patrizio, Gilda, Colombano, Cummiano, Aidano, Adamnano, Sedulio. I testi Ibiblici latini in uso nelle cristianita celtiche fino al VI secolo, erano versioni anteriori alia Volgata: questa pren* de piede in Irlanda e in Inghilterra nel VI secolo, e guada- gna terr>eno con Colombano, Cummiano, Adamnano, e con la collezione canonica irlandese, ch'e d'ispirazione romana. I testi della Volgata della famiglia irlandese non rimasero confinati nelFisola. I manoscritti, trasportati dagli stranieri ch'erano andati a studiare in Irlanda o dagli emigranti scoti, si sparsero sul coaitinente: in modo che il puro testo irlan- dese si trova in manoscritti biblici provenienti da Tours, An- gers, Mans, Epternach, San Gallo, Reichenau e Bobbio. I piu antichi monumenti del vecchio irlandese sono delle glosse bibliche, alcune delle quali rimontano all* VIII secolo e la cui quantita e relativamente considerevole. Meglio delle glosse, importanti sopratutto dal punto di vista linguistico, i commentari propriamente detti dei libri della Bibbia, com- posti o trascritti dai Celti, ci possono istruire circa il loro modo d'interpretare le Sacre Scritture. Fra essi v'e un trat- (i) V.: W. G. HANSON, The early monastic schools of Ireland, Cambridge, Heffer, 1927; TH. ALLISON, English religious life in the VIII century as illustrated by contemporary letters, Londra, S. P. C. K., 1929. 82 1L MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE tato De mirabilibus scnpturae sanctae, compreso fra le opere falsamente attribuite al vescovo d'Ippona e dovuto invece ad un Agostino irlandese del VII secolo : trattato che getta una luce interessante sulle dottrine allora correnti in Irlanda in materia di fisica, teologia e d'esegesi. Si hanno codici irlaav desi d'un Commentario latino su Giobbe, e un sunto dei Moralia in Job di S. Gregorio Magno. Il Salterio, base della preghiera liturgica e della preghiera privata, era oggetto di studi particolarmente approfonditi da parte dei monaci, ed era appreso a memoria. Giona di Susa, biografo di S. Colombano, racconta ch'era tale la ricchezza del tesoro di divine Scritture ch'egli portava nel cuore, che compose, quand'era ancora adolescente, un dotto Commen^ tario sui Salmi, ora perduto ma di cui si trova traccia in antichi cataloghi delle biblioteche di San Gallo e di Bobbio. Altro commentario del Salterio, scritto da un Irlandese del' rVIII secolo, si trova nel Cod. Pal. 68 della Vaticana. Esiste anche un commentario di Giuseppe lo Scoto sul li- bro d'Isaia. Abbiamo diversi lavori sui Vangeli e sulle Epi^ stole di S. Paolo. Sedulio ci ha lasciato vari lavori esegetici. Di Giovanni Scoto Erigena abbiamo un'Omelia sul primo capitolo di S. Giovanni e frammenti d'un Commentario del- lo stesso evangelista. Bastino questi cenni per mostrare come il pensiero cristia^ no degli antichi Irlandesi fosse tutto impregnato di Bilbbia. Gli Irlandesi ebbero presto anche dei canoni disciplinari, alcuni dei quali risalgono certo aH*epoca di S. Patrizio stesso. La collezione cainonica irlandese piii celebre e quella chia^ mata generalmente per abbreviazione I'Hibernensis. I testi canonici irlandesi e bretoni passarono i mari nella seconda - 83 - t/ESPANSIONE CULTURALE meta del secolo VIII e hanno avuto una parte importante nella legislazione della Chiesa dei Franchi. La materia era in essi disposta per argomento e non cronologicamente come in altre raccolte del tempo (la Dionysiana, YHispana, ecc.). Oltre ai canoni disciplinari, presso le cristianita celtiche nacquero e si svilupparono i Penitenziali, che poi, nell'VIII e IX secolo, passarono presso gli Anglo-Sassoni e sul conti- nente. S. Colombano e i suoi discepoli hanno attirato lo ze* lo dei popoli ad medicamenta penitentiae, secondo Tespres' sione di Giona di Susa, e si sono sforzati di rendere la con- fessione piu frequente, principalmente nei chiostri, ma an' che fra i devoti secolari. La Regula coenobialis, il Poemten* tide e I'Ordo de vita et actione monackorum di S. Colom- bano (i), la Regula cujusdavn patris ad virgines, quella di S. Donato di Besancon per le religiose di Joussan, gli usi di Fa* remoutiers tutti impregnati dello spirito di Luxeuil prescri" vono ai religiosi e alle religiose confession! molto frequenti. In Irlanda la confessione era molto usitata anche fra i seco- lari, e il confessore aveva tin nome che merita d'essere rile- vato: si chiamaya in vecchio irlandese anmchara, che viiol direj Amico dell'anima . Un uomo senza anmchara. avrebbe detto Comgall di Bangor, il maestro di Colombatio e un corpo senza testa . fi qui evidente il concetto, sia pure in germe, del direttore spirituals (2). 3. Ablbiamo gia fatto qua e la vari accenni aU'onore in cui era tenuta Tarte calligrafica e la miniatura presso gli Irlandesi. In tema d'espansione culturale, non possiamo non (1) V.: LUGANO, op. tit., p.. 24-27. (2) V.: GOUGAUD, op. tit., p. 250-278; RYAN, Irish Momsticism, p. 223. -84- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE fennarci un momento sopra questo punto, e sulle bibliote- che delle grandi fondazioni scotiche all'estero, specialmente del nostro Bobbio. Prima deirintroduzione del Cristianesimo i libri mancava- no quasi eompletamente in Irlanda. La necessita di provve- derne improvvisamente un gran numero per soddisfare alle esigenze della straordinaria fioritura monastica successiva, spiega il rapido sviluppo del patrimonio bibliografico degli Irlandesi. Nel lavoro di trascrizione e d'ornamentazione dei manoscritti religiosi essi hanno dato prova d'una pazienza, d'una ingegnosita, d'una abilita e d*una iniziativa sorpren^ denti: molti dei codioi irlandesi sono fra i prodotti piu belli ch'esistano, nel campo della calligrafia e della miniatura. Gli scribi erano teaiuti in altissima considerazione nei mo- nasteri e nella societa, quasi quanto un abate o un vescovo. Sotto gli ordini dello scriba principale lavorava in silenzio, nello scriptorium del monastero, tutta una falange di copisti subalterni strettamente sorvegliati : si adoperava di solito, dal VII al X secolo, una pergamena {di montone, 3i vitello, di capra) piu spessa di quella usata sul continente alia stessa epoca: le penne da scrivere erano di cigno, o d^xia, o di corvo. Le scritture irlandesi derivano da quelle latine, e sono di due specie : una semi-onciale d'un tipo particolare (meno ar- rotondato della semi'onciale romana), e una minuscola sot- tile e puntuta, con maiuscole acute e speciali legature. La semi'onciale s'e forse formata nel VI secolo; nel VII trovia- mo entrambe le scritture. La minuscola ha poco variato dal- 1'VIII secolo sino alia fine del Medio-Evo, anzi siino neU'era moderna, cosicche la datazione dei manoscritti irlandesi die- -85- L'ESPANSIONE CULTURALE tro il solo esame della scrittura e impresa estremamente ardua. I manoscritri irlandesi non si trovano solo nelle Isole Bri- tanniche; a Parigi, San Gallo, Torino, Milano, Dresda, Ber- na, Carlsruhe, Zurigo, Vienna, alia Vaticana, se ne conser- vano dei preziosissimi. La scriptura sc&ttica, cosi diffusa, di- venne familiare ai continentali dall'VIII al X secolo. La scrittura anglo'Sassone precede dall'irlandese ed e in certi casi molto difficile a distinguere da questa : nel seicento le due furono confuse insieme sotto la denominazicme CO' mune di scriptura saxonica. Soltanto al principio dell'ottocen' to fu ristabilita la distinzione fra di esse e riconosciuta la priorita della scriptura scottica. L'ornamentazione dei manoscriti irlandesi e caratteristica : gli Evangeliari di Kelts e di Lindisfarne, dell'VHI secolo, sono d'una meravigliosa beliezza e ricchezza d'ornamenta' zione. I lavori di penna e di pennello raggiungono presso gli Scoti una perfezione, una complicazione, un'armonia sorpren^ denti. I colori piu impiegati sono il rosso, il giallo e il veiv de : Toro eon apparisce mai. Questi colori, combinati con finissimo gusto, producono un beH'effetto e conservano an' cora, dopo dcdici secoli, una prodigiosa freschezza. II punto debole della miniatura celtica e la rappresenta' zione della figura umana e degli animali (1'arte celtica au" tentica non trae nessun elemento dal regno vegetale); ma dove non si tratta piu di copiare esseri viventi od oggetti naturali, bensi di trarre dalla propria fantasia combinazioni di motivi ornamentali complicati e variati, a base di T, di Z, di croci gammate, di spirali, e sopratutto d'intrecci e no^ di, Tartista irlandese arriva ad imsuperabili creazioni: veri 1L MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE labirinti leonardeschi di nastri e di cprreggiuoli che si svol- gono, s'incrociano e s'intrecciano all'infmito, senza che nei viluppi di linee estremamente complesse e variate, I'occhio sia mai turbato da un'impressione di disordine e di aggrovi- gliamento (i). Quando S. Colombano venne in Italia, la tradizione vuole che portasse sospeso al collo, in una bisaccia, un codice de- gli Evangeli, che alia sua morte rimase nel monastero di Boibbio. Esso ancora esiste. il celebre codice della Biblio- teca Torinese (ms G VI 15), note* ai critici sotto la sigla K. Da quest'unico lilbro, come da un seme fecondo, si venne costituendo la famosa biblioteca di quel cenobio. Da un documento che risale al IX secolo, ai tempi cioe dell'abate Wala (833-835), e dove figurano fra le cariche piu importanti del monastero quella del bibliotecario e del custos cartarum, rileviamo Tesistenza d'una biblioteca e d'un ar- chivio. La nascente biblioteca ricevette contributi e da pellegrmi irlandesi di passaggio, e da monaci fuggiti di patria per le incursioni danesi e ivi ricoveratisi, e da donatori van come Amalefredo, uno dei Dungals precipuus Scotorum, Petroaldo, Boniprando, Tabate Agilulfo, Teodoro, due monaci di Lu- xeuil Pietro e Guglielmo, e altri, ch'ebbero cura di traman- dare ai posteri il loro nome scrivendo sui volumi alcuni versi commemorativi. Alcuni, fra cui il Beer, ritengono anche che molte opere siano derivate alia biblioteca di Bobbio dal ce- nobio di Vivario, dove Cassiodoro, il celebre ministro di Teodorico, aveva trasportato le sue famose biblioteche di Ravenna e di Roma. (i) GOUGAUD, op. tit,, p. 330*344. -87- L'ESPANSIONE CULTURALE Accanto agli accrescimenti dovuti a queste varie prove- nienze esterne, dobbiamo porre quelli dovuti alia produzione interna dello scriptorium di Bobbio, che sussisteva almeno fin dal secolo IX : codici sicuramente copiati a Boblbio, anche nel secolo VIII, sono ora airAmbrosiana. Ci restano i norni di almeino quattro amanuensi (Giorgione, Amando, Nazeris ed Ermengario) di quest'antica scuola ch'ebbe caratteristiche e motivi d'ornamentazione propri, improntati alle scuole ir- laindesi, e che non e indegna d^essere messa accanto alle isti- tuzioni sorelle di Luxeuil e di S. Gallo. La biblioteca conteneva opere riflettenti le varie discipline ecclesiastiche (testi e commentari biblici, libri liturgici, scrit- ti dei Padri, opere agiografiche, trattati teologici e polemici) e anche opere profane (trattati di grammatica e retorica, scrit^ ti di medicina e astronomia, le opere dei principali poeti e scrittori latini). Notevole la rarita o la quasi assenza di ma^ noscritti greci : (nei f ondi giunti fino a noi trovansi parecchi palinsesti con la scrittura inferiore greca, ma con la scrittura superiore cosi antica da far ritenere che siano arrivati a Bob' bio nel loro stato attuale). In un catalogo della biblioteca compilato verso il secolo X, non cstante le molte lacune sono elencate non meno di 660 opere; ma esso e ben lungi dal darci un'idea completa di quel che fu la biblioteca nel periodo aureo del monastero. Infatti fra il secolo VII e il IX quando la pergamena era scarsa o troppo cara, o quando mancavano persone in grado d'apprezzare convenientemente libri come la versione gotica della Bibbia e autori profani come Cicerone, Lucano, Plauto, Frontone, si raschiavano quelle pagine per riprodurvi sopra testi ritenuti piu utili : cio si f ece anche con libri di carattere IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE religioso che forse esistevano in duplicate o erano di facile scstituzione. Altre opere deteriorate per 1'uso frequente e messe fuori uso, furono adoperate a far da fogli di guardia nelle rilegature di volumi nuovi. cosi che troviamo una gran copia di palinsesti fra i ma^ noscritti di Bobbio, e molti frammenti di scritture antichis" sime nei volumi giunti fino a noi. Col graduale languire della vita monastica nel venerando cenobio, anche la biblioteca ando dissolvendosi e subendo manomissioni. A partire dalla fine del quattrocento, vari umanisti, Pom' ponio Leto in testa, bracconieri di codici e di antichita clas^ siche, cominciarono a spogliare Bobbio per arricchire le Bi' blioteche di Firenze, Wolfenlbiittel, Napoli, Vienna, Parigi, Nancy, e deU'Escuriale. Federico Borromeo, fondatore dell'Ambrosiana, pote assi< curare ad essa ben 73 codici bobbiesi. L'Ambrosiana deve a loro una gran parte deH'importanza ond'essa gode presso i dotti e gli studiosi, puo ben dirsi, di tutto il mondo (i). Paolo V, attratto forse daU'esempio del Card. Borromeo, pote ottenere per la Vaticana 28 volumi, fra i quali si trova il oelebre palinsesto del De republica di Cicerone scoperto dal Card. Mai. Altri volumi passarono a Torino ai tempi di Carlo Ema* nuele I. I Francesi nel 1801 presero possesso della Biblioteca di S. Colombano, e nel 1803 le fecero subire 1'estrema jattura: i volumi che non andarono preda alle fiamme passarono nelle (i) V.: ACHILLE RATTI, Le ultime vicende della biblioteca e del" I'archivio di 5. Colombano di Bobbio, Milano, Hoepli, 1901, p. 10. -89- L'ESPANSIONE CULTURALE mani di monaci secolarizzati, di privati cittadini, di agenti della republblica : non uno di essi passo allora in biblioteche pubbliche. Grazie allo zelo e all'intuito dell'abate Peyron, ra il 1820 e il 1824 molti frammenti e una sessantina di manoscritti poterona pero essere recuperati e raccolti a Torino. Disgra- ziatamente un grave incendio che funesto quella Biblioteca nel gennaio i9O4 t doveva distruggerne una parte. Ho tratto queste notizie da Mons. GRAMMATICA, La Bi* blioteca di Bobbio (i) e dalla citata nota di Mons. A. RATTI. Valgano esse ad illustrare 1'importanza che ha avuto nel campo della cultura la grande fondazione irlandese d'ltalia. E, chiusa la parentesi, riprendiamo il nostro filo e vediamo la parte ch'hanno rappresentato gli Scoti nella rinascenza carolingia. 4. ben noto come il periodo compreso fra il prin^ cipio del VII e la meta dell'VIII secolo sia stato per I'vcci* dente continentale un periodo d'ignoranza senza uguale: gli studi 'Ccclesiastici e classici erano caduti in piena'decadenza: pochissimi fra i secolari, anche delle classi piu elevate, sape^ vano leggere e scrivere: i religiosi sapevano male il latino, ignoravano del tutto il greco, disprezzavano le lingue nazio- nali in formazione, mancavano di libri di studio e di libri di chiesa. Carlomagno comprese la necessita di migliorare questo stato di cose, specie nei riguardi del clero, se voleva affermare il prestigio del sorgente impero. Organizzb scuole con larghezza di vedute e sicuro senso pratico, e chiamo in Francia i piu reputati maestri stranieri: gli italiani Pietro da (i) In: Scuola cattolica , 1923. 90 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE Pisa, Paolino, Paolo Diacono, lo spagnolo Claudio, gli anglo- sassoni Alcuiaio t Sigulfo, Wittone e Fridugisio. Circa il 782 due Irlandesi vennero a completare questo gruppo accade- mico : uno si chiamava Clemente (da non conf ondere con 1'eretico dello stesso nome), 1'altro, piu difficile a identificare, chiamato da molti Albino, pare fosse quel Giuseppe lo Scoto, amico e discepolo d'Alcuino, di cui abbiamo gia menzionato un Commentario sul lilbro d'Isaia. Nelle Gesta Karoli Magni e raccontato Farrivo in Francia dei due Scoti, in compagnia di mercanti bretoni: si presentano essi pure come mercanti: mercanti di scienzaj si quis sapientiae cupidus est, veniat ad nos et accipiat earn. Carlomagno, informato delle loro di- sposizicni, s'aff retta a chiamarli a palazzo e a domandar loro le condizioni a cui consentirebbero d'impartire il loro sapere ai giovani franchi. Essi, che mancavano sin del necessario, non si mostrano esigenti: loca tetntum oportuna et animos ingeniosos, et sine quibus peregrinatio transigi non potest, dimenta et quibus tegamur. Clemente rimase come profes^ sore alia scuola di palazzo, e, dopo la morte di Carlomagno, u da Ludovico il Pio confermato in tali funzioni, che non abbandonb se non per andare a morire a Wurzburg, presso la tomba di S. Kiliano. II suo compagno u mandato da Carlomagno in Italia, a insegnare nel monastero di S. Ago' stino a Pavia. Piu celebri sono i Dungals. In Irlanda si trovano nume- rosi re, abati, vescovi, scribi, di questo nome, il quale non e legato ad alcun luogo o ad alcuna eta. Sul continente, in Francia e in Italia, sotto Carlomagno e i suoi successori, bi' 9 i L'ESPANSIONE CULTURALE sogna distinguerne cinque (i). II primo, che conosciamo at' traverso Alcuino, e vescovo. II secondo e Tautore della let> tera a Carlomagno sul preteso doppio eclisse solare dell'Sio: piange sempre miseria: pare che si possa identificare col recluso di St. Denis, e anche col personaggio che chiama se stesso Hibernicus exul in certi versi indirizzati all'imperato- re. II terzo e quello destinato da Lotario a prendere nell'825 la direzione della scuola di Pavia. II quarto, piu cscuro, e un poeta legato con Sedulio e autore d'un carme diretto a un Baldo magister. II quinto e il Dungalus precipuus Scot' torum, monaco di Bobbio dell'XI secolo, gia da noi menzio" nato fra i donatori di libri a quella biblioteca. Il piu interessante per gli italiani e il terzo. noto che Lotario, allarmato della decadenza generale della cultura anche in Italia, promulgo neir825 un famoso editto con cui istituiva nove scuole in nove citta d'ltalia (Pavia, Ivrea, To- rino, Cremona, Firenze, Fermo, Verona, Vicenza, Cividale del Friuli) per la gioventii che intendeva dedicarsi alia car- riera ecclesiastica (2). Alia direzione della scuola di Pavia, egli chiamo questo irlandese. In Papiam conveniant ad Dungalum de Media* lano, de Brixia, de Laude, de Bergamo, de Novaria, de Ver* cellis, de Tertona, de Aquis, de Janua, de Aste, de Cuma . Basta quest*elenco dei centri vdi reclutamento dei suoi futuri discepoli, per far comprendere Timportanza della missione che gli veniva afEdata, e quindi della stima che s'aveva di (1) V. : LUDWIG TRAUBE, O Roma nobihs, Abhandl. der k. bayer. Akademie der Wiss., I Cl. t XIX Bd. f II Abth., Monaco, 1891, p. 36. (2) V. il testo dell'Editto in: Scuola cattolica , 1922, vol. XXII, p. 108. 92 1L MOVIMENTO RELIGIdSO iRLANDESfi lui. Nella Parte II vedremo come un altro Irlandese, S, Do* nato vescovo di Fiesole, abbia avuto gran parte nella scuola istituita contemporaneamente da Lotario in Firenze per tutte le diocesi toscane. Al Dungal di Pavia si deve il ben noto trattato contro 1'iconoclasta spagnolo Claudio, eletto vescovo di Torino nell'8i6 da Ludovico il Pio, che appena entrato in possesso della diocesi aveva fatto togliere dalle chiese le cro- ci, le pitture sacre, le imagini dei santi, opponendosi anche al culto delle reliquie e ai pellegrinaggi ai Luoghi Santi. Le Dungali responsa contra perversas Claudii Taurinensis epi* scopi sententias sono importanti per le citazioni di Padri gre- ci e latini, di poeti classici, e di poeti cristiani, come Pru* denzio, Paolino da Nola e Fortunato di Poitiers, di cui con- tengono vari estratti: alludono anche all'epigramma compor sto da S. Ambrogio per la sepoltura del fratello S. Satiro (i). Alia fine deirVIII secolo e al principio del secolo seguente, sembra che Cambrai e Laon siano stati in Francia i ritrovi favoriti degli Scotti, i quali avevano anche colonie a Reims, Soissons e Liegi. Il piu celebre degli emigranti di quell'epoca (IX secolo) e Giovanni Scoto OErigena, che abbiamo gia menzionato come latinista e grecista provetto, e che soggiorno a lungo a Laon, sia come professore della scuola di palazzo di Carlo il Calvo, sia come amico del vescovo Hincmar il giovine, nipote di (i) V., a riguardo di Dungal di Pavia: GOUGAUD, op. cit., p. 287; TRAUBE, loc. cit.; OzANAM, Documents inedits pour servir a Vhistoi' re litteraire de I'ltalie depuis le VIII siecle jusqu'au XIII, Paris, Le- coffre, 1850, p. 36 ss.; F. SAVIO, Gli antichi vescovi d' Italia: il Pie* ynonte, p. 3oi'3i9 e La Lombardia, parte I, p. 916, e STOKES, Six months in the Apennines, p. aoi'226, la quale da molte notizie che possono riuscire utili, quando si tenga presente la distinzione da farsi fra i vari Dungals, ch'essa invece confonde insieme. 93 L ESPANSIONE CULTURAL^ Hincmar di Reims: grazie a lui e ai suoi compagni scotti, divenne ivi di moda di parlar in greco. Fu certamente una delle menti piu forti dell'alto Medio iEvo, ma disgraziata- mente la sua audacia non scevra di errori esercito un'infiusso pericoloso e provoco a suo carico varie condanne. Le traccie delTinsegnamento filosofico d'Erigena, sono sensibili nell'XI e XII secolo, in S. Anselmo, Ugo di S. Vittore, Onorio d'Au-- tun, come ben sanno tutti quelli che si sono occupati di questi autori. Alcuni hanno sostenuto che 1'Erigena albbia soggiomato anche a Vercelli e che da lui sia derivato quello Studio Generale (i). Altro importante campione deiremigrazione irlandese del' la meta del IX secolo e Sedulio Scotto, che si fisso a Liegi come professore nella scuola di S. Lamberto. Poeta facile, abbondante, amabile, interesso alia sua sorte, economicamen^ te poco brillante, i sovrani e i piu grandi personaggi delFe- poca: conosceva abbastanza bene il greco, senza pero rag- giungere 1'abilita dell'Erigena : come questi, possedeva un sapere enciclopedico. Ha commentato i gramatici Eutichio, Donato, Prisciano, ha spiegato I'Isagoge di Porfirio e ha composto per Lotario II il De rectoribus christianis, trattato in prosa e in versi sui doveri dei principi. Non bisogna dimenticare che gli scrittori di questa gene" razione beneficiarono non poco del loro soggiorno sul con- tinente. Dungal di Pavia, Giovanni Scoto Erigena, Dicuil, Sedulio, perfezionarono in Europa le loro conoscenze patri- stiche, geografiche, filosofiche, letterarie. Ma se noi racco- gliamo le testimonianze dei contemporanei sui dotti venuti (i) V.: PASTE, Sulk traccie dei Monaci di San Gallo, in: Scuola cattolica , 1913, vol. HI, p. 94 IL MOVlMENTO RELICIOSO 1RLANDESE d'Irlanda (e ai maggiori nomi dobbiamo aggiungere una quantita di monaci oscuri che insegnavano ortografia e gram* matica, commentavano la Scrittura, portavano dalla loro iso- la e copiavano sul continente manoscritti Ibiblici e liturgici, canoni e penitenziali), constatiamo ch'essi contemporanei consideravano come superiore la scienza dei figli d'Erin, e si rendevano perfettamente conto che il progresso realizzato nella vita spirituale e intellettuale europea era in gran parte opera loro. Beda il Venerabile apprezza altamente Teccellenza delle tradizioni di pieta e di dottrina inculcate agli Angli dai mo* naci di Lindisfarne, e cosi pure Tinaudita liberalita con cui gli Irlandesi avevano accolto presso di loro t inel VII e VIII secolo, gli stranieri desiderosi d'istruirsi. Altri autori non adoperano che superlativi per rendere la loro ammirazione per i dotti Scotti. II biografo gallese di S. Cadoc mostra il suo eroe che va a prendere lezione da questi ecceUenti mae* stri, dalla bocca dei quali raccoglie la somma del sapere occidentale . Alcuino ricorda i servizi resi al Cristianesimo dai wdottissimi maestri irlandesi, che fecero compiere cosi grandi progressi alle Chiese di Cristo in Britannia, in Gal- lia e in Italia , II monaco di S. Gallo ci presenta Clemente e il suo compagno come uomini incomparalbilmente istruiti nelle lettere sacre e profane . Un altro rappresentante del* Terudizione germanica del IX secolo, Ermenrico d'Elwangen (m. neir874), nella sua lettera all'abate Grimoaldo esalta 1'i* sola irlandese da cui ci sono giunti lumi cosi splendidi, e che, dispensando la filosofia a piccoli e grandi, ha riempito la Chiesa della sua scienza e della sua dottrina . Queste citazioni, pur tenendo conto del loro tono gene* 95 L*ESt>ANSlOt4E CULTbRALg falmente enfatico, danno un'idea della stima in cui gli stta- nieri tenevano la scienza irlandese nel suo momento piu bello (i). (i) V.: GOUGAUD, op. cit., p. 285-294, e Gaelic Pioneers, p. 42-54; L. MAITRE, Les ecoles episcopates et monastiques en Occident avant les Universites (768-1180), Paris, Picard, 1926. -96- CAPITOLO QUARTO DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO-NORMANNI i. Nel IX secolo, la disgraziata Erin divenne preda dei Vikingi. I monasteri furono saccheggiati, i monaci di< spersi, le grandi scuole abbandonate, i maestri obbligati a lasciare la patria sconvolta in cui non potevano piii vivere della loro scienza. AU'emigrazione spontanea si aggiunse questa emigrazione forzata. Uno der primi punti del litorale inglese del mar del Nord attaccati dai pirati scandinavi fu il monastero di Lindisfarne. La sua chiesa fu distrutta e messa a ruba nel 793. La prima apparizione degli Scandinavi sulle coste deirir- landa avvenne nel 795. Qualche anno dopo si stabilirpno nel" Tisola di Man, che doveva restare per parecchi secoli in loro potere. Da priincipio naturalmente attaccano le isole piccole poco popolate. Jona fu saccheggiata una prima volta nel^ I'8o6, e piii volte in seguito. Le reliquie di S. Columba sono in perpetuo moto, nel corso del IX secolo. Per sottrarle al* 1'empia rapacita dei Vikingi, si fanno passare prima in Sco* zia, poi in Irlanda? ripassano di nuovo il mare quando landa diviene a sua volta preda degli invasori. 97 DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO'NORMANNI La prima aggressione nella Brettagna armoricana fu quella che potto al sacco di Nantes neir843. Sul principio del secolo X gli uomini del Nord presero stabile dimora nella Francia settentrionale e presto si fecero cristiani. Nel 912 quel Rol- lone ch'era stato uno dei piu fieri fra gli invasori, ricevette il Ibattesimo col nome di Roberto ed ebbe in feudo da Carlo il Semplice, re di Francia, ,tutto il paese che fu poi chiamato Normandia. Il Galles non sembra essere stato seriamente visitato prima della seconda meta del secolo IX. Nell'853 e devastata An* glesey. D'allora in poi gli attacchi si rinnoyano afrbastanza frequenti. I monasteri di Llanbadarn, Menevia, Llaniltud, Llancarvan, Landydoch sono messi a sacco nel 987. Menevia attira particolarmente i pagani. Due dei suoi vescovi, Mor^ genen, nel 1023, e Abraham, nel 1078, cadono sotto i loro colpi. Le incursioni contro ringhilterra si susseguono continue durante il IX secolo, e sempre piu gravi: i pirati risalgono piii volte il Tamigi fino a Canterbury e Londra. Terribile fu sopratutto Tinvasione dell'870, quella che si chiama la grande invasions, durante la quale fu martirizzato il re del- TEstanglia, S. Edmondo (nel luogo ove poi sorse la magni' fica abbazia di Bury-St'Edmund's) e furono oltraggiati e massacrati monaci e monache con incredibile perversita e ferocia (i). Nell'875 e 876 furono devastate la Northumbria, il paese dei Pitti e lo Strat-Clut. fi noto come il re del Wes' sex, Alfredo il Grande (871 '890) riuscisse a respingere gli invasori e a ridare per qualche tempo un po* di pace al pae* (i) V. : F. HERVEY, The history of King Eadmund the Martyr and of the early years of his abbey, Oxford, University Press, 1929. 1L MdVliVIENtd ftELIGIOSO IRLANDESE se; ma la lotta continue sotto i suoi successor! in Estanglia, Essex e Mercia. Nel 988 cominci'a un periodo di nuove in- vasion! e di nuovi feroci massacri e saccheggi: Canuto di Danimarca, battezzato nel 1013, diviene nel 1016 padrone unico dell'Inghilterra. Dopo di lui, per mancanza di eredi, torna a salire sul trono un sovrano sassone, S. Edoardo il Confessore (1042-1066); ma alia morte di questi, Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, con la battaglia di Has- tings (14 ottobre 1066) afferma definitivamente sull'Inghil- terra la sovranita normanna. Anche in Irlanda, le conquiste degli uomini del Nord di- vengono nel corso del secolo IX sempre piii estese. Non un solo dei grandi monasteri, cosi fiorenti ancora nell'VIII seco- lo, sfuggi alia loro avidita. Le loro flottiglie risalivano i fiu- mi gettavano le ancore nei laghi interni dell'isola, e di li a momento favorevole, essi piomlbavano sulle chiese e sui monasteri, uccidendo e mettendo in fuga i monaci, impadro- nendosi degli oggetti preziosi, gettando in aoqua le reliquie, di cui non sapevano che fare, e saccheggiando le biblio- teche. Nell'832 il capo norvegese Thorgest (Turgesius) s*impadro- nisce d' Armagh, il cui vescovo Forannan prende in fretta la fuga con la sacra cassa di Patrizio. Si rifugia nel Munster; ma presto altre bande scorrazzanti nel sud s'impadroiniscono di lui e distruggono il suo prezioso carico. Thorgest estende la sua dominazione su tutto il nord dell'isola. A partire dal IX secolo si costituiscono in Irlanda tre re- gni danesi, quello di Dublino all'est, quello di Waterford al sud, e quello di Limerick all'ovest. La conquista e favorita dalle division! fra i sovrani locali che non cessano di com- 99 DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO-NORMANN1 battersi fra di loro, anziche unirsi contro 1'invasore: alcuni di essi arrivano persino ad allearsi con lo straniero. Tuttavia sorge un eroico campione, Brian Boru, che riporta sui danesi, il venerdi santo del 1014, la brillante vittoria di Clontarf, presso Dublino, la quale arresta il progresso della loro dominaziome, ma non ebbe tuttavia per risultato, come quella di Barbatorta in Armorica (939), d'espellere gli stra- nieri dall'isola disgraziata. II regno danese di Dublino sussi* stera fino alia conquista dell'Irlanda da parte degli Anglo- Normanni (i). 2. Queste guerre, questi rivolgimenti politici, causa' rono i piii grandi mali alia Chiesa d'Irlanda. Anzitutto gli studi per mancanza di maestri e di libri cad- dero in basso. Non si segnala una sola opera irlandese scritta in latino nel X secolo. I monaci fuggiaschi avevano por^ tato nel continente i loro piii preziosi manoscritti. II re- sto delle bilbliobeche fu disperso e saccheggiato senza ritegno dai Vikingi. Quando Brian Boru (1002-1014) voile restau- rare gli studi, fu obbligato, ci dice un cronista, a mandare ad aoquistare libri al di la dei mari. Ma non bisogna cre- dere ch'ogni vita intellettuale fosse completamente spenta nei secoli X e XI : la letteratura nazionale e le arti plastiche continuarono ad essere coltivate. Il monachismo era certo molto decaduto dal suo antico 'splendore. Tuttavia sarebbe eccessivo di credere, con S. Ber- nardo, che prima delle riforme di S. Malachia e delTarrivo dei Cistercensi in Irlanda, i monaci non fossero piu cono^ sciuti nell'isoia che per il ricordo delle fondazioni del passato. 285. (i) V.: GOUGAUD, op. cti., p. 348-353; CABROL, op. cit., p. 215- U. 100 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE Si produsse un profondo rilassamento della fede e della moralita, come del resto avvenne anche in Inghilterra (i). In seguito alia presa d'Armagh da parte di Thorgest, il culto di Thor fu stabilito nella citta santa. L'intero paese ripiombo in uno stato non molto diverso da quello che vi regnava prima dell'arrivo di Patrizio. La parola barbaro riviene a ogni passo sotto la penna di S. Bernardo per qualificare il popolo di cui S. Malachia ebbe a riformare i costumi. Le lettere scritte da Lanfranco (1070-1093) e da S. Anselmo (1093-1114) sono al riguardo important! e attestano uno spiccato abbassamento del livello spirituale e morale in Ir- landa. La gerarchia ecclesiastica era stata sempre costituita pre- cariamente nella Chiesa d'Irlanda: ora i vescovi continuano ad aumentarsi senza ragione, con consacrazioni episcopal! fatte da un solo altro vescovo. La mancanza di organizza- zione diocesana e metropolitana, che prima non aveva avuto conseguenze gravi grazie allo zelo e all'elevato spirito del clero, aveva portato* nella perturbazione e nella demoraliz- zazione gecierale, all'anarchia completa. La -dove la liturgia non era del tutto abbandonata, la libera fantasia e lo spirito d'indipendenza dettavano legge. Gli annali d'Irlanda ci forniscono pochi lumi sulla storia teligiosa degli Scandinavi. Circa il 925^ Sitric, re di Dublino, si convert! al cattolicismo, durante un soggiorno che fece in Inghilterra ma in seguito apostatb. Olaf, suo successore t mo- ri pagano nel 942. La conversione di Olaf Cuaran, figlio di Sitric, determine) nella seconda meta del .X secolo, quella (i) V.: CABROL, op* rit., p. 238*9. 101 DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO'NORMANNI di buon numero dei suoi sudditi. I matrimoni misti fra in- digeni e invasori, che sembrano essere stati frequenti in Ir- landa, poterono contribuire ad accelerare la penetrazione della religione cristiana fra i fedeli di Thor; ma furono an- che, come sempre awiene, pregiudiziievoli in molti casi alle convinzioni della parte cristiana. 3. Verso il 1035 la colonia danese di Dublino con* tava abbastanza fedeli per possedere im proprio vescovo. Qu/ella di Waterford fece nei 1096 dei passi presso S. Ansel* mo per ottenerne uno, e le fu accordato. a Canterbury e non ad Armagh che si rivolsero le cristianita danesi. la che. i primi cinque vescovi di Dublino ricevettero la consa- crazione. attraverso queste cristianita che rinfluenza ro- mana penetrera in gran parte dell'Irlanda. Gillelberto, vesco^ vo della colonia danese di Limerick, forse d'origine danese egli stesso, sara il primo Legato della Santa Sede nell'isola. Roma non aveva mai cessato d'essere considerata come la capitale del mondo cristiano, e il pontefice, per quanto mi- steriosamente lontano, era sempre considerato come il capo supremo della gerarchia ecclesiastica. Ma la gerarchia locale restava confusa, e senza forza nei 'gradi superiori. Questi d'altra parte ricevevano molto raramente un'opinione diretta da Roma. In confronto della Chiesa anglo^sassone, cosi stret^ tamente e filialmente iinita alia Santa Sede, cosi completa* mente da essa animata e formata, quella d'Irlanda poteva quasi sembrare indipendente ed autonoma. S'imponevano serie riforme per sopprimere incertezze, abusi, negligenze innumerevoli nella vita religiosa, nella liturgia, nei costumi. La spinta venne da Canterbury. Riteniendo da un lato che Gregorio Magno, dando I'autorita primaziale a S. Agostino 102 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE sui Bretoni , avesse incluso sotto tale denominazione an- che gli Irlandesi, e considerando d'altro lato il carattere mal definite e mal dimostrato della primazia d* Armagh, gli Ar- civescovi di Canterbury non esitarono a rivendicare i diritti spiritual! suU'Irlanda, come sulk Scozia e sulle isole adia- centi. Abbiamo visto che Lanfranco fece entrare alle dipen- denze di Canterbury le recenti cristianita danesi. Eadmer, Tistoriografo di S. Anselmo, connette positivamente la dio- cesi di Waterford (il cui vescovo era stato consacrato da An- selmo) con la provijicia di Canterbury. Ci mostra Gille" berto di Limerick che assiste,, in qualita di suffraganeo di Canterbury, alia .consacrazione di Bernardo, vescovo di S. David's, il 19 settembre 1115. S. Anselmo, come il suo pre- decessore, scrive difatti ai vescovi deirirlanda come a dei su/Eraganei, non solo a quellivdei regni danesi, ma anche agli altri, segnalando loro gli abusi da correggere e le riforme da promuovere nelle loro diocesi. Fu Gilleberto di Limerick che prese Tiniziativa della ri* forma in Irlanda. Scrisse un trattato De statu ecclesiae, im- portante riassunto della dottrina cristiana e del diritto eccle- siastico, che dedico a tutti i vescovi e sacerdoti d'Irlanda, molti dei quali .avevaao .-r ; egli dice vivamente reclamato un : la voro simile. . Lo zelo di Gilleberto attiro su di lui Tattenzione di Roma, ed egli fu nominato Legato della Santa Sede in Irlanda. Nessuno prima di lui aveva ricoperto tale funzione in quel paese. nella sua qualita di Legato ch'egli u chiamato a presiedere rimportante concilio che si riuni verso il r-u.8. a Rathlbreasail, e che delimitb le circoscrizioni diocesane, met-* tendo dodici sedi vescovili sotto la giurisdizione del metro- 103 , DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO-NORMANNI politano di Armagh, e le dodici sedi piu meridionali sotto quella deirarcivescovo di Cashel. Armagh conservava il suo primato onorario su tutta la Chiesa d'Irlanda, e Dublino ri- maneva alle dipendenze della provincia di Canterbury (i). 4. Gilleberto nel suo De statu ecclesiae aveva fatto menzione del pallio, per quanto tale sacro arredo fosse, e rimanesse ancora a lungo, sconosciuto in Irlanda. Fu S. Ma* lachia che nel 1139 prese 1'iniziativa dei passi per farlo con- cedere ai metropolitani insulari. Grazie a S. Bernardo, suo biografo e amico, nessuna figura di queU'epoca c'e meglio conosciuta della figura di Malachia. Egli nacque ad Armagh, nel 1094 o 1095, di famiglia di* stinta. Un recluso ch'ivi viveva, chiamato Imar, lo formb alia pieta e 1'orientb verso la vita ecclesiastica. A venticin* que anni fu ordinato sacerdote da Celso, arcivescovo d* Ar- magh. A trentun'anni fu chiamato, malgrado le sue vive resistenze, alia cattedra episcopale di Connor. Grandi erano la barbaric, Tignoranza, la depravazione del suo gregge. Con estremo zelo cercb di riformare i costumi, di restaurare la liturgia, il canto, la disciplina ecclesiastica. Ma essendo scop* piata nell'Ulster una rivoluzione, il vescovo fu costretto ad abbandonare la sua Chiesa ed a fuggire verso il sud. Allora fondb il monastero di Ibrach (Kerry). Qualche anno prima aveva gia trovato modo di restaurare 1'antico monastero di Bangor. Malachia era potentemente attirato dalla vita asce* tica e dalla disciplina cenobitica. Essendo f rattan to morto 1'arcivescovo Celso (1129), la cattedra d' Armagh cadde nelle mani d'intrusi. Si cercava un (i) GOUGAUD, op. cit., p. 356*361. 104 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE liberatore: tutti gli sguardi si rivolsero verso Malachia, che Celso morente aveva del resto designate per sup successore. Il conquistare tale cattedra era difficile impresa, in cui si ri- schiava anche la vita. Ci vollero parecchi anni di lotte per cacciarne gli illegittimi possessor!. Una volta padrone della situazione, e dopo aver ristabilito Tordine nella metropoli e occupato per tre anni quel posto eminente, Malachia rasse- gno le dimissioni (1137). Si ritiro nella sua vecchia diocesi di Connor, che divise in due circoscrizioni, conformemeaite all'antico stato di cose e alle decisioni di Rathbreasail, la- sciando la piu importante al titolare in carica della cattedra, e riserbandosi la minore, cpn residenza nella borgata di Down. Anziche restare ozioso in questo ritiro, Malachia prese in pugno, piu risolutamente che mai, gli interessi generali del- la chiesa d'Irlanda. Due punti lo preoccupavano specialmen- te: il primo era di veder confermata dalla Santa Sede Tere- zione di Cashel a cattedra metropolitana : il secotido di otte- nere il pallio tanto per il suo successore come arcivescovo di Armagh, quanto per il nuovo arcivescovo del sud, ove la Santa Sede consentisse a riconoscerlo. Per sostenere queste due richieste, Malachia nel 1139 si reco a Roma. Nell'andata si fermo a Clairvaux (Chiaravalle). La fede vivissima, la grande bonta, il disinteresse, la semplicita del santo pastore, conquistarono immediatamente il cuore di S. Bernardo, che piu tardi scriveva commosso : Mi e stato dunque concesso di veder quest'uomo. Ho goduto della sua vista e della sua parola, e, peccatore come sono, ho trovato grazia ai suoi occhi. I nostri fratelli e lui, si sono reciproca- mente edificati: egli ci ha dato un posto nell'mtimo del suo cuore . 105 DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO-NORMANNI Malachia fu parimenti accolto con grande benevolenza da papa Innocenzo II. La conferma della metropoli di Cashel fu accordata senza difficolta. Quanto alia questions dei pallii, il papa domando che la cosa fosse prima esaminata accura- tamente in un concilio nazionale : se tutto il clero d'Irlanda fosse d'accordo nel sollecitare questo favore, esso sarebbe concesso. Per dare a Malachia un pegno manifesto della sua benevolenza, Innocenzo gli confer!, prima di congedarlo, la Legazione d'Irlanda, funzione che Gilleberto, divenuto vec- chio, si sentiva ormai incapace^di coprire con frutto. II concilio domandato dal papa si pote tenere soltanto nel 1148 a Inispatrick, e decise che il Legato tornasse a Roma per ricordare a Eugenio III gli impegni presi da Innocenzo II circa i pallii. In qualita di Legato Malachia si rimise in viaggio. Come la prima volta voile passare per Clairvaux. Vi arrive il 13 o 14 ottobre 1148. Contava riposarsi soltanto qualche giomo e poi continuare il viaggio, ma il 18 s^mmalo e il 2 novem- bre spiro fra le braccia di S. Bernardo (i). 5. Amico dei monaci, antico abate esso stesso, il pre- lato irlandese era stato cosi edificato della vita dei monaci cistercensi e dalla santita del loro abate, che, dopo la sua prima visita, aveva mandate presso di loro alcuni novizi ir- landesi per f ormarvisi alia disciplina monastica, con 1'idea di creare poi fondazioni cistercensi anche in Irlanda. Nel 1142 S. Bernardo fu in grado di rimandarne nell'isola un primo sciame, che si stabili a Mellifont, nella diocesi d'Ar- (i) GOUGAUD, op. tit., p. 361*364; v. anche: D. GALLERY, S. J., St. Bernard and Ireland, Australasian Cath. Record, luglio 1904, p. 368. 106 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE magh. Questa prima fondazione fu feconda. Nel 1152 con* tava gia cinque figlie: Beatitude (Bective), Buellium (Boyle), Magium (Monasternenagh), Vallis Salutis (Baltinglas) e Be* nedictio Dei (Shrule), e anche una nipote, Inislounagh, nata da Monasternenagh. Fino all'arrivo dei Gistercensi, i monaci d'Irlanda avevano tnolto probabilmente conservato Puso delle loro regole indi* gene. La regola di S. Benedetto, senza dubbio era letteraria* mente conosciuta ii Irlanda gia nei secoli VII e VIII, ma nessun documento permette d'affermare ch'abbia dettato legge in un monastero dell'isola prima dell*arrivo dei Cister* censi. Si puo ritenere che subito dopo la morte del suo amico Malachia S. Bernardo s'occupasse di far pervenire a Roma i voti della Chiesa d'Irlanda. II papa regnante, Eugenio III, era infatti un discepolo dell'abate di Chiaravalle. In ogni ca* so nel 1151 il cardinal Giovanni Paparo arrivava, in qualita di Legato a latere, per regolare le questioni ecclesiastiche pendenti. Nel marzo 1152 un concilio composto di 22 vescovi e 300 altri ecclesiastici si riuni a Kells, sotto la presidenza del Le- gato. Opero un rimaneggiamento profondo nella costituzione della Chiesa insulare. Molte diocesi minuscole ifurono sop* presse : un arciprete vi prese il posto del vescovo. Ne furono conservate 38 che furono divise in 4 provincie metropoli* tane: Armagh nell'Ulster, Dublino nel Leinster, Cashel nel Munster, e Tuam nel Connaught. Infine il cardinale conferi il pallio da parte del Sovrano Pontefice, non solo agli arcivescovi di Armagh e di Cashel, 107 DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO'NORMANNI come aveva chiesto il concilio di Inispatrick, ma anche ai due nuovi metropolitan!. Altri punti riguardanti la disciplina, la liturgia e la pratica dei Sacramenti, da migliorare secondo i voti di Lanfranco e di S. Anselmo, furono regolati a Cashel nel 1172. Con cio si puo considerate essenzialmente compiuta la riforma della Chiesa Irlandese (i). 6. Poco dopo il concilio di Kells, da cui la Chiesa d'Irlanda era uscita rinnovata e rinforzata, si produsse 1'av- venimento politico piu importante della storia dell'isola, le cui conseguenze, in una certa misura, durano ancora: la sua conquista da parte degli Anglo'Normanni (i 169^1 171). sotto Enrico II Plantageneto (1154' 1189). Con tale conquista le sorti deirirlanda vennero a dipendere per otto secoli dal^ Tlnghilterra. Si vuole che il papa inglese Adriano IV (1154-1159) aves- se fin dal 1155 autorizzato Enrico, con la famosa bolla LdU" dabiliter, a intraprendere questa conquista, e che il suo sue- cessore Alessandro III (1159-1181) confermasse, con altra bolla del 1172, la conquista awenuta. Molto e stato discusso suirautenticita di questi document!. II papa si dice nella prima bolla avendo conosciuto il santo desideria del re di penetrare in Wanda ad subdendum ilium populum legibus, et vitiorum plantaria inde extirpanda, concede il suo permesso pro dilatandis Ecclesiae terminis, pro vitiorum extinguendo decursu, pro corrigendis moribus et virtutibus inserendis, e conclude esortando Enrico ad adope-" rarsi per gentem illam bonis moribus informare. II secondo (i) GOUGAUD, op. tit., p. 364-368. 108 IL MOVIMENTO RELIGIOSO documento, attribuito ad Alessandro, confenna concessionem eiusdem (Adriani) super Hibernici regni dominio vobis (Hen* rico) indulto, nella speranza che eliminatis terrae illius spur* citiis, barbara natio quae Christiana censetur nomine, vestra indulgentia marum induat venustatem, et.,. gens ea per vos Christianae professionis nomen cum effectu de cetera conse- quatur. Mons. HAGAN (i) ritiene che lo stesso contenuto di queste bolle non deponga in favore della loro autenticita. Come gratificare egli scrive di accuse .cosi grossolane un pae- se che 'per tutto 1'alto medio-evo ha dato all'Europa conti* nentale una vera dinastia di santi e di pensatori, da S. Co lombano a Scoto Erigena? Come affidare una missdone di propaganda religiosa ai carnefici di Tommaso Becket? (2). II GOUGAUD (3) ritiene invece che gli argomenti dei partigiani dell'autenticita siano preponderant!. Egli aggiunge che si e molto esagerata la portata e il significato di dette bolle, delle quali i contemporanei parlarono pochissimo perche non die* dero loro grainde importanza. R. DUNLOP (4), e M. HAYDEN- G. A. MOONAN (5) riconoscono pure come prevalenti gli ar* gomenti a favore delPautenticita. (1) Insula Sanctorum, p. n ss. (2) Tommaso Becket era stato da Enrico II prima creato primate di Canterbury, e poi fatto uccidere a tradimento, a pie dell' alt are, nel 1170. (3) Op. di., p. 367, ove cita KATE NORGATE, The Bull Laudabili' ter, in: English Historical Review , VIII, 1893, 18*52, e H. THURSTON, The English Pope and his Irish Bull, in The Month , aprile e maggio 1906. (4) Ireland from the earliest times to the present day, Oxford Uni- versity Press, 1922, p. 27 e 32. (5)A short history of the Irish People, Longmans Green and Co., 1927, p. 116. 109 DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGL1 ANGLO'NORMANNl Sta di fatto che in questo periodo dilago contro 1'Irlanda uoa spietata campagna denigratoria che cerco di cancellare ogni traccia del suo glorioso passato come se non fosse mai esistito. I suoi promotori furono gli Anglo-Sassoni, i quali, come e noto, malgrado un periodo iniziale d'antagonismo coi Normanni, mantennero gagliardamente la loro posizione in Inghilterra, e conquistarono gradualmente i propri conqui- statori, com'e provato, fra Taltro, dalla struttura prevalente- mente anglo-sassone dell'attuale lingua inglese. La sorda ostilita degli Anglo-Sassoni contro gli Scoti, a cui pur tanto dovevano, era d'antica data. Anche dopo la loro grande sottomissione sul terreno di- sciplinare dice il GOUGAUD (i) gli Scoti s'erano visti perseguitati, fin oltre il IX secolo, da un vago sospetto, se non d'eterodossia formale, almeno di temerita e di disinvol- tura nelle opinioni e nei metodi, sospetto prodotto dalla loro grande liberta di procedere e dalla loro franchezza 3i parola. Furono sopratutto i loro yicini Anglo-Sassoni che li scredi- tarono: per principio, per differenza di temperamento, e probabilmente anche per gelosia... II carattere spontaneo e ardente degli Irlandesi scandalizzava gli Anglo-Sassoni di sangue freddo, imbevuti di spirito romano, sempre in ascolto per cogliere le minime direttive pontificie, Se, come e lecito credere, la Santa Sede assunse informazioni sulla vita delle cristianita celtiche attraverso gli uomini di chiesa inglesi, oc- cupati a far continuamente la spola fra il loro paese e Roma, si spiegano facilmente le prevenzioni dimostrate da piu d'un documento romano . (i) Op. tit., p. 378 ss. no IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE Quando gli Anglo-Normanni, dopo la conquista dell'Irv landa, sentirono il bisogno d'accreditare in qualche modo le malignita propalate contro Tlsola verde, trovarono Tuomo in Giraldo Cambrense. Egli era un monaco del Galles sbar* cato in Irlanda coi primi invasori Anglo-Normanni : suo zio, David Fitzgerald, vescovo di St. David's, era stato uno dei piu attivi organizzatori della spedizione inglese. Fra il 1185 e il 1190 Giraldo scrisse con stile agile e vivace due opere piene di velenose calunnie ch'elbbero im'immensa fortuna e che si ripercossero sinistramente sulla fama dell'Irlanda : la Topographia e VExpugnatio (i). Ecco come egli descrive gli Irlandesi : Gens hctec est gens inhospita, gens ex bestiis so- lum, ei bestialiter vivens, gens agriculturae labores aspernens. Gens hftec est gens spurcissima, gens vitiis involutissima, gens omnium gentium in fidei rudimentis incultissima,... Gens adultera, gens incesta, gens illegitime nata et copulata, gens exlex... Gens haec est inconstans, varia, versipellis et versuta, sola in instabilitate stabilis, sola in infidelitate fidelis. Et po* tius timenda eorum ars quam mars, pax quam fax, mel quam jel, malitia quam militia f proditio quam expeditio, amicitia quam inimicitia. Egli forni il tipo, diede il tono, divenne il modello dei posteriori scrittori inglesi sull'Irlanda , che, come lo Stany- hurst, il Campion, il Morrison, lo Spencer, riferirono indegne invenzioni, generalizzarono e ingigantirono i vizi degli strati sociali piii bassi, e sopratutto tralasciarono sistematicamente tutto quello che poteva essere detto con giustizia ad onore di coloro che lo meritavano: S. Bernardo s'era ben guardato (i) V.: HAGAN, op. cit., p. 12. in fiALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUlSTA DEGL1 ANGLO-NORMANNI da cio : aveva colpito dove c'era da colpire, ma aveva esal- tato dove c'era da esaltare (i). Vogliamo far qui una breve parentesi circa I'origine dei Fitzgeralds che alcuni hanno derivato dall'Italia. Nella nuova edizione del WADDING (2) si riporta un inte- ressante brano d'un manoscritto d* Antonio de Terrinca, O. F. M, conservato nel convento d'Ognissanti a Firenze, se* condo il quale due frati francescani fiorentini si sarebbero di* retti verso 1'Irlanda nel 1230, cum quibusdam nobilibus de Gerardis e patria (Firenze) rebelUs (sic). Questi nobili erano Maurizio e i suoi fratelli Gherardo e Tommaso, i quali, ar* rivati in Inghilterra, sarebbero stati benignamente accolti da Enrico II e sardbbero entrati a far parte delle sue milizie. Maurizio indi sarebbe stato mandato a sottomettere 1'Irlan* da: conquistatala, avrebbe avuto in dono dal re vastissimi possedimenti trasmissilbili in perpetuo per via ereditaria, e sarebbe stato nominato conte di Kildare. Da questo Maurizio de Gerardis avrebbe avuto origine, secondo il De Terrinca, la nobile famiglia irlandese dei Geraldines (chiamati >poi an- che FitZ'Gerald); egli sarebbe stato il primo ad accogliere i Minori in Irlanda e a costruir loro dei conventi. In fine egli stesso, abbandonando il mondo e le ricchezze, sarebbe en* trato neirOrdine e sarebbe morto santamente nel convento di Youghal nel 1257 (3). Che gli Ordini Mendicanti al loro arrivo in Irlanda siano stati favoriti dagli Anglo'Normanni, che cercavano di acca^ (1) V.: HAGAN, op. di., p. 11*28. (2) Anndles Minorum, Quaracchi, 193 1, II t p. 734. (3) Cfr.: FlTZMAURiCE'LlTTLE, Materials for the history of the Franciscan Province of Ireland (1230*1450), Manchester, The Uni- versity Press, 1920, p. 27, 112 IL taOVlMENtO RELlGlOSO IfcLANDESg parrarseli, e esatto (i); ma qui il De Terrinca raccoglie voci inesatte e confonde awenimenti . accaduti a molta distanza di tempo ra loro. La prima invasione normanna in Irlanda, con Tintervento di un Maurizio FitZ'Gerald appresso a un Roberto Fitz-Stephen, risale al 1170, mentre 1'assegnazione della contea (earldom) di Kildare ai Fitz-Geralds risale sol- tanto al 1318 (2). vero che anche in qualche libro ingle^ se (3) si trova un accenno alia probabile origine fiorentina del Fitz*Geralds, ma cio non ha fondamento storico. II conte Akssandro Pecori Giraldi, di Firenze, gentilmente mi comuk nica non risultare dai libri di famiglia che i Fitz-Gerald it' lanHesi ne certi Geraldy francesi (che pur si dicono oriundi italiani) abbiano a che fare coi Giraldi. Nel seicento un ramo dei Giraldi passo in PortogaUo, e uno di essi divenne Vicere del Brasile. Il ramo rimasto a Firenze si estinse nella seconda tneta del settecento, patrimonio e nome passando ai Pecori. Il famoso gruppo di famiglie (Fitz^Gerald, FitZ'Stephen, FitZ'Henry, De Barry e altre) conosciuto nella storia .irlan^ dese col nome di Geraldines, e d'origine cambro-normanna. II Maurizio Fitz-Gerald della spedizione del 1170, fratello del vescovo di St. David's prima nominato, e Roberto Fitz^ Stephen, erano di sangue misto gallese e normanno, e preci' samente figli t da padri normanni diversi, della principessa gallese Nesta, le cui molteplici awenture sono rimaste fa^ mose nella cronaca di quelTepoca (4). locoraggiati dalPesempio inglese, gli Scozzesi presero in (1) V. anche: HAYDEN-MooNAN, op. tit., p f 147. (2) Ib., p. in e 161. (3) Ad es. : Leading events in the history of the Church, by the Sisters of Notre Dame, Washburn, Londra, 1910, IV, 226. (4) V. : HAYDEN-MOONAN, p. 109, e DUNLOP, p. 28-29. 113 8 DALLA CONQUISTA DANfisE ALtA CdNQUlSTA DEGL1 ANGLO'tfORMANNt questo tempo ad approfittare del loro nome per confondere e alterare la realta storica, per appropriarsi le antiche glorie degli Scotti d'Irlanda facendoli passare per Scozzesi, e per appropriarsi anche com'e stato gia detto le loro fon- dazioni continentali. Sotto il peso del grave giogo Anglo-Normanno, la povera isola, gia prima tanto provata dalle invasion! danesi, entrava in un periodo di avvilimento senza pari. Ma proprio in que* sti ultimi secoli del Medio Evo, mentre cessava la Bella fio- ritura religiosa e dottrinale dei Celti, questi presero e tennero TEuropa sotto un f ascino d'altro genere : sotto il f ascino del' le arpe dei loro bardi. Alle meravigliose fonti poetiche e let' terarie della piccola razza politicamente stratigolata, vennero a gara ad abbeverarsi le imaginazioni di tutti i popoli: le fmzioni dei Celti, piene di sogno, di mistero, di malinconia, di passione, furono un fecondo lievito per tutte le nascenti letterature continentali. questo un altro grande servizio reso 4 a i Celti al mondo. Nel prossimo capitolo, tratteremo brevemente di tale ar* gomento, con speciale riguardo all'Italia. 114 CAPITOLO QUINTO L'INFLUENZA DELLE LEGGENDE CELTICHE SULLA POESIA MGDIOEVALE EUROPEA i. Una delle corde caratteristiche vibranti nella let* teratura celtica e lo spirito d'avventura, quel bisogno di ccav rer dietro all'ignoto che si ritrova nelle ardite crociere atlan* tiche di S. Brandano, nelle imprese di mistica cavalleria di Peredur, nelle terrificanti peregrinazioni sotterranee di Owen. Altro lato peculiare della stessa letteratura e il senso di mistero ch'ha portato nell'aniore, e la grande delicatezza con cui ha considerato la donna, idealizzandola, sollevandola in certo senso al disopra delTuomo. La visione classica della donna nan era certo questa: e basta paragonare Ginevra e Isotta con le furie scandinaye di Gudruna e di Crimilde, per vedere come non fosse neppure quella germanica. Nei poemi carolingi la donna e senza carattere e senza in- dividualita: Tamore e brutale come nei romanzi di Ferabras o appena indicato come nella Chanson de Roland. Invece presso i Celti la donna diviene un ideale di dolcezza e di belta che guida tutta la vita d'un eroe: la felicita di lui sta tutta nei servirla e nei meritare la sua stima : egli non trova impiego piu beilo della sua forza che nei salvare la debilita se minacciata e nei vendicarla se offesa. 115 I/INFLUENZA DELLE LEGGENDE CELTlCHE, ECC. Quest'ultima concezione e in fondo un aspetto particolare d'una qualita piu generate dell'anima celtica, cioe d'una viva simpatia per tutti gli esseri deboli, d'un'ardente pieta per tutti gli esseri sventurati. Vediamo i Celti cercare una possi- bilita di redenzione anche per il male piu irrimediabile : S. Cadoc si tormenta per la sorte dell'anima di Virgilio, S. Bran- dano vede sopra una roccia in mezzo ai mari polari Giuda il Traditore, al quale ogni settimana e concesso un giorno di refrigerio dalle fiamme dell'mferno. Una coperta ch'aveva dato una volta in elemosina ad un lebbroso, tempera li le sue sofferenze (i). Chi conosce gli Irlandesi sa come anch'og* gi, fra una lacrima ed un sorriso, posseggano una straordi* naria facilita alia compassione e al perdono. E forse la fami* glia celtica e fra le famiglie umane che hanno piu sentito il fascino del farsi pusilli, dello scomparire dal mondo, del cer^ care Dio nella penitenza, lontano dagli occhi dei parenti e degli amici. Pagine in cui giustamente il GOUGAUD (2) riconosce un'arte squisita , la magia d'un maestro della penna , ha scritto al riguardo il RENAN (3). Dal punto di vista reli* gioso esse risentono purtroppo dei suoi errori razionalistici, e da quello storico risentono d'un fervore d'ammirazione troppo ardente (egli era armoricano), che gli fa vedere solo luce la dove un sereno spirito critico vedrebbe anche omlbre. Egli arriva ad es. ad attribuire all' invincibile bisogno d'il- (1) V.: D. BERGAMASCHI, Giuda Iscariota nella. leggenda, nella tradiftone e nella Bibbia, in: Scuola cattolica , 1909, vol. XV, p. 299 s. (2) Les chr. celt., p. 26-27. (3) La poesie des races celtiques, in Essais de morale et de criti- que, loeme ed., Paris, Caiman-Levy, 1929. 116 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE \ lusione anche il difetto non raro fra i popoli celtici, della tendenza all'ubbriachezza (i). 2. L'imaginazione celtica ha agito sull'imaginazione medioevale delFEuropa attraverso le leggende del ciclo d'Ar- tu e attraverso un gruppo di speciali leggende religiose* Pochi eroi devono meno di Artii alia realta. Ne Gilda, ne Aneurino, suoi contemporanei, ne parlano. Beda non cono- sce neppure il suo nome; Taliesin e Liwarc'h-Hen non lo presentano che in seconda linea. In Nennio, autore della Historia Brittonum, che sembra sia vissuto nel sec. VIII o IX, la leggenda al contrario e ,pienamente sbocciata. Arturo e gia lo sterminatore dei Sassoni; non ha mai subito disfatte; e il sovrano d'un esercito di re. Infine in Goffredo di Mon^ mouth (circa il 1147) ^ a creazione epica e compiuta (2). cosi poco credibile che un piccolo re del VI secolo, non ricordato dai contemporanei, abbia preso presso i posteri proporzioni cosi colossali, che molti critici hanno supposto che 1* Arturo della leggenda e I'oscuro re di questo nome (se pure ha esi' stito) non ablbiano niente in comune fra loro, che il figlio di Uther Pendragon sia un eroe completamente ideale (3). L* Ar- turo della leggenda ha caratteri di universalita : e il capo di un ordine ugualitario dove tutti si assidono alia stessa mensa (la Tavola Rotonda) e dove Tuomo non vale che per la sua bravura e per le sue intrinseche qualita. La corte ideale pre- sieduta da Ginevra, dove si riunisce il fiore degli eroi attorno al sovrano, dove le donne, caste quanto belle, amano secon- (1) Op. dt., p. 386. (2) V. : H. OSKAR SOMMER, The Vulgate version of the Arthurian romances, edited from Manuscripts in the British Museum, 7 voll., Washington, Carnegie Institution, 1909-1913. (3) V.: E. K. CHAMBERS, Arthur of Britain, Londra, 1927. L'INFLUENZA DELLE LEGGENDE CELTICHE, ECC. do le leggi della cavalleria, dove il tempo si passa ascoltando racconti e imparando la cortesia, ha incantato il mondo. At- torno alia Tavola Rotonda il Medio Evo ha raggruppato tutte le sue idee di eroismo, di belta, di pudore e d'amore. Se si paragona la letteratura europea anteriore all'introduzione dei romanzi celtici sul continente, con cio ch'essa divenne quan- do i trovatori si misero ad attingere a quelle sorgenti, si ri- conosce senza fatica che un elemento nuovo e entrato con tali racconti nella concezione poetica dei popoli cristiani e Tha profondamente modificata. II poema carolingio, per la sua tessitura e pei mezzi che mette in opera, non esce dai dati classici. In Rolando non sp'untano ancora gli elementi romantici per ecoellenza, Tamore della natura, la vita nella foresta, Tardore deirimaginazione che corre senza posa dietro airignoto, Tavventura misteriosa. Perceval e Tristano, al con- trario, appartengono a un altro mondo, che un abisso separa da quello in cui s*agitano gli eroi dell'antichita. sopratutto idealizzando la donna e presentando I'amore come mistero e come volontaria servitu, che i Celti produssero la grande metamorfosi della poesia medioevale. Si noti che lo zelo del cavaliere nel difendere 1'onore della donna e divenuto un eufemismo malizioso solo presso gli imitatori francesi, che trasformarono il pudore originale dei romanzi bretoni in uina galanteria scandalosa, la quale grava ancora sulla reputazione del romanzo. Quasi tutti i tipi di donna che il Medio Evo ha conosciuto, Ginevra, Enide, Isotta rirlandese, vengono dalla corte d'Artu* Certamente la cavalleria deriva da una tendenza deirimaginazione che s'impadroni di quasi tutti i popoli delPEuropa nel XII secolo, ed e un fenomeno troppo complesso perche gli si possa assegnare una sola origine, ma 118- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE certo trovo la sua prima espressione letteraria presso i popoli celtici: e 1'idea di considerate la stima d'una donna come guida dell'attivita del cavaliere, e di erigere 1'amore a prin- c jpio di moralita, non ha certamente niente d'antico ti dovettero scorgere 1'anormalita della convenzione dice Mons. HAGAN (i) meno gli Irlandesi, forse troppo lon- tani e isolati per seguire le vicende politiche nei loro motivi segreti . Ma poi si scossero, aprirono gli occhi, e intrapre* sero una reazione che duro fino al principio del cinquecento. tutta una serie di lotte caotiche, in cui hanno gran parte le rivalita dei vari elementi indigeni fra loro, e sulle quali non e il caso di soffermarci. Ne troveremo traccia nelle vi* cende episcopali del B. Taddeo Machar. 2. Scoppiato lo scisma sotto iEnrico VIII (1509' 1547), il clero irlandese (salvo poche eccezioni) resiste e reagisce su- bito. Quando Enrico VIII si dichiara Capo Supremo della Chiesa, egli pretende dall'Irlanda la stessa sottomissione che pretende daH'Inghilterra, ma quantunque Enrico VIII an^ cora rispetti il dogma cattolico, trova nel clero irlandese una resistenza vivissima al distacco da Roma, non ostante le gra- vi penalita sancite dalle nuove leggi. Quando il re porta nel Parlamento Irlandese (1536) VAtto di successione (che tende ad escludere dal trono Maria, figlia della disgraziata Cate^ rina d'Aragona) non puo farlo passare che privando illegal' centi buoni volumi, di carattere ben diverse: M. HAYDEN e G. MOO' NAN, A short history of the Irish People from the earliest times to 1920, Dublin, The Talbot Press Ltd., 1921, e R. DuNLOP, Ireland from the earliest times to the present day, Oxford, University Press, Humphrey Milford, 1922. (i) Insula Sanctorum, p. n. 134 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE mente del diritto di voto tutti i dignitari ecclesiastic! che vi seggono. Quando impone con la forza 1'Atto di soppres* stone di tutti i monasteri, molti religiosi si fanno incarcerare e anche massacrare per la resistenza che oppongono alle con- r L 3 r-'rr" fische. : . ';-i Sotto Edoardo VI (1547^1 553), che com'e noto passo dallo scisma disciplinare allo scisma dogmatico, cioe alTeresia vera e propria, sopprimendo poi la Messa (1549) ed autoriz- zando il matrimonio del clero, non furono tradotti in irlan- dese il Communion Service, i due successivi Prayer-books, e il Credo in 42 articoli del 1552. Questa misura, presa con la mira di anglicizzare 1'Irlanda, u forse prowidenziale per te- nere la massa del popolo immune dal contagio. Dowdall, arcivescovo di Armagh e Primate d'Irlanda, difese energica- mente i diritti della Chiesa, e in conseguenza gli u tolta la primazia che venne conferita alia sede di Dublino; ma la riforma non prese piede nel paese. Sotto Maria la Cattolica (1553-1558), negli anni del suo regno in cui infierirono in Inghilterra le deplorate persecu^ zioni contro i Protestanti, molti di essi cercarono scampo iin Irlanda. In secoli caratteristici per la persecuzione delle co- scienze, la cattolica Irlanda offri i primi esempi di quella tolleranza religiosa che distinse piu tardi il cattolico Maiy^ land, fondato per i profughi di qualsietsi confessione cristiaina da Cecilio Baltimore nel 1633, 3. fi noto che Elisabetta (1558-1603) dentro tre mesi dall'avvento al trono formo la legislazione completa della nuova Chiesa di Stato, e comincio subito a imporla con la forza. Si passo in Irlanda per gli stessi successivi gradi che in Inghilterra. Dapprima s^mpose VAtto di supremtizia che IL MARTIRIO DELL'IRLANDA riconosceva il Capo dello Stato come Capo della Chiesa e abrogava ogni gmrisdizione spirituale del papa: il clero non aveva altra scelta che di giurare quest'Atto o essere deposto dall'ufficio. Poi s'impose YAtto d'Uniformita col quale s'or- dinava di usare nel servizio divino e neiramministrazione dei Sacramenti il secondo Prayer'baok di Edoardo VI (leg- germente modificato da Cecil) invece della liturgia cattolica, e si obbligava tutti, sotto pena di forti multe, ad assistere al servizio protestante. Per sottomettere i cattolici si pro- cedette come in Inghilterra: prima si presero di mira i ve- scovi, poi il resto del clero, cercando d'olbbligarlo a con/or* nuirsi alia volonta dello Stato, finalmente il popolo, appli' cando le multe a quelli che non presenziavano la domenica il nuovo servizio divino. Qui Tlrlanda comincio a dare il suo glorioso esempio al mondo; a dispetto di tutte le leggi, i vescovi e i sacerdoti irlandesi si ritirarono nei boschi e nei castelli diruti delle montagne, dove il loro gregge li seguiva per ascoltare la Messa e ricevere i Sacramenti. Le piu feroci crudelta si commisero su tutti i sacerdoti che caddero nelle mani degli ufficiali della Corona, a cominciare dal vescovo di Mayo, O f Hely (1578) e dall'arcivescovo di Cashel, O* Hurley (1584). Nelle citta un po' grandi, ove Tesodo festivo non era facile, si usavano mezzi tirannici per obbligare il popolo ad andare alle chiese protestanti. Ad evitare le multe, mold andavano la mattina alia Messa e nel pomeriggio alle chiese protestanti : i rettori di queste s*accorsero presto dello stratagemma e cominciarono a fare 1'appello dei parrocchiani presenti alia funzione del mattino. Centinaia di sacerdoti, secolari e regolari, furono messi a morte per inobbedienza alle leggi, compresi vari profughi daU'Inghilterra. Il popolo - 136 - IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE alia fine si sollevo, ma non essendovi un piano prestabilito di rivolta, i capi vennero disfatti a uno a uno e giustiziati. Le terre dei nobili insorti vennero confiscate, e si riprese in grande il sistema, inaugurate sotto la regina Maria, d'inv piantare colonie inglesi in Irlanda, che porto al popolo tante terribili miserie. Fu incaricato Essex di eseguire questo pro- getto: egli impegno una guerra selvaggia contro gli Irlandesi, massacrando e devastando senza pieta. Le contee di Kerry, Cork e Limerick furono offerte agli avventurieri inglesi co- me campo d'imprese coloniali. Questa crudele iniquita spinse la popolazione, sia d'origine celtica che d'origine anglo- normanna, a cercare aiuto contro Plnghilterra presso le na- zioni cattoliche dIEuropa. Francia e Spagna erano troppo im- pegnate sul continente per dare ad essa ascolto. Il Papa man- do un piccolo esercito, che si fermo a prestare aiuto a Seba- stiano di Portogallo nella sua guerra in Marocco subendo gravissime perdite: i pochi superstiti cercarono di arrivare in Irlanda, ma dopo molte awenture furono fatti a pezzi. La storia del rimanente regno d'Elisabetta e formata da lotte fra i van signori locali e da rivolte contro gli Inglesi. Ma gli anni dal 1600 al 1602 videro in Irlanda una miseria senza pari. Gli Inglesi presero a distruggere e incendiare i raccolti per provocare la carestia, e si contarono a migliaia le vittime di questo mostruoso piano, che colpi prima il Munster e poi TUlster. Ma con tutto questo la regina che aveva domato Plnghil- terra non aveva domato PIrlanda. 4. Come i cattolici inglesi, gli irlandesi accolsero leal- mente Giacomo I (1603-1625), figlio di Maria Stuarda, il quale congiunse sotto il suo scettro, per unione personale, le 137 IL MARTIRIO "DELL'IRLANDA due corone di Scozia e d'Inghilterra; come quelli, si aspet- tavaino una restaurazione del cattolicismo, e come quelli fu- rono condannati a un'amara delusione. Egli anzi, sebbene a intervalli e piu contro i singoli che contro la massa, inaspri con nuove disposizioni le sanzioni penali di Glisabetta, e ri- dusse la vita di molti cattolici ad una serie di multe con' tinue e rovinose, e di Ibarbare perquisizioni diurne e notturne, con la prospettiva della prigione, della tortura e della con- danna a morte per tradimento. Un centinaio di nobili irlan- desi lasciarono la patria nel 1607 e finirono col rifugiarsi in Roma: di essi O* Neill, suo figlio Ugo e due O* Donnells, riposano nella Chiesa di S. Pietro in Montorio in Roma. Ma anche questa volta si vide che iin Irlanda la legge inglese poteva applicarsi con successo solo nelle vicinanze di Du* blino; e anche ivi dopo qualche tempo, poiche quasi tutti gli abitanti rimanevano fedeli a Roma e nessuno voleva ce* dere, si dovette rinunziare all'imposizione forzata degli Atti di Supremazia e d'Uniformita. Giacomo I ebbe maggior sue- cesso con le sue colonie (plantations, piantagioni), e tutto 1'Ulster u occupato da imprenditori inglesi e scozzesi. Tutti i proprietari di vasti fondi dovevano essere protestanti, e i loro fittavoli e contadini dovevano professare la religione di Stato. I fondi piccoli (appena un decimo deU'area totale) potevano appartenere sia a protestanti che a cattolici, i quali in questo caso potevano dispensarsi dal sottoscrivere 1'Atto di Supremazia. L'Ulster fu cosi protestantizzato, per opera specialmente dei presbiteriani scozzesi. Gli agricoltori irlan^ desi spodestati, col cuore pieno d'amarezza, rimasero nella miseria sulle loro colline, per le loro vallette e torbiere, senza -138- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE che si riuscisse a staccarneli. Piccole piantagioni furono fatte anche nel Leinster. Bisogna ricordare che durante tutto questo tempo, e per molto tempo dopo, i cattolici inglesi si rivolgevano all'Ir- landa per il Sacramento della Cresima, non essendovi piu in Inghilterra vescovi cattolici. Di quando in quando un ve- scovo irlandese, si awenturava nell'isola vicina e cresimava tutti quelli che a tal fine gli si presentavano. Dall'Irlanda si portavano anche i Sacri Crismi per i Sacramenti del Batte- simo e delllEstrema Unzione. Nel 1616 Giacomo I nominb suo luogotenente in Irlanda Oliver St. John, ma dovette richiamarlo perche con 1'appli- cazione rigida delle sanzioni penali aveva fatto nascere un fermento cosi pericoloso che la sua permanenza avrebbe pro^ vocato una rivolta. Fu inviato al suo posto Lord Falkland, mite e tollerante, e i Cattolici colsero subito roccasione per costruire chiese e aprire scuole, malgrado lo scalpore dei Pro- testanti. . ;| ^-|p] 5. Carlo I (1625-1649) lo richiamo nel 1629, e la persecuzione ricomincio. Ma avvennero tali tumulti che an- che questo re dovette dar ordine ai magistrati di desistere dal tentative d'abolire la Messa e d'imporre al popolo la re- quenza al servizio protestante. Wentworth, mandato a governare Tlrlanda nel 1633, ri> prese il sistema tirannico. Non rispetto la parola data dal re al popolo, che tormento con multe, confische e progetti di , nuove piantagioni nel Connaught, iticorrendo nell f odio generale. Egli inoltre fece quanto pote per rovinare il com- mercio fiorente delle lane. Fu richiamato nel 1640, ma quan- do aveva gia spinto gli Irlaindesi alia rivolta. Essa scoppio 139 IL MARTIRIO DELL'IRLANDA nel 1641. Awennero per molti anni tumulti selvaggi, assas- sini, massacri in massa, saccheggi d'ogni genere. In molti luoghi si facevan le vendette su singoli Protestanti scelti come capri espiatori, ma furono numerosi i sacerdoti catto- lici che esposero in tali occasioni la loro vita per salvare gli eretici inseguiti. Durante tale ribellione troviamo in campo quattro par- tita politici: quello dei Vecchi Cattolici irlandesi, quello dei primi coloni inglesi che s'erano convertiti in seguito a ma- trimoni misti (chiamati qualche volta Anglo-Irlandesi) e che il clero cerco d'aver dalla sua creando la cosidetta Confede- razione di Kilkenny, un partito di Puritani ostili al re e un partito di Protestanti lealisti favorevole al re. Ardeva frat- tanto in Inghilterra la guerra civile fra re e Parlametito. Carlo I tento di trattare con la Confederazione e si con- venne una tregua generale. Ma il Parlamento Inglese ordiino ai Puritani di non accettare il patto. II re tento un trattato segreto, promettendo piena tolleranza religiosa, ma lo scon- fesso quando il Parlamento n f ebbe sentore. Nel 1645 ^ mandato in Irlanda un nunzio papale, Giovan Battista Rinuc' cini, Arcivescovo di Fermo, per comporre il dissidio ancora esistente fra i Vecchi'Irlandesi e gli Anglo-Irlandesi, per propagare la fede e sostenere il re. II vicere Ormond riusci a provocare la rottura della Confederazione cattolica: da un lato i Vecchi'Irlandesi, col Nunzio, chiedevano il ritorno completo al culto cattolico in tutto il suo splendore, dall'al- tro gli Anglo'Irlandesi si dichiaravano soddisfatti di piu mo- deste condizioni di pace. Per timore che Dublino potesse cadere in mano delle truppe cattoliche, Ormond la cedette nel 1647 al Parlamento Inglese, che allargo le sue conquiste 140 II MOVlMENTO RELIGIOSO IRLANDESE nel Munster. Finalmente, dopo sette anni di guerra, fu fir* mata la pace, e fu promessa 1'abolizione delle sanzioni pe- nali. Questo awenne nel 1649; due settimane dopo Carlo I era decapitato. Comincio allora per 1'Irlanda un periodo an- che piu tremendo; 6. Si voile imporre a viva forza la Repubblica anche airirlanda e alia Scozia, le quali non I'accettavano in nessun modo e aiutavano invece Carlo II, figliuolo del sovrano giu- stiziato, che tentava di riafferrare il trono. Cromwell, fan ferrea energia, batte Carlo II e sottomise Scozia e Irlanda con straordinaria rapidita e con estrema crudelta (1649'! 651). Fu in Irlanda una vera guerra di sterminio che lascib le gran- di citta prive di abitanti: veramente come molti autori si compiacciono di ripetere, usando la frase di Tacito la ferocia puritana ottenne la pace creando la solitudine. Si contano a oltre 600.000 i morti di spada o di fame. Agli stermini della guerra, successero le esecuzioni della giustizia. Ma a conti fatti si trovo che in Irlanda v'erano ancora circa otto cattolici contro un protestante, mentre 1'inviato ponti- ficio Panzani non aveva trovato in Inghilterra sotto Carlo I che 150.000 cattolici, di vari gradi di fedelta alia Chiesa. La massa cattolica irlandese, per quanto calpestata, non era stata schiacciata. Si spinse allora con la forza questa popok- zione cattolica nella regione del Nord-Ovest, nel Connaught, ch'e la parte meno fertile dell'isola: era ridotta a estrema poverta, travagliata dalla carestia e dalla peste. Si cacciarono sul continente tutti gli uomini disposti a servire negli eser- citi di Francia e Spagna, si trasportarono in schiavitu nelle Antille le loro mogli e i loro figliuoli. Un processo legale di spoliazione, chiamato la sistemazione degli Irlandesi (Art 141 IL MARTIRIO DELL'IRLANDA of Settlement, 1652) complete la loro miseria. Tutta Flrlan* da fu considerata come proprieta corifiscata. Mentre i tre quarti dell'isola erano yenduti o ceduti a ufficiali, soldati e mercanti inglesi ch'avevano prestato danari al Parlamento per sostenere la guerra contro Carlo I, gli sterili altipiani del Connaught e del Clare si riservarono a quei proprietari di terre irlandesi che potevano provare di non aver preso le armi contro gli usurpatori protestanti. Durarono per molti lugubri anni le dispute circa la divisione delle terre irlan- desi. Finalmente, dopo la restaurazione, sotto Carlo II (1660- 1685) si riusci a ottenere una specie di componimento (1665). I pretendenti alle terre buone, per quanto accaniti rivali tra loro, si trovarono tutti d'accordo neH'opporsi a che venissero date ai Cattolici. Molte vessazioni furono compiute contro il Clero cattolico di tutti i gradi. Ricorderemo che sotto il regno di Carlo II avvenne il mar' tirio deirArcivescovo irlandese Oliviero Plunket (1681) bea- tificato da Benedetto XV nel 1920 : il suo processo, anche per quei tempi di fanatismo, e uai capolavoro d'iniquita. 7. Durante il regno di Giacomo II (i 685"! 688), catto- lico, si presero anche in Irlanda le misure poco assennate pre- se in Inghilterra per una restaurazione cattolica, misure che indussero i Protestanti a sollecitare lo sbarco sul suolo in- glese dell'olandese Guglielmo d'Orange, che sail al trono col nome di Guglielmo III (1688-1702) mentre Giacomo II fuggiva in Francia* L'Irlanda rimase fedele a Giacomo II e si batte per tre anni con tale disperato coraggio da destar rammirazione dello stesso Guglielmo HI, il quale dopo la vittoria della Boyne e la capitolazione di Limerick (nel cui assedio brillarono di prodezza anche le dontie irlandesi) ac- 142 IL MOyiMENTO RELIGIOSO IRLANDESE cordo agli Irlandesi condizioni di pace apparentemente gene* rose (1691). Concesse loro liberta di culto, richiedendo lore* solamente un giuramento di fedelta, e diede amnistia, seinza confisca dei beni, a tutti quelli che avevano preso le anni per Giacomo, lasciando alle truppe di scegliere se entrare al servizio inglese o al servizio di qualsiasi principe straniero. Molti scelsero la seconda proposta e furono tasportati a spese del governo con armi e bagagli in Francia o Spagna. Sono famosi i fasti della Brigata Irlandese, the Irish Brigade, che si foatte per la Francia durante la Guerra per la successione spagnola a Cremona (1702), Blenheim. (1704), Ramillies (1706), Oudenarde (1708) e Malplaquet (1709), e durante la Guerra per la successione austriaca a Fontenay (1745). Ricor- deremo qui di passaggio che il maresciallo Mac Mahon, duca di Magenta, era d'origine irlandese, e che gli Irlandesi al' 1'inizio della guerra del 1859 gli offrirono una spada d'ono^ re : e ricorderemo anche le recenti e ripetute prove d'eroismo dei reggimenti irlandesi nell'infelice tentativo di forzamento dei Dardanelli, durante la Guerra mondiale (1915). Disgraziatamente per Tlrlanda, dopo un breve periodo di relativa pace e di risveglio economico, si trovo modo di elu- dere le condizioni del trattato di pace, e presto comincio per il povero/popolo irlandese quella fase del suo martirio che si suole chiamare della persecu&one legale. 8. II Parlamento irlandese, composto esclusivamente di aristocratici protestanti, inon cercava che di consolidare il dominio della classe sopra il popolo cattolico ridotto a una specie di schiavitu: e creo quel mostruoso complesso di leg- gi conosciuto sotto il name di leggi penali (Penal Laws). Per esse, un cattolico non poteva allevare i figli nella fede 143 IL MAfttlRiO DELI/IRLANDA dei padri loro, mandandoli a studiare nei collegi alPestero (come avvcniva su larga scala), pena la confisca dei beni. Non poteva ricevere legati di terreni, ne fare affitti per piu di 31 anni. Sua moglie, divenendo protestante, poteva re- clamare un mantenimento separate e divenite la tutrice dei figli. Se egli sposava una protestante che possedesse proprie' ta fondiarie per van. valore di 500 sterline o pm, la moglie perdeva la proprieta. Se i figli si facevano protestanti, sfug- givano alia tutela del padre, e il primogenito poteva impos' sessarsi di tutti i suoi beni, passandogli solo un assegno an- nuo. Se i figli rimanevano cattolici, egli era obbligato mo* rendo a divider ra loro i beni in parti uguali. Egli non po* teva essere maestro di scuola ne entrare in alcun ufficio governativo. Non poteva sedere in Parlamento, ne, dopo il 1727, votare alle elezioni politiche. Non poteva essere ne magistrato ne giudice di pace, ne far parte di corporazioni economiche o commerciali. Non poteva essere avvocato, ne, se esercitava il commercio, avere piu di due commessi. Non poteva portar armi su di se. Tutta la sua vita era sorvegliato da spie e esposto alia malvagita dei delatori. Morendo non poteva esser sepolto in nessuna tomba di famiglia. II prete cattolico era colpito daU'esilio e dalWmmediata espulsione (dopo il i maggio 1698), e in caso di ritorno era trattato come reo di alto tradimento. Malgrado cio il numero dei preti, invece di diminuire, cresceva, e la Messa si diceva uguaknente. Si diceva il piu delle volte di nascosto, pei boschi, o pei monti, in piena notte, sempre sotto la minaccia delTarrivo dei delatori e della polizia : il sangue del sacerdote ucciso bagnava qualche volta le pietre degli altari improvvisati. V 144 it MOVIMENTO RELICIOSO IRLANDESE II Parlamento inglese pretese inoltrc che quello irlandese, ancora indipendente per quanto composto come s'e detto di protestanti, riconoscesse la sua supremazia, e s'attribui il diritto d'imporre all'Irlanda ogni sorta di leggi, mentre il Parlamento irlandese non pote piu legiferare per Tlrlanda medesima senza I'approvazione espressa o tacita del Parla- mento inglese. Cosi, per non citare che un esempio, il Par* lamento inglese ingiunse a quello irlandese di colpire a mor- te le manifatture di stoffe di lana perche facevano concor* renza a quelle d'Inghilterra, e il Parlamento irlandese s'af" fretto a ratificare questa decisione, che implicava un grande danno economico per Tisola (1698). Sotto questo iniquo regime che infieri durante i regni di Anna (1702-1714), di Giorgio I (iji/i'ijij) e di Giorgio II (1727- 1 760), specialmente ai tempi del Walpole, la povera isola soffocava e non dava segni di vita che per momentanee convulsion!. CoU'avvento al trono di Giorgio III (1760-1820) ebbe luogo un camlbiamento nell'attitudine dei partiti poli- tici inglesi, e il partito dei Whigs (Burke, Fox) comincio a mostrare una certa simpatia per le sventure dell'Irlanda. I Cattolici inglesi non potevano aspettarsi sollievo che dalla soluzione del problema irlandese, politicamente ben piii preoccupante per I'lnghilterra. Quando si delineo la rivolta delle colonie americane, il governo inglese fu obbligato a conciliarsi Tlrlanda, perche anch'essa non insorgesse. Si pas- sarono delle leggi che permisero ai papisti di bonificare a proprio vantaggio le torbiere improduttive (1771) e che esclusero dal giuramento di fedelta ogni espressione offen- siva .per i cattolici (1774). Nel 1778 (quando la situazione divenne anche piu allar- 145 10 it MARTIRIO DELL*IRLANDA mante per 1'alleanza della Francia coi colon! ribelli d'Ame- rica) si alleviarono anche in Inghilterra certe misure, come Pobbligo delle denunzie, che impedivano ai preti e ai mae- stri cattolici la vita. La reazione protestante, capeggiata da Lord George Gordon, insceno nel 1780 a Londra dei tumulti gravi, chiederado il ritorno alle sanzioni penali precedenti. Invece si fini, nel 1791, coirestendere ai cattolici inglesi e scozzesi il giuramento di fedelta quale era stato concesso agli Irlandesi nel 1774: fatto provvidenziale per il prossimo gior* no, in cui la Rivoluzione Francese, e la coctseguente guerra fra Francia e Inghilterra, avrebbero riversato in patria i sa* cerdoti e gli studenti inglesi dei collegi di Francia e del Belgio. Nel 1782 gli Irlandesi, per merito di Grattan, ottennero il riconoscimento della loro indipendenza legislativa, ma con Tanomalia che una popolazione cattolica era rappresentata da un Parlamento interamente protestante, in cui per di piii ciascuno aveva il suo prezzo Lo scoppio della Rivoluzione Francese e 1'ofiferta della Republblica d'assistere Tlrlanda nello scuotere il giogo inglese, allarmo Pitt e Tin' dusse a meditare Tunione del Parlamento irlandese con quello inglese. Sotto la minaccia francese, si fecero nel 1792 e 1793 delle leggi per ammettere i cattolici irlandesi ai suf' fragi parlamentari e alle giurie, per rimuovere la loro inca- pacita al possesso delle terre, per permettere loro la camera militare fino al grado di colonnello. Una ribellione che nel 1798 sperava di profittare delle rivoluzioni americana e fran' cese per raggiungere I'indipendenza della patria, falli tragi' camente : Teroico Lord Edoardo Fitzgerald, f erito al momen' to della cattura, mori in prigione; oltre trentamila irlandesi 146 IL MOVIMENTO RELIG10SO "iRLANDESE perirono massacrati. A seguito di questa ribellione, G. Pitt cerco d'accelerare la contemplata unione dei due Parlamenti, il che tenne in agitazione il paese per il 1799 e il 1800. Ma nel 1 80 1, comprando i voti dei membri del Parlamento \r* landese, egli riusci nel suo scopo, e I'unione, per cui 1'Irlanda divenne una parte del Regno Unito, u consumata. Durante lunghi anni, dopo 1'unione, i Cattolici irlandesi dovettero continuare a pagar le decime per conservare in piedi la Chie- sa di Stato di un pugno di Protestanti, e a trarre dalla pro- pria poverta ma con infinite amore i mezzi per soste* nere il proprio clero e per ospitare nelle proprie cappelle il Cristo in Sacramento. 9. Un giovane studente irlandese del Collegio di Douait ricacciato in patria nel 1793 dalla Rivoluzione fran- cese t giuro a se stesso, dopo le scene d'anarchia e di sangue a cui aveva assistito, di dedicarsi tutto at bene della patria ma rimanendo sempre sulle vie strettamente legali. Ne un delitto, ne una debale^/n. Era Daniele O r Connell. L'Unione del 1801 aveva portato il vantaggio che i depu- tati irlandesi sarebbero entrati nella piu vasta arena della Camera dei Comuni inglese; pero nessumo che credesse nella Transustansazione, e quindi nessun Cattolico, poteva fare il giuramento prescritto per sedere in Parlamento. O* Connell in un primo tempo si sforzo di tenere viva nel Parlamento la questione deiremancipazione dei cattolici per mezzo di deputati protestanti simpatizzanti. La questione assurse a tale importanza che decise la sorte di molti successivi Gabinetti. Nel 1823, sotto il regno di Giorgio IV (1820^1830), O' Con- nell, divenuto avvocato di grido e popolare oratore, orga- nizzo la famosa Associaftone cattolica, alia quale guadagno 1L jMARfiRiO DfcLL/IRLANDA I'adesione di tutto il clero e di tutto il popolo. L'Inghilterra allarmata stava per sopprimerla, quando nel 1825 lo stesso O* Connell la disciolse. L'organizzazione pero riimase. Egli allora decise d'ottenere I'lngresso inel Parlamento, per poter rimanere sul terreno legale. Si presento candidate* per la con- tea di Clare nel 1828 e fu eletto deputato con votazione trionfale. Escluderlo dal Parlamento significava la rivolta di tutta Tlrlanda. II govemo tratto con lui. Si stabili che i Cattolici potessero finalmente entrare in Parlamento, che fosse soppresso il giuramento di abyura (contro la dottrina della Transustansazione) e modificato quello di Supremazia, che f ossero soppresse tutte le sanzioni penali contro i Catto- lici. E tutto questo non solo per i Cattolici irlandesi, ma anche per quelli di Inghilterra e di Scozia. L'Atto di Eman* cipagione fu firmato dal re il 13 aprile 1829. La secolare lotta deirirlanda per la liberta delle coscienze era terminata (i). Ci piace poter qui ricordare che O' Connell voile, morendo (1847), kgare il suo cuore al Pontefice, del quale era state sempre devotissimo; e che il suo cuore si conserva ancora in Roma, presso il Collegio Irlandese, che da S. Agata dei Goti Tha portato seco nella nuova sede di Via Santi Quattro. 10. Con 1'Atto di iEmancipazionet si chiude il marti' rio religioso deU'Irlanda. Attraverso le tremende carestie dal 1846 al 1851, per le quali piu di un milione di persone mori di fame, e le conse' (i) Sulla grandiosa figura di O' Connell, si legge ancora con molta utilita lo scritto di G. ZocCHl, S. J., 5. Ambrogio e O'Connell, Pra- to, Giachetti, 1897, e quello di F. MEDA, Daniels O'Connell, in: Scuola cattolica , 1897, vol. XIII, p. 425-446. Vedi in Scuola cattolica , 1875, vol. VI, p. 105-125, anche D. ALBERTARIO, II tenario della nascita di Daniele O'Connell. 148 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE guenti forzate emigrazioni di circa 900.000 Irlandesi (i), at- traverso i tumulti anticattolici di Belfast del 1864 e la insur- rezione feniana del 1867, attraverso 1'azione di Gladstone per 1'abolizione della Chiesa protestante irlandese (1869) e per il Land Act (1870), attraverso le lotte e le rivolte dei Parnelliani, si e andato gradatamente preparando anche quel' la lilberazione politica ch'e stata, se nan completamente certo in gran parte, raggiunta dopo le convulsioni della Guerra mondiale. Dal 1921 esiste uno State Hbero d'lrlanda, al quale testa estraneo solo PUlster, che si regge come dominio della Corona inglese. L'eroismo dell'isola verde, e sopratutto del suo clero, a pat" tire dai giorni di Enrico VIII, ci apparisoe in tutta la sua luce, quando si consideri un solo fatto, ma innegabile: che I'lnghilterra e la Scozia (malgrado gloriosissime eccezioni) hanno nella gran maggioranza rinnegato in breve la fede dei padri, meritre Tlrlanda, nella grandissima maggioranza, e sempre rimasta ad essa tenacissimamente fedele, attraverso le piu inaudite prove. Una volta scrive il card. MORAN (2) un devoto si rivolse aU'illustre Mons, Doyle, vescovo di Kildare, per avere una reliquia di qualche martire della fede. II prelato gli ri- spose: Andate in un qualunque cimitero d'Irlanda, a quello piu fuori mano. Raccogliete un pugno qualunque di quella terra. Avrete la reliquia che cercate . (1) V.: F. MOREHOUSE, The Irish Migration of the Forties , in: The American Historical Review , aprile 1928, p. 591. (2) Ireland, the Island of Saints , p. 496. ~ 149 PARTE SECONDA I SANTI IRLANDESI IN ITALIA CAPITOLO SET11MO S. PATRIZIO i. Abbiamo gia dato nel Cap. i 3 le linee gene- ral! della vita del celebre apostolo dell'Irlanda; qui acccn- neremo ad alcuni pochi punti che riguardano 1'Italia. Dopo aver udito Tappello della misteriosa voce dell'Ir- landa Patrizio ando in Gallia per istruirsi e familiarizzarsi con la tradizione cristiana, e si spinse fino a Lerins, dove sorgeva il famoso monastero fondato nel 410 da S. Onora- to (i). In un dictum che gli e attribuito (sembra a buon di- ritto), il santo dice : Ho avuto il timor di Dio come guida del mio viaggio attraverso le Gallie e 1'Italia, e anche per le isole che sono nel mar Tirreno. Secondo la terminologia geografica del tempo, le isole di Lerins, nota il GoUGAUD, erano situate nel mar Tirfeno. Ma puo darsi che oltre Le- tins il giovane viaggiatore abbia visitato anche parecchie di quelle isole solitarie, Capraja, Gorgona, Palmaria, Gallinaria ritiri di cenobiti e di anacoreti, che S. Ambrogio (Hexame* ton, III, 5), paragona graziosamente a una collana di perle posata sul mare, e dove fra il 356 e il 360 era stato anche S. Martino di Tours per propria edificazione. Patrizio ag- (i) V.: GOUGAUD, Les chr. celt., p. 46. 153 S. PATRIZIO giunge d'essersi recato in Italia. A tale epoca, Roma e la parte meridionale della penisola non facevano parte dell'I- talia propriamente detta: semlbra da escludere ch'egli si sia spinto in tale occasione fino alia Citta Eterna. BURY (i) asse- gna tale viaggio al 441; ma anche sotto tale data resta dub- bio (2). Taluni hanno pensato ch'egli abbia dimorato anche negli eremi del Monte Pisano (3). Avendo alcuni biografi scritto ch'egli era stato ordinato sacerdote durante le sue pe- regrinazioni in Gallia e in Italia da un yescovo di nome Se* nior o Senator ed avendo essi indicato molto oscuramente la citta del vescovo ordinatore, gli antichi Bollandisti affaccia* rono la congettura che il santo irlandese fosse ordinato nel 410 da un vescovo di Pisa, e quindi il Gams e lo Zucchelli hanno messo un Senior o Senator nella lista dei yescovi di Pisa. Ma Mons. LANZONI (4) non osa seguirli, mal reggendosi Pipotesi dei Bollandisti. II GOUGAUD (5) ritiene possibile che il diaconato sia stato conferito a Patrizio da Amator, vescovo di Auxerre, morto verso il 418, predecessore di S. Germane. La consacrazione episcopale di S. (Patrizio da luogo ad al- tre incertezze; probabilmente egli la ricevette a Auxerre da S. Germane (6). Ma le confuse indicazioni del biografo Pro' bo al riguardo, hanno avuto anch'esse ripercussioni sulle liste dei vescovi italiani (7) : alcuni hanno supposto che fosse con- (1) The life of Saint Patrick and his place in history, Londra, 1905. (2) V.: GOUGAUD, o. c., p. 59. (3) V.: GuERRA'GuiDl, Compendia di storia ecclesiastica lucchese, Lucca, 1924, p. 41. (4) Le Diocesi d'ltalia, Faenza, 1927, p. 585. (5) o. c., p. 48. (6) V.: GOUGAUD, ib. (7)V.: SAVIO, Gli antichi vescovi d'ltalia: il Piemonte, Torino, Bocca, 1899, p. 294. J54 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA sacrato da un vescovo di Torino, altri da un vescovo d'lvrea : quest'ultima opinione fu sostenuta dal Card. MORAN (i). II LANZONI non considera neppure queste due ipotesi. Egli invece (2), a proposito di un Patrizio, nominate dal vescovo Lupercus in un'iscrizione nolana del 786 dopo altri quattro santi (Felice, Paolino, Rufo e Lorenzo) rkenuti da alcuni scrittori locali tutti vescovi di Nola, nqta che un S. Patrizio episcopus era. venerato a Nola il 17 marzo, vale a dire nel dies natolis del S. Patrizio irlandese: e quindi il LANZON! ritiene che Lupercus nella sua iscrizione abbia no- minato prima i due protettori di Nola, quindi due martiri venerati nella Campania, e in ultimo il S. Patrizio irlandese come suo protettore particolare. 2. Fra le feste liturgiche della Chiesa genovese si trova al 17 marzo (3), secondo il Calendario diocesano del 1645 cne e il piu antico che si possegga, in Metropolitana S. Patritii Episc. et Conf., semid., ob reliquiam insignem ma* nus sinistrae. Nell'inventario della Chiesa metropolitana del 1386 (4) figura manus Sancti Patricii munita argento . 3. In Pavia, che certo ha ospitato molti Irlandesi sotto i Longobardi e i Carolingi, era vivo un tempo il culto a S. Patrizio, S. Brigida, S. Colombano e anche S. Brandano (v. Cap. V, 6). Una chiesa di S. Patrizio esisteva a Pavia nel sobborgo che fino a pochi anni fa si chiamava appunto sobborgo S. Patrizio e che ora si chiama sobborgo Piave. II P. RoMUALDO (1) V. : Analecta Bollandiana, I, 1882, p. 554. (2) o. c., p. 237. (3) V. : CAMBIASO, L'anno ecclesiastico e le feste dei santi in Ge- nova, Genova, Soc. Lig. di Storia Patria, 1917, p. 23. (4) V.: ib. p. 453. ~ 155 S. PATRIZIO GHISONI (i) accenna a una prima antichissima chiesa sorgen- te sul luogo stesso di quella esistente ai suoi tempi, luogo che probalbilmente era il luogo d'abitazione della madre di un Senator (nome proprio) che fondo un monastero di Benedet- tine in citta, nel sec. VIII, sotto i Longobardi. In ogni modo la chiesa era soggetta appunto alle Monache del Monastero di Senatore che ne eleggevano il Rettore. Essa e meinzionata nel sec. XIV dal De Canistris (2). Nel 1538 venne restaura- ta: nel 1622 fu demolita per dar luogo ad una piii moderna, la quale a sua volta, nel 1655, neH'assedio posto dai Francesi alia citta, venne distrutta. Ma poi fu nuovamente edificata (e quella che il GHISONI vedeva nel 1699 quando scriveva). Og- gi non esiste piii : c'e solo un affresco rappresentante la Ma- donna col Bambino e S. Patrizio inginocchiato, sopra il muro esterno d'una casa. 4. 'Presso Vertova in provincia di Bergamo yi e un insigne Santuario di S. Patrizio, sul quale possediamo una pregevole monografia, ampiamente illustrata, del Sac. G. B. BAGGI (3). L'origine deirantichissimo culto di S. Patrizio in Vertoya e incerta, ma pare si riconnetta con la produzione e il com- mercio dei panni di lana nella Valle Seriana (4): notiamo che ai mercanti di lana si attribuisce anche rorigine del culto di S. Pellegrino d'Auxerre nella vicina famosa stazione idromi- nerale di San Pellegrino. Ma in generale il culto dei santi (1) Flavin Papia Sacra, 1699. (2) V. GIANANI, Opicino De Canistris, Pavia, Fusi, 1927, pp. 56, 88, 130. (3) 5, Patrizio vescovo, specials protettore di Vertova (Bergamo), Bergamo, Soc. Ed. S. Alessandro, 1928. (4) V.: BAGGI, o. c., p. 137 ss. I SANTJt JRLANDESi itf If ALlA iriandesi in Lombatdia pare debba collegarsi anche con fon- dazioni monastiche nostrane e della Rezia (San Gallo). II Santuario si trova in amena posizione sulla strada mu- lattiera che da Vertova (Val Seriana) porta a Gorno (Valle del Riso). Vi era anticamente una cosidetta Tribuina o Tri- bulina, presso cui fu poi innalzata una preziosa chiesola af- frescata (forse nel sec. XIV) che anche oggi si vede incorpo* rata in mezzo al maestoso porticato ch'e avanti al Santuario grande. Questo fu costruito fra il 1581 e il 1600, ma com- pletato solo verso il 1700. Esiste ivi anche un pozzo di S. Patrizio (i). II culto al santo irlandese e tuttora molto vivo fra i ver- tovesi e ha dato luogo a graziose manifestazioni durante e dopo la guerra mondiale (2). Le scuole elementari fanno tut- tora vacanza il 17 marzo (3). Il nome di Patrizio, e anche gli Patrizia, e frequente come nome di battesimo nelle famiglie vertovesi (4), e frequente e il cognome Bernini, che si vuol far derivare da Hibernini o Ibernini (5). 5. Esiste in prov. di Ravenna (ma in diocesi di Imo- la) un villaggio chiamato San Patrizio, frazione di Conselice. Vi e una parrocchia intitolata al santo. Nel Ch&rtiHariuni Imolense pubblicato da GADDONi-ZACCHERiNl (6) e ricordata piu volte la chiesa S. Patritii o Patricii o Patrigii in Capite Silicis, Silyce plebs, Consilicis ( = Conselice), in documenti che vanno dall'anno 1092 (n. 732) al 1193 (n. 699), e sem- (t) Ib., p. 128. (2) Ib., p. 215 s. (3) Ib., p. 134. (4) Ib., p. 131. (5) Ib., p. 140. (6) Imola, Ongania, 1912. 157 S. PAfRIZtd pre come pieve. Dppo appare o come pieve o come rettoria. Dai pochi inventari del secoli XVIII e XIX nulla risulta circa le origini della chiesa e la ragione del suo titolare: un mo- nastero Ibenedettino di Imok (5. Mariae in Regula), di piu secoli avanti il mille, aveva possessi in pieve di S. Patrizio e dintorni, come risulta dallo stesso Chartularium. Nel 1500 la chiesa aveva gia ceduto il primato alia chiesa di Coinselice, dove s'era andato formando un piu grande borgo. In quel secolo S. Patrizio era rettoria, mentre Conselice era arcipre' tale, Arcipretale divenne (ed e ancora) S. Patrizio dal 1705. La chiesa e volta ad oriente. L'ultimo rifacimento di essa, ex novo, e del 1875. La canonica ha subito mille trasforma- zioni. Il quadro del santo protettore sembra del sec. XVIII. S. Patrizio vi sta in basso a sinistra: in alto la SS. Trinita: e a mezz'aria Melchisedech che le offre il pane e il vino. Il quadro potrebbe aver relazione con una Confraternita del Riscatto che celebrava la sua festa nel di della SS. Trinita. Vi e un pozzo davanti la chiesa, ma fuori dei suoi confini: e il pozzo della parrocchia di S. Patrizio, provvidenziale nei tempi di magra e di siccita, col parapetto formato da un'an' tica conca di marrno. La festa del Patrono, al 17 rnarzo, in nulla differisce dalle feste patronali delle chiese circonvicine. Dalle visite pasto- rali dal sec. XVI in qua risulterebbe una certa iginoranza a suo riguardo (i). 6. Parimenti intitolata a S. Patrizio e la parrocchia di Tirli, in comune di Firenzuola (prov. e diocesi di Firen- ze). Tirli fu Tultimo dei castelli delle Alpes Ubaldinorum (i) Devo queste notizie alia cortesia del dotto P. Benv. Bughetti, O. F. M., del Convento dell'Osservanza di Imola. 158 iRLAbtofisl IN ITALIA che passasse ai Fiorentini (1373) {i). Sembra che questo ca- stello fosse assai grande, e, per la sua posizione sulle vie ra il Santerno e il Seriio, importantissimo, tanto che 1'anno 1298 tentarono d'impossessarsene perfino i Bolognesi. Avendo esteso il loro dominio sul contado d'Imola, tentarono un colpo di mano anche su Tirli; ma la trama non riusci. Il 21 settembre 1482, secondo una pergamena autenticata dal* 1'archivio delle Riformagioni, i rappresentanti del Comune di S. Patrizio , insieme coin quelli di S. Martino, Monti e Castiglioncello si recarono a Firenze per trattare e giurare perpetuam fidelitatem all'eccelso popolo di Firenze. La chie- sa di S. Patrizio di Tirli e notata nel Campione Vecchio: nel 1684, dopo la Visita Pastorale, fu decorata del titolo di Prioria del Piviere di Camaggiore. Il quadro dell'altare, del sec. XVII, rappresentante S. Patrizio in atto di distribuire la S. Comunione, ha un certo valore. Si celebra la festa il 17 marzo con notevole devozione del popolo (2). da nota* re, per rorigine di tale culto, la relativa vicinanza di Tirli con Imola e con Conselice. 7. Segnalo qui, come possibile chiave per altre ri- oerche, che nella Chiesa di S. Giovanni in Monte di Bologna esiste un quadro, sull'altare della sagrestia, opera dello Spi' sanelli, che rappresenta nella parte centrale S. Patrizio, men' tre in alto, al lato sinistro della Vergine col Bambino in gloria, il pittore ha ritratto S. Guarino, santo bolognese del (1) V. : STEFANO CASINI, Diftonario biografico'geografico'Storico del Comune di Firenguola, 3 voll., Firenze, Campolmi, 1914, 'v. I, p. 100 ss. e II, p. 247. (2) V. al riguardo di tale chiesa anche SANTONI, Raccolte di notifte ecc., Firenze, Mazzoni, 1847. 159 s. i?ATRizi6 XII secolo, appartenente all'ordine dei Canonici Regolari La- teranensi, che fino al 1800 risiedevano in detta chiesa (i). 8. In diocesi di Fermo (prov. di Ascoli Piceno) v'e, fra Montegiorgio e Montegranaro, il comune di Torre San Patrizio, che ha avuto in altri tempi notevole importanza nella vita della regione. Sembra che il nome di S. Patrizio sia dovuto ai monaci benedettini che avevano in diocesi di Fermo important! monasteri; cio sarebbe confermato dal fatto che 1'apostolo delPIrlanda e comprotettore anche di al' tro luogo dell'archidiocesi fermana, e precisamente di Cam* pofilone, dove un tempo i Benedettini possedevano una fio* rente abbazia. Ne e a dimenticare che 1'editto di Lotario dell'825 fece Fermo sede di una delle nove scuole d'ltalia (v. Cap. Ill 4). Torre San Patrizio ha certo origine molto antica. II paese si trova compreso come Collis 5. Patritii in un elenoo dei luoghi soggetti alia giurisdizione ordinaria dei vescovi di Fermo nel sec. XI (2). Il nome di Turns dovette essergli dato in seguito, o per 1'esistenza sul luogo di qual' che torre o perche con questo nome molte volte erano chia- mati i piccoli castelli (3. Si ha memoria che verso il 1200 il castello era denominate anche Turns Patritia; ma in se* guito e sempre Castrum Turns S. Patritii: e 1'antico Sta* tuto di Fermo nella classificazione dei castelli dipendenti dalla citta, pone Castrum S. Patritii fra i mezzani. Appartenne a Fermo e a questa citta fu rassegnato da re (1) V.: Bollettino Parrocchiale della Parrocchia di S. Giovanni in Monte, del 25 gennaio 1931, p. 5. (2) V.: G. PORTI, Tavole sinottiche delle cose piu notabili della citta di Fermo. (3) V.: PALMA, Compendia della storia. civile del Pretu&o, Tera- mo, Marsili, 1856, p. 68. 160 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Manfredi di Sicilia 1'anno 1258 con atto solenne riferito dallo storico fermano FR. ADAMI.(I). Nel 1301 si mise in lotta contro il Papa; ma dal Rettore della Marca, nipote del Pontefice, venne sottomesso e condannato a pagare una multa rilevante. Nel 1414 fu preso dal Malatesta di Cesena che aspirava al domiraio della Marca. Piu tardi parteggib per Fran- cesco Sforza, divenuto tiranno di Fermo e nemico del Pon- tefice: perb nel novembre 1443 fu attaccato dalTesercito di Paolo del Sangue che trovavasi nella Marca a difesa della Chiesa e non ostante 1'eroica difesa degli abitanti fu espu- gnato, saccheggiato, e pressoche distrutto col fuoco. Rista- bilitasi la fortuna delle armi dello Sforza, questi ordinb ai Fermani di pagare entro otto giorni, per la ricostruzione di Torre S. Patrizio, una tassa speciale, e tosto si dette opera a ricostruire il diruto. castello per opera dello Sforza stesso che intese di premiare cosi la fedelta dei Torresi. Cacciati definitivamente gli Sforza nel 1446, Torre San Patrizio, sempre soggetta a Fermo, segui la sorte degli Stati Pontifici. Neirarchivio di Fermo esistono tre pergamente del 1317 riguardanti Torre S. Patrizio, ma di interesse private e scarso (2). La parrocchia di Torre S. Patrizio ha per titolare il SS. Salvatore; ma S. Patrizio, protettore del luogo, vi ha la pro- pria cappella ove si conserva dal 1653 una sua reliquia (parte di cranio) sulla storia della quale il Sac. B. BONIFAZI ha pub- (1) De rebus in civitate firmana gestis fragmentorum libri duo, libro I, cap. 42. (2) Devo queste notizie alia cortesia di Mons. Giov. Cicconi, biblio- tecario della Comunale di Fermo. 161 i 11 r S. PATRIZIO blicato nel 1925 un opuscolo (i). Vi esiste tma venerabile Confraternita di S. Patrizio, che celdbra ogni anno con de* vozione la sua festa al 17 marzo. In una tela del 1599, esi* stente presso la Pievania, 1'Assunta, protettrice della Diocesi, ha da un lato S. Patrizio, dall'altro i martiri Ippolito e Gas* siano. 9. A tutti e noto il Pozzo di S. Patrizio in Orvieto: tale denominazione, relativamente recente, non ha relazione diretta col santo, che non tiscuote culto in Diocesi (2). La de- nominazione si ritrova per la prima volta in un opuscolo anonimo pubblicato in Orvieto nel 1829 (3). La Strenna. Or* vietana pel 1848 (4) dice a pag. 32: ...fu detto di S. Pa' trizio per la somiglianza di costruzione ad una caverna in Irlanda incavata nel masso ordinata da S. Patrizio cola man' dato vescovo... . Analoga ipotesi si trova in FR. PENNAO CHI (5). II Prof. PERALI ritiene che il nome abbia avuto ori' gine da turisti inglesi al principio del sec. XIX: prima quei di fuori dicevano Pozzo d'Orvieto , i cittadini Pozzo della Rocca : lo stesso Prof. PERAL! aggiunge che se si VO' lesse supporre del nome un'origine piii antica, la si potrebbe forse ricercare verso il 1725, quando i Gualterio ospitarono gli Stuart e la loro piccola corte nella villa del Crognolo (6). 10. Recentemente s'e dato il nome di Pozzo di S. Patrizio a una nuova grandiosa scala della Citta del Va- (1) Favoritomi dal Rev. Parroco D. Vine. Leoni. (2) V.: Prof. PERICLE PERALI, Orvieto, Marsili, 1919, p. 171 ss. (3) Descriftone del Duomo d'Orvieto e del pofflp volgarmente del* to di S. Patrizio, per servire di guida al viaggiatore, Orvieto, 1829, presso Sperandio Pompei. (4) Tosini, 1848. (5) Cenni storici e Guida di Orvieto, Tosini, 1873, p. 106. (6) O. c., p. 273. 162 1 SANtl IRLANDESI INf if ALIA ticano. In un articolo Le nuove opere della Citta del Vati- cano apparso sutt'Illustrazione Vaticana (i), si dice: A lato del giardino all'italiana, fervet opus per la iiuova sede della Pinacoteca e per il Pozzo di S. Patrizio , monumentale lavoro che apre Tentrata ai Musei dalla via Leone IV . Ricordiamo infine che in Roma, in via Boncompagni, esiste una chiesa moderna degli Agostiniani Irlandesi intito^ lata a S. Patrizio, e che il Diario Romano e Vaticano a men- zione di un dente del santo che si conserva nella Chiesa di S. Maria di Loreto al Foro Trajano. (i) Anno I, n. i, 25 dicembre 1930, p. 14. -163- CAPITOLO OTTAVO S. BRIGIDA DI KILDARE i. Di S. Brigida verg. di Kildare, la Taumaturga, abbiamo parlato nel Cap. I 5. Essa gode una notevole po* polarita in tutta 1'Europa occidentale, e senza dubbio tale popolarita e dovuta alPiaitensisskna propaganda fatta dai mo- naci, dai missionari, e dai pellegrini irlandesi, dovunque pe- netrassero in favbre dei loro santi nazionali (i). Vedremo qui sotto che tale popolarita non e stata minore in Italia: occorre pero tener ben distinta la S. Brigida vergine, d'lr-- landa (festa i. febbraio), dalla S, Brigida vedova, di Sve^ zia (i3O2'i373, festa 23 luglio e 8 ottobre), ch'e pure popo- lare, specialmente nell'Italia centrale e meridionale. 2. In Piemonte si trova onorata S. Brigida verg. sia isolatamente sia in unione con Tirlandese S. Orso d'Aosta, la cui festa ricorre parimenti il i. febbraio. Sul culto a San- ta Brigida nelle diocesi di Fossano, Mondovi e Saluzzo pare ablbia influito la devozione particolare che aveva per la santa il beato Oddino Barotti, di nobile famiglia fossanese (XIV se- colo). I Barotti (2) avevano nei loro possedimenti presso (1) V.: GOUGAUD, Gaelic pioneers, p. 104 ss., dove sono raccolti numerosi dati sul culto della santa di Kildare in Francia, Belgio e Germania. (2) V.: MURATORI, Vita del lo. Oddino Barotti, 2 a ed., 1867, cap. X e XL i 164 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Fossano un oratorio dedicato a S. Brigida, ora scomparso, dove alloggiarono nel 1569 i Padri Cappuccini al primo loro arrivo sul posto : il b. Oddino indusse il popolo ad eleggersi protettrice delle campagne, desolate allora dalle brinate e dalla grandine, Santa Brigida, venerata nell'Irlanda, dopo la Vergine Madre di Dio, piii di ogni altro Santo, e ce?.ebre in tutta la Chiesa latima . La Santa ha culto officiale come compatrona della citta e diocesi di Fossano, con festa litur- gica nella cattedrale il i. febbraio, e festa di devozione nella chiesa di S. Bernardo, presso la citta. Parimenti S. Brigida e compatrona della citta di Pinerolo (se ne trova gia menzione nel 1318). Secondo notizie forni^ temi da Mons. Cuatto, Rettore del locale Seminario, esisteva fin dal sec. XIV Una chiesa di S. Brigida nei pressi di Pine^ rolo : fu officiata dagli Agostiniani, e parecchie volte distrut- ta e riedificata: ora e una cappelletta campestre. A S. Brigida e intitolata la parrocchia di Rocca Ciglie in diocesi di Mondovi e provincia di Cuneo. NelEfc parrocchia di Piasco (diocesi di Saluzzo) vi e una cappella in onore di S. Brigida vicina ad una cappella di S. Orso (i. febbraio), a ridosso della medesima collina sulla falda della quale vi e una parrocchia di S. Colombano (Co- mune di Pagno): le prime pero su un versante, rultima su I'altro versante. Nella cappella di Piasco si onora adesso la S. Brigida di Svezia, ma quasi certamente come dubita anche Moais. Allemandi, Rettore del Seminario di Saluzzo si tratta d'ignoranza. La diocesi di Aosta, che ha sempre avuto vivo culto per - 165 - S. BRIGIDA DI KILDARE i santi irlandesi, come nota il Can. . DoNDEYNAZ (i), a San Orso unisce sempre S. Brigida . S. Orso e S. Brigida erano gla antichi patroni anche della citta d'lvrea (2). E ivi t vicino alTabbazia di S, Stefano, vi era u ni della Diocesi. Essi ebbero probafoilmente a dare il nome a questa frazione ove avevano vaste possession!. La chiesa parrocchiale e intitolata a S. Bartolomeo ap. ma con altare laterale dedicato a S, Gallo, rappresentato su buona pala di- pinta. Il nome di battesimo Gallo e comune nella parrocchia. 5. Dedicato ai SS. Salvatore e Gallo era il famoso Monastero Ibenedettino di Val di Tolla, in diocesi piacen- tina, sulla strada percorsa dai pellegrini per Roma. Le sue traccie sono ora scomparse (2) ma la dedicazione ai SS. Sal" vatore e Gallo e rimasta alia chiesa parrocchiale di Monastero Valtolla (Lugagnano), il cui parroco porta ancora il titolo di abate. (1) V.: MAIRONI DA PONTE, Di&onario odeporico, 1820, t. HI, p. 62. (2) V.: G. P. BOGNETTI, L'abbazia regia di San Salvatore di Tolla in: Bollettino Star. Piacentino, 1929. - 176 - iRLAtiDESI iti' rfALiA 6. Nel Veneto troviamo traccie numerose del cultd a S. Gallo. In dioc. e prov. di Padova vi e Tantica (XIII sec.) chiesa parrocchiale del Comune di Urbana presso Montagnana, ch'e ad esso intitolata. In una f razione del medesimo Comune detta S. Salvaro rimangono avanzi d'un antico monastero. Intitolata a S. Gallo e parimenti la chiesa parrocchiale di Pesina in Comune di Caprino Veronese (dioc. e prov. di Ye* rona). Due conventi soppressi appartenevano al territorio della parrocchia, che data dal 1460. L'antica chiesa trovavasi ove ora e il cimitero; la chiesa attuale fu fabbricata verso il 1760. Per il Trentino il p. ToVAZZl (i) indica due chiese de- dicate a S. Gallo: al n. 310, p. 89, Eccl. 5. Galli de Egna in Athesia cujus meminit charta anni 1203, ad Egna in val d'Adige, fra Trento e Bolzano: e al n. 706, p. 206, Eccl. 5. Gdli de Cagnoda plebis Revodi ad an. 1500, Cagno in pieve di Revo, sulla strada d'Anaunia, fra Ponte di Mostiz- zolo e Cavareno (nel qual Comune abbiamo gia trovato la la parrocchia di Don dedicata a S. Brigida). Questo S. Gallo di Cagno e una chiesa rupestre presso cui vissero degli ere* miti fin dal 1491 (2). Altro romitaggio di S. Gallo in magnifica posizione trovasi sopra Soligo in prov. di Treviso, fondato pare da un frate Egidio di Lombardia nel 1430 sulle macerie del castello di Soligo dei da Camino, distrutto alia fine del seco* (1) Nella citata op. Notitia ecclesiarum etc. (2) V. Tinteressantissimo studio del sac. SlMQNE WEBER, GK ere* mitt nel Trentino , Rivista Tridentina , Dicembre 1912, dove a p. 2 4J e dato Telenco degli eremiti che dimorarono a S. Gallo di Ca* gno dal 1491 al 1729. 177 12 SAN GALLO lo XIV da Rambaldo da Collalto per conto ctella Serenis' sima. Frate Egidio voile intitolare la chiesa al santo abate Gallo in memoria dei primi suoi amni di vita religiosa tra* scorsi nell'abbazia omonima della Svizzera: di qui venue poi il nome che resto a tutto il monte. Egli invito poi dalla Svizzera un altro compagno il quale venne al seguito di uo mini che oercavano um capitano di ventura che li assoldasse. Alcuni di questi, fermatisi a Soligo diedero luogo a fami' glie ancora esistenti in parrocchia: i Viezzer (Sviezzer) e i Dorigo (Zorigo, dal canton di Zurigo). I pii eremiti si SIK> cedettero dalla Svizzera fino al 1800; attualmente vi e un eremita ma non appartiene a nessuna congregazione. Nella chiesa, sopra 1'altar maggiore vi e un affresco rappresen- tante S. Gallo che porta la data del 1442. Vi si celdbra so^ lennemente la festa il 16 ottobre, con numerosissimo con- corso dei fedeli di tutto il quartier del Piave, e anche dei paesi al di la del Piave: S. Gallo viene invocato in modo speciale per la guarigione dei bambini (i). .7. In provincia di Udine esiste la chiesa abba- ziale di Moggio Udinese (Castrum Mosnicii, in ted. Mosburg) che porta il nome di S. Gallo (2). Si suole comunemente asse- gnare al 1084 o 1085 un atto notarile o testamento col quale un Cacellino, conte palatine, dona i proprii beni patrimo' niali in Carinzia e in Friuli al suo congiunto Federico, pa- triarca di Aquileja, a condizione che neirallodio di Mog- (1) Traggo queste notizie dal bel volume di Mons. GIOVANNI PA' SIN, Soligo e la sua storia, Venezia, Libreria Emiliana Editrice, 19281 p. 63 e segg. (2) V. : A. BATTISTELLA, L'abbazia di Moggio, Udine, Doretti, 1903, Mons. P. PASCHINI in: Mem. Star, Forogiuliesi, IX (1913) ss., e KEHR, Italia pontificia, VII, Pars I, p. 66. 1 SAfofI IRLAND6SI IN ITALIA gio, demolito il castello, faccia edificare un ceriobio in no- re della Beata Vergine e di S. Gallo, e vi chiami a reg- gerlo i monaci neri (i). Morto nel 1085 il patriarca Federi- co, il suo successore Voldarico I euro che fosse fabbricato il monastero di Moggio (Mosacense), interpretando cosi le pie intenzioni di Cacellino, e il 9 giugno 1119 pote fame la solenne dedicazione. Puo darsi che nella dedicazione a San Gallo, piuttosto che una individuazione precisa del defunto donatore, il patriarca seguisse un proprio sentimento di rico" . noscenza, avendo egli stesso tenuto il governo del celebre chiostro benedettino della Svizzera, Nell'agosto fu fatta la consacrazione della chiesa e di van altari e in quest'occa* sione Voldarico le fece donazione di molti altri beni ch'egli possedeva in Friuli e in Carinzia. In questo medesimo anno 1119 si trova ricordato come primo abate Bebolfo. l/aba- te (2), pur essendo soggetto alia supremazia feudale del pa- triarca, supremazia confermata alia sede aquilejese dal pon^ tefice Innocenzo II il 29 giugno 1132, dipendeva ecclesiasti- camente soltanto dalla Curia romana, e aveva voto fra i pre- lati, nel Parlamento della Patria del Friuli. Ma con la po- tenza e con la ricchezza sorserp ben presto anche le invidie e i contrast! e Tabbazia, divenuta un grande feudo, si trovo avvolta in molteplici contese cod propri dipendenti e coi si- gnori fmitimi (specie coi Di Prampero, coi Mels, col Comune di Venzone) e in tali contese logorb la sua fama e la sua potenza. Nel sec. XIII conteneva una quindicina di mona" ci (3). L'elezione dell'abate dal 1184 al 1329 era fatta dai (1) BATTISTELLA, op. di., p. 10. (2) Ib.f p. 21. (3) lb., p. 41. 179 SAN dALLO monaci stessi. Dal 1329 u avocata a se dal papa (Giovan- ni XXII) e al concistoro cardinalizio. Sulla fine del seco- Ip XIV (i) 1'abbazia era finanziariamente in male acque e rovinata da un incendio. Al principio del sec. XV, si tra- muta in commenda come le altre abbazie friulane di Sesto, di Rosazzo, della Belligna e di Summaga. II patriarcato tetn- porale aquilejese perisce in mezzo a sterili convulsion!, nel 1420, e cio accelera il decadimento delTabbazia. Nel 1423, Tabate accettando senza proteste la nuova signoria della Se- renissima (2), s'affretta a nominate due procuratori che risie^ dano a Venezia. Nell'ottobre 1422 (3) il patriarca Ludovico di Teck, per riconquistare lo stato perduto, con 4000 Ungari scende dalla valle del Fella, occupa la Chiusa e aiutato da un traditore irrompe nel Monastero di Moggio e lo mette a sacco, e soltanto dal sopravvenire delle milizie venete e costretto a ritirarsi, non senza trascinarsi dietro il grosso ca- rico delle spoglie rulbate, codici, libri, arredi sacri, che quei mercenari vendettero lungo la via. Con 1'abate commenda- tario Biagio Molin (1431-1445) s'inizia una serie di 21 abati tutti commendatari. Con bolla 6 marzo 1561 Pio IV con- feri Tabbazia al Card. Carlo Borromeo il quale dopo cinque anni (1566) desiderando dedicarsi tutto alia sua Chiesa Mi- lanese, rimmcio a molti benefizi ra i quali anche alia badia di Moggio. Non pare che si sia mai recato sul posto. Dopo il Borromeo (4) fu abate il celebre Bartolomeo di Porcia (1567-1571) lodato dal Tasso per Teloquenza, la prudenza e (1) lb., p. 55. (2) lb., p. 63. (3) lb., p. 66. (4) lb., p. 79. 180 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA la dottrina. Nel 1751 fu soppresso il patriarcato d'Aquileja, al quale furono sostituiti i due arcivescovati d'Udine e di Gorizia. Fu un nuovo colpo allo sconquassato edificio della Ibadia mosacense, come quello che genero nuove e piu spi- nose difficolta in materia di giurisdizione spirituale e lascio solo Tabate a contendere con rarcivescovo di Gorizia e coi governatori imperiali di Klagenfurt e di Villach (i). Al Car- dinal Delfino, nel marzo 1762, come abate commendatario succedette il conte Felice Faustino Savorgnan, governatore pontificio di Perugia, che fu Tultimo abate di Moggio. Alia sua morte, nel 1776, la giurisdizione abbaziale di Moggio fu soppressa, giusta un decreto emanato dal Senato veneto fin dal 2 settembre 1773. La giurisdizione ecclesiastica passo aH'arcivescovo di Udine, per quanto riguardava le terre ob- bedienti alia Repubblica, e il feudo, devoluto a pubblica dispositione, nel gennaio 1778 fu venduto all'mcanto per 44.000 ducata ai signori Mangilli e Leoni che, con 1'atto d'investitura del 4 febbraio, presero lo spe%io>so titolo di marchesi di S. Gallo ed ebbero la giurisdizione civile di pri- ma istanza, il diritto d'amministrar la giustizia, la libera elezione delle cariche e voto (annualmente alternato fra le due famiglie) nel magnifico Parlamento della Patria del Friuli. La chiesa abibaziale fu convertita in chiesa parroc- chiale, matrice per tutte le altre del Canal del Ferro, e Tar- ciprete ebbe il grado di vicario foraneo. Nel settembre 1869 Pio IX, secondando il voto della popolazione, restitui in vita . il titolo di chiesa abbaziale e concesse al vicario le insegne prelatizie. Fra le reliquie possedute dal monastero di Mog- (i) lb., p. 86. - 181 - SAN GALLO gio (i) v'era una testa di S. Brigida (?) e un dito di S. Gal- lo. Questo dito, che era, di color verde che tintva al nero e stava riposto in una doppia scatola d'argento e di rame, nella visita pastorale del 1565 non fu piu trovato, e si rin* vennero invece al suo posto due carte di vecchio breviario arrotolate. A quanto mi comunica il prof. Battistella della Biblioteca Comunale di Udine, il titolo di marchesi di S. Gallo, che i Mangilli e i Leoni ottennero nel 1778, esiste ancora nella famiglia udinese dei Mangilli (dei Leoni, non friulani, egli non sa dire). Essi rebbero confermato dall* Austria nel di- cembre 1829, e furono poi iscritti neirElenco ufficiale ita- liano come nobili e marchesi di S. Gallo di' Moggio. All'Abbazia di Moggio si celebra sempre la festa di San Gallo il 1 6 ottobre, col concorso di molti fedeli e di tutti i sacerdoti del Canal del Ferro (Val Fella). 8. Altra chiesa di S. Gallo, ma senza alcun legame con 1'albbazia di Moggio, esisteva in prov. di Udine e pre- cisamente in parrocchia di Strassoldo, Comune di Cervignano del Friuli. A circa 3 km. a ponente di Strassoldo trovansi una trentina di case, quasi tutte discoste le une dalle altre, che formano la frazione denominata tuttora San Gallo. Ac* canto ad una di queste vedonsi i ruderi dell'antica chiesa, crollata per incuria verso il 1865. Il sig. Antonio Deluisa, insegnante, di Strassoldo, mi comunica di aver trovato gia nominata detta chiesa in documenti del sec. XII e chiamato acqua di S. Gallo , in documenti del sec. XV, un corso d'acqua che passa accanto alia medesima. Sembra che sotto (i) lb., p. 118. 1 SANTI IRLANDESI IN ITALIA 1'abside vi siano traccie di un tempio romano : il nome Ca- stra , rimasto ad altro corso d'acqua che passa ncn hmgi dai ruderi, fa sospettare che vi sia stato in quei paraggi un accampamento romano: la via Postumia passava a poche centinaia di metri. Un'antica cappella dedicata a S. Gallo esiste presso Al- bona (Istria). II Can. D. Silvio Zanoni d'Albona mi comu- nica di non aver trovato, nell'archivio parrocchiale alcun do- cumento che illumini circa 1'epcca della costruzione e To* rigine della dedicazione. fi una chiesetta in aperta campa- gna, non ufficiata, dove ogni anno il 16 ottobre si celebra una Messa cantata con intervento piuttosto numeroso di fedeli. 9. A tutti note son la via San Gallo e la Porta San Gallo a Firenze. II GUCCERELI,! (i), dice a proposito della via S. Gallo : Dal centro della citta la via conduceva alia Porta S. Gallo edificata nel 1294 su disegno di Arnolfo. La localita ha questo nome fino da tempo antico perche nel preciso luogo dove trovasi il Parterre sorgeva nel 1218 una chiesetta dedicata a S. Gallo, detto TApostolo della Sviz- zera. Gli Agostiniani che officiavano la piccola chiesa sep- pero cosi bene influire sulla munificenza di Lorenzo il Ma^ gnifico che ottennero il suo aiuto per Tampliamento della Chiesa e del Convento. Giuliano di Francesco Giamberti, architetto celebre e assai stimato dal Magnifico, ebbe 1'in- carico'di tale lavoro e costrui una vasta fabbrica, lunga 90 braccia, superba per la bellezza deU'edificio, per la buona disposizione dei chiostri, del refettorio e delle centinaia di (i) Stradario storico'biografico d?lla Citta di Firene, Firenze, 1929, p. 414-415. SAN GALLO celle del convento. E venne chiamato Giuliano da. Sangallo per la fama che si era acquistata con quella imponente ope- ra. Chiesa e convento caddero per le necessita dell'assedio del 1529-30 sotto il piccone demolitore, e le rovine vi stet- tero abbandonate per oltre due secoli . II VASARI (i) da tale spiegazione del soprannome Giuliano da San Gallo, ma il MILANESI sospetta della verita del rac- conto, perche anche innanzi al tempo della riedificazione di quel monastero e precisamente nel 1485, si trova il Giam- berti esser nominate da San Gallo (2), e ritiene che Giulia- no e il fratello fossero detti da San Gallo non per altro se non perche abitarono molti anni fuori della Porta San GaUo (3). II RICHA dice (1. c.) : Fuori di porta S. Gallo eravi uno spedale chiamato di S. Maria del Popolo, fondato, giusta Leopoldo del Migliore, nell'anno 1218 da Guidalotto del- TOrco e da Bernardesca sua moglie, a benefizio dei pelle- (1) Le vite dei piu eccellenti pittori, scultori ed architetti, con note e commenti di Gaetano Milanesi, Firenzc, 1879, IV, 274. (2) Arch, del Duomo di Firenze, Deliberaz. 1482-86, n. 107. (3) Sulla Chiesa di S. Gallo v.: GlUS. RlCHA, Notizie istoriche delle chiese fiorentine, Firenze, 1754, Tomo I, p. 264 ss., CAROCCI G., Firen^e illustrata. Fra la vecchia e la nuova cinta. Chiesa e con' vento di San Gallo (in: Firenze artistica , anno III, 1874), e Re- lagione e ragguaglio distintissimo della engine, fonda&one e demo^ li&one della chiesa e convento dei Frati di S. Gallo, esistente gta fuori della citta di Firenze, dalla quale chiesa fu presa la denomi' nazione della Porta S. Gallo; colla notizia della sua erezione e del modo con cui pervenne nella Congregazione dei PP. Agostiniani Os- servanti di Lombardia, del posto ottenuto di poi dai medesimi Re- ligiosi inFirenZe nel convento e Chiesa di S. Jacopo dei Fossi, e in qual marmra crebbe il culto e la divozione nella detta Citta alia SS. imagine della Madonna della Tosse, Firenze, Paperini, i74^ in 4 Nessuno di questi testi risale disgraziatamente piu indietro del sec. XIII. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA grini e dei bambini esposti, coin essere stato consegnato alia cura dei Padri Agostiniani: quando il pontefice Pio II ncl 1463 aggregollo all'Ospedale degli Innocenti di nuovo fab- bricato sulla piazza della Nunziata, pel quale i Fiorentini e- ra.no impegnati e stimolati anche dalk lunga e dotta con* cione di Leonardo Aretino... E cosi, rimaso soppresso lo Spe- dale di S. Gallo, deplorabile in quel soggiorno pareva lo stato di quei Padri di S. Agostino, quando awenne I'intervento del Magnifico a favore di P. Mariano. Anche il RlCHA (p. 265) dice che in.lGiamberti per 1'applauso di questa fabbrica fu chiamato'Giuliano da S. Gallo. Aggiungero che il Boccaccio (i) cita un Lucifero da San Gallo come un Lucif ero maciullatore di dannati : e il GRAF (2) nota che, se- condo il Sansovino citato dal Fanfani, nella chiesa di Sain Gallo in Firenze era dipinto un diavolo con piu bocche. fi interessante notare che presso la chiesa di S. Gallo sorse il francescanesimo fiorentino (3). Quando nel 1211 S. Francesco ando a Firenze accepit a, devotis civibus, qui eum pro viro admirabili suspiciebant, Hospitiolum juxta Ecclesiam Sancti Galli ad D. P. extra civitatem. Plures suo habitu illic vestivit; e quibus praecipuus Joannes Par ens ex oppido Carmignano... qui post S. Francisci obitum assump- tus fuit ad Generalatus apicem . Vesti ivi anche Giovanni Bonelli, Giuseppe Fiorentino, Michele de Albertis e molti altri. Requieverunt in primo illo Fratrum Coenobiclo juxta Ecclesiam S. Galli, non sine populi veneratione. Sed (1) Dec. Giorn. VIII, nov. 9. (2) Mitt, leggende e supersti^ioni del Media Evo, 2 voll., Torino, Loescher, 1892-93, II, 94. (3) V.: WADDING, Annales minorum, Tomo I, 113, XX e 114, XXIII. - 185 - SAN GALLO dum post multos annas exhumaretur Fratris Joseph* coda* ver, integrum et illaesum, sana etiam circumducta veste, inventum est. Extruxerunt autem Florentine in horum me* moriam egregium sacellum t in quo corpora honorif.ce condi- derunt prope dictam Ecclesiam Sancti Galli, quod magna populi veneratione frequentabatur, donee circa annum 1482 (alias 1487) ipsam S. Galli Ecclesiam obtinuit Marianus quidam Augustinianus magni nominis Praedicator a magni' fico Domino Laurentio Medices, ut juxta earn suis aedifica* ret Coenobium. Totum autem opus voluit praenominatus Dominus suis absolvere expensis, et cum praedictum sacel* lum designatae architecture impedimenta esset, dirui fecit, elevatis inde prius Beatorum reliquiis. Has, ut sibi tribue* rentur, institerunt nostri, a multis jam annis translate in d* vitatem, sed frustra, renitente populo S. Galli, qui se hoc thesauro privari non permittebat; promiitebat tamen in ipsa 5. Galli Ecclesia honorificum se erecturum sanctis Viris mausolaeum, de quo consiruendo pomposo opere, et magnis sumptibus dum longius consultaretur, secreto sublatae sunt reliquiae, et alieni, sed ignoti, factae sunt juris . 186- CAPITOLO DECIMO S. ORSO D'AOSTA i. Per sgombrare il campo da possibili equivoci e per chiarire alcune osservazioni relative al S. Orso irlan^ dese, d'Aosta, awertiamo subito che in Italia sono onorati altri santi omonimi tra i quali: i.) un S. Orso o Orsio, la cui leggenda (che ricorda il mito d'Edipo) e simile a quella di S. Giuliano 1'ospita* liere e d'altri santi (i) : esso e specialmente onorato in prov. di Vicenza, dove da lui prende il nome il comune di San* t'Orso o Santorso (festa 3 maggio), e in Vejano presso Vi- terbo (festa 29 gennaio) (2); 2.) un S. Orso martire, preteso discepolo di S. Teone^ sto con festa il 21 giugnp, venerato insieme con altri due martiri (S. Albano vesc. e S. Domenico erem.) in Burano presso Venezia (3). II LANZONI, trattando dell'antica diocesi (1) V. : H. DELEHAYE, Les legendes hagiographiques, Bruxelles, 1927, p. 60 e A. GRAF, Mitt, leggende e superstizioni del M. E., Torino, 1892, I, p. 288. (2) V. : D. CASALINI, Studio giuridico'storico intorno a 5. Orso, in: Scuola, Cattolica, 1900, vol. 19, pp. 124*143, 296-323, 448-467. (3) V.: B. VERGHETTI, Set inni latini in onore dei 55. Martiri Albano, Domenico ed Orso, con cenni illustrativi intorno ai mode* simi martiri per il sac. Federico Longo di Murano, Foligno, Artigia- nelli, 1893. s. ORSO D'AOSTA veneta di Altinum a. cui apparteneva Burano (i), dice al riguardo : La semplice verita storica di questa leggenda di santi itineranti (simile a molte altre gia studiate) parreb- be veramente questa, cioe che, quando essa fu composta, in Magonza era venerato un S. Albano martire, in Augu- sta della Vindelicia, un S. Orso martire, e in Altinum un S. Teonesto martire, che forse e lo stesso Theonestus mar- tyr venerato in Treviso, in Vercelli e altrove. 3) un S. Orso vescovo di Ravenna, del IV-V sec., fe- sta 13 aprile, costruttore e consacratore della cattedrale. den' tro Ravenna, intitolata Anastasis e dal nome dell'edificatore denominata Basilica Ursiana (2). Notiamo che a Ravenna si onora anche un martire di nome analogo, S. Ursicino o S. Ursiano, che probabilmente e PUrsicino martire di Pan- nonia (3). Cio posto, rimane chiaro quanto dice il LANZONI (4) a proposito di un preteso Orso vescovo di Aosta : Una pas* sione di S. Teonisto di Altinum ricorda un martire Ur- sus, e ne pone la morte per errore in Augusta di Rezia (ma della Vindelicia) sotto Teodosio (379'395); un'altra pas- sione sotto re Unnerico (484). In cotali documenti si e con-- fusa (cfr. AA. 55. febr. I, 99, 945) Augusta, Vindeliciorum con Augusta Praetoria, e quindi si e fatto di quell' Ursus un vescovo aostano (cfr. SAVIO, o. c. p. 70-71), quantunque la leggenda altinate non gli attribuisca la dignita vescovile (cfr. M. G. H., Scriptores rerum merov., Ill, 31-2) . (1) Le Diocesi d'ltalia, p. 907. (2) lb. t p. 749. (3) Ib., p. 7*5'733 e 4I7- (4) Ib., p. 1052. 188- IN rTALiA Noto di passaggio che il SAROGLIA (i), parlando di S. Or* so d'Aosta lo fa morir martire e mescola fantasticamente, come altri autori, elementi presi dalle leggende dei van santi Orsi, specie di quello di Vicenza. 2. Sul S. Orso d'Aosta (festa il i. feblbraio, cioe il giorno stesso di S. Brigida) abbiamo un volume (pubblicato anonimo) del Can. DONDEYNAZ (2), che, quantunque vec* chio, e ancora prezioso per la profonda conoscenza dei do* cumenti e per il fine spirito critico con cui e condotto. Orso, appartenente alle primissime schiere di missionari scoti, appare venuto dall'Irlanda in Italia al principio del VI secolo passando per la Francia, dove si sarebbe fermato qualche tempo a Meronnes (3) che ancora 1'onora di culto vivissimo. Passato di li in val d'Aosta, combattendo gli a* riani, sarebbe divenuto arcidiacono di Aosta sotto il vescovo Giocondo (4) e avrebbe condiviso le tribolazioni a lui pro* curate dagli ariani, tribolazioni che cessarono solo per inter' vento diretto di Teodorico (5). Dopo la morte di Giocondo sarelbbe salito sulla cattedra d'Aosta un vescovo Ploceano, ariano o ariaineggiante, e sarebbero ricominciate le pene del suo arcidiacono. Ma Orso, senza lasciarsi guidare dalla pni" denza umana o dal timore, si sarebbe separato dal vescovo intruso, e con grande carita ed energia avrebbe salvato la fede del suo popolo, ritirandosi con alcuni canonici della Cattedrale fuori della citta, presso la chiesa di S. Pietro, gettando cosi le basi della famosa Collegiata di S. Pietro e (1) Eporedia sacra, Ivrea, Tomatis, 1887, p. 169. (2) Vie de Saint Ours archidiacre d'Aoste, Aostc, Mensio, 1868. (3) lb., p. 31. (4) lb., p. 37. (5) Cfr.: LANZONI, op. at., p. 1055, n. 3 e 4. 189 S. ORSO D AOSTA S. Orso. Di li avrebbe dato opera kistancabile p.er difendere e diffondere Tortodossia, tanto ch'e ancora chiamato YApo* stole dei Valdostani. I miracoli piu noti che a lui si attri- buiscono sono quelli di aver fatto cessare una piena del tor- rente Buthier, d'aver fatto scaturire a Busseya una sorgente dalla roccia (la fontana di S. Orso, fans S. Ursi), d'aver pre- detto la morte di Ploceaino e d'un di lui servo (ministeriale), nonche la morte propria, che sarebbe awenuta nel 529 (i). 3. II SAVIO sposta la morte di S. Orso alia seconda meta del VI secolo, ma fa sue quasi tutte le deduzioni del DONDEYNAZ per collocarlo entro detto secolo. Ecco quanto egli dice (2) a proposito di Ploceano : II nome di questo vescovo, che la tradizione vuole sia stato ariano, fu conser" vato perche unito alia memoria di S. Orso arcidiacono. Di lui tacciono TUghelli e il Delia Chiesa. II Besson colloco Ploceano dopo il 755 e lo disse infetto degli errori icono' clastici, ma cio senza prova alcuna. Quanto a S. Orso, alcuni lo credettero vescovo di Aosta contemporaneo di S. Ber- nardo di Menthon, oelebre fondatore dell'ospizio del Gran San Bernardo. Cosi nel breviario dei Canonici regolari, stam- pato a Roma nel 1613, si dice di S. Bernardo canonicum habitum ab Urso ejus civitatis episcopo suscepisse. que- sto un errore provenuto da una mala lezione degli atti di S. Bernardo di Menthon, nei quali si lesse ad ursum devo* tissimum episcopum, in luogo di ad virum devotissimum. Cosi osserva il Papebrochio nella leggenda di S. Bernardo di Menthon, ai 15 giugno. Il canonico Gal (Chart. II, 29) conferma Tasserzione del dotto bollandista comprovandola (1) Altri miracoli sono riferiti nell'of). ctt. a pp. 89-92 e 101. (2) Op, ctt., pp. 77-81. 190 1 SANtI IRLANDESI IK ITALIA con mss. da Itii veduti. Laonde si deve ritenefe che ei fu semplice sacerdote ed arcidiacono delk chiesa d'Aosta, co- m'e detto nella sua vita. Di un S. Orso e parola nella leg- genda di S, Teonesto, della quale, come gia dissi, non si puo fare verun conto. NelTappendice al tamo I di feb- brajo, pagine 936-939, diedero i Bollandisti una vita di S. Orso di autore ainonimo, assai piu degna al riguardo. Da essa si ricava che S. Orso era prete e che aveva in cura la chiesa di S. Pietro d'Aosta. Ploceano e qui rappresentato come uomo crudele, invasore e tiranno, ma non gia ariano ne iconoclasta... I Bollandisti non indagarono il tempo in cui fu scritta questa vita, ne manifestarono la loro opinione sulla sua autorita. Essa e certamente anteriore alia jBne del sec. XI, come ne son prova i codici di questo tempo che la contengono, quale, per es., il codice CXXXIV, alias 19, deirArchivio capitolare di Vercelli. La scoltura che an- cora vedesi sopra un pilastro del chiostro di S. Orso, rap- presentante Ploceano tormentato dai demoni, ed e lavoro del secolo XIII [o XII?], ad essa si riferisce. Ma non e nep- pure molto piu antica del sec. XI, e puo esserne sufficiente indizio il termine di ministeriale, che, nel senso di vassallo o servo, si trova molto adoperato nei secoli VIII, IX o X, ma forse poco o nulla prima. Tuttavia, sebbene scritta forse verso il mille, v'e a credere che sia stata composta sopra memorie piu antiche e degne di fede. Cio che m'induce a tal credenza e il ricordo che ivi si fa dei SS. Severo e Gin- lio. Migravit ad Christum, dice la vita narrando la morte di S. Orso, saciatusque et adjunctus sacerdatibus Christi Be* vero et Julio . II SAVIO, ritenendo che il S. Giulio sia quello dell'isola omonima sul lago d'Orta e S. Severo quello di Ra- 191 S. 6RS6 D'AOSfA Venna, asssegna, con ragionamento che invero non e moltd stringente, S. Orso e Pioceano alia seconda meta del sec. VI. Se e vero che Pioceano fosse ariano continua a p. 80 come la tradizione vuole, e nulla. in essa vi e d'in* verosimile, piu ci confermiamo nel pensiero che egli posse' desse la sede d'Aosta nel sesto secolo, quando in Italia an- cora dominavano gli Ostrogoti ariani (cioe fino al 553) op- pure nei primi anni del regno dei Longobardi, anch'essi ariani. Dico nei primi anni del regno dei Longobardi, poi- che, dopo la morte di Clefi nel 574, Aosta con la sua valle venne in potere di Gontranno re di Borgogna, e sotto di lui ed i suoi successori e sotto i re Franchi rimase fino a Carlomagno. E poiche ne sotto i re borgognoni ne sotto i re franchi non attecchi piu rArianesimo, forza e supporre che Pioceano, se fu ariano, fosse vescovo prima del 574... Si aggiunga ancora Targomento che si trae dal culto di S. Orso, gia assai antico in Aosta nel 923 [anno della do- nazione del vescovo Anselmo I al Capitolo di S. Orso], co- me ne e prova 1'esistenza in quel tempo di una chiesa e di una collegiata di canonici, che prendevano il nome da lui. Vedesi pure da un decreto del vescovo Giso verso il 960 che gia una delle porte della citta portava il nome di porta di S. Orso [decreto riportato dal SAVIO a p. 85] , II PATRUCCO (i), propende ad assegnare Pioceano al pe- riodo longdbardo 569-574. II LANZONI (2), pur diffidando della vita di S. Orso BHL (1) Aosta dalle invasions barbariche alia signoria sabauda, in: Mi- scellanea valdostana (Vol. XVII della Bibl della Soc. Stor. Subal- pina. (2) Op. at., p. 1056. 192 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA 8453, dice, a proposito di Ploceano, che tuttavia e diffi- cile persuadersi ch'essa abbia inventato il nome di quel ve- scovo , e sembra rimettersi al Savio che lo colloca nella seconda meta del sec. VI. Mons. DuCHESNE [Pastes Episc. 1 2 ] non ne parla . Nella bellissima pubblicazione illustrata, L'insigne colle* giale d'Aoste (i), fatta dall'Accademia di S. Anselmo in memoria del XIV Centenario di S. Orso, e ripubblicato il testo della Vita di Sant'Orso (data dai Bollandisti nel- 1'appendice al tomo I di febbraio) secondo un antico Leg- gendario appartenente alia Collegiata di S. Orso: ivi si at- tribuisce la paternita di tale Vita ad un agiograf o milanese o vercellese del 580 circa, per le affermazioni antiariane che contiene (2), e si insiste, per la morte di S. Orso, so- pra una data prossima a quella tradizionale del 529. In ve- rita gli argomenti del SAVIO per portare tale data alia se- conda meta del secolo non sembrano perentori, e forse Plo- ceano potreblbe trovar posto, con maggior rispetto della tra- dizione, fra il n. 4 e il n. 5 delTelenco del LANZONI (p. 1055) cioe fra il 511 e il 528. Per spostare S. Orso alia seconda meta del sec. VI, con S. Frediano, mi pare che le ragioni si troverebbero piuttosto in Irlanda che in Italia. Si deve rammentare che alia pri- ma meta del VI secolo si assegna la morte di S. Brigida e risale la fondazione dei primi grandi monasteri irlandesi (Killeany, Clonart, Moville, Clonmacnois), che Columba parti per fondare }ona solo dopo la meta del secolo, e che solo alia fine del secolo Colombano arrive in Borgogna. Non (1) Ivrea, Viassone, 1929. (2) V. : p. 24. 193 13 s. ORSO D'AOSTA e impossible un'attivita individuale isolata di Orso e Fre- diano in Italia nelk prima meta del VI secolo, ma anche quando essi si assegnassero al tcrzo quarto del secolo reste- rebbero ra i primissimi peregrini scoti. 4. Le memorie di S. Orso in Aosta sono natural- mente molte e irnportantissime. La Chiesa dei 55. Pietro e Orso e I'annessa Colkgiata di 5. Orso cotitengono preziose memorie e veri tesori arti- stici, ampiamente illustrati dalla pubblicazione speciale in- nanzi 'ricordata. Sull'antica chiesa di S. Pietro, le cui traccie rimangono ancora nella cripta detta Confessione di 5. Or- so, sorse nel X secolo, per opera del vescovo Anselmo, la nuova Chiesa di S. Orso, che nel XV sec. Tarcidiacono Giorgio di Challant trasformo, ingrandi ed abbelli di volte, di pitture, di stalli, di vetrate: egli ingrandi ed abbelli an- che la Collegia ta: graziosissimo il Chiostro e il Priorato: il campanile e del sec. XII: preziosi i reliquiari (ra cui la grande cassa contenente il corpo di S. Orso) e i messali. La Collegiata, alia cui ombra sorse nel secolo passato 1'Acca- demia di S. Anselmo, e sempre stato un centro di vita im- portainte dal punto di vista religioso, intellettuale e sociale (specialmente con la fondazione di Ospedali). Ignoriamo del tutto 1(1) come visse nei primi tre secoli la congregazione fondata da S. Orso: le prime notizie storiche risalgono al 923. Nel 1184 aveva alle sue dipendenze molte parrocchie, menzionate in una bolla di Lucio III, situate in diverse dio- cese Nel 1133 i canonici di S. Orso abbracciarono la vita regolare sotto la regola di S. Agostino: nel 1629 furono se- (i) V.: DONDEYNAZ, op. cit., p. 108 ss. 194 I SANtl IRLANDESI IN ITALIA colarizzati da una bolla di Urbano VIIL Fu in questa Col* legiata (i) che il canonico Bonifacio di Challant col vesco- vo e altri cationici tennero bravamente testa nel sec. XVI a Calvino, obbligandolo a rinunziare alia sua propaganda e ad abbandonare la valle d'Aosta. rimarchevole la fedel- ta di questa vallata, di cui un Irlandese era stato Tapostolo, alia Chiesa di Roma (2). L'Ospedale di 5. Orso in Aosta (3) risale probabilmente al VII o VIII secolo: il primo documento in cui figura e un atto di donazione del 1177: di soli to e designato come ospedale de porta Sancti Ursi, e gia negli atti puibblici del XIII secolo e chiamato vetus hospicium Sancti Ursi. fi stato da principio servito da religiosi conversi dei due sessi (con- versus o conversa kospitalis, conversus o convevsa Sancti Ursi), ma non si puo dire se essi appartenessero alia fami* glia della Collegiata, dove come abbiamo visto nel 1133 fu iintrodotta la vita religiosa secondo la regola di S. Agostino, oppure se appartenessero ai frati e alle suore ospitaliere di S. Antonio, approvati da U-rbano II nel 1095, oppure se fossero semplicemente persone che, donando i lo* ro beni alia casa di S.. Orso, si mettevano al servizio del" 1'ospedale, senza voti regolari. Certo I'ospedale era sotto la direzione d'un canonico della Collegiata chiamato Rettore deH'Ospedale. Protetto dai Pontefici e dalla casa di Savoia, favorito da legati frequenti (di cui restano i documenti pel (1) lb., p. 123. (2) Per la storia della chiesa e della collegiata di S. Orso v. anche SAVIO, op. cit. da p. 69 a p. 108. (3) V.: DONDEYNAZ, op. cit., p. 57 e M. MARGUERETTAZ, Memoirs sur les hopitaux anciens du Val d'Aoste, nel IX Bollettino dell' Ac* cademia di S. Anselmo, 1876, pp. 68*94. 195 Ifev s. oftso D'AOSTA periodo 1177-1295) da parte di vescovi, ecclesiastic!, nobili e borghesi, 1'ospedale di S. Orso raggiunse una grande pro* sperita. Ma malgrado le donazioni, cadde sulla fine del se- colo XIII in miseria. Aimone di Challant, yescovo di Vereelli, lo raccomandava ai fedeli della sua diocesi nel 1285, e Ni- cola I de Bersatoribus, vescovo d'Aosta, per provvedere al suo mantenimento, dovette unirlo nel 1298, con tutti i suoi diritti e Ibeni, alia casa religiosa dei SS. Pietro ed Orso d'Ao- sta. L'ospedale andb gradualmente decadendo inei secoli : nel sec., XVII il fabbricato era ridotto in cattivo stato e subi anche i danni di un incendio. Fu riparato, ma fin dal 1703 comincio a servire da caserma per truppe di passaggio. Al- ia fine del sec. XVIII fu venduto dal Capitolo, iinsieme con varie altre proprieta, campagne e oggetti preziosi, per com- pletare la somma t enorme per lo stesso Capitolo, di 170.000 franchi pretesa come imposta straordinaria di guerra a se- guito degli Editti 28 decemlbre 1797 e 31 decembre 1799. Tuttavia la carita si continua a praticare: una Cassa, del tutto estranea ai fondi dell'ospedale, e rimasta disponibile a vantaggio dei poveri, come Opera pia della Collegiata. Alia Porta di 5. Orso abbiamo gia accennato (i); vi erano anche in Aosta o dintorni un Borgo di S. Orso (2), una Fon- tana di S. Orso (3), una Pietra di S. Orso (4), una Terra di 5. Orso (5). Nell'XI sec. esisteva, e non si sa da qual tempo, la nobile famiglia De Porta Sancti Ursi, che ha dato un (1) V. : DONDEYNAZ, op. cit., pp, 57, 74, 98. (2) lb., p. 57 e 74. (3) lb., p. 74- (4) lb., p. 89. (5) lb., p. 57 * 98. 196 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA vescovo ad Aosta (i). Vive ancbra presso la chiesa un Tt- glio di S. Orso (2), sotto il quale il Consiglio generale della Vallata soleva tenere seduta. Un curioso dato folkloristico e il seguente, dato da MAR* GUERETTAZ (3). Una delle forme di carita praticate da S. Orso consisteva nel distribute scarpe (zoccoli di legno) ai poveri, e in tale ufficio lo rappresentava un marmo della parrocchia di S. Cristoforo. In sua memoria, questa pratica si conservo per molti secoli nella Collegiata da lui fondata, e si vuole ch'essa sia stata I'origine del mercato di uten- sili e di vasi di legno, che si fa ancora la vigilia di S. Orso, davanti alia casa dov'era 1'antico Ospedale e davanti alle case prossime. Questo mercato non si fa che nel borgo di S. Or^ so d* Aosta e a Donnaz dove la Collegiata aveva anche un ospedale di antica data (4). 5. La vallata di Cogne, dove S. Orso aveva svolto opera missionaria, conserva molti ricordi di lui: la chiesa parrocchiale e a lui dedicata (5). La primitiva chiesa era al Cret: nel 1202 fu fabbricata una nuova chiesa di S. Orso nel luogo detto Villa, ch*e il luogo dell'attuale parrocchia (1'atto nelativo esiste ancora); questa fu ricostruita ex novo nel 1642. Si hainno traccie d'una chiesa di S. Orso di Cogne (1) Ib. t p. 98. (2) V.: VACCARI, Come vivono le piante, Torino, Lattes, 1930, fig. 286 a p. 155. (3) Op. cit., p. 68 s. (4) Per le ricerche su S. Orso in Aosta ho avuto cortesissimo aiuto dairillustre Can. Pantaleone Micheletto, Priore della Collegiata di S. Orso e Rettore del Seminario Maggiore. (5) V.: DONDEYNAZ, op. cit., pp. 6i'64, Mons. Due, Histoire de I'Eglise d'Aoste, Aoste, Imprimerie Catholique, 1901, I, 105 e PlERO GIACOSA, Cogne, Ivrea, Viassone, 1925, pp. 66, 234 ss. 197 s. ORSO D'AOSTA "~-y nel gia citato breve di Lucio III del 1184; pare fosse un'al- tra chiesa, diversa da quella del Cret. Si chiama Praia di S. Orso di Cogne una vasta prateria dove si vuole che il Santo abbia predicate. In diocesi d'Aosta si ha vivo culto per S. Orso anche nel- le parrocchie di Derby, Jovencan e Donnaz (i). Quella di Jovencan lo ha ancora per titolare. Una bolla di Alessandro III del 1176 menziona la parroc- chia dei SS. Pietro e Orso a Donnaz (2), che ha ora per t> tolare S. Pietro in Vincoli. Fu probalbilmente in seguito ad un'alluvione disastrosa del 1177 che u fabbricata la cappella di S. Orso in cirna al borgo di Donnaz, sulla roccia che s'avanza verso la Dora, al sud della grande strada romana; e cio sia per elevare un edificio in onore di S. Orso che era stato fino allora patrono della parrocchia, sia per invo" carlo li protettore contro le inondazioni terribili della Dora. V'era a Donnaz un ospedale (Hospitde, hospicium paupe* perum de Donacia) che dipendeva dalla Collegiata dei SS. Pietro ed Orso d'Aosta (3). 6. 6 probabile che il culto di S. Orso sia passato nella Valsoana (Vallis Soquanae), diocesi d'lvrea, dalla val- lata di Cogne che aveva con quella stretti rapporti (4). La parrocchia di Campiglia, ch'e la prima parrocchia che S'HV contra passaindo da Cogne in Valsoana, lo ha per titolare; in un atto del 1281 e menzionata la Pid^a di S. Orso in Valsoana. La Chiesa di Campiglia, la piu antica e la madre (1) V.: DONDEYNAZ, op. cit., pp. 68 e 99. (2) Ib., p. 99. (3) V.: MARGUERETTAZ, mem. cit., X Boll. 1879, p. 242. (4) V. : DONDEYNAZ, op. cit., p. 64 e 103, SAROGLIA, Eporedia sfr era, p. 98. ' 198 I SANTI IRLANPESI IN ITALIA di tutte quelle della vallata, in seguito alia successiva foiv mazione delle parrocchie di Ronco, di Valprato Corsonera, di Ingria e di Valprato Pianetto, e rimasta la piu piccola, come accade spesso alle chiese'madri. Nella citta d'lvrea, di cui S. Orso era uno dei patroni (i), c'era una chiesa a lui dedicata. II BENVENUTI (2), dice sotto il titolo Chiese non piii esistenti : La chiesa di S. Orso Attidiacono d'Aosta fu edificata circa il principio del se- colo XII nel luogo circa ove dicevasi ad petram mali can* silii; percio la strada che va al palazzo gia del Conte Per- rone sino al principio dell'ora cadente secolo (XVIII) nei castasti ed istromenti si trova detta Ruca S. Ursi. Era 1'Or- 1 so unitamente a S. Brigida V. uno dei protettori delk citta e se ne celebrava la festa di precetto maxime intra civita- tem Epor. al 2 di febbraio come dagli antichi statuti con^ fermati da Vescovi, La chiesa probabilmente ifu distrutta al- lorche si principio il Naviglio [canale irrigatorio dell'Agro Vercellese, derivato dalla Dora Baltea, a Ivrea, costruito fra il 1433 e il 1468] . Il CARANDINI (3) spiega Tubicazio" ne della Ruca 5. Ursi, attuale Via Perrone, ricordando che essa e menzionata in atto 1075 di conferma dei possessi e privilegi del Monastero di S. Stefano (4). Un ospedale molto antico, tenuto dai Canonici regolari di S. Orso d'Aosta si trovava fra Donnaz e la citta d'lvrea, (1) V.: DONDEYNAZ, p. 103. (2) Istoria dell'antica Citta d'lvrea dalla sua fondaftone alia -fine del sec. XVIII (ms. inedito di proprieta del Cav. Aw. Mario Rossi d'lvrea), p. 317. (3) Vecchia Ivrea, II ed., Ivrea, Viassone, 1927, p. 528. (4) V.: BARELU, Cartario dell'Abba&a di S. Stefano d'lvrea, Pi" nerolo, 1902, p. 285. 199 s. ORSO D'AOSTA alle porte quasi di questa citta, con la sua cappella sotto il vocabolo di S. Antonio (i). Si chiamava 1'Ospedale dei XXI, secondo alcuni a causa dei 21 letti o posti che aveva a di' sposizione dei pellegrini: pare che sia stato fondato verso il mille dai signori di Challant e Solerio patrizi. Fu dato alia casa di S. Orso d'Aosta da Alberto, vescovo d'lvrea, nel 1310, e accettato dal priore Guglielmo de Lydes 1'an- tico, intendentes illud, licet nunc modicum hospitale, mul* tis ampliare bonis cum Omnipotentis auxilio, sicque hospi* talitas perfecta servetur ibidem et divinus cultus multiple citer augeatur. L'awenire provo come erano giuste e ben fondate le belle speranze del vescovo Alberto. La cappella deirOspedale dei XXI divenne una pia stazione dove le confraternite della citta d'lvrea si recavano processionalmen- te. Ritroveremo quest f ospedale alia fine della nostra peregri' nazione per le terre d'ltalia dietro ai santi irlandesi. Questo ospedale u distrutto nel 1544 durante la guetra franco-spa- gnola: ine rimangono le mura; la chiesa fu ricostruita dove ancora sussiste, sotto il titolo di S. Antonio Abate. II card. Richelmy per accogliere in Ivrea i figli di Don Bosco, in- dusse la pro'pria madre a donar loro Timportante prossima villa di S. Antonio. II Can. GlACOMO BOGGIO (2), parla di una cappellania di S. Orso istituita da Bertolino de Lance nel 1361, ancora esi' stente nel I477t e che non comparisce piu al tempo del pas' saggio della parrocchia di S. Maurizio ai Domenicani, quan' tunque Taltare sussistesse ancora presso il coro (visita Ce- (1) V.: MARGUERETTAZ, X boll. p. 285. (2) I rettori delh parrocchia di S. Maurifto d'lvrea, Ivrea, sone, 1911, p. 7. 200 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA sare Ferreri, 12 aprile 1584). Potrebbe trattarsi di quel be- neficio che il DONDEYNAZ (i) dice essere esistito in Ivrea sotto il titolo di S. Orso: egli pero (2) menziona un benefi- zio sotto il titolo di S. Orso e S. Brigida. Trovo (3) che Guido vescovo d'lvrea, gia canonico di S. Orso in Aosta, oriundo probabilmente dei valdostani Si- gnori di Quart, con atto del 1136 dono ai Canonici di S. Or* so d* Aosta le chiese site in Pavone, borgo distante quattro chilometri circa da Ivrea (4). 7. Ablbiamo gia ricordato a proposito di S, Brigida una cappella di S. Orso in parrocchia di Fiasco, diocesi di Saluzzo. Nella diocesi di Torino si fa da tempi immemorabili Pof- ficio di S. Orso il i. febbraio come ad Aosta, ma quale conf. pont., essendosi, per 1'errore gia spiegato, creduto ve- scovo. Come tale figura neiraintico quadro d'un altare eretto in suo onore nella navata laterale di sinistra della Metropo- litana (5). Un tempo a Torino S. Orso era il patrono dei conciatori (6). A tempi immemorabili risale il culto di S. Orso anche nella diocesi di Novara (a cominciare dalla celebre colle- giata di S. Gaudenzio) e in quella di Vercelli (7). (1) p. 103. (2) A p. 30. (3) V.: GABOTTO, Documenti e studi sulla storia d'lvrea, Le carte dell'Archivio vescovile d'lvrea fino al 1313, I, p. 16*17. (4) Per le ricerche su S. Orso in Ivrea ho avuto valido aiuto dal Marchese Francesco Carandini e dall'Avv. Galileo Pinoli. (5) V.: DONDEYNAZ, p. 35 s., e anche GALLIZIA, Atti dei santi che fiorirono nei Domini della Real Casa di Savoia, Torino, R. Stam- peria, 1756, tomo HI, p. 226. (6) V.: DONDEYNAZ, p. 105. (7) V.: DONDEYNAZ, p. 68 e 104 s. 201 s. ORSO D'AOSTA Quanto a Vercelli, il DONDEYNAZ cade in errore dicen* do (i) che vi esisteva gia prima del XIII secolo un con* vento di S. Qrso fuori delle mura della citta, chiamato a volte TOspedale degli Irlandesi (Scoti), a volte il convento di S. Orso o di S. Brigida sua inseparabile compagaia E- sistevano invece due distinti ospedali e chiese amnesse: I'O- spedale degli Scoti e annessa Chiesa di S. Brigida, cM quale abbiaimo gia parlato a proposito di tale santa, e un Ospedale di S. Orso con annessa Chiesa di S. Paolo. L'ospedaie di S. Orso era gia -proweduto di vari- beni e diritti nel seco' 10 XII. L/anno 1173 religiosissimus prior de Augusta. (Ao* sta) Guillelmus suo nomine cum fratribus suis supplico il vescovo Guala Bondoni perche concedesse ecclesiam 5. Pau* It quae est supra Sicictellam (un braccio del fmme Sesia) cum hospitali ibidem construct*). Ottenne la concessione e per questo d'allora in poi chiesa e ospedale si chiamarono di S. Paolo e S. Orso. Pare che TOspedale non sia durato oltre 11 secolo XIII: la Chiesa passo ai Domenicani nel 1234 (2). In diocesi di Vercelli e intitolata a S. Orso la parrocchia di Rongio, presso Masserano. E in provincia di Vercelli e anche la parrocchia di Vallanzengo dedicata a S. Orso, per quanto appartenente alia diocesi di Biella (3). 8. II culto di S. Orso e esteso anche fuori d'ltalia: in Francia e in Svizzera (4). A Meyronnes, Basses Alpes, (1) p. 104. (2) V.: SAVIO, o. c. p. 483 s., a proposito del vescovo Guala, (i 170'! 182). (3) V.: S. LESNA, Vita popolare di S. Orso, Varallo Sesia, Unione tip. valsesiana, 1916. (4) V.: DONDEYNAZ, pp. 31, 68, 79 s., 94, 100 e 103, e BURLET, Le culte de Dieu, de la Sainte Vierge et des saints en Savoie avant la revolution, Chambery, Librairie cath., 1916. 202 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA diocesi di Digne, a pochi passi dal Colle della Maddalena, V. di Stura, e un celebre Santuario di S. Orso, dove affluisce una grande moltitudine di pellegrini da diverse valli e dio- cesi, anche del Piemonte. Rovinato al principio del sec, XVII il vecchio S. Ours, la chiesa fu ricostruita a un chilometro di distanza nel Plan S. Ours: e divenne la parrocchia di 5. Ours, frazione staccata di Meyronnes dal 1855 (i). La festa vi si celebra il 17 giugno: si riferiscono di miracoli operati alia cappella di S. Orso a Meyronnes. S. Orso e onorato in Francia anche a Barcellonnette, a Guillestre (Hautes-Alpes) dove vi e una cappella di S. Or- so con festa il 17 giugno come a Meyronnes, a Montbar in diocesi di Langres (Borgogna) dove vi e una chiesa di San- t'Orso con reliquie, a Bernex e Vacheresse in diocesi di An- necy (Savoia) dove le due chiese parrocchiali sono a hri in- titolate, e nella parrocchia di La Thuile pure in diocesi di Annecy. S. Orso ha culto in Svizzera a Sion nel Valais: vi figu- rava gia sopra un messale del XVIII sec. al i febbraio come ad Aosta: si ricorre ivi specialmente a S. Orso contro i danni delle inondazioni e della grandine (2). (1) V. nelle Carte del Touring, f. 14 B 3 : S. Ours e Rochers de S. Ours. (2) V. : DONDEYNAZ, p. 105. 203 CAPITOLO DECIMOPRIMO SAN GUNIFORTTE DI PA VIA i. S. Guniforte, il cui corpo, vestito da soldato e tra- passato da freccie, racchiuso in una belk urna, si venera in Pavia nella chiesa dei SS. Gervaso e Protaso, sussidiarda alia Parrocchiale del Carmine, e molto enigmatico, come S. Emi* liano di Faeinza e S. Pellegrino di Garfagnana. La sua leggenda e la seguente. Egli e suo fratello Gunibaldo, genere Scoti, era.no di no^ bile prosapia: avevano anche due sore'lle, a cui un testo at- tribuisce i ncani di Pusillana e Favilla. Infienendo in regno Scotie una persecuzione contro i fedeli di Cristo, decisero tut' t'e quattro, per amor di Dio, parentibus et patrie renuntiare et crucem Christi nudam portare. Partirono segretamente dalla patria e si recarono in Germania, ad nequissimos leu* ihonicos. II loro apostolato incctitro vivissime ostilita. Furono imprigionati e tormentati; Pusillana e Favilla furono con' dannate a morte e decapitate. Crudelis Scotia sed crudelior Teuthonica, Scotia, mater fuit, Teotonica noverca. Guiniforte e Gunibaldo, posti in liberta, risolvettero di partire, e, pas- sate le Alpi, giunsero a Como, dove ancora quotidianamente si scannavano i cristiani: ubi quotidie christianum nomen se habere confitentes jugulabantur. Quivi si fiecero a predi' 204 IRLAfcDfiSi flf ITALfA care il Vangelo con buoni frutti; . ma furono denmnziati al princeps civitatis, che li fece prendere e li interrogo: Scott sumus genere risposero sed christittni professione. Si condannarono entrambi a morte, ma poi, nella speranza che il supplizio d'un fratello, facesse per timore rinunziare 1'altro alia fede, si decapito soltanto Gunilbaldo, il cui corpo fu sep- pellito nella notte seguente segretamente dai cristiani di Co mo, e si lascio in liberta Guniforte, Questi si reco a Milano dove predico senza posa il nome di Cristo et multorum er* tores conculcavit. Invitato invano a sacrificare agli idoli e denunziato al tyrannus, fu condannato ad essere decapitate fuori della citta, nonche saettato e battuto con verghe di fer^ ro lungo la strada. Fu siffattamente tormentato dalla ferocia hereticorum che, asperso tutto di sangue e indebolito per le molte ferite, prima di giungere al determinato luogo fuori delle porte di Milano, cadde a terra sfinito. I persecutori, ere* dendolo morto, rabbandonarono sul luogo stesso, senza ese" guire la sentenza capitale. Riavutosi dopo qualche tempo, Guniforte si alzo e si avvio verso Pavia. Ivi s'imbatte in una devota e pia matrona, la quale scorgendo il santo uomo si malconcio, con rispetto e carita lo condusse in casa propria juxta ecclesiam Scti Romani, e con molta pieta lo euro; ma in capo al terzo giomo, il 22 d'agosto, rese Tanima al Si' gjiore, mentre le campane di Pavia si mettevano da sole a suonare. Fu sepolto nella chiesa di S. Maria presso S. Ro' mano. 2. La leggenda fu pubblicata la prima volta nel sec- XV dal milanese B. MOMBRIZIO (i) e poi dal TATTI (2) e dai (1) Sanctuarium seu Vitae Sanctorum, I, 338*40. (2) Annali sacri della citth di Como, 1663, I, 903. 205 SAN GUNIFORTE DI PAVIA BoLLANDISTI (G. Cuperus) {i), sull'edizione del Mombrizio, che pub esser tratta da un Passionario Lateranense o da un codioe del sec. XV conservato nell'Archivio della Fabbriceria del Carmine in Pavia (2). II codice del Carmine, gia apparte* nente a Sinibaldo Mezzabarba (1350-1441) di Pavia, ha, in piii del testo del Mombrizio, la narrazione dei miracoli che si attribuiscono al martire, e termina con notizie storico'li- turgiche sulle feste di S. Guniforte a Pavia (22 Agosto), di S. Gunibaldo a Como (13 Ottobre) e delle sorelle, di cui da i nomi, in Alamania (9 Gennaio). Aggiunge che il corpo di S. Gunibaldo e quelli di Pusillaina e Favilla sono sepolti a Como nella Chiesa di S. Carpof oro, fuori le mura della citta, II martirio di S. Guniforte e stato attribuito date le in- certezze del testo da alcuni ai pagani, da altri agli ariani. La sua data e stata fissata da F. FERRARI (3) alTepoca dell'im- peratore Costanzo (337'36o); T. DEMPSTER lo troviamo qui naturalmente a far di Guniforte un Santo scozzese, e purtroppo lo hanno seguito su tal terreno molti autori po^ steriori, fino al Majocchi (4) la fissa al 417. II TATTI (5), i BOLLANDISTI (6), il P. SEVERING CAPSON! (7), GIUSEPPE ROBOLINI (8) e il MAJOCCHI (9) propendono per il 303, cioe (1) Ada Sanctorum, vol. IV del mese d'agosto, pp. 524*30. (2) V. : Mons. R. MAIOCCHI, La kggenda^ e il culto di S forto mart, in Pavia, Pavia, Artigianelli, 1917, p. 12. (3) Catal. Sonet. Italiae, Milano, 1613. (4) Histor. eccles. gentis Scotor., Bologna, 1627, p. 309-10. (5) Op. cit. (6) AA. 55., agosto IV, p. 524 ss. (7) Mem. istor. di Pavia, II, p. 112. (8) Notizie... di Pavia, I, p. 23. (9) Op. cit., p. 24. 206 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA per Tepoca della grande persecuzione di Massimiatio e di Diocleziano. 3. Ma esaminiamo il valore storico della leggenda, la cui compilazione e evidentemente molto tarda (dal sec. XII al sec. XIV). Notiamo anzitutto che all'epoca romana imperiale non esisteva ne regno di Scozia ne Scozia; ne vi furono mai in Gran Brettagna o Irlanda gravi persecuzioni contro i Cristia* ni. Contrariamente a quanto racconta Gilda (VI sec.), senv bra che la persecuzione di Diocleziano non si sia estesa oltre Manica, grazie agli sforzi del govematore Costanzo Cloro, padre di Costantino; e si dubita anche del precedente mar- tirio di S. Albano e dei santi Aaron e Giulio (286 o 287), che sareb'bero in ogni caso gli unici martiri della conversione di quelle isole al cristianesimo (i). La Chiesa di S. Romano a Pavia non esisteva ancora: il primo cenno di essa e del sec. VII: nel 476 v'erano a Pavia due sole chiese, S. Ger- vaso e S. Invenzio (2). Non v'e traccia del martirio e del culto delle due sorelle, ne in Germania ne in Svizzera (Gri^ gioni), ne a Como (3); ne a Como si trova traccia di Guni* baldo, dove pure la Chiesa di S. Carpoforo, suo preteso luo" go di sepoltura, ancora sussiste e di cui la storia e ben no- ta (4). Nel cap. VII del P. DELEHAYE, Les engines du culte (1) V. : F. CABROL, L'Angkterre chretienne, Paris, Gabalda, 1909, pp. 17 e 25. (2) V.: MAJOCCHI, op. cit., p. 26. (3) lb., pp. a6'3i. (4) lb., 32-35 e 176. Qui tanto per illustrate i sistemi del DEMPSTER noteremo di passaggio come nell* Apparatus de Reli* gione, I. II, cap. II costui inventi che in antico s'erano eretti in Como in onore di S. Gunibaldo un tempio e un monastero posse* duti gia un tempo dalla nazione scozzese . 207 GUNIFORTE DI PAVIA der martyrs (i) che presenta la lista dei martiri italiani piii sicuri (2) non si fa menzione di S. Guniforte. Il fatto che i quattro nomi (quelli delle due sorelle sono certamente spuri) , p. 10. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA parrocchia di Biandrate, dedicata a S. Colombano. Mans. PASTE (i) dice: Osservo nell'antico calendario liturgico vercellese essere venerati fra i santi irlandesi il grande vesco- vo Patrizio e Tabate Gallo, laddove non a mai capolino il nome di San Colombano precisamente nella Chiesa Buse* biana, che pure aveva giomi dedicati ad altri santi oltremon- tani, come Bricio, Amando, Annando, Gotardo e Leodegario. Similmente nessun codice nostro parla di San Colombano, il cui cu'lto tuttavia e certo essersi diffuse in diocesi e preci* samente nelle vicinanze di Caresana e nella prevostura di Biandrate. II piu antico documento e del 18 aprile 996 (Carte del- I' Arch. Capit. di Vercelli, S. S. S. t Vercelli, Unione Tipogr. Vesc. 1911). In esso domna Adelegida Imperatris dona ai Canonici di S. Eusebio corte una domui cortile que vocakuv carisiana cum castro inibi abente et cum capella fort's (di S. Matteo) et cum porto sicide (Sesia) cum omnibus alueis suis de capella sancti Columbani usque in fluvio pado. Ma dove precisamente fosse collocata la cappella di S. Colombano, non e ben certo. Tre altri documenti riguardano invece la chiesa di Bian* drate che fu poi prepositura. In una pergamena dello stesso Archivio Capit. dell'anno 1174 relativa all'Ablbazia 5. Na* Zfirii de Biandrate si momma in fine la Ecclesia Sancti Co- lumbani. Da una convenzione del 1217 fra Novara e Veav celli risulta pure Tesistenza della Chiesa di S. Colombano di Biandrate ufficiata da monaci (cfr. VIGLIO, Ricordo storico, ecc.). Nel Necrologio Eusebiano n. 155 (Ballettino stor. bi<> (i) Sulle traccie dei monaci di S. Gallo, in: Scuola Cattolica , vol. Ill, p. 223-230. 221 S. COLOMBANO DI BOBBIO bliografico subalp.) il 2 marzo del 1217 leggesi che 1'Arci- diacono Guidalardo dono alia Chiesa di S. Eusebio una casa acquistata dal Monastero di S. Colombano di Biandrate in hora (sic) Sancti Eusebii apud portam araldi, cioe vicino a S. Andrea . Deirantichissima Chiesa di S. Colombano di Biandrate ha trattato estesamente Mons. G. BoRGOMANERO in una biogra' fia di S. Sereno vescovo di Marsiglia (VI secolo), il cui corpo e conservato nella chiesa stessa (i). incerto se essa deriva il nome del titolare dai Benedettini, che certo gia prima del sec. IX erano nella vicina Badia di S. Nazaro, oppure da una sua filiazione diretta da Bobbio (2). 4. II CAMBIASO (3), parlando della rapida estensione della potenza del monastero 1 di Bobbio sui territori liguri, di' ce : Un diploma di Carlo Magno del 5 giugno 774 confer- mava al Monastero di Bobbio una vastissima zona di territo- rio che si estendeva dalla Valle d'Aveto al mare. Altri documenti analoghi dei secoli VIII'X, ricordano molte loca' lita poste in quelle regioni ed altre vicine, come dipendenti dallo stesso monastero, con chiese e celle monastiche, orata* ria, cellae, ecclesiae, plebes, di cui molte erano dedicate a S. Colombano'. Nell'antica circoscrizione della diocesi nostra por- tavano il suo nome le chiese di Moranego, Certenoli, Costa, Noano, Piazza (presso Framura), e quella di Getiova presso I'Ospedale dei Cronici. Vicino a questa era il celebre mona- stero, poi parrocchia urbana di S. Stefano, pure dipendente (1) San Sereno, Vescovo di Marsiglia e Protettore di Biandrate, Grottaferrata, Tip. S. Nilo, 1911. (2) Ivi, pp. 71 e 130-13 1. (3) L'anno ecclesiastico in Genova, p. 262. 22.i I SANTI IRLANDESI IN ITALIA da Bobbio, la cui cripta si fa risalire al sec. VIII, mentre nel- la parte piu centrale deirantica citta e indicata gia nel 972 come filiazicne di Bobbio la chiesa di S. Pietro in Banchi: Ecclesia sancti Petri que est sita in civitabe Janue (GRASSI^ Vescovi di Geneva, p. 12-13). Da questi document! risulta che Popera di S. Colombano e dei suoi figli nei secoli VIII -X era diffusa da Bobbio a Ge- neva e in una zona assai vasta all'intorno. Ma non basta. Parlando di S. Benedetto albbiamo osservato come il suo or- dine sia stato diffusissimo in Liguria sino dai primi tempi della sua istituzione, e accennammo a molti monasteri come quelli di Portovenere, di S. Andrea di Sestri, S. Fruttuoso. di Capodimonte, S. Stefano e S. Siro di Genova, S. Siro di Struppa, S. Gregorio e S. Maria del Porale sugli Appennini, S. Clemente presso Gordena, S. M. del Tiglietto presso I'Ol* ,ba, S. Pietro di Savignone e S. Pietro di Precipiamo in valle Scrivia, S. Giustina di Sezze, e Giusvalla in val Bormida, S. Marziano e Vindersi in val Borbera, S. Maria in val di Taro, S, Onorato di Patrania, S. Andrea di Borzone etc., dei quali alcuni hanno document! certi dei secoli VI- VII, ed altri po- steriori, ma tutti in genere si fanno dagli storici risalire alTe- poca dei Longobardi e dei Carolingi, benche, devastati dai saraceni.nel sec. X, siano poi stati ricostruiti in epoche piu recenti. Ora a tanta fioritura di vita monastica non pub essere stata estranea Topera dei monaci di Bobbio. Si sa che essi, dopo la morte di S. Colombano adottarono la regola di S. Benedetto... e diedero il piu largo contingente all'ordine be- nedettino in Liguria; sicche il loro monastero di Bobbio deve ritenersi come il centre principale, da cui si diffuse fra noi 223 S. COLOMBANO Dt BOBBlO la vita r> eligiosa e monastica. Anzi ad essi si attribuisce anche in parte la conversione delle popolazioni deirAppennino, tut- tora infette di paganesimo alia venuta di S. Colombano. Coll'opera di S. Colombano e de* suoi monaci si diffuse nei popoli la venerazione verso il santo stesso e quindi la sua festa. La troviamo assai d'antico... nell'alta Italia, ove 1'hanno f ra gli altri i calendari liturgici di Mantova, Brescia, Verona: manca invece totalmente nella liturgia romana. In Liguria pure essa e molto antica. Infatti essa non solo si trova in tutti i nostri libri litur- gici piii antichi con orazione propria Deus qui nos beati Co- lumbani, ma inoltre e indicata fra i giorni di feria ecclesia* stica e civile nel catalogo del 1375, che e il piu antico, e non nei successivi, il che dimostra che la festa diminui di grado colPavanzarsi del tempo. Anche la festa liturgica scorn- parve dal calendario genovese. Nel graduale di S. Matteo nel 1412 ha ancora la semplice commemorazione, ma in se- guito anche questa spari, e il calendario diocesano del 1645 si Hmita a notare semplicemente al 21 novembre: Dies S. Columbani, ma nulla di lui neirtiffiziatura, che e tutta della Presentazione di Maria SS. il che dimostra che la festa di S. Colombano non era piu che un ricordo. L'averla.trasfe- rita al giorno della Presentazione, che e di gran devozione pei genovesi, contribui a farla scomparire. Fu osservato, e giustamente, che S. Colombano non oc- cupa ne nella liturgia, ne nella memoria dei fedeli, il posto che sembrerebbe avergli dovuto assicurare Topera sua e la sua influenza su tutto il movimento monastico e religioso nel I SANTI IRLANDESI IN ITALIA sec. VII (Analecta Bollandiana, 1906, p. 119, MARTIN, o. c. t p. 197) (*) Alia chiesa di S. Colombano in Genova CAMBIASO asse* gna (p. 44 1 Ex-empti) la data del sec. XIII t mentre al Mona- stero prossimo di S. Stefano assegna (p. 430) la data del se-. cob VIII. Anche oggi e dedicata a S. Colombano la parrocchia di Moranego presso Davagna (in dioc. e prov. di Genova), al colle della Scbffera, sulk strada Bobbio-Genova. Una tra- dizione, purtroppo non suffragata da documenti, ci park dice il CAMBIASO a p. 262 di tin viaggio che avreblbe fatto il santo da Bobbio a S. Fruttuoso di Capodimonte sul promontorio di Portofino; come pure ricorda il suo presunto passaggio a Moranego sulk Scoffera, dove avrebbe ksciato in ricordo una crocetta che tuttora si conserva. In memoria di questi fatti e per invito del santo stesso, come si dice, la popolazione di Moranego e regioni limitrofe uso in passato recarsi ogni anno in processione a S. Fruttuoso di Capodi* monte (v. REMONDINI, Parrocchie dell'Archidioc. di Genova, Reg. X, p. 55) . Scendendo verso Chiavari troviamo tutte quelle valkte che fanno capo al torrente Entella piene di ricordi colomba^ niani: ivi, quasi di fronte una all'altra, sono le due parroc- chie di S. Colombano di Vignale e di S. Colombano delk Costa, antichi'ssime fondazioni bobbiesi; su per valle Sturk, e Caregli di Borzonasca, centro della famosa corte di Carelio appartenente al Monastero di Bobbio (2) con abbazia a Boi> (1) Pel culto a S. Colombano v. anche: CAMBIASO, op. cti. t PP 12, 14 e 395. (2) V.: CiPOLLA'Buzzi, op. cit., Ill, 92. 225 15 S. COLOMBANO DI BOBBIO zone o Bresone; in Gomorga presso S. Colombano di le era il centre amministrativo di tutti i beni posseduti dal Monastero nel territorio dei mandamenti di Chiavari, Lava* gna, Ne, Sestri Levante, e di quelli sparsi nella Tuscia ma- rittima (i); a Graveglia vicino a Ne, c'era una corte, con Monastero e chiesa (2). La citata chiesa parrocchiale di S. Colombano della Costa, che risale al 1207, sorge a Costa S. Salvatore presso Cogorno, sopra Lavagna. Quella di S. Colombano di Vignale, del 1 142, ha dato il nome, insieme con la frazione di Certenoli, al Co* mime di S. Coloirabano'Certenoli, al principio della valle di Fontanabuona. II Monastero vi possedeva la curtis Vigm* Us (3) e il luogo era detto anche Bembelia o Benbelia (4) o Binbegia (5). Il culto a S. Colomfoano in queste vallate liguri e ancora vivo, e le feste in suo onore si celebraino, specie a Vignale, con concorso di popolo e con generose offerte dei figli emi' grati in America (6). CAMBIASO ha trovato tali due parroc' chie menzionate nel Registrum talee omnium ecclesiarum Januensis dioecesis del 1360 sotto i nomi di 5. Columbani de Costa e 5. Columbani de Bombelio (7). Ivi figura anche (8) nel territorio di Sigestra (Sestri Levante) la chiesa 5. Colum* (1) lb., p. 96. (2) lb., p. 220. (3) lb., HI, 135. (4) lb., Ill, 192. (5) III, 194. Per la storia di queste chiese v.: A. FERRETTO, L pievi baktesimali e le chiese minori, Atti Soc. Lig. di St. Patru, vol. XXXIX. (6) V. Popuscolo: Soknni feste celebrate per il XIII centenarto di S. Colombano a Vignale, Chiavari, Artigianelli, 1920. (7) Op. cit., pp. 434'435 (8) P. 436. 226 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA \ bani de Noano, fondata nel 1190, fra le chiese di Casarza e di Velici e quelle di Loto e di Montedonico. La parrocchia di Piazza, presso Framura, diocesi di Chiavari, Comune di Deiva e provincia della Spezia, e ora intitolata a S. Maria. In provincia della Spezia e la parrocchia di Cornice, ancora oggi dedicata a S. Colombano, presso Sesta Godano in dio- cesi di Luni-Sarzana, non lontano dal Passo del Bracco. A ponente di Geneva, in provincia di Imperia e diocesi di Albenga, e dedicata a S. Colombano la parrocchia di Gave- nola, frazione di Borghetto d'Arroscia. - II CuRTl-PASlNl (i) menziona un San Colombano frazione di Lodisio (Savona). In prov. di Savona vi e un Lodisio fra- zione del Comune di Santa Giulia {con parrocchia dedicata a S. Colombano e Angelo Custode, diocesi di Acqui), sui colli che 'separano la valle della Bormida di Spigno dalla vallata dell'Uzzone, cioe prossima a quella parrocchia di Pezzolo in provincia di Cuneo che ablbiamo gia trovata dedicata a San Colombano. 5. Passiamo alia Lombardia, e cominciamo dalla pro- vincia di Milano. Chi percorre la Hnea Pavia'Casalpusterlengo vede presso la stazione di Miradolo una singolare collina, a vigneti, che si alza isolata per una settantina di met-ri sulla grande pia- nura: e la collina di S. Colombano. Dietro alia collina e la cittadina di San Colombano al Lambro (circ. di Lodi), con un castello del Barbarossa, poi Visconteo, ora restaurato dai Barbiano di Belgiojoso; gli affreschi che nella cappella ora demolita aveva dipinto Bernardino Campi furono traspor- (i) O^j. cit., p. 10. 227 SAN COLOMBANO DI BOBBIO tati nella parrocchia t dedicata a S. Colombano. II luogo an- ticamente era chiamato Mombrione o Mombrone o Brioni (i). Una antkhisssima e yerosirnile tradizione vuole che il santo vi sia passato nel suo viaggio da Milano a Bobbio (2), con- vertendo gli abitanti eretici o pagani, insegnando loro la col- tivazione della vite e lasciando il nome alia localita: essa si trova mnzionata col nuovo nome in una donazione di Ari- berto del 1034. II Redi ricorda nel Bacco in Toscana il: ... bel colle cui bacia. il Lambro il piede ed a cui Colombano il nome diede. Il culto dei banini per S. Colombano e molto vivo; la fe* sta patronale si celebra al 21 novembre, e al 30 luglio la festa della Traslazione di cui parleremo tra poco. II CuRTl'PASiNl (p. 9) dice dedicata ai SS. Pietro e Colom- bano la parrocchia di Fombio, pure in circondario di Lodij ma essa ufficialmente appare dedicata ai SS. Pietro e Paolo. L* AGNELLI (3) park di una chiesa che il santo ebbe ivi, co- struita dal re Liutprando (4). A Pavia il culto di S. Colombano sorse, pare, in occasione della Traslazione (5). noto come Ugo, re d'ltalia, sugge- risse alTabate di Bobbio, il quale si lamentava dell'usuripa' zione di beni deirabazia compiuta da vari signori feudali nel secolo X, di far chiedere la restituzione dal santo stesso, por- (1) V.: ClPOLLA'BUZZI, III, 92. (2) V.: LUGANO, S. Colombano, p. 17; CURTI-PASINI, op. cit., pp. 1017. (3) Lodi e il suo territorio. (4) Sul culto a S. Colombano in diocesi di Lodi v. su La 5 die. 1931, 1'articolo di D. A. MAESTRI, gia menzionato. (5) V.: MABILLON, Annaks Ord. S. Ben., sec. II. 228 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA tandolo a Pavia in occasione del consiglio solenne del regno che ivi si doveva tenere nel 930. 11 santo fu difatti proces^ sionalmente portato in Pavia nella basilica di S. Michele, e per i miracoli awenuti durante il tragitto e durante la per* manenza del corpo in Pavia i feudatari si commossero e consentirono a restituire il mal tolto e Ugo concesse alTab* bazia nuovi privilegi, oltre quelli concessi dai precedents so vrani. Ainche il ritorno del corpo a Bobbio fu effettuato so* lennemente, e fu perenriemente ricordato dai monaci di Bob' bio con una festa che si celebrava il 30 luglio. Tale festa e tale data furono riconosciute da un decreto della S. Congr. dei 'Riti del 27 agosto 1836 (i). Dopo questi fatti si eressero a Pavia due chiese a S. Co^ lombano, una chiamata major e una minor (2). La chiesa di S. Colombano maggiore (detta anche S. Colombanino) ora semidistrutta e ridotta a laboratorio di falegname, ma inte* ressanti'ssima, come osserva Mons. GlANANl, per la sua strut* tura lombarda, sorgeva nel vicolo che tuttora porta il nome di S. Colombano. La chiesa di S Colombano minore (detta anche 5. Columbani de Cellanova) era forse situata all'angolo dell'attuale via Roma con via XX Settembre: ultimo avanzo ne era forse 1'Oratorio dell'antico Istituto dele Orfanelle, di" strutto quando gli orfanotrofi furono concentrati nel Mona- stero di S. Felice. In Pavia il monastero di Bobbio possedeva fin dair862 uno (1) V.: CURTI'PASINI, op. cit., pp. 26 e 36. (2) V. : Mons. GIANANI, Opicino de Canistris, p. 57 e per la major pp. 80 e 125, per la minor pp. 79 e 124. V. anche: P. Ro* MUALDO GHISONI, Flavia Papia Sacra, I, pp. 61 e 73 e Mons. MA- IOCCHI, Le Chiese di Pavia, p. 138. 229 SAN COLOMBANO DI BOBBIO xenodochium (i). In un diploma delT893 (2) e chiamato are-* nodochium cum ecclesia ma il CIPOLLA dubita che la frase cum ecclesia sia errore di copia perche non si trova al punto corrispondente in diplomi dell'888, dell'SgS e del 903. Una cascina chiamata S. Colombankio si trova segnata sulle Carte del Touring (f. 10, C. 5) presso Catpignano (Cer- tosa di Pavia). Cinque parrocchie si trovano anche oggi dedicate a S. Co- lombano nelTOltrepo pavese, dove cosi numerosi erano i pos- sessi dell'albbazia di Bobbio: tre in diocesi di Tortona, che sono Corbesassi (in val Trebbia, a sud di Bobbio), Santa Giu- lietta (fra Stradella e Voghera), e Torre Menapace (a notd di Voghera), e due in diocesi di Bobbio, che sono Monte- forte (presso Varzi in val Staffora) e Ottone soprano (in val Trebbia). La chiesa di Monteforte (Varzi) e menzionata come Eclesia S. Columbani de Monteforte da CiPOLLA-Buzzi (3), che nomina anche una vicina Ecclesia. S. Columbani de Co* xasco presso Menconico, a sud'ovest del Passo del Penice (4). II CURTI-PASINI (p. 10) cita un Colombano frazione di Ci- cognola (Voghera) ma sulle Carte del Touring (f. 10, D. 5) e segnata presso Cicognola (sulle colline fra Santa Giulietta e Stradella) una localita Colombarone. A Como vi era uin antico monastero di Benedettine con chiesa dedicata a S. Colombano, la cui fondazione si attri- buisce al vescovo Amalrico (844-865) che anche come pre- aule di Como conservb titolo e funzioni di abate di Bob- (1) CIPOLLA-BUZZI, HI, 248. (2) lb., It 247. (3) HI, 116. (4)Ib., HI, 116. 230 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA bio (i). Un monastero con chiesa di San Colombano esiste- va, forse fin dal VII secolo, in Mantello sopra Dubino (bassa Valtelliina), che passo ai Cluniacensi: i quali di li andarono poi ad elevare la grandiosa abbazia e chiesa di S. Pietro in Vallate sulle rovine del castello di Cosio, distrutto nel 1304. Esiste ancora li presso, in diocesi di.Como ma in provincia di Sondrio, una chiesa dedicata a S. Colombano, parrocchiale dal 1704; e quella di Campo, presso Novate Mezzola, sul lago di Mezzola. Essa e stata eretta quando contado di Chia- venna e Valtelliina erano soggette a Coira. Si chiama ancora Boochetta della Colombana, in quei pressi, il passo ra Val di Fraina e Valle del Bitto di Gerola, a nord del Pizzo dei Tre Sigiiori (v. Carta Touring 4, D. i). In alta Valtellina, nel contado di Bormio soggetto gia alia signoria del vescovo di Coira, troviamo il Coma di S. Co*- kmbano (m. 3022) nel gruppo della Cima di Piazzi, con una cappella di S. Colombano per il sentiero verso la Valle Viola Bormina: a S. Colombano e ivi ancora dedicata la chiesa parrocchiale di Oga, presso a quella di Premadio dedicata a S. Gallo. In provincia di Bergamo sono dedicate a S. Colombano due parrocchie, quella di Valtesse, borgo subito a nord di Bergamo in val Morla, e quella di Parzanica, sulla sponda bergamasca del lago d'lseo: la prima, che risale al secolo XI t e si chiamava 5. Colombani de Tegete, fu gia sede di un Monastero di Benedettini (Celestini), della seconda Tarchivio fu completamente distrutto nel 1700: a Valtesse la festa si (i) V.: CiPOLLA'Buzzi, III, 185. 231 SAN COLOMBANO Dl BOBBIO a il 21 novembrie come a S. Colombano al Lambro, a Par- zanica il 7 novembre (i). In provincia e diocesi di Brescia e dedicata a S. Colom- bano la parrocchia di S. Colombano, firazione di Collio, nel- 1'alto Mella: e in provincia e diocesi di Mantova quella di Riva di Suzzara, in sponda destra di Po. 6. In provincia di Piacenza e il Santuario e Mona- stero di Bobbio (Babio, Aebobium, Ebobium, Ebovium, Po- pium), che i'l grande cenobiarca fondo un anno prima di mo- rire (614), in una parte allora incolta della Val Trebbia, pres- so una chiesetta diruta intitolata a S. Pietro, ch'egli restauro ed ingrandi, insieme coi suoi pochi compagni. Ivi egli riposa da tredici secoli. 6 opportuno ricordare che Monte Cassino, fondato nel 529, era stato ridotto in cenere dal furore Ion- gobardo nel 581, e non risorse che verso il 717. I suoi mo naci erano frattanto riparati a Roma, nello stesso Laterano. Non ci fermiamo a descrivere il Santuario di Bobbio, riman- dando il lettore ai libri gia citati e particolarmente alia pub- plicazione illustrata, faciknenfce reperibile, del REBOLINI e al libro della STOKES dove (p. 109*200) sono descritti tutti i ricordi del santo che si fcrovano in Bolbbio e nelle vicinanze (La Spanna, Coli, ecc.) (2). Gran parte del territorio bobbiese ha appartenuto in antico al Monastero ed estesi erano i suoi possessi in tutto il Piacentino. Si chiama ancora Monte Co- lombano un monte fra val Trebbia e val Tidone, a nord del paese di Monteventano (Carte Touring, f. n, E i), ricordato - '% (1) V.: CURTI-PASINI, pp. 8 e 32. (2) A riguardo di questi ultimi v. anche Tarticolo di GoUGAUD, Archeologie de Saint Colomban, in: Diet, d'arch. chret., col. 2196. e Gaelic Pioneers, pp. 122 s. Aggiungiamo alia bibliografia gia data il libro del RossETTl, Bobbio ittustrato, 2 voll., Torino, 1795. 232 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA / anche da NASALLi-RocCA (i) t a proposito della Pieve di Mo* meliano dalla quale dipendeva una chiesa di S. Colom- bano (2). In prov. di Piacenza si trovano ancora quattro parroechie dedicate a S. Colombano: quella di Vicobarone, frazione di Ziano Piacentino, a N. O. di Pianello Val Tidone: quella di Muradello, frazione di Pontenure, verso il Po: quella di Lu- surasco, frazione di Alseno, presso PArda, fra Fiorenzuola e Castellarquato : e quella di Vernasca, comune in val d'Ar- da, a sud di Lugagnano d'Arda. SCH'IAVI (3) park d'un Oratorio di S. Colombano in Par- ma, ricordato nella Vita di S. Giovanni I Abate* In CiPOLLA- Buzzi (4) e menzionata una ecclesia Sancti Columbani in val di Taro, di cui nel 1204 viene investito Tarciprete della pieve di S. Giorgio di val di Taro. In prov. di Reggio Emilia e ancora dedicata a S. Colonv Ibano la parrocchia di Fogliano, frazione di Reggio Emilia, a S. E. della citta sulla strada di Scandiano. Riguardo al Modenese, nella pubblicazione L'Appennino modenese (5) opera di vari autori, D. EMILIO BENTI nel Cap. Vicende e condizioni ecclesiastiche parlando al IV del- rantichissima pieve di Fanano alle falde del Monte Cimone dice : Eravi (nel territorio di Fanano) Tospedale dei Pelle- grini dedicato a S. Jacopo, dipendente daH'Ospedale di Val di Lamola, con chiesa sacra a S. Colombano e posto sul cri- nale del monte . Attualmente, mi assicura D. Camillo Bul- (1) Pievi della montagna piacentina, p. 7. (2) CAMPI, Storia ecd. di Piacenza, III, pp. 84 e 134. (3) La Diocesi di Parma, Parma, 1925, p. 158. (4) II, 319. (5) Rocca S. Casciano, Cappelli, 1895. 233 SAN COLOMBANO DI BOBBIO lariini rettore della Chiesa di S. Colombano in Bologna, non vi e piu nulla di tutto cio, e Tospedale di val di Lamola e ota una piccola patrocchia di alta montagna, canonicamente eretta nel 1559, con chiesa dedicata a S. Giacomo. II terri- torio di Fanano era stato donato da Astolfo all'abate di No- nantola. Un'antica Chiesa di S. Colombano come si e accennato esiste ancora a Bologna, in via Parigi (i). Sembra che ri- salga al VII secolo e che vi fossero dapprima i Benedettini della Congregazione di S. Gallo: ad essi succedettero nel 1144 i Cluniacensi. Circa questo tempo vi si sarebbe eretto un campanile, che sarebbe stato il primo in Bologna. Nel 1073 Gregorio VII, confermando a Lamberto vescovo di Bo^ logna i diritti della chiesa, nomina gia un Monasteriutn S. Columbani. Negli ultimi anni del sec. XII il Monastero di S. Colombano fu ceduto alle Monache di S. Clemente che vi rimasero fino al sec. XIV quando cioe nel 1332 il Legato Bertrando soppresse questo e altri conventi, e qui istitui una Collegiata di Canonici, composta di un Priore, un decano e cinque canonici, la quale fu una delle quattro Collegiate dei quattro quartieri della citta: cioe: S. Colombano, S. Jacopo de* Carbonesi, S. Sigismondo, S. Michele dei Leprosetti. Nel 1334 sotto il pontificato di Benedetto XII le suore ri- cuperarono il convento, ma nel 1347 ^ Card. E. Albornoz, Legato del Papa Clemente VI, soppresse nuovamente il con- vento e vi rimise i canonici ripristinando la Collegiata con . cura d'anime, il cui curato era il Priore. (i) V.: GUIDICINI, Cose notabili della, Citta di Bologna, Bologna, Vitali, 1868, IV, 47-49 e GUIDICINI, Miscellanea storico^patna bolo- gnese, Bologna, Monti, 1872, p. 279. 234 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Nel 1595 la parrocchia di S. Colombano venne soppressa da Clemente VIII e gli abitanti distribuiti fra le parrocchie circonvicine. Nel 1597 la Priorale di S. Colombano fu ac* quistata da Padre Giovanni Califani, quale procuratore e mandatario di S. Camillo de Lellis, per fondare a Bologna un convento per i Ministri degli Infermi. I Caniillini nel 1679 cedettero la Chiesa al Collegio di S. Tommaso d* Aquino, indi a questo subenfcrarono i Con* fratelli di S. M. dell'Umilta: appresso il convento fu acqui- stato dalla 'Repubblica di Lucca che vi trasporto un Collegio per studenti: soppresso questo nel 1788, fu venduto al pro* prietario dell'attiguo palazzo. La chiesa nel 1704 fu concessa alia Congregazione dell'Angelo Custode che si estinse nel 1798. Ebbe funzioni parrocchiali per la parrocchia dei SS. Fabiano e Selbastiano (demolita nel 1797) fino al 1805. Dal 1808 al 1820 rimase chiusa. Nel 1820 fu riaperta al culto dalla Confraternita della B. V. della Mercede, alia quale an" cora appartiene (i). 7. II monastero di Bobbio aveva vasti e redditizi pos- sessi nel Veronese, che formavano la corte di Garda (2). Tro- viamo menzionata una ecclesia sancti Columbani de Bardo* lino e un prioratus sancti Columbani de Bardolino (3): sem^ bra fosse presso Bardolino anche la ecclesia 5. Columbani in Corte, in Costa (4). A Garda vi erano due cappelle; la (1) V. anche un articolo illustrate di D. CAM. BULLARINI in una pubblicazione per le Noge d'oro di Mons. Giovanni Nardi, Tipogr. Luigi Parma, Bologna, 1929. (2) V. : ClPOLLA'BUZZI, III, 98. (3) lb., Ill, 207. (4) Ib., II, 149*150. 235 _ SAN COLOMBANO DI BOBBIO prima era la ecclesia S. Columbani in Garcia, la seconda, di cui ignorasi il nome, forse sorgeva nella sors de Sigebaldo (i). Nel Trentino, lungo la strada da Rovereto al Pian delle Fugazze, a circa km. 2 e mezzo da Rovereto, trovasi il Ponte di 5. Colombano sul profondo burrone dal quale il Leno di Terragnolo sbocca nel Leno di Vallarsa. Quasi di f route al ponte, sul lato sinistro della Vallarsa, e Tantico santuarietto di S. Colombano, ricordato fin dal 1319, in un testamento di Guglielmo di Castelbarco (2), aggrappato pittorescamente alia roccia verticale con la casuccia dell'eremita-eustode. II WEBER (3), da 1'elenco degli eremiti che vi sono stati dal 1698 al 1740. Una localita Colombano si trova presso Badia Polesine in provincia di Rovigo (v. Carte Touring f. 13, D i). In provincia di Treviso e dedicata a S. Colombano la par' rocchia di Pero, frazione del comune di Breda di Piave, fra Maserada e S. Biagio di Callalta. Nel 1899, demolita la vec' chia chiesa, ne fu costruita una piu grande. Sembra che la parrocchia di Pero, come quelle prossime di Breda e di S. Biagio di Callalta, abbia avuto origine dai Benedettini, che possedevano un Priorato in Pero. La grande abbazia di Mo- nastier, di cui esiste tuttora il fabbricato, u costruita piu tardi a 10 Km. di distanza. La chiesa parrocchiale di Mona- stier ha oggi per titolare S. Maria Assunta de Pyro, e si vuole che cio sia dovuto al fatto che nel nuovo edificio si trasferi (i)Ib., Ill, 98. (2) V.: P. TOVAZZI, Natitia ecclesiarum etc., vol. 35 al n. 22, p. 24 e al vol. 37, I, c. 65, p. 809. (3) GU eremiti nel Trentino, Rivista Tridentina, dccembre 1912, p. 244. -236- I SANTI IRLANDESI IN ITALIA allora il priorato di Pero, la cui chiesa s'intitolo invcce a S. Colombano. 8. Per trovare altre traccie di S. Colombano dobbiamo passare in Toscana: esse si riallacciano con quelle trovate in Liguria e nella diocesi di Luni-Sarzana. In provkicia di Massa-Carrara, troviamo a Pontremoli di val di Magra t sulla strada della Cisa, fra Parma e Sarzana, una parrocchia dedicata ai SS. Giovanni e Colombano. Nella stessa provincia, e sempre in diocesi di Pontremoli, e dedi- cata ai SS. Colombano e Martino la parrocchia di Canneto e a S. Colombano quella di iPosara: Canmeto e Posara sono frazioni di Fivizzano, in valle Rosaro, sulla strada del Cer- reto, fra Reggio Emilia e Sarzana. In provincia di Lucca, proprio la dove il Serchio, seen* dendo di Garfagnana, sbooca in pianura, troviamo il villag- gio di S. Colombano, sulle collirae a oriente di Marlia : e ra- zicyne di Capannori: la chiesa parrocchjale, che pare sorgesse nel secolo XI, e dedicata al santo. Nel paese di S. Colombano tiene villa 'rArcivescovo di Lucca. Nella citta di Lucca ha esistito una chiesa di S. Colomba- no (i). Una carta del 730 da notizia di una chiesa o diaco- nia di S. Colombano che, ai tempi del vescovo Talesperiano, disposero di edificare e dotare 1'arciprete Sigemondo, fratello del vescovo, e altri rispettabili uomini, in susceptionem pe- regrinorum (2). Era il terzo ospedale che costruivasi nel se- colo VIII fuori e presso la porta S. Pietro. L'edificazione, (1) V.: BERTINI, vol. IV delle Memone e documenti per servire alia, storia di Lucca, pubblicate dalla R. Accademia lucchese. (2) Al documento si assegna di solito la data del 729, ma Moiv signor Guidi 1'ha corretta in 730. V.: GUERRA-GuiDI, Compendia di storia ecclesiastica lucchese, Lucca, Coop. Tip. Editrice, 1924, p. 70. 237 SAN COLOMBANO DI BOBBIO iniziatasi sotto Talesperiano, subi van ritardi: il vescovo Walprando, morto net 755, dispose per testamento che le rendite di tuna quarta parte dei suoi beni andassero a van- taggio dell'ospedale di S. Colombaiio, fondato com'ei di- ce dal suo predecessore. II vescovo Peredeo, che segui Walprando sulla cattedra lucchese, vide compita 1'importante costruzione e consacro la nuova chiesa. Morendo nel 779 la- scio anch'esso parte dei suoi beni all'ospedale di S. Colom- bano, aumentando di dodici il numero dei poveri da ali- mentarvisi per ogni settimana (i). Un bastione delle attuali mura meridionali della citta (sec. XVI), che sorge sulParea dell'antica chiesa e ospedale di S. Colombano, porta il name di Baluardo S. Colombano. In provincia e diocesi di Firenze troviamo due parrocchie dedicate a S. Colombano: S. Colombano a Settimo e S, Co- lombano a Bibbione. S. Colombano a Settimo, frazione del comune di Casellina e Torri, sorge circa 10 Km. a ponente di Firenze, a breve distanza dalTAmo, presso Badia a Settimo: la quale badia beinedettina, fondata nel X secolo (Badia di S. Salvatore a Settimo) e passata nel XIII sec. ai Cistercensi, famosa nella storia di Firenze fino al 1782, e ora in inani private. A que- sti monaci si deve certamente il culto locale a S. Colombano e la dedicazione di questa antica chiesa, che doveva essere una loro succursale: del popolo di S. Colombano era la fa- miglia Gbzzoli da cui sort! Benozzo Gbzzoli (2). La festa vi si celebra il 21 inovembre, come a S. Colombano a Bibbione. La chiesa di S. Colombano a Bibbione, detta anche S. Co- (1) V.: GUERRA-GUIDI, o. c., pp. 64-5, 70, 75, 85. (2) V.: CAROCCI, I dintorni di Firenze, Firenze, 1907, II, 448. - 238 - I SANTI IRLANDESI IN ITALIA lombano alia Collina, sorge circa 23 Kin. a sud di Firenze, in comune di S. Casciano in val di Pesa, sulla strada senese. Rimonta al sec. XI, ma dell'antica costruzione rimangono traccie solo nell'abside. La devozione a S. Colombano, tut- tora viva, deriva probabilmente dalla vicina antica Badia di S. Michele Arcangelo a Passignano val di Pesa, dei Vallonv brosani, dove riposa il corpo di S. Giovanni Gualberto dal 1073 (i). Un monasterium S. Columbani presso Castro, di Benedet- tini, gia esistente nel 1027, e citato dal KEHR (2). 9. Vogliamo ancora accennare a un villaggio chia* mato S. Colombano in Francia (Nizza), nella valle del tor* rente Vesubia presso Lantosca (v. Carte Touring f, "14 E 6), e a Saint'Colomban de Villards in Savoia, presso S. Giovan* ni di Moriana (3); ma sopratutto in Corsica troviamo fre- quente il nome di S. Colombano (4). Lungo la strada da Ponte Leccia a Calvi si trova un Rio di S. Colombano, un Passo di 5. Colombano, un Monte di 5. Colombano, una Tone di 5. Colombano diruta. G. CAMBIAGI (5) ricorda co* me Gregorio VI, nel 1045, P er pacificare Tisola divisa in faziotii facenti capo a Pisa e a Genova, vi mandasse il Mar* chese di Massa di Maremma: e come questi, per diminuire le forze delle insolenti famiglie degli Amondaschi e Pinaschi edificasse un Castello detto di 5. Colombano nella pieve (1) V. circa questa Badia LUGANO, L'ltalia benedettina, Roma, Per* rari, 1929, p. 357. f (2) Italia Pontificia, II, Latium, p. 218. (3) V. per quest'ultimo CURTI'PASINI, p. 6. (4) V. Carte Touring, f. 25 bis, A 3 e Guida del Touring, Sflr* degna e Corsica, 1929, p. 425. (5) Istoria del Regno di Corsica, 4 voll. 1770-72, I vol., p. 92. 239 SAN COLOMBANO DI BOBBIO Giussani (la quale fa sei villaggi e confina con la pieve di Ostriconi, nella provincia di Balagoa) . Nel 1267 trovia- mo (i) uno dei Marchesi di 5. Colombano nel campo di Giu- dice, e uno in quello del suo awersario Giovanninello. Oltre a questo castello nel cuore deirisola, a cui si riferiscono i nomi topografici citati, esisteva in Corsica uin secondo Ca> stello di S. Colombano, e precisamente nel Capocorso, che fu espugnato dai Genovesi nel 1554 dopo viva resistenza e demolito dalle fondamenta: sulle sue rovine e sorto Roglia* no (2). Nella Cronica corsa di Pietro Cirneo (3), questo ca- stello aiel Capocorso e chiamato Sancti Columbani civitas, e Giacomo Man, figlio di Simone, Signore del Capocorso, spo- so di una Pallavicino di Genova, e chiamato (p. 367) Sancti Coluynbani princeps. fi noto che Innocenzo II nel 1133 sot^ topose a Genova tre vescovati di Corsica (4). 10. Da quanto abbiamo esposto, si vede quanto nu^ merose siano le traccie di S. Colombano che rimangono in Italia. Le sole parrocchie a lui ancor oggi dedicate ammon- tano a trentaquattro : vuol dire che ci sono ancora in Italia trentaquattro centri vivi, in cui il popolo impara a conoscere, onorare, pregare e ringraziare il grande Irlandese. Attual- mente Tofficiatura di S. Colombano e in uso, oltre che nelle parrocchie di cui e titolare, nel proprio diocesano di Bob" bio, di Lodi, di Tortona, di Saluzzo e delTOrdine Benedet' (1) lb., p. 136-7. (2) lb., II, 51. V. per questo secondo castello anche I, 287, 302, 329, II, n. In IV, 7 e citato un Angelo Colombani che fa opera' zioni contro il Paoli nel 1755 e in IV, 229 un Pietro Maria Colom- bani, deputato del Terzo Stato, nel 1770. (3) Pubblicata dal LETTERON, Bastia, 1884, p. 17. (4) V. anche: ClPOLLA'Buzzi, II, 13. 240 i SANTi IRLANDESI IN ITALIA tino: fino alia riforma del Breviario del 1911 era anche nel proprio diocesano di Piacenza e di Chiavari. L'hanno, come gia menzionammo nel 4, i calendar! liturgici di Mantova, Brescia e Verona. Lo studio completo e approfondito deH'origine di tutte le chiese e fondazioni che prendoino nome da S. Colombano, potrebbe alimentare un volume a se. evidente che Bobbio e il centre d'irradiazione principale del culto a S. Colombano in Italia. Bobbio ha agito in tre modi: attra verso le fondazioni monastiche da esso diretta^ meinte derivate (come forse per Biandrate) nel Ibreve periodo in cui fu in esso vigente la sola regola di S. Colombano (r) : attraverso le fondazioni 'monastiche benedettine t dopo che esso divento abbazia benedettina (come probabilmente per quelle delle Alpi piemontesi, quella di Pero presso Treviso, quelle in diocesi di Firenze, quella di Castro, ecc.): e attra^ verso i suoi possessi fondiari (come per le chiese della Li- guria, del Tortonese, del Veronese). 6 bene notare come le ecclesie sancti Columbani menzionate nel Cod. Dipl. (2) siano appena otto, compresa Bobbio; il Cod. Dipl. si ferma r* pero al 1208. Il patrimonio fondiario del Monastero di Bob' bio nei secoli IX'XII e stato dal Buzz! studiato in HI, 77- 141. Ivi da p. 85 a p. 115 e dato il catalogo alfabetico delle corti al 1014, quando il Monastero fu eretto in vescovato. Esse sono estese e fitte nella zona attorno a Bobbio (Pavia, Voghera, Tortona, Asti, Alba, Piacenza, Parma, Genova, Chiavari); ma se ne trovano come abbiamo in parte avuto occasione d'accennare anche nel Corriasco, nel Cremonese, (1) V.: QpoLLA'Buzzi, I, 88. (2) V.: CIPOLLA-BUZZI, III, 207. 241 16 S. COLOMBANd Dt BOBBIO nel Lodigiano, nel Mantovano, nel Veronese, a Comacchio, a Marradi, mel Casentino. II catalogo dei beni formanti la mensa vescovile costituita nel 1014, ma che ritornarono al Monastero appena il vescovato se ne separo, e dato dal Buzzi da p. 117 a p. 134. Da p. 134 a p. 141 e da lui dato il catalogo dei beni costituenti il patrimonio della mensa conventuale e delle varie obbedienze monastiche. Ma se Bobbio e stato il priaicipale centro d'iiradiazione del culto a S. Colombano in Italia, non e detto che sia stato il centro esclusivo. Probabilmente vi ha contribuito, diretta* mente o indirettamente, anche 1'ablbazia di S. Gallo in Sviz' zera per le chiese di Valtellina e per quella di Bologna: e f orse vi hanno contribuito i Canonici di S. Frediano di Luc' ca per quelle di Lucchesia. Di'sgraziatamente rimane ancora da fare 1'elenco completo dei monasteri d'ltalia dal VII al XIII secolo. CAPITOLO DECIMOTERZO S. CUMIANO DI BOBBIO i, Nella cripta della Basilica di S. Colombano di Bob' bio fu compiuto con grande pieta e con ammirevole senso storico e artistico un generate restauro nel 1910 per volere del card. Logue, arcivescovo di Armagh, con le offerte dei cattolici d'lrlarada. Ricollocato il corpo di S. Colombano nella bella area quattrocentesca, istoriata e policromata, di Giovan- ni dei Patriarchi, si lasciarono, a fianco della tomba del fan* datore, addossate alia parete, le due arche del VII secolo con* tenenti i corpi di S. Attala, borgognone, secoiido abate, e di S. Bertulfo terzo abate, consanguineo di Arnolfo vescovo di Metz. E si raccolsero reverentemente, sotto il nuovo altare marmoreo, le ossa degli altri venti santi boblbiesi, successori o discepoli di Colombano, fra cui quelle di S. Bobuleno di Luxeuil, quarto abate, e quelle delTirlandese S. Cumiano. La pietra tombale di S. Cumiano, e i frammenti di un'ar* ca cointenente le sue e altre reliquie, e della mensola che sosteneva tale area, si portarono, con altri miportanti avanzi, in un reparto della cripta chiuso dalla splendida cancellata quattrocentesca in ferro battuto che prima recingeva 1'arca di S. Colombano, e si costitui cosi una specie di piccolo mu* seo lapidario (i). (i) V.: REBOLINI, S. Colombano di Bobbio nei Santuari d'ltalia illustrate, e ClPOLLA-Buzzi, Cod. dipt., I, 118 ss., 132 ss. 243 S. CUMIANO Dl BOBBIO 2. Chi era questo S. Cumiano? L'UGHELLI (i) da alcune povere notizie storiche che dice desunte dal Chronicon Bobiense, quod extat in bibliotheca Aniciana; ma gli unici dati positivi che del resto con esse sostanzialmente s'accordano sono quelli forniti dalla iscri- zione della pietra tombale, la quale e stata pubblicata piii volte con piu o meno errori, e che noi diamo qui sotto se* condo il testo critico del ClPOLLA (2) t Hie sacra beati membra Cumiani solvuntur. Cuius caelum penetrans anima c(um) angelis gaudet. Iste fuit magnus dignitate, genere, forma. Hunc misit Scothia fines ad Italkos senem. Locatur Ebovio D(omi)ni constrictus amore, Ubi, venerandi dogma Columbani servando Vigilans, ieiunans indefessus, sidule orans Olimpiadis quattuor uniusque circolo anni. Sic vixit feliciter ut f elix modo credatur. Mitis, prudens, pius fratr[i]bus, paceficus cunctis, Huic aetatis anni fuerunt novies deni Lustrun quoque unum, mensesque quattuor simul. At pater egregie potens intercessor exsiste Pro gloriosissimo Liutprando rege qui tuum Praetioso lapide tymbum. decoravit devotus Sit ut manifestum almum ubi tegitur corpus. D(e)p(ositus) est hie d(o)m(inu)s Cumianus ep(iscopu)s. Xlili. k(a)l(endas) s(e)pt(em)b(ri)s. Fecit f lohannes magister. (1) Italia sacra, II ed. Venezia, 1719, IV, 959'6o. (2) Cod. dipl., I, 122. 244 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Da essa apprendiamo che S. Cuiniano era un vescovo ir* landese che lascid 1'Irlanda gia vecchio, che se ne venne a Bolbbio per seguire la regola di S. Colombano, che ivi visse diciassette o ventun'anni, a seconda che si fanno le olimpiadi di quattro o di cinque anni (i), e vi morl all'eta di 95 anni e 4 mesi un 19 d'agosto, all'epoca di re Liutprando, cioe fra il 712 e il 744. Quindi egli e certo nato nel VII secolo e morto nella prima meta delPVIII secolo. La lapide tombale ha grande interesse per i caratteri del-* ri'scrizione e per le ornamentazioni opere pampinacea che la incorniciano. Descritta .dalla STOKES (2) sulla scorta di RE- MONDINI (3), e stata oggetto di ampio studio da parte del CiPOLLA (4). Quando nel 1910 la lapide fu rimossa per es- sere trasportata nel museo, si ebbe la lieta sorpresa di trovare che anche il suo verso era ricco di decorazioni a nastri in^ ttecciati, divise in died specchiature : il REBOLINI nel citato numero dei Santuari d'ltalia illustrati riproduce le due faccie della lapide. Anche molto importante pur non avendo rif erimento col santo e Tenigmatica iscrizione dell'VIII sec. scolpita sui frammenti della mensola che reggeva 1'arca di S. CunuV no, e che /allude a un re dei Frisoni (5). II nome di Cumiano, che in inglese vien di solito scritto Cummian, si trova in latino sotto le forme Cumianus, Com* (1) V.: USHER, Works, IV, 420. (2) Six months in the Apennines, p. 170 ss. (3) Iscrigioni medioevali della Liguria, in Atti della Soc. Ltg. di St. Patria, 1887. (4) O. -c., I, p. 118*123. (5) Era stata in parte osservata dalla STOKES, o. c., p. 167 s., ma e stata oggetto anch'essa di complete studio da parte del CiPOLLA, o, c., I, i32'i34. 245 S. CUMIANO DI BOBBIO meanus, Cuminus. Dobbiamo awertire che si ricordano van Irlandesi di questo nome, i quali vanno tenuti ben distinti tra loro. Oltre al nostro santo di Bobbio, il GOUGAUD (i) ri- corda il Cumiano che scrisse nel 632 YEp. de controversia Paschali (P. L. LXXXVII, 969) grazie alia quale 1'Irlanda meridionale si rimise, per il computo delta Pasqua, all'uso della chiesa romana: e (2) il Cumiano, del VII o delTVIII sec., che scrisse il Peniten^iale di Cumiano, (P. L. LXXXVII, 985). La STOKES park (3) di un vescovo Cumiano, nato nel 592, figlio di Fiachna, re del Munster occidentale, che 1'U- GHELLI a torto identifico col nostro Cumiano: e di un Cu- miano, vescovo di Nendrum, morto nel 658, col quale era incline ad identificarlo il COLGAN (4). Quanto alia data della festa del santo, il CIPOLLA (5) os- serva : Neirarchivio parrocchiale di S. Colombano a Bob- bio vidi una carta del sec. XVIII che reca trascritta [1'iscri- zione tombale di Cumiano], seguita dalla nota: In calends rlis antiquis legitur ejus festum quinto idus julii. In codice signato N t ad diem 9 iulii legitur S. Cumiani. Anche il RossETTl, III, 58, riferita ri'scrizione, cita il Cod. N t, ma dice che il nome di S. Cumiano vi si leggeva sotto il 9 giu- gno. II codice N t e registrato nel catalogo del sec. XVIII, che fu attribuito all'abate Carisio, con questa descrizione: Psalterium et Kalendarium, utrumque pervetustum, in fol., ex membr. . II codice non fu identificato. V'e quindi moti- vo a credere che sia andato perduto. Aggiungo che di (1) Les chr. celt., pp. i82'i86. (2) Pp. 212, 235, 276, 305. (3) O. c., p. 174. (4) Act. 55. Hib., p. 58. (5) O. c., p. 122-3. 246 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA sto catalogo si ha un testo assai anteriore al Carisio; e di Giov. Antonio de Cantellis, e spetta al 1722. N'ebbi la pri* ma notizia dal compianto carionico A. Civardi di Bobbio, e sta nelTInventeno dei codici e delle carte bobbiesi posseduto da S. E. il marchese Obizzo Malaspina... Anche oggidi a Bobbio la festa di S. Cumiano si celebra il 9 luglio . In uno spoglio liturgico del sec. XVII (i) si trovano indicate le feste in uso a celebrarsi dal monastero in onore dei suoi santi, Quivi si legge : Die XII ianuarii, in monasteria Bobiensi, S. Cumiani sive Cumini episcopi, Ibemi patria, qui pro... eius corpus est in ecclesia S. Columbani, in tuguria (tiburio?) Bob. . Alcuni dizionari agiografici (2) gli assegnano la data della morte, cioe il 19 agosto. O* HANLON (3) da S. Cumiano sotto il 9 giugno, come i BoLLANDlSTl. Non ho trovato traccie di culto a S. Cumiano fuori di Bobbio. ,- (1) Tratto dalla busta 70, cat. IV, Miscellanea, dell' Arch, dell' Ah* bafta di Bobbio, v. ib., p. 123. (2) Per es. : Dom. BAUDOT, Dictionnaire d'hagiographie, Paris, Bloud et Gay, 1925. (3) Lives of the Irish Saints, VI, 605. -247 CAPITOLO DEClMOQUARTO S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA. i. Premetto subito che S. Fulco non e irlandese, nel sense che non e nato in Irlanda. A multis didtur S. Fulcus natione Scotus fuisse, sed certissime Placentiae natus est (i). Vedremo pero come sia naturale ed opportune partire da lui per una divagazione storica piuttosto interessante, sull'emi- grazione scotica in Italia e, piu generalmente, in Europa, durante il medio evo* In tutte le opere che trattano della storia civile ed eccle- siastica di Piacenza e di Pavia (2) si narra di un S. Fulco nato nel 1164 in Piacenza da un ramo povero della fami- glia Scotti che in detta citta s'era gia in quei tempi note' volmente propagata e suddivisa. Entrato nel 1185 nelTOf' dine dei Canonici regolari di S. Eufemia, u mandato a stu- diare a Parigi. Ri tomato in patria verso il 1192, fu poco dopo consacrato sacerdote e nel 1194 nominato Prevosto di S. Eufemia. Durante i torbidi dell'interdetto piacentino del 1203^1207 si rifugio col vescovo Grimerio suo amico a Ca' (1) AA. 55. Oct. XII, p. 3. (2) V. ad es.: CAMPI, Dell'historia ecclesiastica di Piacen%a t PoG- GIALI, Memorie storiche di Piacenza, MAGANI, Cronotassi dei vescovt di Pavia, e in particolare C. MoLINARJ, Compendia della vita di San Fulco vescovo, Piacenza, Tononi, 1901. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA stellarquato. Rientrato in citta, partecipo al sinodo diocesano del 1208, fu nominato canonico, e subito dopo arciprete della Cattedrale. Morto Grimerio nel 1210, fu eletto vesco- vo di Piacenza. Alcuni asseriscono che partecipasse al Con- cilio Lateranense indetto da Innocenzo III nel 1215, ma cio non risulta (i). Morto nel 1216 il vescovo di Pavia, fu no* minato vescovo di quella citta, e dopo aver spiegato ivi ope- ra altarnente caritatevole e abile di pacificazione, fra Pia- centini e Pavesi e fra le varie frazioni cittadine, vi mori il 26 ottobre 1229, a quanto generalmente si ritiene (2). Fu sepolto in quella Cattedrale presso Taltare di S. Simone: nel 1579 fu collocate nell'altar maggiore insieme con S. Siro e altri vescovi pavesi. Gli si attribuiscono vari miracoli. La sua festa fu fissata al 26 ottobre. Il suo culto, dapprincipio tenue a Pavia, crebbe dopo il 1579. Il culto in Piacenza e dovuto in gran parte al Campi (3). Avvertiaino che c'e un un altro S. Fulco che si onora esclusivamente nella Parrocchia di Saletto (S. Maria in Du- no) in diocesi di Bologna, e che FERRARI, per analogia al S. Fulco di Piacenza, ho posto sotto la stessa data del 26 ot- tobre. Forse e del sec. XI. Le sue res gestae ignorantur. Quae de eo circumferuntur partim falsa aperte sunt, partim valde dubia, dicono i BOLLANDISTI (4). 2. II lettore domandera : Che cosa ha da vedere S. Fulco di Piacenza con 1'Irlanda? . C'e qualcuno che ce (1) V.: AA. 55. 1. c., p. 14. (2) Ib., p. 19. (3) Ib., p. i. (4) AA. 55. Oct. XI, p. 1039. 249 S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA 1'ha voluto connettere per vie traverse: nod ce lo corunette^ remo da lontano, ma per la via maestra. Nel cap. VIII abbiamo narrate come Donato di Fiesole, de genere Scotorum, donasse al Monastero di Boblbio una chiesa di S. Brigida con annesso ospedale, da lui costruita in Piacenza. II PANCOTTI nella sua m'emoria su La Chiesa di 5. Brigida (i), ha delle pagine che meritano di essere ri* prodotte integralmente : Ma dobbiamo rispondere . ad un dubbio che il documento surriferito lascia ancora sussistere. II documento dice che questo Donato vescovo di Fiesole era de genere Scotorum. Rileviamo intanto che erra il SANSO VINO quando dice {Delia origine et de t fatti delle Famiglie illustri d'ltalia, Vinegia, Altobello Salicato, 1582, I, 3, De Familia Scota) che il fondatore di S. Brigida era vescovo di Bobbio: il documento, su questo punto, e di una evidenza che non ammette dubbio di sorta. Come si hanno.da inten- dere queste parole: ex genere Scotorum? Stanno soltatito ad indicare che Donato era scozzese d'ori'gin'e, come vogliono alcuni, oppuTe come altri intendono, vogliono significare che Donato appartenesse alia famiglia Scotti? CRISTOFORO POGGIALI (Memorie storiche di Piacenza) rigetta la discen- denza dalla famiglia Scotti di questo Donato e chiama favo- loso il Sansovino che la afferma. Trattandosi di una delle piu illustri famiglie piaoentine, che ebbe altresi il vanto di avere nel suo' seno un altro santo vescovo, Fulco Scotti, la questione presenta un carattere di interesse locale che non puo essere trascurato. Dalle testimonianze del cronista citato dal CAMPI [Dell'hist. eccl. di Piacenza, I, 215: Anno Do- (i) Piacenza, Del Maino, 1928, p. 13 ss. 350 a-S &- cfl ^\ * rt rti *J3 S S 00 0. g u Q M to Scozia Re g "o tn" 3 < JS Si fi 8 Q ^- o 0^ 61 K = "^ tn ca O 3 -S 2 S K Z5iJ U H K. < 5__ Q ._ S ~ _s a ,S "> O -a bo < d s| CQ > V /5J" Qcu z .2 K '5 v -2 bfl O 3- U 5^ P" E -H 1 rt n *"* n a) n > Z rt -8* ^.s cL E a 14 m .SJ jj J3 " U ^ O "o co 06 H ,50 CO *O a," 3 a s (U W tt O ogS 28 < 'I 2 U C (vj.5 mo e cx 3 5 D. 0) C i! "y tn (y'S 11 CS- > vO O O S 55 _ 03 S.S W rt 5 e . 3 "~" a > O cS Q ^ 5 O S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA mini DCCCLXVIII: Donatus Episcopus, qui fuit de Scotis (ut aliqui dicunt) aedificavit etc. ] sembrerebbe che il fon- datore della Ghiesa di S. Brigida fosse uno Scotti e precisa* mente Donate Scotti, vescovo di Fiesole, figlio di Gugliel- mo I. Pei lettori che si dilettano di genealogie riportiamo un quadro genealogico dei conti Douglas-Scotti (ramo ita- liano) nel quale figufa il preteso fondatore della chiesa. Questa genealogia venne tratta dal Giornale Araldico genealogicO'diplomatico pubblicato per cura della R. Ac- cademia Araldica Italiana e diretto dal CROLLALANZA (v. Tomo XI, Pisa, 1864, p. 126, Tav. I). Tutte le genealogie che risalgono, come questa, fino al 700, prima del mille, non presentano serie garanzie di attendibilita. Ragioni per dubitare della loro autenticita ncn mancano* Intanto non sono appoggiate a nessun documento riconosciuto come autenti- co; si tratta, generalmente, di vaghe tradizioni le quali tro- vano il loro fondamento, quasi sempre, nell'ambizione delle famiglie. Altri libri da me consultati in merito cominciano da molto piu tardi. Una memoria interessante su questa fa' miglia, dal titolo: Noti&e genealogiche relative alle famiglie dei nobili signori conti Douglas Scotti di Vigoleno, Sarmd- to e Fombio, Piacenza, Tip. Tedeschi, 1859, reca, a p. 12, il quadro genealogico della famiglia Scotti di Vigoleno, che fa risalire al 1200 circa. Il capo stipite sarebbe David Scotti vissuto verso la fine del sec. XIL L'autore di questa memo' ria afferma che questo David si ha da riguardare come il capo di tutte le famiglie Scotti. Allo stesso risultato condu- ce la synopsis genealogica della famiglia Scotti da me con- sultata presso il competentissimo di questa materia, conte Dionigi Barattieri. Di questo San Donato si occupa un po' 252 1 SANTI IRLANDESI IN ITALIA ampiamente il Can. BALDUZZI nel suo libro I Douglas e gli Scotti Douglas (Pisa, 1883, presso la Direzione del Giornd- le Araldico). Questi pure fa cominciare la famiglia da uno Sholto de Douglas (sec. VIII). Da Sholto sarefobe nato Ugo e da Ugo Guglielmo, creato da Carlo Magno Governatore della Lombardia. Da lui, che venne a stabilirsi a Piacenza nel primo trentennio dopo 1'ottocento, sarebbe nato Donato, che poi fu vescovo di Fiesole e fondatore della nostra chiesa. Lo stesso Baldini perb esprime molti dubbi in proposito. Ecco le sue osservazioni : Di questo Guglielmo alcuni con molta sicurezza dissero figliuoli Donato e Giovanni, il primo dei quali, che fu vescovo di Fiesole e santo, fabbrico presso Piaoenza una chiesa in onore di S. Brigida, monaca scozzese, chiesa che fu arricchita da Donato stesso di molti beni. Per verita tanta sicurezza neiraffermare S. Donato e Giovanni figliuoli di Guglielmo a me pare troppa, e troppa parve an' che a Federico Scotti giureconsulto, oratore e poeta di chiaro nome; il quale apertamente confessa che dal primo Gugliel* mo a tutto il 1200 non si hanno dati autentici per stabilire una genealogia continuata dei discendenti del medesimo. Da questo S. Donato il Martirologio romano annuncia il 22 ottobre: In Tuscia Sancti Donati Scati episcopi Fesula* ni (?). Del resto a non dividere totalmente tale dubbiezza sull^ppartenere il vescovo Donato alia famiglia Scotti, e per me il vedere come questa famiglia ab antico abbia mantenuti rapporti assai stretti colla chiesa e monastero surricordati, ne abbia avuti beni in enfiteusi e ne sia stata riguardata come compadrona. E quel procaeciare che fece Donato culto e devozione ad una santa Scozzese, non viene come a confer^ ma di quanto si e detto della origine scozzese della fami' 253 S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA glia, e della pertineinza di Donato alia famiglia Scotti? (BALDUZZI, o. c. p. 31)* Dalle quali ultime parole si Heave- rebbe che il Balduzzi fra il si e il no e di parer favorevole. La questione per noi ha un interesse secondario. A noi im* porta sopratutto stabilire che la chiesa di S. Brigida, se nan da Donato Scotti, certamente perb deve essere stata fondata da un irlandese o da irlandesi, che volevano avere in Piacen- za, nodo di strade importantissimo agli scopi dei loro pelle- grinaggi, una stazione di ricovero , 3. Fin qua il PANCOTTI. Abbiamo voluto riferire per disteso le sue osservazioni, perche il lettore vegga a quale groviglio di assurdi e di falsi porti la confusione in buona e in mala fede fra Scott e Scoest. La figura di S. Do' nato, irlandese, e storicameinte molto ben definita, e parrebbe incredibile che si siano potute fare a suo riguardo supposi' zioni come quelle del Sansovino e del Balduzzi! Tutta la genealogia della famiglia Scotti di Piacenza, che per nessuno dei suoi rami comincia ad avere serieta storica prima del 1190, e infetta dalla tardiva velleita di derivarla dalla Scozia. F. ALESSIO (i) riferendosi ad un libro di DAVID HUME (2), ripete la leggenda dell'origine scozzese (VIII secolo) degli Scotti piacentini. II capostipite sarebbe Sholto [il motto di famiglia Sholto du Glasse vorrebbe dire in antico scozze- se Ecco la basso quell'uomo< vecchio bruno {!)] che avrebbe salvato il re Solvazio (767) da un attacco di certo Donald Bain. Sholto avrebbe avuto due figli: Ugo e Guglielmo. (1) Rezftinello, monografia storica, Piacenza, Del Maino, 1883. (2) The History of the House and Race of Douglas and Angus, Edimburgo, 1644: 1'Alessio cita veramente 1'edizione del 1743. 254 I I SANTI 1RLANDESI IN ITALIA Guglielmo con quattromik uomini sarebfoe andato, per of' dine del re di Scozia Achajus successore di Solvazio, ad aiu- tare Carlo Magno nella sua spedizione in Italia (773) con* tro Desiderio. Al ritorno da Roma Guglielmo si sarebbe am- malato a Piacenza, ove si sarebbe fermato e avrebbe sposato ima certa Spettino piacentina, f ondando una f amiglia che si chiamo Scotti perche Guglielmo era scozzese. Come si vede, il quadro del Crollalanza, dato dal Pancotti, deriva daH'Hume: e forse 1'Hume deriva dal Grescenzi. II CRESCENZI (i) risalisce appunto ai quattromila soldati di Guglielmo nobile scozzese e (2) aggiunge : Da questi stessi soldati di Guglielmo vogliono gravissimi scrittori che derivassero gli Scoti di Piacenza, i Mariscotti di Bologna e Siena, i Biarii di Savona, gli Scozia di Mantova, i Paparoini di Roma, gli Schizzi di Mantova, di Cremona e di Verona, con altri innumerabili II NALDI (3) considera come capostipite certo della ami" glia David junior di Manfredo, perche a detta sua il suo nome risulta dal testamento del conte Alberto II Scotti (Rog. Lodovico Ciceri, Not. Milanese, 6 dicembre 1429) e dal testamento del conte Francesco (Rog. Giacomo Carasi, Not. Piacentino, 9 luglio 1464). II figlio di David, Lanfran^ co, si trova come Legato del Comune di Piacenza nel 1222: da David discendono, secondo lui, tutri gli Scotti. In U. LOCATI (4), si citano i primi documenti in cui conv parirebbe il cognome Douglas; e sardbbero un diploma (1) Corona della nobilta itatiana, Bologna, 1639. (2) Parte I, p. 153. (3) Notice genealogiche delle Famiglie Scotti etc., Piacenza, 1859. (4) De placentinae urbis origine, 1564. 255 ' t S. PULCO bi PiACENZA EX GEtffE SC6TA I'lmperatore Sigismando del 12 febbraio 1414 e altri mi del .medesimo imperatore e del medesimo anno, in cui si troverebbe dato questo nome ai Conti Pietro e Alberto II Scotti (quello del testamento (Naldi) del 1429, Consigliere Imperiale, letterato e mecenate, morto nel 1462), allora deco* rati di moltissimi feudi piacentini. Da quell'amno daterebbe la rivendicazione del cognome Douglas e la sua aggiunta al nome Scotti: Scotti Douglas. Di fatto nel BOEHMER (i) si trova cenno di un diploma (N. 863} di Sigismondo, rila^ sciato da Cremona il 12 gennaio 1414* col quale egli no-- mina suo consigliere e familiaris Alberto de Scottis, conte di Duglessum (?) e Vigoleno, e familiares suoi Pietro e Giovanni de Scottis (2). Mi si riferisce che alia Consulta Araldica Italiana la fa- miglia, interpellata circa la propria origine, ha affermato che proviene della Scozia che il suo vero nome e Dougks, e che il nome di Scotti e una specie di soprannome aggiunto in Italia per designare la sua provenienza scozzese (teoria Hume). La famiglia non ha potuto documentare questa. sua affermazione; ma trattandosi di famiglia antichissima che (1) Regesta Imperil XI (W. ALTMANN, Die Urkunden Kaiser Sig* munds, I Band (14101424), Innsbruck, 1896-97, p. 51). (2) Altri documenti (N. 947-952) riguardanti gli stessi Scotti pia- centini trovansi a p. 55 sotto la data del 21 febbraio 1414. Tali do- cumenti si conserverebbero nell'Archivio di Stato e di Corte di Vienna fra i Reichs-Registraturbuecher Sigmunds, vol. E, 69, V. Bisognerebbe esaminare a fondo 1'autenticita, o almeno le circostanze accompagnatorie, di questi diplomi. II CAMPI, prendendo le mosse dal LOCATI, usa in proposito 1'espressione ambigua: dicono che Re Sigismondo abbia spedito. II POGGIALI, che nel T. II, p. 259-284, fa una critica acerba dell'asserita discendenza degli Scotti dal Guglielmo dei tempi di Carlo Magno (che chiama una leggenda, una favola), sorvola, senza pronunziarsi, sulla questione Douglas, forse per ra- gioni di riguardo verso la cospicua famiglia piacentina. II BoSELLI 256 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA risulta stabilita a Piacenza fin dal sec. XIII t e non essendovi nessun dooum'ento che contrasti con tale tradizione, la Con- sulta Tha accettata, fino a prova in contrario. 4. A riguardo d'essa 'tradizione e ded suoi van soste- niton, dobbiamo fare alcune osservazioni. Anzitutto notiamo che la casa Douglas di Scozia non ri- sale alTepoca carolingia. The Encyclopaedia Britannica (i), al nome Douglas dice anzi : II primo membro della fami- glia che emerge un po f distintamente, e Gugliekno de Dou- glas, o Dufglas, il cui nome appare spesso in documenti che vanno dal 1175 al 1213 , cioe la ndbile casata scozzese af- fiora nella storia contemporaneamente alia nobile casata pia- centina. In secondo luogo notiamo che fra i Douglas scoz- zesi non si trova il nome Sholto o qualche nome simile: i nomi che appariscono nei secoli XII, XIII e XIV sono Wil- liam (Guglielmo) Freskin, Brice, Archibald, James (Giacomo) : il nome Sholto du Glasse e stato probabilmente inventato in Italia da chi voleva qualche cosa che suonasse simile al nome Scotti Douglas (2). In terzo luogo diremo che THume (1560-1630), segretario di Archibald Douglas, 8. conte di (Storie Piacentine, 1804, T. II) che consulto assai 1'archivio dei conti Scotti di Agazzano, dice di aver veduto un diploma di Sigismondo del 21 febbraio 1414 che concedeva agli Scotti Castelnuovo Terzi e un dispaccio dello stesso a proposito di Vigpleno, ma del diploma del 12 gennaio relative al cognome Douglas dice so che esistette, ma che non lo vide. II conte Emilio Nasalli Rocca, il quale ha compiuto per me con la sua ben nota competenza e con la sua signorile cor* tesia, queste ricerche piacentine, mi ha poi comunicato che i discen- denti della famiglia conte Riccardo Douglas Scotti di Vigoleno e conte Anguissola Scotti, da lui interrogati, gli hanno dichiarato di non possedere i diplomi di Sigismondo. (1) 14 ed., vol. 7, p. 550 ss. (2) Quanto all'etimologia di Douglas 1'Enc. Brit, dice: II nome rappresentava il gaelico dubh glas, acqua scura . 257 17 S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA Angus, gode poca reputazione : Era uno storico partigiano, e le sue asserzioni non possono accettarsi che con caute- la (i). Ancora un passo. Abbiamo visto che il Crescenzi (1639) asseriva che gravissimi scrittori vogliono far derivare gli Scotti di Piacenza e le altre famiglie italiaaie di nome ana- logo, dai famo'si soldati di Guglielmo. Chi sono questi gra- vissimi scrittori? Ce lo dice il prof. Giuno Scorn di Mi- lano (2) : II guajo e che quei gravissimi scrittori sono il Lesleo, il Dempster (3) e il Coneo, del secolo XVII, quindi relativamente assai recenti, ne citano le fonti in appoggio di quanto narrano. Si sa inoltre come fosse allora facile la piag- geria nel compilare genealogie di famiglie illustri e potenti. E la Histaria ecclesiastica gentis Scotorum e dedicata dal Dempster proprio ad uno Scotti piacentino: Illustrissimo viro Fdbio Scoto piacentino Niceni Com. . Assai sospette sono anche le due fonti che cita il BALDUZ" ZI, cioe un Sunto storico (probabilmente ms.) sulla famiglia, scritto attorno al 1745 per conto del Marchese Annibale Scotti che desiderava ottenere la decorazione francese dello Spirito Santo, e un Chartier jranqais di cui non da indica-- zioni. (1) Ib. Non ho potuto consultare le fonti moderne citate dall'Enc. Brit, e precisamente : Sir WILLIAM FRAZER, The Douglas Book, 4 voll., Edimburgo, 1885; Sir. H. MAXWELL, History of the House of Douglas, 2 voll., 1902; G. E. C. (okaine)'s Peerage: Douglas's 5cots Peerage. , (2) L'antica famiglia Varennate degli Scotti, Como, 1916, p. 10. Debbo anche a lui molta riconoscenza per 1'estrema gentilezza con cui mi ha comunicato i dati da lui raccolti. (3) Era da aspettarsi di trovarlo anche qui a pescar nel torbido ! Non ho potuto verificare se il Crescenzi abbia attinto a lui, come sospetto. 258 1 SANTI IRLANDfiSI IN ITALIA Da tutto questo appare manifesto che la tradi&ondle nealogia della famiglia Scotti e fabbricazione tardiva, veto- similmente non anteriore al secolo XV (Alberto II Scotti): cioe di un periodo in cui si era dimenticato, o si voleva di* menticare, che Scotus fino al sec. XII significava semplice* mente irlandese e che ai tempi di Carlo Magno gli scozzesi non esistevano come tali. 5. Ma se fin qui abbiamo demolito, dobbiamo pur provare a ricostruire. II fatto storicamente accertato e quello della presenza iin Piacenza nel sec. XII di una ragguardevole famiglia di Scotti. Non ho fatto ricerche circa i testamenti citati dal Naldi men^ zionanti il capostipite David junior, ma, quantunque uno dei testamenti sia di quello stesso conte Alberto II del co- gnome Douglas, non ci sono ragioni per negarli a priori. Il CAMPI cita (II, 1 6) un Manfredo Scotti al seguito di Rinaldo d'Este nel 1 162, e (II, 75) un Guido Scotti fra i membri del' la Comunita di Piacenza nel 1 194, cioe ai tempi di S. Fulco, e tra i primissimi Piacentini che si trovino ad usare il co- gnome Scotti. Era una famiglia gia pervenuta in posizione preminente, dalla quale usci nel sec. XIII quell* Alberto Scot-- ti detto il Magno, che, capo di una vasta e rioca societa di mercatores, ebbe anche grande importanza politica, signo^ reggiando Piacenza come guelfo e combattendo contro Ga- leazzo Visconti. II TONONI (i), ricorda come la Societa degli Scotti piaoentini (Societas Scotcrum) faoesse prestiti ai cro' ciati ai tempi di Luigi re di Francia (i 265^66), e come di un Bernardo Scotti di Piacenza si servisse Gregorio IX per ri* (i) I mercanti piacentini in Francia, Strenna Piacentina, 1894. 259 S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOtA scuotere somme da diverse parti della cristianita. Gli Scotti avevano agenti a Famagosta nel 1301. Sono riconosciuti come ricchi mercanti piacentini negli atti editi dal Belgra- no (1238-1267). La loro Compagnia prestava una grossa somma al Papa nel 1272. Bernardo Scotti era incaricato da Filippo III di regolare i suoi conti col papa, Ai tempi di Gregorio X gli Scotti componevano la loro societa con Gu- glielmo della Vecchia, Opizzone di Farignano e Rolando di Ripalta, domestic! del papa. Della loro compagnia, per conti e pagamenti, sono ricordati Ferrante di Ferrara e Ero- de (1228), Bernard Espi (1292), Francesco (1296), Giovan- ni (1298), Giovanni Miquitin, forse Michelino (1299). Si ha il loro sigillo che porta uno scudo con una Stella di otto rag- gi sopra una mezzaluna, e la leggenda + 5, Escoti drapier. Nei conti del Tesoro del Louvre (1296) e inotato un contrattc fatto da Alpicio Dyan de Societate Scotorum de Placentia. Negli Archivi Nazionali di Francia foa le quietanze rilasciate dai Lombardi alia Regkia Bianca, ve n'e una d'uno Scotto drappiere del 1249. Nelle operazioni dei Templati figura Ferrato de Ferrari e Erode della Societa degli Scotti, per mu- tuo restituito nel 1285 (i). Ora e evidente che se questa famiglia si presenta numero- sa e importante gia alia fine del sec. XII, ci deve essere stato un precedente periodo di preparazione nascosta piuttosto lungo; e nel far risalire Torigine della famiglia all' VIII secolo puo darsi che la tradizione non sia lontana dal vero. Ma se (i) II TONONI si e basato sul volume di C. PlTON, Les Lombards en France et a Paris, Paris, Champion, 1892, p. 76 ss., di cui si e servito anche il PANCOTTI nella sua recente opera I parotid -piacentini e i loro statuti, Piacenza, Del Maino, 3 voll., 1925-1930, I, 106 ss. 260 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA dobbiamo risalire indietro, alTepoca in cui Scoti significava sicuramente soltanto irlandesi, ne viene di conseguenza die la famiglia era di origine irlandese. Nulla di piu verosimile che qualche irlandese si sia fermato e accasato a Piacenza, citta di transito prossima a Bobbio, e nella quale esisteva, attorno alia chiesa di S. Brigida, il centro irlandese fondato da Donate di Fiesole. Guardando la tradizione da questo punto di vista, essa si illumina di nuova luce e molte delle sue nebbie si dissipano ritorcendosi a favore deila nostra tesi gli argomenti male adoperati dai citati autori in sostegno di tesi sbagliate. Per es. il fatto notato dal BALDUZZI dei rap* porti assai stretti mantenuti ab antico dalla famiglia Scotti con la chiesa e il monastero di S. Brigida, anziche dimostrare Tapparten'enza di S. Donato alia famiglia degli Scotti, pub semplicemente essere prova del naturale attaccamento degli Scotti verso la santa patrona della loro madre-patria e verso i compatrioti che si riunivano attorno alia sua chiesa. L'ALESSIO (i) cita dubitativamente il De Mussi; ma ve* diamo bene che cosa dice il DE~Mussi, cronista piacentino che scriveva fra il trecento e il quattrocento e le cui fonti erano tradizioni locali ancora abbastanza pure (2) : Cum rege Caralo venit miles quidam Scotus, in armis probissimus, et ex casu cujusdam aegritudinis Placentiae remanens, sa* natus in civitate damum emit, et uxorem accepit, quae fuit illorum de Spetinis, habuitque possessiones ultra Padum, et filios quctm plures generavit. Qui longo tempore fuerunt egregii mercatores, et cives peropiimi. Et ex istis postea, de* scendit anno Christi MCCXC Dominus Albertus Scotus , (1) Appendice al Chronicon Placentinum, RR. II. 55., vol. XVI. (2) O. c., p. 89. 261 S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA In tutto questo non vi e niente di mverosimile; forse e quan- to di piu precise possediamo sull'origine della famiglia Scot- ti; e ben possibile che un cavaliere irlandese si sia fermato a Piacenza alia fine delPVIII secolo e vi abbia fatto un buoin matrimoTiio con una Da Spettine (antica famiglia piacenti- na) t e che da lui sia derivata gradatamente (longo tempore) quella famiglia di mercatores che e poi venuta alia ribalta della storia nel sec. XIII. L'ALESSIO cita tendenziosamente anche Eginardo. Che cosa dice Eginardo? (i): .. Scotorum quoque Reges sic ha* buit ad suam voluntatem per suam munificentiam inclina* fas, ut eum nunquam aliter quctm Dominum, seque subditos ac servos ejus, pronuntiarent. Extant Epistulae ab eis ad il- ium missae, quibus huiusmodi affectus eorum erga ilium in* dicatur . II Lesleo aveva da cio tratto argomento per con- validare la spedizione dei quattromila scozzesi del re Acha* jus (2), ma il testo d'Eginardo non parla d'altro che delle buone disposizioni di Carlomagno verso gli Irlandesi, Iben note anche per altri passi citati ad es. dal GOUGAUD (3). E questa simpatia rende piu verosimile che qualche capo o cavaliere irlandese (miles Scotus) sia con lui venuto in Ita- lia nella spedizione contro Desiderio, a sostegno della Chiesa Romana. Del resto anche se rinsediamento del primo Scotus a Pia- oenza si dovesse assegnare al IX o'al X secolo anziche al- 1'VIII, cioe all'epoca delle invasion! danesi t cio non avrebbe (1) V.: EGINARTHUS, De Vita ei gestis Caroli Magni, cum com mentario Besselii et Bollandi, 1711, capo XVI, p. 79. (2) V. le acute osservazioni di G. SCOTTI, o. c., p. 9. (3) V.: Le$ Chr. celt., p. 156. 262 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA alouna importanza per la nostra questione. L'esame che ab- biamo fatto, per quanto sommario, mi pare dimostri suffi- cientemente 1'origine irlandese della famiglia Scotti di Pia/ cenza. 6. Ma il caso da noi studiato nell'ambito piacentiino appartiene a un fenomeno molto piu vasto e piu grandioso. Alia fine del secolo XII noi vediamo affiorare in moltissi- me parti d'ltalia, specialmente lungo le vie che dalle Gallic e dall'Elvezia conducono a Roma, delle famiglie di Scotti. Cera dunque qualche cosa di profondamente vero e inte- ressante in quel rawicinamento di varie famiglie italiane che faceva il Crescenzi nel 1639, per quanto egli desse loro a torto per comune capostipite il Guglielmo scozzese. Uno che ha intuito Timportanza di questo fatto e gli ha assegnato la spiegazione giusta, in migrazioni scotiche, doe irlandesi, e il Prof. G. ScOTTi di Milano, neiropuscolo gia citato del 1916 e in uno studio successive (i). Il nome Scotti si trova scritto nelle carte italiane dei secoli XII e XIII, sotto le piu diverse forme: scotus, scottus, schotus, scoto, scotta, schoto, scota, scotta, schotta, scoti, de scotis, de scottis, de schottis, e altre. Dairultimo quarto del XII a tutto il XVIII secolo dice lo SCOTTI nel secondo studio citato vi furono pre in Varenna parecchie famiglie di questo nome, assai babilmente derivate da un unico ceppo (2); II documento piu antico finora conosciuto ci porta ad un ser Anselmus (1) Famiglia Scotti di Varenna, nel volume del Col. V. ADAMI, Cenni genealogici sidle famiglie di Varenna e del Monte di Varenna, Milano, Coop. Tip. Ed., 1923. (2) Sopprimo le note. 263 * . S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA de Scottis vel de Scotta fit. q. Andreae che il 5 maggio 1278 era teste in un atto rogato nell'Isola Comacina, e il 16 dello stesso mese e anno acquistava beni in Varenna dai de Pino, Donde egli fosse provenuto non e certo; ma su tale argomen- to si hanno due curiose informazioni, tra di loro contrad- ditorie, che ci sono date nei primi anni del cinquecento da due noti storici comaschi, i fratelli Benedetto e Paolo Gio- vio. II primo, in un'epistola a Giov. Maria Scoto, si compia- ce coiramico della loro' comune remota origine da quel pa- triziato dell'isola Comacina di cui i Giovio si gloriavaino. Ma il fratello Mons. Paolo, anch'esso amico dello Scoto, nella sua Descriptio Larii Lacus (Venezia, 1559), esce a dire cate' goricamente, parlando di Varenna : Negat se ortum ab In- sulanis.. quum genus suum altius deducat, Joannes Maria 5co> tus, jurisconsultus inter Varenates facile princeps . Queste parole hanno Taria di una smentita un po* disdegnosa dello Scoto a quanto aveva affermato Benedetto Giovio 1 . E nessu- no invero dei molti documenti deU'Isola nei secoli XII e XIII attesta che gli Scotti abitassero o possedessero beni cola, prima che trasmigrassero a Varenna. Troviamo bensi nell'I' sola un altro Anselmo de Scoto (forse avo delTAnselmo piu sopra citato), prima nei 1173, pod a Chiavenna nei 1176, e un Obertus Scoto pure a Chiavenna appare nei 1163, ma tutti semplicemente come testi, il che puo indicare un sog' giorno temporaneo, non un domicilio fisso. Curioso poi il trovare in Rivoli (Piemonte) tra il 1190 e il 1195 un altro (o forse lo stesso?) Anselmus mediolanensis scota che pare abitasse cola {RossANO, Cartario di Rivalta). Comunque sia, gli Scotti non si possono porre, come i Caginosa loro parenti, come i de Pino, i de Conca, i de Murofracto e i Giovio, nei 264 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA numero di quei nobili isolani trasmigrati a Varemia dopo il 1169, quando 1'Isola fu presa dai Comaschi e ne furono scac- ciati gli abitatori, quasi certamente d'origine milanese, poi- che tre Caginosa troviamo fra i consoli nei secoli XI e XII. Ne si puo pensare che gli Scotti provenissero da Como o dal- 1'agro comasco, ove solo assai. tardi compaiono ne fino al trecento ioioltrato tiei documenti di quella regione v'e di essi la minima traccia. Qual'era diinque quel piu alto luogo di origine a cui alludeva lo Scoto per booca di Paolo Giovio? Essendo qui inopportuna una larga ricerca a tale proposito. bastera riportare alcuni fra i piu antichi esemplari di Scotti milanesi e monzesi t ai quali probabilmente si collegano gli Scotti varennati: Anni 1130-57, in Milano: Scotus not. index ac missus Do* mini secundi Chunradi regis (Mss. Bonomi in Ambrosiana, vol. 20 e 23). Anni 1145-52, in Morimondo, agro milanese: Lanfr em- eus de Scota (Codice Monti, in Ambrosiana). Anno 1146: Scoto qui dicitur Bacco de dint. Medial, de* canus de schola S. Michaelis (ib). Anno 1207: Johane qui dicor Scoto not. Dow. Henrici Regis, in loco Gradi (Agrate?). Confrontisi questo ]ohannes Scoto, figlio o parente dello Scotus qui succitato all'anno 1130-57, con uno Scotus imp. not. scriptor de Placentia (sic) che rogava nel 1200 due atti nell'Isola Comacina (Ambro- siana, Carte pagensi). In territorio ancor piu vicino a Varenna, a Monza, tro- vansi degli Scotti legati certamente in parentela con quelli milanesi (V. Gius. TRIVOLZIO MANZONI, Memorie intorno ai Gallarati Scotti, Milano, Artigianelli. 1897; ultima tavo- -265- S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA la). Uno scotus abitava in Monza sin dal 1132; v'e uno Scot*- ti de Morgora (1148), Ugo de Scota (1175), Scotti de Capo* nago (1176), Arnulphus de Scoto (1198). Ma il piu notabile per la nastra rioerca e un Petrus de Scoto che possedeva beni prope Cixinusculum, e appare fra i Decumani ossia canonici minori della Basilica Monzese fra il 1208 e il 1220 (Arch, di Stato, Milano, Pergamene Capi- tolo di Monza). La mente corre ad un probabile nesso fra gli Scotti milanesi, monzesi e varennati, sapendo che la chie* sa di Varenna dedicata a S. Giovanni Battista, fondata ed eretta in giuspatronato degli Scotti, appare sin dal 1143 tra le filiali della Basilica di Monza (Arch. Arcivescovile Milan. Pievi lacuali, vol. X. Processo contro i Serponti che usurpa' vano il giuspatronato a danno degli Scotti) . G. SCOTTI ha trovato gli Scotti fin dal XII sec. in Piemen^ te a Rivoli, a Saluzzo t ad Aglie, a Casal Monferrato, ad Asti t a Ivrea ecc.; ma sopratutto a Vercelli, dove esisteva il noto hospitale Scottorum (v. Cap. VIII 2) e ove troviamo An<- ricus Scotus (1176), Scotus Sartor (1186), Petrus Scoto notaio e canonico (i22i) t Dominus Jacobus de scoto de alice iudex et consul iustitiae (1252), e altri poi. Nel Cartario di Oulx (Susa) per Giov. COLLINO (i), ha trovato traccia di uno sco* to, che nel documento segna come un periodo di trapasso, O'scillando fra I'aggettivo indicativo del luogo d'origine e il vero e proprio cognome: in un breve recordadonis di patti coi canonici ulciensi (in un anno che sta fra il 1050 e il 1079) compaiono infatti i testi: Guigone de Torrenco, Wilelmo rupho, Guigone de valle Bonisio, Wilelmo de Cuneolo, Pe* tro Scoto, Petro heron., Amaldo gubiano f Guidone forti. (i) Pinerolo, 1908, p. 4, 5. 266 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Anche in Geneva gli Scotti sono antichissimi. In N. BAT- TILANO (i), e detto che cola gli Scotti erano gia nel 1 190 di- visi nei due rami: i) di Gerardo e Ogerio, che gia vecchio stipulava atti nel 1214, e: 2) di Ugo. Nei rog. di Giov. scri- ba, all'anno 1158 trovasi un atto fatto da Ugo Scotto del quondam Idone, con Lamberto figlio di Lamberto (2). II prof. Scotti mi segnala nella Biblioteca civica di Genova un ms. Origins e fasti delle nobili famiglie di Genova, per GIRO- LAMO GlSGARDl, frate (a. 1774), ove nel vol. IV, p. 1813 si legge: Scotti, nobili cittadini genovesi tranno (sic) origine dalla Scozia et indi si stabilirono in Albenga e Lomlbardia, quali si fecero dire alcuni Salvaghi et altii Centurioni... e ve ne sono di Colonne Scotti. Gherardo Scotto fu console di Genova Tanno 1127, -u bandito, come uno dei capi delle discordie civili per le quali mori nel 1130 . Poi cita un In* gono Scotto (i 1 70*72) che prese una galera ai Pisani nel 1175, un Ido Scotto che fu con 1'armata alTimpresa d'Al^ meria nel 1127 , poi un Balduino, un Ogerio. E altrove di- ce : Verso la meta del secolo XIV ebbe origine in Genova VAlbergo Centurione, e fu composto di 5 famiglie della fra- zione dei nobili Gibellini, cioe Cantelli, Becchignoni, Besta- gni, Oltremarini e Scotti, le quali tutte si unirono di inte- ressi e di nome... la sola di esse antichissima degli Scotti (3).)) Nell'obituario inserito nel Collettario metropolitano di Ge- (1) Genealogie delle famiglie nobili di Geneva, Genova, 1825, vol. I. (2) Vedi anche BUONARROTI, Genealogie genovesi. (3) V.: sull'Albergo Centurione, a propositp di Becchignoni e Be- stagni, V. SPRETI, Encyclopedia storico^nobiliare italiana, Milano, 1929, vol. II. 267 S. FULCO DI PIACENZA EX GENTE SCOTA nova pubblicata dal CAMBIASO sono menzionati sette mem- bri della famiglia Scotti probabilmente pero dei secoli XIV- XV. A proposito degli Scotti di Genova mi place finalmente ricordare (i) che nel 1376 la grande santa domenicana fu ospitata in Genova presso la pia Manna Orietta Scotti nel palazzo Scotti, poi Centurioni, sito yicino al porto, in via del Canneto N. 44. Sugli Scotti di Roma abbiamo notizie dal GREGOROVIUS (2) Glaricia, madare di Innooenzo III, fit donna romana della casa di Romanus de Scotta . Al vol. II, p. 673, nota 2, e detto: I gesta eroneamente scrivono Scorta invece di Scot- ta. Evvi un Romanus de Scotta dell'anno 1109 e un Sena- tor Bobo donnae Scottae deU'anno 1180. II GRIMALDI, Liber canonicorum sanctae Vaticanae Basilicae (Man. Vat. 6437, f. 162) dice che gli Scotti dimorassero nella regione Arenula presso a 5. Benedicts Scottorum oggidi 5. Trinitatis Pere- grinorum, e che la famiglia era in Roma assai mimerosa . Nel vol. II, p. 491 e detto: Tra le famiglie patrizie di maggior rinomainza nel sec. XII v'erano gli Scotti . Nel vol. Ill, p. 387 e nominato un Goffredo Scotto del principle* del secolo XIII, sindaco al tempo di Cola di Rienzo. Troviamo un senatore Scotto Paparone che giura fedelta a Innocenzo III nel 1 198. Come ho acceninato nel cap. II 9 a proposito delle ecclesiae Scottorum in Roma, ho I'impressione che uno stu- dio serio e completo sugli Scoti in Roma potrebbe serbare (1) V.: G. JOERGENSEN, Santa Caterina da Siena, Roma, Ferrari, 1921, pp. 325 s. (2) Storia della citta di Roma nel media evo, Roma, Soc. ed. naz. 1900, 4 voll,, vpl. II, p. 651. 268 I SANTl IRLANDES1 IN ITALIA interessanti sorprese, ed e a meravigliaie che nessuno ci si sia ancora accinto. L'AMAYDEN (i) da a proposito degli Scot' ti solo le poche e inesatte notizie seguenti : Fino dal XV secolo, alouni della nobile famiglia Scotti di Piacenza, si sta- bilirono in Roma e nel 1452 Dominus Gottifridus de Scot* tis de regionae Arenulae mori e u sepolto nella chiesa di S. Salvatore in Campo. Nel 1593 Bernardino Scotti fu Con- servatoire di Roma. II cognome si conserva ancora . II prof. Scotti ha trovato degli Scotti a Orvieto, fra i con- soli del sec. XII, e a Benevento nel sec. XIV. Aggiungero che uno Scotus fu l*ultimo eroico podesta di Semifonte, fa- mosa cittadina della Val d'Elsa distrutta di cui fra poco parleremo, che tanto s'interesso del santuario. La piu antica memoria certa di S. Pellegrino e della sua chiesa conclude il MERCATI a p. 31 e del mo: ora un compilatore del secolo XIV o forse del sec. XV, che imbastisce un tessuto di errori, cro- nologici e storici, che altera persino altri fatti storici, non puo meritare fiducia alcuna e ci lascia nella piu grande in- certezza su quel che possa essere sfondo realmente storico della sua leggenda, che al pari di tante alrre pub averne. Se Pellegrino non u nome di battesimo, ma dato a colui che, venuto ignoto sull'Appennino tosco-emiliano, vi con- dusse vita eremitica e santa e fu detto quindi il Pellegrino, potrebbe non improbabilmente pensarsi anche ad uno di quei taaiti irlandesi, che dalla patria ebbero il nome di (i) V.: MERCATI, o. c., pp. 26^1 e 66. 280 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Scotti, i quali dal VI secolo per voto religioso, pdu o me- no esplicito, talvolta emesso fin dall'infanzia, con o senza Taggiunta di imprese d'apostolato, si interdicevano per lun- go tempo od anche ed era il caso piu frequente per tutta la vita, il ritorno nella loro patria (v. GOUGAUD, L'oeu* vre des Scotti in Revue d'hist. ecc., IX, 1908) . In questo senso essi erano detti pellegrini , nome che praticamente diveintb nel continente termine tecnico per indicare un mis- sionario irlandese (v. CH. PLUMMER, Vitae Sanctorum Ht- berniae, I, Oxonii, 1910, p. CXXIII, N. 2). E il nome pub avere indotto il compilatore a fare del santo eremita un pel* legrino di professione, inventando le varie sue pellegrinazio- ni... La presenza del corpo, presuppcxnendosi I'autenticita, contro cui non c'e base positiva d'eccezioni dalla 'prima atte* stazione del 1255 in poi, non permette d'identificarlo con altri santi del medesimo nome onorati altrove e in giorni diversi... Quanto al tempo in cui S. Pellegrino visse e mori nulla pub dirsi fuorche nel mo egli era gia venerato portando il nome suo la chiesa dell'Appenino tosco^emiliano. Dobbiamo ri- salire piu alto, ma manca qualsiasi base per stabilire quan- to . II Mercati, forse per la particolarita del nome, non accenna alfipotesi di un nome latinizzato o accomodatizio, ipotesi ammessa ad es. dal LANZONI per S. Emiliano (i). S. Pellegrino e stato costantemente considerate fra i santi irlandesi del VII o VIII secolo (2). 3. La prima menzione sicura del nostro S. Pelle* (1) V.: Le Vite dei Qitattro SS. Protettori di Faenfti, p. 332 s. (2) V.: O* HANLON, Lives of the Irish Saints, VIII, 20. SuU'in tervento del DEMPSTER anche in questo caso v.: MERCATI, o. c., pp. 9, 27, 31 e BANORRI, S. Pellegrino in Alpe, Modena, 1915, p. 15. 381 - S. PELLEGRINO DELLE ALPI DI GARFAGNANA grino, come si e gia accennato, e contenuta in una carta del- PArch. arcivescovile di Lucca in data 6 agosto mo, ove si park di ecclesia sancti Pelegrini e casa, quod est ispetale, qui est positam in loco et finibus, ubi dicitur Terme sen* loni (i). Alessandro III nella conferma del 1168 dei possessi e pri- vilegi della pieve de Foxiano (Pieve a Fosciana) enumera fra i primi Hospitale S. Peregrini de Alpibus. Nel 1254 In- nocenzo IV decide a favore del pievano di Fosciana una questione che verteva fra lui et nuigistrum et fratres ho* spitalis sancti Peregrini de Alpibus eiusdem dioecesis (di Lucca) super subjectione dicti hospitalis (2). La prima menzione del corpo del santo e delle grazie che si ottengono al santuario e contenuta in una lettera di Ales- sandro IV del 1255 mandata da Anagni rectori et fratribus sancti Peregrini de alpibus inter Tusciam et Lombardiam in confinis Lucane, Regine et Mutinensis dioecesium existen-- tis, in cui per le opere di carita che ivi si esercitano, pren- de sub speciali beati Petri Apostolorum principis protectio- ne Pospedale, la chiesa, le persone e i Ibeni, esimendoli da ogni giurisdizione e dominio di persone ecclesiastiche o se- colari. Ma essendo S. Pellegrino in luogo di confine, dimen- ticata la immediata soggezione alia Santa Sede, a secondo della vigilanza maggiore o minore dei vescovi di Lucca (al- ia cui diocesi ecclesiasticamente apparteneva), sono interve- nuti qualche volta nei suoi affari anche i vescovi di Reg- gio e di Modena (3). (1) V.: MERCATI, o. c., p. 36. (2) Ib., p. 37. (3) Ib., 38-9. 282 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA L'lmperatore Enrico VI con tre diplomi del 1187, 1191 e 1187 fece special! concessioni all'ospedale, che il figlio Fe- derico II confermo ed aumento nel 1239 (i), Nel diploma del 1187 si accetma alle elemosine che si raccoglievano dai frati questuanti dell'Ospedale nelle diocesi e terre di Luc- ca, Pisa, Volterra, Pistoia, Luni, Parma, Reggio, Modena, Mantova e Bologna (2), il che spiega come TOspedale di S. Pellegrino fosse conosciuto in vasta cerchia e potesse dare origine a fondazioni lontane, come quella di S. Pellegrino presso Moena nel Trentinov di cui parleremo. L'Ordine di 5. Pellegrino dell'Alpe non era un ordiine a se, ma una congregazione di religiosi professanti la regola di S. Ago- stino, come la maggior parte delle congregazioni allora de- dicate alia cura degli infermi e dei poveri, prendente il no- me dal luogo (3). Non si sa quando precisamente fosse fon- data tale comunka, che nel secolo XIII era fiorente (circa 20 religiosi) e di cui si perdono le traccie dopo il 1379 (4). Nel 1290 Niccolb IV sottopose alTOspedale Taltro di S. Giacomo de Ponte populi in quel di Loppia, presso Bar- ga (5) Un grande cambiamento avviene nella storia dell'Ospe- dale nel quattrocento. Durante il pontificate di Niccolo V (1447-1455) fu nomi- nate Commendatario deU'Ospedale di S. Pellegrino e abate (1) Ib., 40-41. (2) Ib., 42. (3) Ib., 42. Per I'officiatura del santo seguita da tali religiosi v.: BANORRI, o. c., 22 e BINDOLI, Una gita a S. Pellegrino in Alpe, Luc- ca, 1925, p. 24. (4) V.: BANORRI, 42 e BINDOLI, 24 ss. (5) V.: KEHR, It. Pont., Ill, 465 s. - 283 - S. PELLEGRINO DELLE ALPI DI GARFAGNANA di Frassinoro, Lionello de Nobili con cui il Papa era con- giunto da vincoli di parentela (i)t e nel 1461 Pio II con- cesse alia famiglia de Nobili il jus patronatus in dicto ho- spitali ac presentandi personam ydoneam quotiens ipsum vacate contigerit (ib. 49-50). Praticamente il rettorato di S. Pellegrino rimase d'allora in poi esclusivamente in per* sone della famiglia de Nobili, e i beni dell'Ospedale fecero una fine deplorevole, per la rapacita e litigiosita dei bene- ficiari (2). Il nominato Lionello aveva invero fatto restauri e rin- novazioni importanti nelle fabbriche di S. Pellegrino, e svolta uaia benemerita attivita in favore del pio luogo: e il MERCATI, come si e accennato, sospetta che a lui si debba far risalire la compilazione della Leggenda e rorigine del codice lucchese che la contiene, con la Messa ed officio pro- prio del Santo (3). Al Lionello successe nel 1473 il nipote Giacomo, che fece erigere nel mezzo della chiesa il bel tempietto per i Corpi Santi, lavoro sicuro di Matteo Civitali. II monumeiito sorse a poco a poco: eseguita 1'urna marmorea fin dal 1475, nel 1484 il resto non era ancora terminato (4). Ho detto per i Corpi Santi, perche con S. Pellegrino riposa anche un altro santo, S. Bianco. Su di lui non si sa nulla: si ritiene un compagno o un imitatore del primo: la 'sua festa si celetbra il 3 marzo. La prima menzione del corpo di S. Bianco si trova in una descrizione che 1'umanista reggiano LuDOVICO (1) MERCATI, 46-7. (2) V.: BANORRI, p. 44 e BINDOLI, p. 23. (3) O. c., p. 51. (4) Ib., p. 52, 58. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA PARISETTI junior (1503-1570) ha lasciato di un suo devoto pellegrinaggio lassu (i). Se ne trova ,poi traccia nella Sa- cra Visita del 1659. Ippolito de Nobili, divenuto nel 1663 Rettote di S. Pel- legrino, voile far riconosoere i due Corpi Santi e collocadi diversamente. La ricognizione u fatta inel 1666, alia pre- senza dei delegati del vescovo di Lucca, da Girolamo Cre- mona uno dei primi anatomici di Lucca , che poi se- condo il suo uso, compagino i corpi, mettendo tutti i fram- menti e ceneri inel vano dell'abdomine di ciascheduno , li adomo e vesti riecamente, e li corico 1'uno a fianco del- I'altro, cosi come ancor oggi si ammirano. (Vedremo a suo luogo che il Cremona ricompose anche i corpi di S. Fre- diano e di S. Silao). In tale occasione il tempietto del Ci- vitali, dal mezzo della chiesa u trasportato nel coro, die- tro all'altar maggiore: Turna del 1475, vuotata, u fissata alia parete posteriore del coro stesso, sopfa delle mensole: e i due corpi ricomposti furono bensi ricollocati nel tem- pietto, ma entro una piu ampia cassa di legno e vetri, che recentemente e stata sostituita da un'urna matinorea dise- gnata dall'Arch. Collamariini (2). La Garfagnana, e con essa S. Pellegrino, passb al prin- cipio del sec. XIX dalla diocesi di Lucca alia nuova diocesi di Massa Carrara. I privilegi della famiglia de Nobili ces- sarono solo nel 1897. Allora il vescovo di Massa Carrara incarico della custodia del santuario il prevosto di Piande- lagotti. Nel 1908 S. Pellegrino fu eretto a Pairocchia e nel 1913 il parroco ebbe il titolo di Arciprete. Come giurisdi- (1) !&., 57. (2) lb., p, 65. -385- S. PELLEGRWO bELLE ALPI Di GARFAGNANA X" zione civile il borgo di S. Pellegrino appartiene in parte al Comune di Frassinoro (prov. di Modena), e in parte al Co mune di Castiglione di Garfagnana (prov. di Massa Car- rara (i). 4. Non e facile determinare con sicurezza i luoghi in cui si presta culto al nostro S. Pellegrino, essendo ono- rati in Italia molti altri santi di tale nome anche negli stessi giorni. Nello SxADLER-GiNDL (2) si enumerano ben 34 santi di nome Pellegrino, di cui 25 anteriori al mille. RIGOLLOT (3), ne novera 23 illustrati o citati nei primi dieci mesi dai Bol- landisti, e altri 4 da illustrarsi (4). La questione dei santi di nome Pellegrino, venerati in tutte le provincie d'ltalia dalle Alpi al Lilibeo, sarebbe degna di studio dice il LAN- ZONI (5), e io non posso che ricordare e raccomandare que* st'invito del compianto storico faentino. A S. Pellegrino d'Auxerre e dedicata la chiesetta presso S. Pietro in Vati' cano fin dai tempi di Leone III (795-81 6): e da lui prende il nome la famosa stazione idrominerale di Val Brembana e la relativa parrocchia (dove pare che il culto fosse intro- dotto nel sec. XIV dai tessitori di panni di Piazzo Basso che per ragioni di commercio frequentavano la Francia), nonche la parrocchia di Navarons in Comune di Meduno (Udine). Con S. Pellegrino d'Auxerre pare debbano iden- (1) V. : BlNDOLI, o. c,, p. 27. Sui due antichi ospedali dei dintorni, S. Bartolomeo di Cicerana o Saltello, e S. Geminiano De Alpibus v. rispettivamente: BANORRI, o. c., p. 73 s. f e BucciARDI, La Pieve di Rubbiano nell'Appennino Modenese, Parma, La Giovane Mon- tagna, 1930, p. 12 s. (2) Vollstandiges Heiligen'Lexicon, IV, p. 761 ss. (3) Ad Acta Sanctorum Supplementum. (4) V.: MERCATI, o. c., p. 32. (5) Le Diocesi d'Halia, p. 384. 286 I SANTI IRLANDESI IK ITALIA tificarsi, malgrado le deformazioni delle leggende locali, an* che i santi omonimi onorati in Terni, in Ancona, in Gual- do Tadinov in Nocera Umbra, in S. Pellegrino di Nor* cia (i). II BINDOLI (2) ricorda un S. Pellegrino festeggiato in Piacenza il 10 febbraio. Un S. Pellegrino mart, si onora a Siena il 25 agosto nella parrocchia di S. Pellegrino alia Sa* pienza. Altro S. Pellegrino mart, si trova nella diocesi di Amiterno (3): ed un terzo Pellegrino mart, del III secolo, discepolo e contemporaneo di Marciano, si trova nelle dio* oesi di Taormina, di Girgenti, e di Tricola presso Caltabel* lotta, in Sicilia (4). Il MAZOCHIUS (5) identifica quello di Caltabellotta con quello festeggiato in Napoli, la cui leggen* da a sua volta si awicina a quella di S. Pellegrino delle Alpi (6). A Forli e venerato S. Pellegrino Laziosi, dei Ser* viti. Data questa molteplicita di santi omonimi puo darsi che nelle notizie che seguono, sul oulto al nostro santo, vi sia qualche esclusione od inclusione indebita, per quanto sia stato guardingo nel vagliare le informazioni ricevute. 5. A lui sono certamente intitolate le prossime par* rocchie di S. Pellegrino al Cassero nel Comune di Sambuca Pistoiese e di Cascianella in Comune di Camporgiano. Due parrocchie (di S. Pellegrino e di S. Pellegrinetto) si trovano in frazione Pariana del comune di Massa. (1) V.: LANZONI, pp. 384, 406, 454. (2) P. 30. (3) LANZONI, p. 363. (4) V.: LANZONI, pp. 619, 640, 641. (5) In vetus marmoreum sanctae Neapolit. eccl. Kalendarium com' mentarium, Napoli, 1744, v. : MERCATI, p. 35. (6) V.: MERCATI, p. 32 s., BANORRI, p. 81 ss., BINDOLI, p. 30 ss. 287 S. PELLEGRItfO DELLE AtPI Dl GARFAGNANA Non e improbabile che fosse dedicata al nostro santo la chiesa di S. Pellegrino in Lucca, di cui si ha memoria fin dal 1078, e dalla quale piu secoli dopo una Confrater- inita soleva portarsi ogni tre anni per un pellegrinaggio a S. Pellegrino delle Alpi (i). Detta Confraternita e ancor viva, ed e ricomparsa al Santuario nel 1926. Un villaggio S. Pellegrinetto e sul monte Bicocca, presso Trassilico, sopra Gallicano (Lucca), I nomi di Gallicano, Pie' ve a Fosciana e Loppia si trovano fra le Pievi fondate da S. Frediano. 6. Un borgo detto S. Pellegrino trovasi presso Par- ma sulla strada di Fornovo. Nel suburbio di Reggio Emilia esisteva fin dall t 857, come da un documento publblicato dal Tiraboschi, un oratorio de- dicato a S. Pellegrino; ricostruito piu volte, fu elevato a parrocchia nel. 1787 e festeggia ancora il nostro santo al i. agosto. Fra le pietre della facciata era incastrato un bas- sorilievo del IX'XI secolo, molto interessante ma di diffi- cile interpretazione, ch'ora conservasi nella sagrestia. Non comprendo bene perche il MERCATI, contro I'opinione e la tradizione comune (la prima Vita di S. Pellegrino che sia stata stampata, quella dell'Isachi, lo u a Reggio nel 1586), non creda lecito pensare che tale oratorio fosse dedicato al nostro S. Pellegrino, pur riconoscendo che la data dell'857 offrirebbe un termine ante quern importante per la crono- logia del santo (2). II BANORRI aggiunge che in diocesi di Reggio vi sono pure altri tre o quattro oratori dedicati (1) MERCATI, p. 35: cfr.: BANORRI, p. 23 e GUERRA-GUIDI, Cow- pendio di st. eccl. lucchese, p. 68 s. (2) V.: MERCATI, p. 35, BANORRI, pp. 21 e 33. 288 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA al santo. Segnalo la parrocchia di Ceredolo in comune di Ciano d'Enza. 7. In un catalogo delle chiese modenesi scritto verso la fine del sec. XV dice il BANORRI (i) -^ si a menzione d'un oratorio dedicato a S. Pellegrino, situato sul* la strada che va da Modena a Carpi. A S. Pellegrino e de* dicata una cappella nella chiesa parrocchiale di Semelano (Modena) ed una campana di quella Pieve porta il nome di lui. Anche nella chiesa parrocchiale di Montecorone (Mode- na) v'e un altare dedicato a S. Pellegrino. Imagini del santo esistono in varie chiese ed oratori delle diocesi modenese e nonantolana, fra le quali mi piace ricordare quella murale dell'Oratorio della Riva presso Maserno . Aggiungiamo noi la cappella di S. Pellegrinetto lungo la strada da Prignano a Monfestino in Serra Mazzoni, il borgo di S. Pellegrino presso Spilamberto, la cappella fra Frignano e Montepicco- lo, e la borgata Ponte di S. Pellegrino a nord di S. Felice sul Panaro e a est di Mirandola. A Sestola (Nonantola) il culto risulta da documenti del 1630 (2). II popolo di Piandelagotti (Modena) sale al San* tuario il i. agosto, quello di Riccovolto (Modena) la 2. a do- menica d'agosto (3). 8. Anche la regione bolognese ha sempre avuto in venerazione S. Pellegrino, gli ha dedicato altari e oratori, gli ha mandato contributo di pellegrini. Nella citta di Bologna vi e un Istituto con Oratorio afferma il BANORJU (4) d) P. 23- (2) lb., p. 25. (3) ft. (4) P. 24 s. 289 19 S. PELLEGRINO DELLE ALPI DI GARFAGNANA che ha la scritta 5. Pevegnno de Alpibus. II GuiDlGlNi (i) da notizia di una chiesa e compagnia delle Stimmate di S; Francesco detta di S. Pellegrino che ebbe engine nel 1518 dov'e la porta S. Isaia : mi pare non debba trattarsi del nostro santo'. A Casacalistri (Bologna, Comune di Granaglione) e dedi- cata a S. Pellegrino la parrocchia, e si fa gran festa il i. agosto. 9. Sulla strada Imola-Firenze, lungo la vallata del Santerno, si trova un borgo denominate S. Pellegrino, fra* zione del comime di Firenzuola. Questo borgo prende il nome da uin'antica chiesa con ospizio per viandanti, fornito di buone rendite, che esisteva lungo la riva del fiume: ec* clesia S. Peregrini juxta Salternum (2). Ricordo che qui pres' so e la parrocchia di Tirli dedicata a S. Patrizio. 10. Non si trova traccia del nostro santo in diocesi di Geneva (3). Invece nella diocesi di Chiavari cioe nella zona ligure dove abbiamo trovato numerosi i possessi del monastero di Bobbio e intense il culto a S. Colombano, tro' viamo pure intenso il culto a S. Pellegrino. Antichissimo e a S. Maria di Sturla, frazione di Carasco (Chiavari) : ivi nella chiesa v'e un beiraltare con statua di legno, dedicate al santo anacoreta, ed esiste un'antica Confraternita che porta il suo nome. V'e grande devozione: anche presentemente il gior- no della festa (2. a domenica d'agosto) v'accorrono numerosi fedeli dai paesi vicini, specialmente da. Rapallo, S. Michele (i) Cose notabili detta Citta di Bologna, II, p. 303. (2)V.: KEHR, It. Pont. HI, p. 71, e CASINI, Dizionario biogr. geogr. star, del Comune di Firenzuola, I, p. 98 s., nonche il RE' PETTI, Difton. geografico detta Toscana alia voce S. Pellegrino . (3) V.: CAMBIASO, o. c. 290 I SANTl IRLAtfDESI IN JtALlA di Pagana e Santa Margherita Ligure (i). S. Pellegrino e pure venerate nelle seguenti parrocchie (2) di cui e interes* sante studiare la distribuzione geografica: 1) Porcile, Diocesi di Chiavari, Comune di Borzonasca; 2) Pbntegiacomo di Foce: Diocesi di Chiavari, Comu- ne di Mezzanego; 3) Semorile: Diocesi di Chiavari, Comune di Zoagli; 4) Monticelli : Diocesi di Chiavari, Comune di Cogorno; 5) Breecanecca: Diocesi di Chiavari, Comune di Co- gorno; 6) Cembrano: Diocesi di Chiavari, Comune di Mais- sana; 7) Pavareto di Carro: Diocesi di Chiavari, Comune di Carro. 8) Priosa di Scorfbo: diocesi di Bobbio, Comune di Rezzoaglio; alle .quali si pub aggiungere Villafranca di Lunigiana in Diocesi di Pontremoli, ove il giorno della festa si tiene an- che una grande fiera. ii. Finalmente ricordero che rantichissima chiesa di S. Pellegrino di Viterbo, la quale sorge sulla piazzetta omo- nima, nel famoso quartiere della citta che meglio ha conser" vato il carattere mediovale, s'intitola al nostro santo, e, secondo quanto gentilmente mi comunica il Rettore di quel Seminario interdiocesano, lo festeggia T8 di agosto. 12. Una filiazione certa di S. Pellegrino delle Alpi e il S. Pellegrino del Trentino. Chiamasi ivi Voile di S. Pel" (1) V.: P. CASTELLINI, S. Pellegrino in Val di Sturla, Chiavari, 1903, e BANORRI, o. c., p. 24. (2) V. : BANORRI, I. c. 291 S. PELLEGRitfO DELLE ALPI DI GARPAGNAKA legrino una valle che, partendo da Moena di Fiemme, s'in- terna verso oriente per Iben tre ore di cammino fino ad un valico detto pure di S. Pellegrino, donde si discende nel Ca- nal d'Agordo. Presso il valico, a circa 1920 m. sul mare, v'e un laghetto, una chiesa, un ospizio, un albergo, che portano tutti il nome di S. Pellegrino. Di qui, nelTeta di mezzo, passava una delle vie dirette per mettere in comunicazione il Veneto con Bolzano e 1'Alemagna. La storia di questa chiesa e ospizio fu illustrata dal P. GlANGRisosTOMO ToVAZZi O K M., detto meritatamente il Muratori del Trentino , che noi abbiamo gia imparato a conoscere e i cui numerosissimi manoscritti si conservano nell'Archivio del . Convento di S. Bernardino in Trento. In una memoria del 1794 intitolata Documenti antichi deU'0- spi&o di S. Pellegrino appresso Moena in Fiemme egli tra' scrive con una dotta prefazione sedici pergamene, conser- vate attualmente nell'Archivio Comunale di Moena, che van^ no dal 1358 (documento di fondazione dell'Ospizio) al 1577 (testamento e legato in favore dell'ospizio stesso). Una in- teressante e completa monografia e quella di D. LORENZO FELICETTI di Predazzo (i), il quale parla piii succintamente di tale fondazione anche nel volume Racconti e Leggende del Trentino (2). Nella prefazione del P. TOVAZZI si legge che il S. Pelle- grino a cui e dedicate quest'ospizio noh e il Laziosi da For- li ne verun altro dei rammentati dal Martirologio Roma- no; ma bensi quello che al i. giorno d'agosto nel Calen- (1) L'Ospizio di S. Pellegrino presso Moena nel Trentino, Cava- lese, Tabarelli, 1906. (2) Terza edizione, Zordan, Valdagno. 292 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA dario Bolognese dell'anno 1761 si nomina 5. Pellegrino Re. Nel Calendario parimenti Bolognese del 1777 5. Pellegri* no creduto Re di Scogict. Nel Calendario pur Bolognese del 1782 5. Pellegrino Re di Scoria, e nel Calendario Parmigia- no del 1787 5. Pellegrino Confessore, giacche la di lui festa celebrasi nel primo giorno d'agosto anche dai Moenati. Col documento del 14 giugno 1358 gli uomini della Re- gola (Comune) di Moena, radunati sul monte Aloch (pra- teria della valle detta poi di S. Pellegrino) donarono a un certo fra Gualtiero delTOrdine di S. Pellegrino delle Alpi, ricevente in nome e vece deH'Ospedale di S. Pellegrino del* le Alpi , una pezza di terra prativa con foosco in quelle pertinenze, per edificarvi un ospedale in onore di S. Pel- legrino, affinche gli uomini che passano pel medesimo mon* te possano essere ospitati etc. . Si convenne espressamente che se il futuro ospizio non avesse a durare, tutte le sostan- ze sue dovessero tornare alia Regola di Moena. Fu provviden- ziale riserva, poiche, avvenuta verso il 1420, a seguito del Concilio di Costanza (1418), la soppressione di quello come di molti altri conventi (p. es. di S. Martino di Castrozza), i beni delTOspizio ritornarono agli uomini di Moena a cui appartengono tuttora, mentre in altre parti caddero in ma- no di signori feudali. Do>po il 1420, il Priore dell'Ospizio veniva nominato fra i concorrenti di Moena da tutti i capi- famiglia della Regola a maggioranza, pagando un annuo af- fitto per le malghe, Talbergo e i prati. Ora la Prioria viene affittata dal Comune al maggior offerente. Il Priore aveva obbligo di far suonar le campane nelle sere invemali per orientare eventuali viandanti smarriti, di teaiere un cane awezzo a rintracciarli, di dar gratuito vitto e alloggio ai 293 S. PELLEGRINO DELLE ALPI DI GARFAGNANA poveri per tre giorni, e di plantar lunghi pali per indicare la strada quando era coperta dalla neve. II 24 maggio 1915, alia dichiarazione di guerra gli Au* striaci bruciarono la chiesa, Tospizio e Palbergo; ma il tutto e stato ricostruito dopo la pace. Credo che ben pochi dei turisti che passano Testate per quei bellissimi luoghi pen^ sino aU'eremita irlandese dell'Appennmo tosco'emiliaino', da cui i luoghi stessi prendono il nome. 294 CAPITOLO DECIMOSETTIMO S. FREDIANO DI LUCCA i. Con S. Frediano rientriamo nel campo storico: la 'sua figura si puo nelle linee general! ricostruire abbastati' za bene, e veder torreggiare per pieta, per zelo apostolko, per attivita pratica, in quella terribile tempesta che attra- verso la Chiesa nel VI secolo, per le guerre ostrogotiche e la calata longobarda, e dalla quale soltanto un atleta come S. Gregorio Magno poteva trarla in porto. E S. Gregorio Magno parla anche del aiostro S. Frediano: ne parla nei Dialoghi (III, 9), dicendo di aver appreso da Venanzio, vescovo di Luni, un prodigio operato da Fredia- no, vescovo di Lucca, gia defunto: fuisse mirae virtutis vi- rum, Frigdianum nomine.. II fatto era recente; il S. Dottore aveva dichiarato poco prima (III, 4) di voler abbaindonare gli awenimenti remoti e raccontare fatti del giorno, ut priora taceamus, ad ea- quae diebus nostris sunt gesta ve<> nmmus. Non si puo comprendere tutto il valore encomiasti- co di questa menzione di S, Frediano, se non si hanno pre- senti le circostanze in cui Gregorio scrisse i Dialoghi. L'instancabile zelo di Gregorio dice il P. GRISAR (i), (i) San Gregorio Magno, Roma, Desclee, 1928, p. 62, v. anche di lui: Roma alia fine del mondo antico, Roma, Desclee, 1908. 295 S. FREDIANO DI LUCCA onde rinnovellare nello spirito e nella pieta cristiana il greg- ge commessogli da Dio, grinspirb il pensiero di scrivere il libro dei Dialoghi. Il Santo pontefice si accinse a questo la- voro nel 593 e lo condusse a termine, come diremmo noi, quasi di getto: tant'e spcntaneo nell'mvenzione, efficace nella materia prescelta ad argomento t schietto e oltre ogni dire scorrevole nella forma... Pietro Diacono, che e il conf:* dente di Gregorio e rinterlocutore dei Dialoghi, pieno di ammirazione per le cose gia narrate, cosi esprime il pensiero f ondamentale di tutto il libro : Dawero che ogni giorno vediamo compiersi la parola della verita, la quale dice: Pa- ter meus usque modo operatur et ego operor '. I lettori do' vevano dunque toccar con mano che 1'Italia di quei di, per quanto visitata fosse dai flagelli, non era pero abbando^ nata da Dio e aveva in gran copia dimostrazioni evidenti della potenza divina in suo favore. La storia ecclesiastica dei periodi simili a questo di cui scriviamo, racconta quasi sem- pre awenimenti in buon numero, che dimostrano cotale di- vina potenza. Nessuna conversione di popoli barbari si e o- perata nel medio evo senza che per testimoni autentici si sapesse di miracoli in aiuto e conforto delle chiese nascenti; giacche la lotta della civilta cristiana con la pagana super' stizione suscitava dapertutto uomini straordinari per san- tita di vita e per doni di forza e grazia soprannaturale. S. Frediano e uno degli esempi che, in quella tristizia di tempi, Gregorio propone ai fedeli, per loro edificazione ed incoraggiamento. 2. Narrasi che Frediano nascesse di regio sangue in Irlanda: beatus igitur Frigianus sicut prisci catholici derunt ex Ybernia insula Scotiae partibus oriundus 296 .1 SANTI IRLANDESI IN ITALIA tit (i): alcuni precisano nella provincia dell'Ulster. Abbrac- cio da giovinetto la religione cristiana, alia quale pur con- vert! i suoi parenti. Cresciuto in eta, crebbe altresi in virtu, divenne 1'amore e 1'ammirazione di quel popolo, fu illu- strate da Dio del dono dei miracoli. Ma egli, schivo degli onori e desideroso di mortificazione, lascio la patria e si re- co in Italia, dove si fermo a far vita eremitica in uno di quegli eremi del "Monte Pisano, presso Lucca, che erano ve- nuti in fama per il soggiorno che si diceva vi avesse fatto S. Agostino e come abbiamo visto a suo luogo anche S. Patrizio (2). Ma fama de eo boni opens circumquaque crebrescente, a populo lucane civitatis heremum deserere coactus est: e morto il venerabile Obsequenzio, vescovo di Lucca, consentientibus civibus omnibus, beatus Frigianus CCL* thedram pontificalem Lucanae civitatis suscepit, circa il 560 : e la tenne per ventotto anni. Egli si trovb nei tristi tempi che immediatamente seguirono l*invasione longobarda: i barbari avevan seminato discordie e terrori, e S. Frediano parlava di fraterno amore e di pace; i barbari avevano perse~ guitato e ucciso i sacerdoti e le vergiini a Dio consacrate, e Frediano di nuovo li raccoglieva; i barbari avevano distrutto chiese, ed egli le riedificava (3). Molto, e con ottimi frutti, egli si adopero per la conversione dei conquistatori ariani al- Tortodossia. Si danno come fondate o ricostruite da lui le seguenti ventotto plebes baptismales (tante quanti sono gli anni che (1) Cod. Ambr. B 55 Inf. Fol. 228 r, del sec. XI. (2) V.: STOKES, Six months in the Apennines, p. 50-62: su Ru* pecava o meglio Lupocavo v. anche GuERRA-GuiDl, Comp. di storia eccl. lucchese, p. 193. (3) V. : GUERRA'GUIDI, o. c. t p. 48. 297 S. FREDIANO DI LUCCA si attribuiscono al suo episcopate), di cui, tre in citta e venti- cinque nelle campagnet 1) la chiesa suburbana di 5. Vincen^o in Lucca, detta anche dei tre Leviti, ove fu seppellito egli stesso, e che prese indi il nome di basilica di 5. Frediano; 2) la chiesa di 5. Giovanni Battista in Lucca, gia an" tica pieve della citta; 3) la chiesa urbana di 5. M artino, dbve sull'altare di S. Stefano si vedeva, sino alia fine del sec. XVIII, risen- zione Disponente episcopo Fric, iano valerianus presbyter al* tare cum calumellis suis fecit e una croce (della consacra- zione) gemmata, di cui ci sono conservate riproduzioni fe- deli e che presenta tutti i caratteri del VI secolo (i). Detta chiesa divenne Cattedrale, assorbendo la cappella di 5. Ma- ria ad praesepe in essa posta (2); 4) la pieve di Lunata, dedicata a S. Giov. Battista, ora detta San Frediano di Lunata (3); 5) la pieve di Lammari, ora dedicata ai SS. Giacomo ap. e Cristoforo (4); 6) la pieve di Segromigno, dedicata a S. Lorenzo; 7) la pieve di Villa Basilica, dedicata a S. Maria As- sunta; 8) la pieve di 5. Gennaro; 9) la pieve a Compito. 10) la pieve di S. Giovanni Battista di Camajore. n) la pieve di Diecimo, dedicata a S. Maria Assunta; (1) V. : GUERRA-GUIDI, p. 54 *. (2) lb., p. 117 *. (3) V.: STOKES, o. c., p. 92. (4) V. : STOKES, p. 93 che da la riproduzione dell'originalissimo fonte battesimale. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA 12) la pieve di Gallica.no, dedicata a S. Giov. Battista; 13) la pieve di Controne, dedicata a S. Giov. Battista; 14) la pieve di Sesto a Moriano, ora dedicata a S. Ma- ria Assunta (i); 15) la pieve di Monsagrati, dedicata a S. Giov. Battista; 1 6) la pieve di Brancoli dedicata a S. Giorgio (2); 17) la pieve a Ilice, dedicata a S. Pantaleone; 18) la pieve d'Arliano, dedicata a S. Giov. Battista (3); 19) la pieve di S. Maria Assunta, divenuta poi la Catte- drale della citta di Pescia e capo della provincia della Val di Nievole; 20) la pieve di 5. Ginese di Vico-Vallari, allora capo della provincia del Valdarno di sotto e dioc. lucchese, ed ora unita alia cattedrale di S. Miniato al Tedesco (4); 21) la pieve della Voile Arriana, gia dedicata a S. Giov. Battista, e di poi a S. Tommaso ap. e a S. Ansano, ora dioc. di Pescia; 22) la pieve di 5. Pietro in Campo, ora unita con la Chiesa di S. Andrea, prepositura di Monte Carlo; 23) la pieve di Massa Buggianese; 24) la pieve di Montecatini in Val di Nievole; 25) la pieve di S. Maria in Monte, ora. in dioc. di San Miniato; 26) la pieve a Fosciana, allora capo di tutte le chiese lucchesi della Garfagnana; 27) la pieve di Loppia, ora unita alia pieve di Barga; (1) V.: STOKES, p. 88. (2) V.: STOKES, p. 89. (3) V.: STOKES, p. 96. (4) V.: GuERRA'Guioi, p. 134* ss. 299 S. FREDIANO DI LUCCA 28) la pieve di S. Giov. Battista di Val di Castello e zano, detta poi la pieve di S. Felicita, nella Versilia, distretto di Pietrasanta. Durante la costruzione della chiesa di S. Vincenzo (San Frediano) avvennero due dei quattro miracoli compiuti da S. Frediano in vita cioe quello del prodigioso trasporto di un enorme blocco di pietra da Vaccoli a Lucca, e quello della borsa del ricco che aveva negato 1'elemosina, perduta in acqua, ritrovata in bocca a un ipesce e rifiutata con mira' bili parole dal Santo (i). S. Frediano aveva molta devozidne per S. Miniato mar' tire: consuetude juerat beato Frediano ecclesiam 5. Miniati martins, que non longe a Florentina urbe distare videtur, annis singulis debita veneratione visitare (2); un anno t es- sendo TArno in piena straordinaria, il santo per attraversarlo operb il terzo miracolo, cioe fece venire prodigiosamente a se una Ibarca ch'era sull'altra sponda del fiume, insieme con i barcaioli che non avevano osato awenturarsi sull'impetuosa corrente. Questo racconto, che non e pero contenuto nella piu antica Vita di S. Frediano, anteriore all'VIII sec., del codice C (cart. 103) della Bibl. Capitolare di Lucca (3), ha contribuito alia popolarita di S. Frediano in Firenze (4). L'ultimo miracolo, a tutti notissimo, e quello descriuo da S. Gregorio Magno, cioe quello della deviazione dell'Awser, che u da S. Frediano portato a sboccare direttamente a (1) V.: GuERRA-GuiDl, p. 49*50. (2) V. : LANZONI, Le Diocesi d'Halia, p. 575. (3) V.: LANZONI, ib. (4) V. : GuERRA'GuiDl, pp. 39 * e 58 *. 300 iRLANDESI !JN If ALIA mare, mentre prima sboccava nelPArno (i). storicamente provato che questa deviazione, che rappresento una vera bonifica idraulica 'per le campagne luochesi, awenne ai tempi del nostro santo (2). Non molto dopo questo prodigio, per amore di solitU' dine si ridusse a Lunata. Ma insultato ivi e percosso dai contadini, che forse avevan sentito danno dal nan poter piu esercitare la pesca nel fiume gia li vicino, se ne ritorno a Lucca, ove in breve termino la sua vita, il 18 di marzo di un anno, che la tradizione la quale non puo essere molto lontana dal vero, come vedremo dice essere il 588* 3. I testi che riportano la sua vita sono molto nume' rosi e, come accennammo, molto antichi (3). Di S. Frediano parlano naturalmente tutte le opere sulla storia ecclesiastica di Lucca : antiquato e lion critico, ma abbondante di notizie sul culto il FANUCCHI (4). 4. La cronologia di S. Frediano e stata discussa: an- che in tempi recenti vi e stato chi ha voluto farlo risalire piu indietro, fino al III secolo (5), ma la discussione non ha servito che a confermare la sua attribuzione tradizionale al (1) II letto abbandonato, o meglio uno dei letti abbandonati, con- servo il nome di Auser, Ozzeri, il letto nuovp si chiamb Atisercu' lus onde Serchio. (2) V.: GuERRA'GuiDl, p. 50 e 59*. (3) V. al riguardo: GUERRA'GuiDI, o. c., LANZONI, o. c., GuiDI- PELLEGRINETTI, Inventan del vescovato, della Cattedrale e di altre chiese di Lucca, in: Studi e testi , pubbl. dagli Scrittori della Bibl. Vatic. (4) Vita di S. Frediano, Lucca, Landi, 1870. (5) A. PEDEMONTE, I primi vescovi della Paroecia Lucensis, Lucca, 1915. 301 S. FREDIANO DI LUCCA VI secolo (i). I motivi che hanno dato appiglio alia discus- sione sono essenzialmente quattro: a) 1'ordine nan cronologico in cui i primi vescovi di Lucca sono disposti in due Cataloghi non sorpassanti il VI secolo, contenuti nel Cod. Capitol. 124, scritto di mano della seconda meta del secolo XII, ma probabilmente trascritti da documenti molto piu antichi (2); b) I'affermazione errata di Giov. VILLANI (Cronache, I, 49) che S. Frediano sia stato il primo vescovo di Lucca (3); c) il significato discutibile delle parole diebus nostris del Dialogo di S. Gregorio Magno che nello stesso libro cita, ac- canto a undici santi del VI secolo, anche un santo del V e forse uno del IV secolo (4); d) il ravvicinamento, riguardante invero il solo spirito apostolico, fra S. Frediano e S. Martino (morto Tanno 400), che si trova in certi versi di RANGERIO, vescovo di Lucca (1097*1112) (5). Ma la questione si puo considerare 'esaurita e non v'e ora piu dubbio che il Santo appartenga al VI secolo, pur non potendosi precisare gli anni in cui egli opero e mori. 5. Non sembra dubbia la sua provenienza dal- Tlrlanda (6) affermata concordemente da tutti i testi. II GUIDI considera il suo nome come un nome latino o latiniz* zato assunto in Italia (7) sulTorigine del quale non e stata (1) V.: GuERRA'GuiDl, o. c., Appendice HI. (2) V. : GUERRA-GUIDI, p. 7 *, LANZONI, p. 589 s. .(3) V.: GUERRA-GUIDI, p. 38*, LANZONI, p. 591. (4) V.: GuERRA'GuiDl, p. 37 *. (5) Sancti Anselmi Lucensis episcopi Vita, De la Fucnte, Madrid, 1870, p. 153: v.: GuERRA'GuiDl, p. 41 * (6) V. : GUERRA-GUIDI, p. 47 *. (7) lb. 302 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA del resto ancora detta 1'ultima parola, essendo noi ancora al- 1'oscuro sulla sua vera forma grafica primitiva. Le forme a nod giunte sono molto varie: Frigidianus, Frigdianus, Fnc- diemus, Frigianus, Fricianus, Fndianus, Fredianus, con la F ini* ziale spesso mutata in Ph e il primo i in y. Molti agiografi irlandesi, a cominciare dal COLGAN (i), lo hanno identificato con S. Finnian o Findian o Fiaidbar, di Moville, probabile introduttore in Irlanda del testo della Volgata (2), pure del VI secolo; ma i Bollandisti, a cominciare dallo SVYSKENS (3) t O. HANLON (4), GuERRA'Gumi (5), GOUGAUD (6), dichiarano inammissibile tale identificazione. La vita antica di S. Fredia- no e prettamente lucchese, prettamente irlandese quella di S. Finnian. La narrazione di miracoli operati in Irlanda e af^ fatto estranea ai testi aintichi delk Leggenda di S. Frediano: almeno fino al sec. XIV Tlrlanda nulla seppe delle gesta di S. Finnian a Lucca, e Lucca ignore assolutamente le azioni di S. Frediano in Irlanda. La confusione, allora creatasi, pas^ so nei libri agiografici divulgati per mezzo della stampa nei secoli XVI^XIX (7). 6. II culto a S. Frediano si estese subito a tutta la Toscana, e in altre regioni d'ltaHa. La salma del santo, rin^ chiusa in un'urna di marmo, fu gelosameinte riposta sotterra, nei tempio stesso che porta il suo nome, come gia si disse. Famoso e il rinvenimento di quest'urna, di cui non si cono* (1) Acta Sanctorum Hiberniae, 1, p. 642. (2) V.: GOUGAUD, Les chr. celt., p. 253. (3) AA. SS., al 25 settembre. (4) Lives of the Irish Saints, IX, 254. (5) O c., p. 44 * ss. (6) Les chr. celt., p., 254. (7) V. : GuERRA-GuiDi, pp. 45 *, 46 *. 303 S. FREDIANO DI LUCCA sceva piu I'esatta ubicazione, awenuto circa due secoli dopo, con un miracolo. Un di, volendosi dar sepoltura in quella chiesa al cadavere d'una fanciulla, e scavatasi percio una tomba, costei, tornata in vita un istante, disse : Den ! non collocate il mio corpo corruttibile sopra il corpo del beatis* simo Frediano ! Sotto una gran pietra, comparvero infatti le ossa di S. Frediano, che furono onorevolmente collocate in luogo elevato e munito di canoelli, e sopra alle quali u eretto un altare. In questa occasione fu stabilita la festa della Traslagione, in data 18 novembre, festa che ha oscurato quel- la stessa del dies natalis (18 marzo). Alcuni (anche il GUER- RA) hanno attribuito tale traslazione al vescovo Giovanni II (XI secolo), ma e stato dimostrato dai GUIDI essere avvenuta, come correva la tradizione (che la attribuiva al 782), sotto quello stesso vescovo Giovanni I (780-800) che nel 781 fece la traslazione da Gualdo di Populonia a Lucca del corpo di S. Regolo vescovo e martire, e che nel 782 arricchi Lucca del simulacro del Volto Santo. Che si tratti di Giovanni I e non del II, oltre che da altri vari argomenti, risulta da un documento de!T857 in cui gia si park di festivitate S. Fri- diani, quod sunt in mense novembrio (i). Una seconda traslazione, dalPurna di marmo in un'urna a vetri u fatta nel 1152: una terza nel 1566: finalmente una quarta nel 1652, dopo regolare ricognizione delle ossa e dopo la loro ricomposizione da parte del famoso anatomico Gerolamo Cre- mona a noi gia noto, in un corpo che, rivestito degli albiti pontificali, fu collocato sotto 1'altar maggiore entro una nuo- va cassa di cipresso e vetri, come ancor oggi si vede (2). (1) V.: GuERRA'Gumi, Appendice VI, p. 112 *. (2) FANUCCHI, o. c., p. 193 ss. 304 i $Afrrfi iRLAtioesi tti if ALIA I 7. E necessario ricordare che S. Frediano iohdb ac- canto alia chiesa che porta il suo nome, un monastero di mo* naci, retto regolarmente da un abate; in esso si raccoglieva- no anche altri religiosi e forse ha vissuto lo stesso sainto. La esistenza del monastero risulta da due importantissime per- gamene del 685 e 686, colla prima delle quali il vescovo Felice gli accorda larghi favori, e colla seconda delle quali il re Cuniberto conferma le esenzioni accordate da Felice e le donazioni fatte dal proprio maggiordomo Faulone. Tale pergamena, dice il GuiDi (i), pub dirsi una sintesi di glo- riosa storia precedente e specchio di lontani orizzonti. Come ultimo testimone di tutto un lungo passato, echeggia nomi latini nel ricordare il vescovo e il suo clero. L'elemento lon^ gobardo vi partecipa appena, mentre ben presto lo vedremo trionfare rigogliosamente o nel suo completo contenuto o in latinizzate desinenze di radici longobarde, o in lombardizzate desinenze di radici latine. Cosi la serie dei vescovi che per quasi tutto il secolo VII conserva ronomastica latina, proprio sul passaggio dal sec. VII all'VIII diviene prettamente Ion- gobarda e dura tale per parecchi decenni: e un clero Ion* gobardo fara corona al vescovo longobardo. Ci parla inoltre quella carta del culto, gia importante, d'uri nostro grande santo, e d'un monastero, non allora fondato ma restaurato, d'una speciale liturgia gia passata in consuetudine, d'un cle* ro che gia da tempo soleva portarsi a quel monastero . II monastero, forse il piii antico di Lucca, tramontava nel se- colo VIII. 'Ai tempi del vescovo Walprando (737'755), piu (i) V.: GUERRA-GUIDI, p. 54 s. 305 20 S. FREDIANO DI LUCCA Aon v'erano monad: chiesa e beni relativi erano passati nelle mani dei vescovi (i). Ma presso la tomba di S. Frediano sorse piu tardi un'altra istituzione famosa, quella dei Canonici Regolari di S. Fre, diano. Per combattere rincontinenza e la simoinia del clero, dilaganti nel sec. XI, molti vescovi, e anche quelli di Lucca, pensarono a raccoglierlo in collegiate ove potesse convivere sotto una discreta e savia regola, e fosse prowisto del neces* satio per una vita decorosa. II vescovo Giovanni II fece a Lucca un primo esperimento fin dal 1025 nella Chiesa pie- vanale di S. Maria a Monte; troviamo poi la vita comune gia introdotta nella Chiesa di S. Maria Forisportam nel 1041, nella Chiesa di S. Dona to nel 1063, e piu tardi in quella dei SS. Giovanni e Reparata. Per altro fra tutto il clero luc- chese principalmente si segnalarono in questo i Sacerdoti e chierici della Chiesa battesimale di S, Frediano, La vita CO' mune, se non di tutto il clero di questa chiesa, almeno di gran parte, gia vi esisteva nel 1039, e c ^ P 61 " cura ^ ve ' scovo Giovanni, e non di S. Anselmo che gli successe, come alcuni hanno scritto. iE quindi ebibe principio quella riforma che rese poi cosi celebri nella Chiesa e cari ai Sommi Pon' tefici, i canonici o clero di S. Frediano (2). Quando nel 1105 Pasquale II visito Lucca, ebbe occasioine di ammirare la santa vita che da loro si conduceva, ed oltre ad encomiarli e ad accordare loro vari privilegi, li chiamo a Roma per ri' formare sul loro modello il clero della Chiesa Lateranense, onde poi Tordine prese il nome di Canonici Lateranensi & (1) V. : GUERRA-GUIDI, p. 56 e 105. (2) V.: GUERRA-GuiDl, p. 138. 306 1 SAtfTI IRLANDESl IN ITALIA 5. Frediano. II KEHR (i) enumera le seguenti chiese che da altri pointefici furono affidate al lore governor 5. Petri juxta. Pistorium (da Onorio II) t 5. Joannis in Capite burgi (ii35)t 5. Pantaleonis de Luca (n.37)t S. Salvatoris in Mustiolo (1140), 5. Mariae Novae de urbe (ii40'42), 5. Mariae de Montebello, dioec. Bononien. (1150). 5. Andreae de Carraria dioec. Lunen. (ii5i)t 5. Crucis in Hierusalem (1166), 5. Sal" vatoris de Ficarolo dioec. Ferrarien. (1181), 5. Martini Sena' rum (1182), 55, Quadraginta de Tarvisio, 5. Bartholomew de Monte Scalocchio, Canonica 5. Floridi Castellana (Citta di Castello), quarum pnorem ecclesiam 5. Fridiani Lucanam ejusque priorem velut caput et priorem generalem totius con* gregationis recolebant. Ita 5. Fridiani congregatio floruit us- que ad a. I5i7t quando cum Lateranensi congregatione unita est (2). La comunita dei Canonici di S. Frediano di Lucca u soppressa da Pio VI il 19 luglio 1780. Quasi certamente sia il primo monastero fondato da S. Frediano, sia poi la congregazione dei Canonici di S. Fre- diano, hanino costituito un centro di ritrovo dei peregrini scoti e un centro di dififusione del culto ai santi irlandesi, come gia fu osservato al Cap. II 9. 8. Abbiamo gia accennato alia fondazione della Chie- sa di S. Frediano in Lucca sotto il nome di Chiesa di S. Vin- cenzo, e al diploma di Cuniberto del 686, che la riguarda. II vescovo Walprando, morto nel 755, che per testamento dispose a favore della Chiesa di S. Colomfoano, dispose anche a favore della Chiesa di S. Frediano. In essa sono raccolti (1) Italia Pontificia, III, p. 412. (2) V. anche: N. WlDLOECHER, La Congregazione dei Canonici regolari lateranensit periodo di jormaftone, Gubbio, Oderici, 1929. / 307 S. FREDIANO DI LUCCA numerosi carpi di santi, fra cm S. Riccardo re dei Sassoni oc- cidentali morto a Lucca nell'VIII secolo, padre di S. Willi* baldo, S. Wunibaldo e S. Walburga (i). Nell'VIH secolo vi fu sepolto il b. vescovo Giovanni, nel IX secolo vi furono portati da Narni i corpi dei SS. Cassio, Giovenale e Fausta, nel X secolo vi fu sepolto il b. vescovo Corrado, nel XIII secolo S. Zita. La chiesa possiede anche reliquie molto im- portanti (2). Essendo nel XII secolo mal ridotta, il priore Ro- tone comincio a riedificarla nel 1112 (3) e nel 1147 la nuo* va chiesa fu consacrata da Eugenio III. Nel 1220 vi fu an* nesso un cimitero con cappella dedicata a S. Caterina, di cui ora non rimangono che pochi avanzi. Le molte cappelle la- terali della Basilica sono dovute a secoli posteriori al XIII. La STOKES da un'ampia descrizione di questa chiesa (4) con illustrazioni. Il bastione delle mura di Lucca prossimo ad essa, dicesi Baluardo S. Frediano. Il nome Frediano e comune nelTonomastica lucchese fin dai secoli VII e VIII (5). 9. Pare che la Chiesa parrocchiale di S. Frediano a Firenze, al di la d'Arno, sia stata costruita nel secolo VIII (6). II santo godeva a Firenze molta celebrita : da lui prende (1) V.: GuERRA-GuiDl, p. 66 ss., naturalmente DEMPSTER fa scofc %esi tutti questi santi (v.: FANUCCHI, p. 185); famoso e il falso del DEMPSTER a proposito del preteso protovescovo di Lucca S. Paolino, v.: LANZONI, p. 597. (2) V.: GUERRA-GUIDI, p. 194. (3) lb., p. 192. (4) O. c., p. 64-83. (5) V.: GUERRA-GUIDI, p. 67. (6) V.: LAMI, Mo. Eccl. Florent., Ill, 587. 308 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA me il Borgo S. Frediano e la Porta S. Fredia.no. II patronato di tale Chiesa ha appartemito un tempo al monastero di Nonantola (i); nel 1190 u assegnata al convento di Settimo, che vi trasferi la sua sede principale (2). Famosa e la cupola del Ferri (1680-89). Anche a Pisa esiste un'antichisima Chiesa di S. Frediano t in una piazzetta fra il Lungarno e la Piazza dei Cavalieri? la diocesi di Pisa e stata fra le prime a tributar culto a S. Fre- diano, sotto la data del 18 marzo. II KEHR (3), parla di un monasterium S. Martini et S. Fridiani in Pisa. Chiamasi S. Frediano a Settimo una frazione del Cornune di Cascina in prov. di Pisa. Una localita S. Frediano e segnata sulle carte del Touring (. 22, A i) a nord di S. Ermo, tra Bagni di Casciana e Fau- glia : delle Case S. Frediano (f. 22, D 2) sono segnate a nord della fermata di Vignale, fra Campiglia e Follonica. Nel GUIDICINI (4) e menzionata una chiesa di S. Frediano in Bologna, fuori Porta S. Mamolo: pare che essa fosse un tempo del convento dei Frati della Penitenza di Gesu Cri* sto, detti del Sacco, e sia poi passata ai canonici di S. Fre- diano di Lucca. 10. Cio che da un'idea della devozione ancora viva a S. Frediano in tutta la Toscana, e il numero delle parroc- chie ancora a lui dedicate. Esse sono ventitre e precisa- mente : (1) V.: DAVIDSOHN, Storia di Firene, p. 103. (2) lb., p. 1086. (3) Italia Pont., Ill, p. 346. (4) Cose notabili della Citta di Bologna, III, 88*89. 309 S. FREDIANO DI LUCCA In diooesi di Lucca N. 1 1 : 1) Aramo, Ccmune di Pescia (ex Villabasilica). 2) Arsina, Comune di Lucca. 3) Chifenti, Comune di Borgo a Mozzano. 4) Compignano, Comune di Massarosa. 5) Crasciana, Comune di Bagni di Lucca (iintitolata ai SS. Jacopo e Frediano). 6) Deccio, Comune di Lucca. 7) Lunata, Comune di Capannori. 8) Montefegatesi, Comune di Bagni di Lucca. 9) Piazzano t Comune di Lucca. 10) Valgiano, Comurne di Capannori. n) S. Frediano in Lucca. In Diocesi di S. Miniato N. 2: 12) Camugliano, Comune di Ponsacco. 13) Forcoli, Comune di Palaja. In Diocesi di Pistoia N. 2: 14) Burgianico> Comune di Pistoia. 15) Pavana, Comune di Sambuca Pistoiese. In Diocesi di Pisa N. 4: 1 6) S. Frediano in Pisa. 17) S. Frediano a Settimo, Comune di Cascina. 1 8) Sommocolonia, Comune di Barga. 19) Vecchiano, Comune di Vecchiano. In Diocesi di Firenze N. 2: 20) S. Frediano in Firenze. 21) Neblbiano, Comune di Montespertoli. In Diocesi di Volterra N. i : 22) Montignoso, Comune di Montajone. 310 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA E una in Diocesi di Massa Carrara: 23) Sassi, Comune di Molazzana. Solo tre o quattro di questi nomi si trovano nella lista delle ventotto pievi fondate da S. Frediano, e da lui natu- ralmente intitolate ad altri: e invece da notarsi che alcune di quelle ventotto pievi sono state anche centro di culto per S. Pellegrino, cosi come in Diocesi di Chiavari abbiamo vi- sto spesso sovrapposti i culti di S. Pellegrino e di S. Colom- bano. 1 1. - Ben moke altre chiese dedicate a S. Frediano dice il FANUCCHI (i) si trovano ed esistono tuttora, di origine assai antica, nella nostra Diocesi [di Lucca], come in quella di Pescia, di Pistoia, di Volterra, di S. Miniato ed altrove, che troppo sarebbe il volerle qui riferire. II nome di S. Frediano s f invocava nelle Litanie per uso della Chiesa Fio' rentina, Senese e Lucchese nei secoli XI e XII; per non far qui parola deiruffizio, e messa propria, che celebravasi in un giorno, descritti in vari codici e Rituali di diverse diocesi. Il martirologio romano al giorno 18 marzo nomina S. Fre- diano, dicendo: Lucae in Tuscia. natalis S. Frigiani Episccpi virtute miraculorum illustris, cujus festivitas XIV Kalendas decembris, quando ejus corpus translatum fuit, recolitur. E rantichissimo Martirologio divulgato dal Fiorentini al di 18 novembre a menzione del nostro santo colle parole : In Tu- sciae Luca civitate, depositia (ossia come nota lo stesso Fio- rentini) translatia S. Fridiani Episcopi, e lo chiama in aquis Thaumaturgum . (i) P. 192. S. FREDIANO DI LUCCA Aggiungero che il FANUCCHI (i) dice esistere una chiesa di S. Frediano in Sartene, nell'isola di Corsica, dove la de- vozione pel nostro santo sarebbe abbastanza diffusa. La personalita potente di questo attivissimo e santo ve* scovo vero fratello d'Orso e di Colombano ha lasciato indiscutilbilmente un'impronta profonda tiella storia ecclesia- stica della regione toscana, e costituisce una delle piu pure glorie delTespansione irlandese (2). (1) P. 192. (2) II GoUGAUD, in un recentissimo articolo: Les surnumeraires de I' emigration scottique, apparso in: Revue benedictine , ottobre 1931, p. 296 ss., si e proposto di dare un elenco di personaggi pre* sentati dagli antichi agiografi come Irlandesi, ma ai quali tale na- zionalita e stata attribuita falsamente, o la cui origine insulare e per lo meno dubbia . Per 1'Italia, citando J. F. KENNEY, The sources for the early history of Ireland, I, p. i84'85, mette in quest'elenco S. Frediano e S. Cataldo. Nel caso particolare di Lucca sopravvivono documenti antichissimi e numerosi che sono stati esaminati da stc* rici della serieta d'un Mons. Guidi. Certamente (come abbiamo no tato gia per S. Orso) la data del VI secolo ci riporta a un'epoca pre- colombaniana; ma la tradizione e concorde, ed e in grado di spiegare Tesistenza del culto a parecchi altri santi irlandesi in Lucca e nel suo territorio, e precisamente a S. Colombano (fin daU'VIII secolo), S. Pellegrino, S. Silao, S. Cataldo, e il fatto che la citta di S. Fre* diano ha costituito durante tutto il Medio Evo un centre d'influenza scotica in Toscana (v. Cap. II, 9). 312 CAPITOLO DECIMOTTAVO S. SILAO Dl LUCCA i. Nato in Irlancla, naturalmente di regia stirpe , educate cristiaiiamente insieme con la sorella Ermengarda (Mionghar?), abbraccia la camera ecclesiastica e diviene sa- cerdote: indi, per desiderio di maggior petfezione, distribui- te ai poveri le sue sostanze, si ritira in un Monastero detto di S. Brandano, del quale dopo poco diviene abate. Resasi vacante un'importante sede episcopale d'Irlanda, della quale la leggeoida non da il nome, ne e dal clero e dal popolo elet- to vescovo; ma egli non accetta se non dopo essersi recato a Roma, ed aver esposto il caso a Gregorio VII, che lo con* sacra di sua propria mano. La sorella Ermengarda, poco dopo il ritomo del fratello, parte anch'essa in pio pellegrinaggio alia volta di Roma : si f erma strada f acendo a Lucca, ove un signorotto Suffredo, vedovo con un figlio, s'invaghisce di lei: e attesala al ritomo da Roma, la rapisce e la rinchiude nel castello di Chiatri j i consoli di Lucca assalgono il castello per punire un modo d'agire che disonora Tintera citta, e si accende un'aspra guerra civile: la donna, per amor di pace, si piega al matrimonio con Suffredo. Dopo aver convissuto nove anni con lui senza aver figli, si ritira, col suo consenso, fra le monache di S. Giustina, e ivx si spegne. Frattanto Si' lao in Irlanda, nell'esercizio delle sue mansion! episcopali, e S. SILAO DI LUCCA , oggetto cTinique sopraffazioni da. parte della potesta civile: esaurita ogni altra risorsa, egli torna per aiuto e consiglio a Roma. A Lucca apprende da Suffredo la morte della sorel- la, e nel palazzo del cognato si ferma anohe al ritorno. Ma, ammalatosi, e sentendo vicina la morte, preferisce finite in una povera cella anziche in un appartamento fastoso, e si fa portare in una stanzetta sopra la sagrestia delle monache di S. Giustina, ove spira un 21 di maggio, circa 1'anno noo, cadendo in tal giorno la domenica fra I'Ottava dell'Ascen- sione. 2. A questa parte di Leggenda (i) si innesta nel testo piu antico (XII secolo) un'altra parte, in piena contrad- dizione con quanto> espcsto, che ci riporta al V secolo e fa di S. Silao un discepolo i.li S. Patrizio. Tale seconda parte e da considerarsi assolutamente spuria, a giudizio degli stessi Bollandisti, pur molte riserve doven- dosi fare anche sulla prima parte. Gli storici lucchesi men- zionano concordemente nell'XI secolo Ermengarda e Silao (2), Circa la data precisa della sua morte, i Bollandisti, fondan* dosi sulla circostanza riievata nella Leggenda, della coinci' denza del 21 maggio con la Domenica fra TOttava dell' A* scensione, la pongono (3) o al 1094 o al 1105: non v'e mo- tivo di preferenza fra queste due date (4). (1) V.: BOLLANDISTI, AA. 55., Maggio V, 21 maggio, e B H L II, 1118; O' HANLON, Lives of the Irish Saints, V, 528; STOKES, Six months in the Apennines, p. 97 ss.; F. M. FlORENTINl, Vita di 5. Silao, Lucca, Paci, 1662; R. SALVETTI, Vita di 5. Silao, Lucca, Lan- di, 1903; G. BlNDOLI, Brevi noti&e sul paese di Chiatri, Lucca, Lan- di, 1902. (2) V.: SALVETTI, o. c., p. 15 s.; GUERRA-GUIDI, Camp, di storia eccl. lucchese, p. 202. (3) AA. 55., vol. cit., p. 62'68. (4) V.: SALVETTI, p. 55. 314 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA 3. II culto di S. Silao e intimamente -legato con la storia del Monastero di S. Giustina, che il SALVETTI espone in dettaglio (i). Questo monastero fu fondato nell'VIII seco- lo dal duca Allone in onore Domini et Salvatoris : dal secolo VIII a tutto il X figura nei documenti solamente col nome di S. Salvatore. Circa la meta del secolo XI comparisce il titolo di S. Giustina; dapprima anche insieme col precedente di S. Salvatore, poi nei secoli seguenti sempre da solo. L'ab- badessa aveva gia nei X secolo il privilegio d'usare il pasto- rale nelle solenne funzioni di vestiziotie, professione e sacra vela delle monache (2), e di vestire il manto imperiale or- nato d'ermellino (3). Per i prodigi operati da S. Silao, la Chiesa di S. Giustina riceveva molte offerte. SuJEfredo, con speciosi pretesti, pre- tendeva averne parte, e )e monache, per noin inimicarsi per- sona cosi potente, gliene dovettero accordare una terza par- te. Dopo Tindegno patto cessarono immediatamente i mira- coli, la devozione di conseguenza decadde, e gradualmeinte si perde anche la memoria del luogo preciso ove era collo- cato il sacro corpo. Dopo un'ottantina di anni, le monache pero ne fecero ricerca, e il 3 dicembre 1180 (4) ritrovarono la cassa intatta con questa iscrizione: Divi Sylai corpus qui in Hibernia episcopus fuit summa veneratione hoc sepulcro conditum ob praecipua, miracula religiosissime custoditur. Un nipote vivente di Suffredo, di nome Lotario, rinunzio a qua- lunque diritto, e la fama del santo rifulse di nuovo. Lucio (1) Pp. 56-83; v. anche: GuERRA-GuiDI, o. c., p. 92. (2) V.: SALVETTI, p. 78. (3) Ib., p. 79. (4) Circa la data v. : SALVETTI, p. 91. S. SILAO DI LUCCA III, papa lucchese, passando nel 1183 per la sua citta natale, autentico il culto di S. Silao (i). Nel secolo XVI le religiose posero sull'urna un'immagine giacente di lui, scolpita in marmo, opera pregevole della scuo- la del Civitali, ch'e ora nella Pinacoteca di Lucca (proprieta dei RR. Spedali). Nel 1662, il dottor Girolamo Cremona ricompose e rivesti il corpo di S. Silao. Dopo i decreti napoleonici di soppressione del 1806, le monache di S. Giu-stina insieme con le Gesuate di S. Giu- seppe dovettero trasferirsi nel Monastero di S. Ponziano. Ivi fu trasportato il 31 agosto 1808 anche il corpo di S. Silao. L'insigne primitivo Monastero di S. Giustina fu demolito or sono pochi anni per costruire dei nuovi padiglioni del- TOspedale Givile t ed esso non e ricordato se non dal nome della via che ad esso conduceva e che ora conduce all'ospe- dale. Dopo il decreto del i8ri che ordinava la chiusura di tutti i monasterr entro due mesi, S. Silao fu da S. Ponziano por- tato, neiraprile di queiranno, in una cappella appositamesi- te preparata dal marchese G. Sardini, fratello della badessa, dentro il suo palazzo. Dopo la caduta di Napoleone, nel 1817, il sacro corpo tor- no improvvisamente al culto pubblico nella Chiesa parroc- chiale di S. Maria Corte-Orlandini; ma appena le monache di S. Giustina poterono ricostituire la loro comunita e otte- nere dal pontefice Pio VII il Monastero gia dei PP. Serviti con la contigua Chiesa di S. Lorenzo ai Servi, 1'urna del (i) V. : GUERRA'GUIDI, p. 202. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA santo fu trasportata, il 12 maggio 1825, in detta chiesa, sot' to 1'altar maggiore. Nella ricostituzione delle Benedettine di S. Giustina, ebbe luogo il distacco di cinque monache, che invece d'andare a S. Lorenzo ai Servi, fondarono il monastero delle Benedet* tine riformate delta Zecca. Le religiose di S. Giustina rimasero a S. Lorenzo col corpo di S. Silao fino al 26 luglio 1912, epoca in cui, essendo le pensionate ridotte sotto il numero di sei stabilito dalla leg* ge, dovettero lasciare il monastero al.Comune di Lucca t che a cura della Congregazione di Carita vi pose un Ricovero di vecchi. Le religiose di S. Giustina si ritirarono aliora nel Monastero 'delle Madri Cappuccine in parrocchia di S. Leo* nardo, e ivi rimasero fino al 5 agosto 1915* quando riusci* rono ad avere il monastero detto di S. Scolastica gia dei PP. Francescani a Buggiano Alto, in diocesi di Pescia. Airuscita delle monache dal convento dei Servi, il corpo di S. Silao fu provvisoriamente collccato presso le Benedet* tine riformate della Zecca, in una stanza dietro Taltar mag* giore: e ivi si trova tuttora (novembre 1931). 4. Quanto al culto al santo, ecco quainto dice il SAL* VETTI (i): Ne solamente nella Chiesa di S. Giustina ebbe il santo vescovo venerazione dai fedeli, ma altresi nelle pub* bliche processioni fatte dalla Chiesa Cattedrale, fu invocato come santo. Egli ebbe ufflcio proprio, il quale fu stampato in Lucca neU'ainno 1527, e questo solevasi reci tare nel gior* no della sua solennita, fino a che non ne fu sospesa la con* tinuazione dalla S. Sede, con un editto generale. La sua fe* (i) P. 100 s. 317 S. SILAO Dl LUCCA sta, come abbiamo gia veduto, era inserita nel calendario diocesan o ai 21 di maggio, con caratteri rossi, come erano notati gli altri giorni festivi. Nei secoli decorsi, dice il Fio* rentini, u pure S Silao iaivocato pubblicamente nella pro* cessione delle Rogazioni, coine si rileva da un rituale mano' scritto conservato nella sagrestia della Cattedrale, che s'inti' tola Ord& litaniarum... Cosi in un messale secundum consue* tudinem sanctae Romanae Ecclesiae, stampato in Lucca nel 1561, un frammento del quale si conserva nell'Archivio cli Stato per esclusiva rarita dell'edizione, nelle litanie che si recitavano dopo la beriedizione del Sacro Fonte, dopo S. Frediano e S. Teodoro viene invocato S. Silao . CAPITOLO DECIMONONO S. DONATO DI FIESOLE i. L'abbiamo gia incontrato due volte, di passaggio : come donatore della Chiesa di S, Brigida di Piacenza al Mo" nastero di Bobbio, e come preteso parente di S. Fulco Scotti. Ma ota e venuto il momento di mettere in piena luce la vera figura di questo vescovo irlandese, che ha seduto per quasi mezzo secolo, dall'829 all'876, sulla cattedra fiesolana, in mezzo alle speciali difficolta dell'epoca caroHngia, lascian' do grande fama di se sk come politico sia come letterato. Egli non si e trovato a dover convertire ariani, come Orso, Frediano, Golo'mbano; ma si e trovato a dover difendere da molti assalti i beni della sua chiesa. Nella corruzione e nel' 1'anarchia che accompagnarono le beghe familiari dei sue" cessori di Carlo Magino, TufEcio di vescovo era poco facile e poco sicuro. Basti ricordare il caso capitato pochi anni innanzi ad un altro vescovo di Fiesole, Alessandro. Costui, recatosi nell'823 a Pavia presso Lotario per lagnarsi di certi feudatari che si erano impossessati di beni del vescovato, aveva ottenuto non solo la conferma di tali beni, ma ahre conoessioni importanti per le sorti future della citta e per le sue relazioni con Firenze: cioe la cittadella di Fiesole, la fortissima arce dei tempi etruschi, il cui possesso doveva 319 S. botiAf o DI fare i vescovi signori del luogo: e il munito castello di Mofl> teloro, ergentesi nella Val di Sieci, a distanza di otto o nove chilometri (i). La notizia del successo diplomatico del ve- scovo, riusci cosi poco gradito ai feudatati, che una schiera di costoro si affrettb ad andargli incontro*, quasi per deside* rio di rendergli onore e per dimostrazione di fedelta, ma col segreto proposito di cogliere una propizia cccasione e ucciderlo. Infatti, mentre stavano attraversando il Reno pres^ so Bologna, gli piombarono addosso e lo annegarono. Ne gli assassini vennero mai puniti. II vescovo fu sepolto an Fiesole nella chiesa che da lui prende il nome e che allora si trovava entro le possenti mura dell'arce, ma nemmeno nel sepolcro gli fu concessa requie, e la sua tomba fu violata da saccheggiatori (2). Un altro fatto esterno rendeva piu difficile la missione di Donato, gia difficile per le ragioni interne che abbiamo dette. Nel IX secolo due minaccie dal mare mettevano in continuo pericolo la vita civile della penisola, e anche della Toscana: la minaccia saracena e la minaccia normanna. Quest'ultima s'era concretata nell'825 in un'impresa fulminea e impres- sionante, con particolare danno della chiesa fiesolana. Biso^ gna rammentare che oel IX secolo, la Cattedrale di Fiesole sorgeva, come era costume del tempo, fuori della citta for- tificata, nella sottostante campagna, e precisamente li dove e oggi k Badia Fiesolana (di S. Bartolomeo), non lontano da (1) V.: DAVIDSOHN, Forschungen zur alteren Gesch. von Floreng, Berlin, Mittler, 1896, p. 26 ss., Die Bischofe Alexander und Dona* tus von Fiesole, e DAVIDSOHN, Storia di Firente, Firenze, Sansoni. 1907, p. 119. (2) V.: AA. SS. jun. I, 749 ss. 320 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA S. Domenico (i). Nell'825 i Normanni avevano improwisa* mente risalito TArno nei loro agili battelli fino a monte di Firenze, erano sbarcati, s'erano buttati sulle campagne fie* solane. Mentre le popolazioni atterrite avevano cercato scam.' po entro le fortissime mura della citta, il palazzo vescovile fiesolano era stato dai predoni nordici comipletamente sac* cheggiato. La perdita dei documenti d'archivio aggravb le difficolta del vescovo nella difesa dei suoi legittimi interes' si : Tempore... illo dice la Vita S. Donati (2) contra praedictam Fesulensem ecclesiam, in rebus facultatibusque suis multae olim factae fuerant invasiones per praecepta imperatorum et chartularum amissvonem, quae ob devasta- tionem crudelissimae gentis Normannorum acciderat. Unde aliqiiantis ecclesia solimata fuerat, et pro huiusmadi facul* tatibus redimendis multum angebatur . Accanto all'attivita politica che Donate, vescovo e feuda- tario deirimpero, doveva svolgere e svolse iin queste partico' larmente difEcili circostanze, importante e rattivita ch'egli svolse anche come uomo di lettere, e come uomo di lettere caratteristicamente irlandese. Sappiamo che Lotario, allarma' to della decadenza generale della coltura, aveva promulgate nell'825 il famoso editto con cui istituiva nove scuole in nove citta d'ltalia per k gioventu che doveva dedicarsi alia carrie' ra ecclesiastica : e che in particolare alia direzione della scuola (1) Fu solo nel 1028 che il vescovo di Fiesole Jacopo Bavaro, dopo il rincrudire di quegli atti di ostilita da parte dei Fiorentini (v.: DAVIDSOHN, Storia di Firenge, p. 195) che dovevano un secolo ap- presso portare alia distruzione della citta (ii25) t eresse 1'attuale Cat' tedrale sull'alto della collina. V. anche: V. Vm, La Badia Fiesola* na, Paging di storia e arte, Firenze, Tip. Giuntina, 1926. (2) AA. 55., Oct. IX, p. 657. 321 21 S. DONATO DI FIESOLE di Pavia aveva chiamato 1'irlandese Dungal. Per la Toscana fu destinata a sede di studio Firenze. Non consta per prove dirette, ma si raccoglie da molti indizi, fra cui inon ultimo la chiusa della sua epigrafe mortuaria, che Donato dovette essere magnet, pars di essa scuola e dovette farvi regnare 1'a- more tutto scotico per la coltura classica. Egli conosceva dice il DAVIDSOHN (i) e insegnava a conoscere Virgi- lio... Nei versi che faceva precedere alia biografia di S. Bri' gida, sua compatriota nominava Democrito >ed Esiodo: an^ che dopo vari secoli le opere poetiche di lui venivano tenute in gran pregio: 1'operosita, come docente, del vescovo irlan^ dese deve aver avuto un*efficacia t sia pure indiretta, su molte future manifestazioni di vita intellettuale . I BOLLANDISTI (2) dainno la Vita Sancti Donati episcopi, Christi familiaris, ex ms. Minervae, pluteo 21, collate cum Ms. Chronicae Fesulanae, et altero Ms. Card. Strozzi. Una Vita S. Donati aveva prima pubblicato I'OzANAM (3) molto adoperandosi per mettere in luce i suoi nieriti di caposcuola. La STOKES (4), si occupa di lui a lungo (a pag. 227 ss. e an- che nelle Appendici) ma al solito senza spirito cririco. Pre^ cise notizie biografiche si contengono in G. TONONI (5). Ele- menti relativi a S, Donato si traggono dalla Vita S. Andreae suo arcidiacono, di cui ci occuperemo appresso, 2. Donato, nato negli ultimi anni del secolo VIII o nei primissimi del IX, dovette farsi certamente una solida (1) Storia di Firen%e, p. 122. (2) AA. SS., Oct. IX, al 22 ottobre, p. 648 ss. (3) Documents Inedits pour servir a I'histoire litteraire de I'ltdie depuis k Vttl siecle jusqu'au Xlll.eme, Paris, Lecoffre, 1850. (4) Six Months in the Apennines. (5) S. Donato e la Chiesa di S. Brigida, Strenna Piacentina, 1891. 322 i SANTI iRLAtrofisi IN ITALIA cultura presso una dellfe migliori scuole delTisola nativa: al- cuni parlano della scuola di Iniscaltra, dove sarebbe stato anche insegnante, e dove avrebbe conosciuto quello scolaro Andrea che lo segui poi fedelmente per tutta la vita. Un giorno Donato ed Andrea partono per il viaggio d'ltalia: vogliono vedere tutti i luoghi santi, visitare le tombe dei martiri, i monasteri, i romitaggi, Passando per Fiesole, sono accolti dalla folia dei fedeli misteriosamente adunata nella chiesa, e trepidante in una non meno misteriosa attesa. Si e in periodo di sede vacante : la folia domanda appena i inomi ai due pellegrini, e subito sceglie Donato per Vescovo; inutili le proteste. Christus eum adduxit ex occiduis; eligamus nos in Fesulis. Et ecce nunc Domino dignum a Christo de* monstratum, a Domino Donatum; ad sedem nunc perduca* tur, ut nobis a Domino datus sit pater Donatus; si est volun* tas resistendi fiat vis eligendi (i). La vita pubblica di Donato comincia con questa elezione, che risale all'Sap. Noi non abbiamo che cinque notizie franv mentarie, relative ai suoi quarantasette anni di episcopate ( octonis lustris septenis insuper annis ), ma queste notizie ce lo mostrano in costante accordo coi vari sovrani d'ltalia, e confermano 1'esattezza dei versi deU'epitaffio : Regibus Italicis servivi pluribus annis, Lothario magno, Ludovicoque bono . Neli'844 troviamo Donato, con molti altri vescovi italiani, certo a capo dei propri vassalli, prender parte in una spedi- zione militate che Lotario fece guidare dal figlio Ludovi- co (2). (1) AA. SS., p. 656*657. (2) V. : DAVIDSOHN, p. 123. 323 S. DONATO Dl FIESOLfi o Donato si trova col vescovo di Firenze a Roma per rincoronazione di Ludovico da parte di papa. Leone IV, ed entrambi seggono a giudizio col papa e con rimperatore per decidere una vecchia contesa ra i vescovi d'Arezzo e di Siena, che viene questa volta risolta in favore di Siena (i). Nell'862, partecipa al concilio romano indetto da papa Niccolo I contra Giovanni arcivescovo di Ravenna. Nell'866 e alia testa dei suoi vassalli, con Ludovico II, nella campagna che questi, dopo la morte di Lotario, con* duce ccntro i Saraceni nelT Italia meridionale. Sotto le mura di Capua, Donato, che gia si era fatto riconfermare le anti- che concessioni che avevano costato la vita ad Alessandro. ottenne che i suoi territori vescovili venissero innalzati a di- stretto d'immunita, rendendosi cosi indipendente dagli uffi- ciali regi ed acquistando per concessione imperiale il diritto delle imposte e il diritto di giurisdizione (2). Neir876, ai primi di febbraio, Donato riceve davanti a Piacenza, da Carlo il Calvo, presso il quak si era recato, la conferma delle immunita di cui sopra (3). Non figura pre- sente al sinodo di Pavia che nomino Carlo il Calvo re d'l* talia. Accanto a questi cinque momenti della sua vita pubblica, ricordiamo la donazione della Chiesa di S. Brigida di Piacen- za al Monastero di Bobbio, fatta il 20 agosto 850 (4). II testo dell'atto di donazione e interessante per lo spirito irlandese che tutto lo anima, per la .devozione a S. Brigida, per (1) V. : DAVIDSOHN, p. 124. (2) V. : DAVIDSOHN, p. 127 ss., 540. (3) V.: DAVIDSOHN, p. 129. (4) V.: Cap. VIII 5, e TONONI, o. c. 324 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA fetto verso il beatissimo Colombano e i suoi monad, per la carita verso i pellegriini della sua nazione, e anche per la ge- nerosita con cui S. Donato dota il suo pio religioso istituto piaeentino. E anche caratteristicamente irlandese e I'mcorag* giamento ch'egli da a S. Andrea arcidiacono per il restauro della Chiesa di S. Martino a Mensola. La morte di Donato e avvenuta certainente il 22 ottobre 876, perche nelTSyy e gia vescovo Zanobi. 3. Vari sono i miracoli che si narrano come da lui compiuti in vita: d'un bambino strappato dalle fauci di un lupo: della conversione d'un dilapidatore del beni della Chie- sa; d'una montagna prima insterilita e poi ridivenuta fertilet grazie alle sue preghiere; della sua guarigione da una ma- lattia ai piedi, per alcune goccie d*olio lasciatevi cadere da S. Brigida, dalla propria lampada t durante un f apparizione: del suo passare senza bagnarsi attraverso una violenta pioggia. Si racconta anche questo miracolo avvenuto dopo morte: per guasti al tetto, una inotte goccie di pioggia cadevano con in- sistenza sull'urna di pietra in cui giaceva il corpo di Donato. Egli appare a un chierico, e lo prega vivamente di rimuo- vere tale stillicidio: lo prega una seconda volta, e quello non si muove: la terza volta apparuit et inter verba etddidit et verbera. Quegli allora sunexit et paruit : verbd annuncid' vit et vulnera declaravit. 4. Dell'attivita letteraria di Donato ci sono conservati solo tre esempi: i Bollandisti citano il LANIGAN (i), che ri- prende il Dempster il quale consueta sua impudentia, efftnxit titulos operum quae a sancto viro composita somniaverat. (i) An ecclesiastical History of Ireland, III, 283. 325 S. DONATO DI FIESOLE Confer Biographiam universalem aggiungono i Holland!* sti ubi nihilo mitius vapulat Dempsterus, et quidem jure merita. I tre esempi, conservatici dalla Vita, sono: un suo Credo poetico recitato fra gli amici e discepoli poco prima di morire, I'Epitaffio da lui dettato per la sua tomlba, e le Lodi di S. Brigida. II Credo suona cosi: i. Christe Dei virtus, splendor, sapientia Patris, in genitore manens genitus sine tempore, et ante saecula, qui nostram natus de Virgine formam sumpsit; nutritus, lactatus ab ubere matris; 5. qui sancto nostras mundans baptismate culpas, nunc nova progemes coelo deducitur alto; noxia qiii vetiti dissolvit prandia ligni, vulnera quique suo curavit sanguine inostra, qui moriendo dedit vitam, nos morte redemit; 10. cumque sepultus erat, mutavit jura sepulchri, surgens a morte, et mortem, damnavit acerbam; Tartara qui quondam, qui nigri limina Ditis destruxit, scatebras superans acherontis avari, qui hostem nigrum tortorem detorsit in imo; 15. ascendit; duxit captivum dextera Patris; laudant virtutes victorem millia mille. Tu quoque, qui tantas pro nobis isumere poenas dignatus, miseris coelestia regna dedisti; da mihi praecelsas paradisi scandere scalas; 20. fac bene pulsanti portas mihi pandere vitae. Non mihi perveniat tumidus, non hostis avarus, nee me externa manus tangat, nee praemia tollat; -326- I SANTI IRLANDESI IN ITALIA sed me t Christe, tuum miserum nunc suscipe servum, ut merear pavidus convivas visere claros, 25. qui tecum gaudent; videam cohvivia Sancti, qui cum Patre manes regnans per saecula semper. Spiritus et Sanctus. Numero Deus impare gaudet. Notevole e al verso 6 di questo Credo il ricordo della f a* mosa IV Egloga virgiliana, v. 5-7, rilevato dall'OzANAM (i) e anche dal COMPARETTI (2). noto che Dante all'egloga del Mantovano fece 1'onore non soltanto d'una precisa pre* dizione della venuta di Gristo, nia anche delk conversione al Cristianesimo di eletti ingegni di Roma imperiale. Quando dicesti : Secol si rinnova, torna giustizia e primo tempo umano, e progenie scende dal ciel nuova, per te poeta ui, per te cristiano. (Purg. XXII, 70-73)- L'Epitaffio dettato da S. Donato per la sua tomba suona cosi: Hie ego Donatus, Scotorum sanguine cretus, solus in hoc tumulo, pulvere verme voror. Regibus Italicis servivi plurilbus annis, Lothario magno, Ludovicoque bono. Octonis lustris septenis insuper annis, post Fesulana praesul in urbe fui. Grammata discipulis dictabam scripta libellis; (1) O. c., p. 55. (2) Virgilio nel Medio Evo, 2 voll., Livorno, Vigo, 1872, I, 137, V. al riguardo il recentissimo studio: II Messianismo ebraico e la IV Egloga di Virgilio in: Civilta Cattolica , 4 e 18 aprile 1931. 327 S. DONATO DI FIESOLE schemmata metrorum, acta beata senum. Posco viator, adis quisquis pro munere Christi, te, homo, non pigeat cernere busta mea, atque precare Deum, regit qui culmina caeli, ut mihi conoedat regna beata sua. Esso e notevole per i dati biografici e cronologici che con- tiene, e specialmente per Taccenino alk sua attivita di do* cente. Circa le Lodi di 5. Brigida, la STOKES parla d'un prologo di Donato a una Vita metrica della santa d'un. certo Caolan, monaco ad Iniscaltra, contenuto in un Codice di Montecas- sino (i): altrove parla di un manoscritto della Laurenzia- na (2). I Bollandisti riportano il principio di questo prologo, descrivente rirlanda : Finibus occiduis describitur optima tellus, nomine et antiquis Scotia scripta libris. Dives opum, argenti, gemmarum, vestis et auri; commoda terrigenis corporibus acre, putre, solo. Melle fluit pulchris et lacte Scotia campis, vestibus atque armis, frugibus, arte ruris. Ursorum rabies nulla est ibi, sacra leonum semina non unquam Scottica terra tulit; nulla venena nocent, non serpens serpit in herba, nee conquesta querit garrula rana lacu, in qua Scotorum gentes habitare merentur, inclita gens hominum, milite, pace, fide. (1) O. c., p. 228. (2) P. 237. - 328 - I SANTI IRLANDESI IN ITALIA II DAVIDSOHN (i) accenna a un ms. del secolo XI, Bibl. Naz. di Firenze, C. 4', 1791, f. 138, contenente del versi che egli ritiene non editi. Titolo: Incipiunt versus Donati epi- scopi in laude S. Brigide . Has ego Donatus virtutes sanguine Scottus Bricte descripsi presul et exiguus Virginis indocto carptim sennone repertas pangere presumpsi carmine dactilico. L'OzANAM rileva come nella Vita Donati si riscontrino alcune locuzioni greche: per es. nel racconto del miracolo del lupo v*e un'invocazione Theologo et Pneumate (al Verbo, Theou logon, e allo Spirito Santo, Pneuma); piu in la si dice che multa mox in doxa Patris cecinit populus . Egli ne conclude che il greco era conosciuto in Fiesole, oel sec. IX, tenuto in onore come lingua del Nuovo Testamento e dei Padri Greci, e citato con piacere quasi che desse un sapore mi'sterioso e solenne al discorso. 5. San Donato, morendo, u sepolto nella Cattedrale che, come abbiamo detto, sorgeva dove sorge ora la Badia Fiesolana. E ivi le sue reliquie sono rimaste amche quando presso la chiesa, spogliata nel secolo XI del titolo di catte" drale, sorse prima un'abbazia di Benedettini, poi, nel sec. XV, un monastero di Canonici Lateranensi detti Rocchettini, ami' cissimi dei Medici. II monastero fu soppresso nel 1778. II vescovo di Fiesole Ranieri Mancini, malgrado i calami' tosi tempi napoleonici, penso a portare quei sacri resti (di cui fece eseguire nel 1810 regolare ricognizione) accanto ai resti degli altri graindi vescovi fiesolani nella nuova Cattedrale, e (i) P. 122. 329 S. DONATO DI FIESOLE a tal fine fece ivi costruire un altare dedicate a S. Donate, nelTultima cappella a destra dietro alTaltare maggiore. II tra- spotto delle reliquie awenne pero dopo la morte del Mah- cini, il giorno di S. Pietro del 1817 (i). ' La pietra tombale portante 1'epitaffio dettato da 'S. Donate stesso, e andata perduta. II capo del Santo, contenuto in. un uiteressante busto di rame dorato, rappresentante S. Donato, pregevole lavoro di oreficeria in rame, eseguito nel 1546 da un Maestro Niccolo Guascone, appartiene ad una antica Compagnia di S. Donato di Scozia che fin da tempo remoto aveva sede presso la Ba- dia Fiesolana. Alia soppressione della Badia, la Compagnia si trasferi a S. Domenico, e nel 1792 si edifice un nuovo ora- torio a fianco della Chiesa stessa di S. Domenico. II busto si conserva in detto Oratorio, ancora appartenente alia Com.' paginia. Secondo inchiesta fatta (2) non esistono parrocchie dedi- cate al nostro S. Donato, ma solo un Ibenefizio nella Catte- drale di Fiesole, di padronato della famiglia Bocchi di Fi- renze, per n. 104 Messe feriali. (1) V.: AA. 55., p. 662 e STOKES, o. c., p. 258 ss. (2) Presso il gentilissimo Mons. Luigi Turini, Cancelliere della Cu- ria Vescovile di Fiesole. 330 CAPITOLO VENTESIMO S. ANDREA DI FIESOLE i. Andrea, te benedizionalit perche si infiggevano in un bastoncino o ferula pastorale, che si soleva dai vescovi di quei tempi reg- gere con la mano sinistra, mentre. con la destra benedice- vano (2). Su una faccia di tale crocetta si trova Tiscrizione Cataldus i Rackou. Lo studio del Prof. Stornaiolo che basognava pronunziarsi o per Ainasiano o per Ca- taldo protovescovo; e credette togliersi d'impaocio mettendo tra parentesi il primo e in corsivo il secoindo. Ma 1'antico Bollandista gia riconobbe (AA. 55., maii, II, ^6^^) che que- sta consacrazione apostolica di S. Cataldo non poteva soste* nersi. Infatti questo S. Cataldo, venerato a Taranto, fri sen* za alcun dubbio un vescovo irkundese, di Racbau, del VII secolo, morto a Taranto mentre era in procinto di partire per Terra Santa o da poco da essa ritomato. I ta*entini lo seppel'lirono piamente nella loro cattedrale; e, distrutta que- sta per opera dei Saraceni nell'a. 927, nel 1094 ritrovarono tra le rovine il corpo con una crocetta d'oro nella quale era inoiso il nome del vescovo irlandese e della sua sede (vedi BLANDAMURA e Aw. Boll, 1921, p. 368). Di piu i tarentini che nel 1094 trovarono il sepolcro di S. Cataldo nell'antica cattedrale, pensarono che egli fosse stato un vescovo di Ta^ ranto, e non ebbero nessuna difficolta a collegarlo con lo sbarco di S. Pietro e di S. Marco nel loro porto. Con Tandar del tempo, Ticonosciutasi la vera eta del vescovo di Rachau, non si ebbe il coraggio di rinunziare alia leggenda, stabilkasi in Taranto, quindi si colloco un Cataldus I nel primo secolo e un Cataldus II nel VI secolo (veramente VII o VIII). Da* vanti al Mare Grande di Taranto sorgono due isole [le Cheradi], a destra la maggiore detta S. Pietro, a sinistra la minore chiamata S. Paolo, molto vicina alia prima, isole che ebbero una gran parte nefl'evoluzione della leggenda taren- tioa. Ora non e improbalbile che fino dai tempi antichd K- -345 S. CATALOG DI TARANTO sola di S. Pietro avesse una chiesuola sacra al pescatore di Genesareth . E a proposito del Cataldus II, posto dal CAP- PELLETTI (XXI, 132) e da altri nel sec. VI, conferma a pagi- na 316 che il catalogo autentico tarentino non comporta ne un Cataldo 1 I nel sec. I, ne un Cataldo II nel sec. VI, per- che S. Cataldo e un vescovo irlandese del VII o delTVIII se- colo, sepolto nelTantica cattedrale di Taranto. E non si sa che abbia mai tenuto il seggio episcopale tarentino . In altre parole il caso di S. Cataldo rientra nel quadro generale. de- scritto dal LANZONI a pag. 1 1 : Piu spesso che non si creda, in parecchie diocesi, santi venerati nella citta episcopale o in altri luoghi della diocesi furono considerati o creduti vescovi locali e aggregati nel novero e nella lista dei medesimi, ben- che non fossero stati tali e talora neppure avessero rivestito la dignita vescovile. Nelle diocesi che smarrirono per lungo tempo i dittici, cioe le liste intere e genuine dei vescovi an* tichi del luogo, e in tempi posteriori le ritrovarono (ad eseni' pio in Verona) e dato constatare con certezza che cotali con- fusioni sono avvenute in larghe proporzioni e il catalogo ve- scovile locale u molto inquinato; ma questo fatto e accadu- to un po' dappertutto, sebbene nelle diocesi dove manca il controllo dei dittici k dimostrazione di questi scambi non possa raggiungere sempre la certezza o Tevidenza, ma soltan" to la probabilita. Questi equivoci inon devono fare meravi' glia. Quando un santo, massime invesrito della dignita ve- scovile, da molto tempo veneravasi in una chiesa di una citta o di una diocesi, specie nella chiesa cattedrale, e in essa era sepolto 1 o vi si riteneva sepolto; quando le sue rehquie, vere o presunte, si conservavano in essa chiesa con quelle di altri vescovi diocesani o creduti tali; quando questo santo 346 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA era il titolare della cattedrale o un contitolare iinsieme con altri santi vescovi locali; dileguatasi da anni e secoli nella memoria degli abitanti la storia di quel santo e delle origin! del suo culto nel paese, perduto o smarrito tra le polveri di un arehivio o altrove 1'autentico catalogo episcopale della diocesi, e pero reso impossible o quasi ogni controllo, era fa> cile che nel popolo, da una parte ignaro e dall'altra deside* roso di sapere la storia del santo, s'insinuasse e prendesse piede Topinione (massime se espressa in prima da uomini rispettabili per autorita, per virtu e per una cotal quale cul- tura) che quel santo fosse stato vescovo del luogo, e questa opinione individuale o particolare diventasse convinzione universale, e fosse tramandata come cosa certa . 7. Altro punto che non trova appoggio su fonda^ mento storico sicuro e quello d'un preteso S. Donato vescovo di Lecee, fratello di S. Cataldo, menzionato ad es. anche dalla STOKES (i). II BLANDAMURA (2) dice che secondo 1'lN- FANTINO S. Cataldo venuto da Ibernia con suo fratello chiamato Donato, che fu poi vescovo di Lecce, sbarcati in questa nostra spiaggia, dov'e il porto di Lecce, che oggi in memoria di questo medesimo santo chiamiamo S. Cataldo, edificarono una cappella che sin'oggi si vede a guisa di pic* cola grotta e menarono per quattordici anni vita eremitica, ed essendo morto in quel tempo il vescovo di Taranto, i Ta* rantini ad intercessione dei Leccesi lo fecero loro Pastore . Il BLANDAMURA aggiunge che lo stesso ripetono il GALATEO e il MARCIANO, giustamente smentiti dal LENORMANT (3). (1) Six Months in the Apennines, p. 202. (2) Un cimelio etc., p. 52. (3) La Grande'Grece, Paris, Levy, 1881, I, 75. ~ 347 S. CATALOG DI TARANTO Di f atto non e mai esistito ne un santo leccese ne un vescovo leccese di nome Donate. C'e una Iborgata 5. Donato di Lee- ce, a sud di Lecce ma ha per protettore S. Donate d'Arezzo, e la festa vi si oelebra regolarmente il 7 agosto; cosi pure c'e presso Taran-to,' quattro chilometri verso oriente, una va- sta contrada denominata 5. Donato con una comoda cappel- la campestre ove una volta si celebrava la Messa nei giorni festivi; ma anche questa, come si rivela dal quadro esistente sull'altare e dalla data deilk festa pubblica (7 agosto) che un tempo vi si faceva, secondo quanto 'gentiilm'ente mi comunica il BLANDAMURA, prende nome da S. Donato d'Arezzo e non gia da un preteso S. Donato di Lecce. La prima menzione del Donato di Lecce sembra sia dovuta allo storico leccese GIA- COMO ANTONIO FERRARI, scrifctore d'una Vita di S. Catal- do (i), che avendo scoperto nel martirologio, ai 22 ottobre la festa d'un S. Donato vescovo irlandese (e il S, Donato di Fiesole!), lo fece diventare fratello di S. Cataldo e episcopus lupiensis in Salentinis. II LANZONI (2), dice di Donato : Det- to dalTUghelli {IX, 70) fratello di S. Cataldo vescovo di Ta* ranto [ma senza il titolo di Santo], e attribuito da lui al 163. II continuatore delTItelt'tf Sacra, da prima (X, 125) lo conservo, spostandoilo al 173, quindi (1. c. 199) lo espunse, perche il S. Cataldo vescovo di Taranto sarebbe vissuto, non nel primo', bensi nel VI secolo. Ma le piii antiche memorie di S. Cataldo non parlano di questo suo 'preteso fratello di nome Donato... II volgo di Lecce inoltre, secondo una ten- denza comunissima a tutti i popoli, H ha condotti ambedue a far vita solitaria nel suo stesso terntorio . (1) V. : UGHELU, IX, 94 e COSTANZI, o. c., p. 73. (2) Le Diocesi d'ltalia, p. 311. -348- 1 SANTI IRLANDESI IN ITALIA 8. AS. Cataldo isi sono attribuite certe Profe%ie, ri' guardanta speciaiknente la famiglia regnante sul trono di Napoli, contenute in im volume sotterrato sotto una croce di pioxnbo, scopecto nel 1492 nella chiesa di S, Pietro della Porta in Taranto, chiesa ora scomparsa (i). Queste profezie, riferite anche dalTO* RiORDAN (2), si trovano menzionate in molte cronaohe e memotie itajiane della fine del quattro' cento (3). Tali profezie sono evidentemente spurie. I BoL' LANDISTI (4) notarono gia: Prophetiam ipsam ex libro Pe^ in Galatini Ordinis Minorum de Ecclesia destmcta, Romae in bibliotheca Araecoeli adservato edidit Morenus in Vita S. Cataldi; quam omittimus, ut rem obscurant, et forte sub nomine Sancti confictam. 9. E ora, dopo tante cose negative o dubbie passiamo a qualche cosa di molto positivo, cioe all'estesissimo culto che S. Cataldo ha riscosso e riscuote ancora in tutta Italia, utilizzando in parfce i dati raccolti dal BLANDAMURA, dal CASSINELLI, dal DE CRISTANO. Quest'ultimo ha pubblicato presso Migliaccio, a Napoli, nel 1780, come Parte II o Co* rollario del 'libro del COSTANZI molti dati relativi al culto al inostro santo, f atiche fra le cure del foro. Procediaimo regionalmente, cominciando al solito da'H'Ita- k settentrionale. (1) V. : BLANDAMURA, o. c., pp. 9 e 18. (2) O. c., pp. i7'i8. (3) V. ad es.: O. ToMMASiNl, Diario della cittb di Roma di Ste- jano Infessura, Roma, 1890, p. 272 e A. G. TONONI, Note storiche e Rime politiche e morali tra gli atti di un notaio piacentino del sec. XV [Marco Antonio Gatti], in Strenna Piacentina , anno 1892. (4) AA. SS., maii II, p. 576. 349 S. CATALOG DI TARANT6 A Geneva (i) la festa di S. Cataldo si celebrava gia alia fine del sec. XIII al 10 di maggio, mentre tale festa non si riscontra nei calendari romani dei secoli XII e XIII. II culto del santo u portato a Geneva assai presto, probabilmente dice il Cambiaso dai commercianti della bassa Italia che ne frequentavano il porto. II Collettario metropoKtano Tha in tutt'e 'tre i cataloghi, con orazione propria, e lezioni prese dalla sua Vita. II santo riscuoteva pure culto nella Chiesa delle Vigne, dove gli era dedicate un altare, con cappellania fondata dalla famiglia Grille che ne era patrona e protettrice. Nella sua festa vi era distribuzione corale di quattro denari ai canonici e due ai cappeliani, secondo gli Statuti del 1375 (2). Oggidi il culto al santo e totalmente scompanso. 10. In Lombardia troviamo dedicata a S. Cataldo la parrocchia di Mottabaluffi in provincia di Cremona. Pare vi fosse un tempo una cappella dei De Baluffi t signori della terra, dipendente dalla pieve di Scandolara Ravaro; diven- ne parrocchia nel sec. XV, prendendo il titolo da una chiesa di S. Cataldo che sorgeva nei sobborghi di Cremona e che venne soppressa e poi distrutta dai Veneziani, insieme ad altre, al iprincipio del cinqueeento (3). La parrocchia di Mot" tabaluffi possiede una pregevole tavola quattrocentesca, ri' toccata nel seicento, rappresentante S. Cataldo vescovo in abiti pontificali, la Madonna sedente col Bambino, e S. (1) V.: CAMBIASO, L'anno ecclesiastico in Genova, 1917, pp. n, 157, 285, 311, 379. (2) Arch. Arciv., Statuti N. 3, p. 7; Arch. S. M. delle Vigne, Fabbriceria, Cappellanie, (3) Secondo quanto gentilmente mi comunica Mons. Illemo Camelli del Civico Museo. 350 1 SANTI 1RLANDESI IN ITALIA seppe appoggiato a un bastone da pellegrino. Vi si celebra la festa al 10 di maggio. Sono particolarmente devoti a S, Cataldo i malati d'ernia, in rispondenza delTantica tradi^ zione di Malta (v. 22). Troviamo in provincia di Mantova una borgata chiamata S. Cataldo, frazione del comune cli Borgoforte. Anche ivi si celebra la festa al 10 di maggio. La parrocchia, dedicata ai SS. Floriano e Benedetto, rimonta al 1550. Possiede una teca contenente particulas ex ossibus S. Cataldi, come ri* sulta dal Deer, di Mons. De Rubeis, Arcivescovo Tarsense, emesso a Roma 1'8 ottobre 1743. n. In Emilia e intitolata a S. Cataldo la parrocchia della frazione omonima del comune di Modena, dove pure si celdbra la festa del santo con gran solennita al 10 di mag^ gio. Una prima chiesa di S. Cataldo molto antica sorgeva sotto le mura cittadine preerculee tra porta Cittanova (poi S. Agostino) e porta Ganaceto: si nomdna in una bolla di Lucio III del 1181, iinsieme con I'Ospedale di S. Cataldo, fra i possedimenti del Capitolo della cattedrale di Modena. Nel catalogo delle chiese modenesi del secolo XIII figura ap- partenente al Monastero di S. Pietro. In un catalogo del se- colo XV appartiene alia pieve di S. Maria di Collegara. Nel- lo stesso secolo XV assorbi la prossima antica parrocchia di S. Giacomo maggiore. La prima chiesa fu abbattuta nel 1546, e una seconda piu ampia sorgente in locaHta prossima airattuale, fu consacrata nel 1564. Un elenco nominativo completo dei parroci si ha dal 1506: la parrocchia fu tenuta da preti secolari fino al 1701. Nel 1702 fu smembrata fra quelle circonvicine di S. Faustino, S. Matteo, e Freto, ma fu ricostituita nel 1703 e affidata ai Frati Minori, che la res- 351 S. CATALD6: DI sero d'allora ad oggi ininterrottamente. Net 1880-82 fu co- struita 1'attuale ter^a chiesa di S. Cataldo, che possiedc va- rie reliquie del santo, una delle quali tinvenuta durainte la demolizione del 1546 neU'altar maggiore della primitiva chiesa. Esiste una Confratetnita di S. Cataldo, almeno dal secolo XVIII (i). Una Chiesa di S. Cataldo de* Lambertini in Bologna e menzionata dal GUIDICINI (2> Vi si dice che nel 1506 era deU'eredita di Ulisse del fu Guidantonio Lambertini, frate dell'Osservanza deil'Ordine dei Minori, nel cui inventario e qualificata per casa grande con la chiesa piccola di S. Ca* taldo , in confine della via detta del Pavone. Anche a Rimini, in prov. di Forli, 'esisteva un'antica par- rocchia di S. Cataldo. Fu nell'antico borgo delk marina, fuori porta S. Tommaso. II suo primo ricordo e in una ven- dita fatta da Revelone ai 20 novembre 1168 (3). Nel 1254 fu eretto presso la chiesa un convento di Domenicani che ufficiarono la chiesa fino al 1796, nel qual anno passarono al convento di S. Francesco Saverio dei soppressi Gesuiti; ma nelTanno seguente per ordine governativo furono tra- sferiti al Convento dei Serviti, dove nel 1798 furono sop- pressi anch'essi. II convento e la chiesa di S. Cataldo ser- virono da caserma di cavalleria, finche nel 1816 furono in^ teramente demoliti: oggi di essi resta appena il ricordo sto* rico: sull'area di S, Cataldo e sorto negli ultimi tempi un nuovo quartiere della citta. NeU'antico^ convento di S. Ca- (1) Traggo queste notizie da alcuni stampati favoritimi dalla tesia di P. Samuele Roveda O. F. M., attuale curato. (2) Cose notabili della citta di Bologna, 1868, IV, 16. (3) V.: TONINI, Storia di Rimini, II, 423. I SANTI IRLANDESI IN ITALIA taldo forse abito S. Tommaso d* Aquino, certo S. Vincenzo Ferreri: e il Goldoni vi frequento per qualche tempo le scuole di filosofia. La chiesa era ricca di pregevoli quadri, oggi passati nella Pinacoteca civica (i). 12. Per Venezia, il Blandamura cita questo passo del Lo JODICE (2>: La B. Giuliana da Collalto Benedet- tina fondo a Venezia un monastero di religiose del suo or' dine sotto il titolo di S. Biagio e di S. Cataldo; dessa fu la prima badessa, e vi mori santamente; ivi il di lei corpo si mantiene iiicprrotto . , A Verona il DE CRISTANO (3) dice che si conservava una reliquia di S. Cataldo nell'insigne monastero di S. Spirito. Detto monastero ora non esiste piu, trasformato nelTattuale Ospedale civile, e della reliquia non se ne sa pi'u nulla. 13. In Toscana non troviamo onorato S Cataldo se non inei pressd della citta di S. Frediano* nella parrocchia di S. Maria a Colle, in comune di Lucca. Ivi il culto e anti' ohissimo, e da dooumenti del 1337 risulta che a tale epoca gia vi esisteva una Confraternita delk Nativita di Maria SS. e di S. Cataldo. La Confraternita possiede del santo una sta- tua e una reliquia; un'altra reliquia del braccio di S. Catal- do ora piu inon esiste. La festa si oelebra con gran concorso di -popolo il 10 maggio (4). 14. - Nel Lazio ablbiamo molte traccie del culto a S. Cataldo. Una reliquia ce n'era anche a Roma t al Collegio dei (1) Devo questc notizie alia cortesia di Mons. Rubertini, Rettore del locale seminario vescovile. (2) Memorie storiche di S. Cataldo, Bologna, 1879, p. 132. (3) Parte II, n. 38. (4) V. : BLANDAMURA, p. 68. 353 23 S. CATALDOJH TARANTO Franoescani Irlandesi a S. Isidore nel 1664, ma risultb scorn- parsa in una ricognizione del 1826 (i). II CASSINELLI (2) dice che il famoso convento di Gradii dei PP. Domcnicaoi di Viterbo possedeva una 'tenuta sotto il inome di S. Cataldo, e altrettanto riferisce il DE CRISTA- NO (3). Nelle carte del Touring e segnato un casale S. Ca- taldo nel f . 27, B 5, fra 1'Acqua Rossa e Vitorchiano; ma non sono riuscito ad avere notizie di questa tenuta. Del te- sto (4), non risulta che in Viterbo si sia mai tributato culto a S. Cataldo. In provincia di Rieti abbiamo dedicata a S. Cataldo la parrocchia di Montenero in Sabina (diocesi di Poggio Mir- teto). Vi si eelebra festa solenne il 10 maggio con concorso di gente anche dai paesi vicini: vi si posseggono due reli- quie, una posta sulla croce pettorale della statua, e una in un reliquiario apposito. E sempre in provincia di Rieti, gran culto riscuote S. Cataldo nel comune di Cottanello, per quanto la parrocchia sia intitolata a S. Andrea ap. : vi si celebrano le feste dell'8 marzo e del 10 maggio, nelle quali si espone una reliquia del santo. II DE CRISTANO (5) dice che circa il 1760 il taumaturgo compl ivi uno strepitoso prodi- gio t facendo ricuperare la vista al figlio del Dr. De Cesaris, medico condotto di Cottanello. Una leggenda locale pre- tende che S. Cataldo abbia dimorato in una grotta vicino (1) V.: G. CLEARY, O. F. M., Father Luke Wadding and St. /'- dore's College, Rome, Roma, Tip. del Senate, 1925, pp. 223 e 224. (2) Vita di S. Cataldo, libro HI, cap. XIII, p. 137. (3) P. II, n. 40. (4) Da informazioni assunte presso il Seminario interdioccsano di Viterbo. (5) P. II, n. 43. 354 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA al paese, dove tuttora esiste una cappella con una nicchia speciale ove il santo, riposando, avrebbe appoggiato il capo. In provincia di Frosinone, troviamo a Supino (diocesi di Ferentino) il famoso Santuario di S. Cataldo, meta di nume- rosi pellegrinaggi, in oocasione della festa delTS marzo e specialmente di quella del 10 maggio. Oltre al Santuario, eretto nella Chiesa Arcipretale dedicata a S. Pietro, vi e la Parrocchia di S. Cataldo. In un reliquario d'argento, a forma di braccio, si venera un osso del braccio del santo, donato nel 1632 dairarcivescovo di Taranto Mons. Caracciolo. C'e molta devozione a S. Cataldo anche nel comune di Patrica, limitrofo a Supino, che lo venera come protettore principale. La festa religiosa si fa il 10 maggio, e quella ci- vile si riporta alia domenica fra Tottava. Parimenti e dedicata a S. Cataldo, in prov. di Frosinone, una delle parrocchie di Sant'Elia Fiume Rapido (dioc. di Monte Cassino): tale chiesa parrocchiale conserva un gran quadro del santo ed una reliquia. La festa vi si celebra la prima domenica di 'settembre. Una Cappella di S. Cataldo e segnata sulle carte del Tou- ring (f. 35, A i) presso la Centrale Elettrica del Liri, a S. Giovanni Incarico, presso Ceprano, pure in provincia di Fro" sinone. 15. Nelle Marche troviamo S. Cataldo come uino dei patroni del comune di Esanatoglia in provincia di Macerata e diocesi di Camerino. La sua chiesa, veneratissima, e a circa tre chilometri dal paese e a m. 700 d'altitudine, sul monte Consegno: vi si conservano due reliquie (una porzione di cranio e un dente) donate nel 1616 dall'arcivescovo di Ta- 355 S. CATALOG DI TARANT6 ranto, Card. Bonifacio Gaetano. Con solenne processione la festa ha luogo il 10 maggio. 1 6. Passando agK Abruzzi, noteremo ohe il DE CRI- STAND (n. 49) dice che v'e memoria di S. Cataldo in Pen, tima (ora Corfinio), sede della diocesi di Valva, presso Sul- mona. Ai dintorni di Sulmona appartienc una leggenda di S. Cataldo, raccolta da A. DE NINO (i) che riportiamo per il silo* interesse folkloristico e che e stata citata, per I'inter* pretazione d'un suo dettaglio, dal P. DELEHAYE in Legen- des hagiographiques (2). Ecco il testo del De Nino: Catak do era un kdro? e se la faceva sempre con altri ladri. La moglie sua pero era buona, e non cessava di fare prediche al marito affinche abbandonasse quella brutta via. E dagli og" gi> e dagli domani, Cataldo si veniva cambiando. La nioglie raddoppiava il lavoro e faticava di giorno e di notte per non far mancare nulk in famiglia e per persuadere il marito che si poteva tirare avanti senza le ruberie. Cataldo, alia fine, fece la santa risoluzione di non andare piu a rubare. Un gior' no, gli altri kdri, suoi vecchi compagni, con belle maniere lo condussero fuori deirabitato, e ruccisero, perche temevano dovesse rivelare alia giustizia i loro furti. Poi portarono il cadavere nella cantina del morto e lo messero per poggiolo sotto una Ibotte di vino. La moglie, in quel mentre, era usci' ta di casa per le faocende. Passa un giomo, passano due giorni, ne passano tre, passa una settimana: e Cataldo non torna a casa. La moglie disse: Ah! e riandato per quella brutta via ! Gesu Cristo lo possa illuminare! Erano passati tre mesi, e Cataldo non si vedeva. La moglie pensb di (1) Usi e costumi abruftt/esi, Firenze, Barbera, 1887, IV, 194. (2) Bruxelles, 1927, p. 51. -356- I SANT1 IRLANDESI IN ITALIA dersi \m po* di vino per fare le prowiste di famiglia. Vendi e vendi, e il vino non finiva mai* La gente diceva : Come pud darsi che un botticello possa dare tanto vino? E il vi- no non finiva mai; tanto che si comincio a pensare a un mi- racolo. Tutti gridavano : Miracolo! miracolo ! Ando il papa con tutti i cardinali in processione alia casa dd Catal- do. Visito tutta la cantina e non ci fu nulla di straordinario. Mentre stava per andarsene, vide un giglio sotto il botticel' lo. Fu alzato il botticello e si trovo che quel giglio usciva dalla bocca di Cataldo. Il papa allora grido: Cataldo e santo ! II comune di Giuliano Teatino', in prov. e arciv. di Chieti, ha per protettore S. Cataldo, del quale 'possiede una statua di legino che dicono rimonti al cinquecento, donata da Folco de Bosis giulianese, che verso il 1700 la porto seco da Taran- to. Si commemora il santo al 10 maggio, ma e festa religiosa. La festa civile si fa al 18 agosto, e si celebra con gran pompa, preceduta dalla novena (i). Sulle carte del Touring (foglio 35, A 5) e segnata una Masseria 5. Cataldo nel Molise, sulla strada da Isernia a Fomelli. 17. Nella Campania, coll'approssimarci a Taranto, troviamo molto piu dense le manifestazioni del culto a S. Cataldo. In prov. di Napoli troviamo segnata sulle carte del Tou- ring (foglio 35, B 3) una Taverrut 5. Cataldo sulla strada fra Casskio e Mignano. Dedicata a S. Cataldo e una delle parrocchie di iRoccaromana, comune in dioc. di Teano, di (i) V.: BLANDAMURA, p. 63. 357 SAN CATALOG DI TARANTO cui egli e considerate protettore. Se ne celebrano solentie- mente le feste dell'8 marzo e del 10 maggio: e una spe- ciale festa si fa anche in tuna delle domeniche di settembre, per ringraziare il protettore dell'immunita concessa al paese, dal sec. XV ad oggi, in varie epidemic di peste e di cole* ra ohe hanno duramente provato i paesi vicini. Il CASSI- NELLI (i), dice che a Maddaloni, comune presso Caserta, nella chiesa di S. Agnello, vi e un altare dedicate a S. Ca- taldo, e un benefizio eretto col medesimo titolo, nella qual chiesa si fa regolarmente la festa del santo. Anche nella cit- ta di Napoli, S. Cataldo si trova associate a S. Agnello (2). Gio. Maria Puderico nobile napoletano, morto nel 1574* che tenne 1'arcivescovato di Taranto ,per quindici anni, eresse a proprie spese la maggior parte della Basilica di S. Agnello dei PP. Canonici Regolari di S. Salvatore, e consacro a S. Cataldo Taltar maggiore, ornato di marmi e bassorilievi, in mezzo al quale fece collocare Timagine della SS. Vergine con S. Cataldo a desta e S. Agnello a sinistra. Ogni anno i devoti tatientini abitanti in Napoli si recavano ivi a fe- steggiare solennemente il 10 maggio. II CASSINELLI aggiuin- ge che nella parrocchia di Porta nova a Napoli si trova fon- dato tin benefizio sotto il titolo di S. M. delle Grazie e S. Cataldo. S. Cataldo e il protettore del comune di Massa- lubrense nella penisola sorrentma. La chiesa ex - cattedrale dal titolo S. M. delle Grazie, possiede una cappella a lui de^ dicata nella quale si venerano due ireliquie donate da Mons. G. Capecelatro, arciv. di Taranto. Si celelbrano entrambe le feste dell*8 marzo e del 10 maggio. (1) P. 140. (2) V.: CASSINELLI, pp. 138*9. -358- I SANTI IRLANDESI IN ITALIA In provincia di Salerno, esisteva nel sec. XVII un mona- stero di monaehe benedettine intitolato a S. Cataldo in Scala, frazione di Ravello, nelTarchid. di Amalfi. Questo mo- nastero, che u per oltre due secoli insigne decus di Scala, passo recentemente in possesso di un signore danese e fu indi trasformato in albergo. Pare che le suore del monastero del SS. Redentore posseggano una reliquia del santo (i). In Cava dei Tirreni sarebbe esistita un'antichissima chiesa di S. Cataldo menzionata in tre documenti delTArchivio dei Benedettini delk SS. Trinita, del sett. 1161, marzo 1165, decembre 1165 (2). Nel comune di Campagna esisteva gia nel 1156 (3) una chiesa e un monastero dedicati a S. Cataldo, costruiti dai Normanni, di cui rimangono alcune tracce (4). S. Cataldo e tuttora compatrono del comune di Castelnuovo Cilento; se ne celebra ivi solennemente la festa al 10 maggio, in una chiesetta extra moenia f bersagliata dai fulmini, mentre la statua lignea di S. Cataldo in essa contenuta e rimasta sem^ pre illesa (5). Sulle carte del Touring e segnata (foglio 41, D 6) una cappella. di 5. Cataldo a Rocchetta, fra Celie di Bulgheria e Torre Orsaja, e la lunga Galleria di S. Catal* do (ib.) della ferrovia Salerno - Reggio Calabria. 1 8. Nelle Puglie, S. Cataldo e protettore del comune di Cagnano Varanp nel Gargano (prov. di Foggia), dove nel- la chiesa di S. Cataldo si celebra la festa dell'8 marzo e spe- (1) V.: BLANDAMURA, p. 55. (2) V.: Lo JODICE, p. 127. (3) V.: Can. A. RIVELLI, Storia di Campagna. (4) V. : BLANDAMURA, p. 58 e DE CRISTANO, n. 54. (5) V.: BLANDAMURA, p. 59. 359 SAN CATALOG DI TARANTO cialmentc quella del 10 maggio. Vi si conserva un'antica statua del santo e vi e eretta pure una Confratemita. In prov. di Bari, troviamo a Barletta un'antica chiesetta di S. Cataldo presso Porta Marina, di cui si ha memoria fin dal secolo XIL tuttora mantenuta al culto da una fiorente Confratemita, che raccoglie quasi tutta la gente marinara del paese, e che nel 1885, a tutte sue spese, dono alia chiesa un'artistica statua d'argento del santo. In un antico ostenso- rio d'argento e racchiuso un osso d'un suo braccio. Le due feste dell'8 marzo e del 10 maggio sono state soppresse con Tadozione del caleedario della Chiesa universale; ma rima- ne una vivace festa popolare che si celebra in onore di S. Cataldo nell'ultima domenica di luglio, quando tutte le paranze hanno fatto ritomo a Barletta. Ad Andria e in tutta la diocesi omonima si recitava fino al 1883 con rito doppio Tantico ufficio di S. Cataldo, ma dal 1884 1'orazione fu de' sunta ex ccwwn. Con/. Pont, e le lezioni del II nott. furono riformate e abbreviate, con la Messa de camm. A Trani, come ad Acquaviva delle Fonti, fino al 1913 si celebrava la festa liturgica all'8 marzo con rito doppio, lezioni proprie del II nott. e Messa de comm. : con Tadozione del calenda- rio della Chiesa universale la festa e stata soppressa. L'in- troduzione del culto di S. Cataldo in Corato, di cui e patro^ no principale, e ricordata in una leggenda del sec. XIV (i). Nella peste del 1483 la citta rimase immune grazie all'inter^ cessione del santo. Vi si fabbrico una chiesa sontuosa, rima- sta a lungo unita a un convento di PP. Francescani e tornata ora al parroco, dove si conservano due reliquie del santo; (i) Riportata in Apulia, Riv. di Archeol. Filolog. Star., Bari, Ago* sto 1914. p. 26. 360 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA vi si celebrano le feste deU'8 marzo e del 10 maggio, que- st'ultima con solenne processione. Vi si teneva una volta una fiera, dal 3 al 10 maggio, ch'era ra le principali del re- gno di Napoli. Sulla carta del Touring e segnata (foglio 38, D 3) una cappella di S. Cataldo sulla spiaggia fra S. Spirito e Bari: e una masseria S. Cataldo (foglio 37, E 5-6) presso Poggiorsini, fra Spinazzok e Gravina di Puglia. A Putigna- no vi era un'antica cappella ora distrutta, intitokta a San Cataldo, da cui il nome e rimasto alia contrada. Monopoli venera il santo fin dal 1476, quando il vescovo A. Manfredi nobile tarentino, costrui in Duomo una cappella di S. Ca- taldo, affidandola a una Confraternita, pure da lui instituita. Distrutta la cattedrale, la Confraternita di S. Cataldo otten- ne da quel Capitolo di poter solennizzare la festa del santo nella chiesa ricostruita, ove esiste k statua in paramenti pontificali. La festa si fa il 14 maggio invece del io In prov. di Taranto, a Castellaneta, si celebrava la festa liturgica dell'S marzo fino al 1913, quando fu adottato il ca- lendario della Chiesa universale* Sul culto reso in Taranto al patrono S. Cataldo, ricorderemo che fino al 1913 nella cat- tedrale a lui dedicata (parrocchia) si celebravano tre feste, F8 marzo con rito doppio di i. a classe, il 10 maggio con pari rito e ottava, la i. a domenica di settembre {festa del Patro- cinio) con rito doppio maggiore. Per I'adozione del calen- dario universale, la prima festa (in depositiona S. Cetialdi E. C.) e stata ridotta a doppio maggiore: la seconda (Invert* tionis die) e rimasta immutata, e la terza (Patrocinii festo), senza alcuna variazione di rito, e stata fissata al giomo 3 settembre. Sulla riva deserta del Golfo di Taranto, presso k f oce del fiumicello Bevagna, ove un tempo era sito Fclli* - 361 - SAN CATALOG DI TARANTO num, a pochi passi dal santuario di S. Pietro, vi e ancora un pozzo di S. Cataldo presso il quale si sarebbe riposato il santo naufrago e alle cui acque si attribuiscono tuttora dal popolo virtu medicinali (i). Un Ponte di S. Cataldo e se- gnato sulla carta del Touring (foglio 43, B 6) sulla strada fra Taranto e San Giorgio sotto Taranto. Chiamasi Anello di S. Cataldo una sorgente sottomarina del Mar Grande (2). In Grottaglie, comune della prov. di Taranto, il culto al no- stro santo e antico e dimostrato da documenti della fine del quattrocento. Nella Chiesa Collegiata di Grottaglie vi e una cappella dedicata al santo, costruita nel 1651 ,per iniziativa di Mons. Caracciolo, arciv. di Taranto, che concorse nella spesa: vi si celebra gran festa il 10 maggio. In prov. di Brindisi, e precisamente nella sede vescovile di Oria, il culto a S. Cataldo fu introdotto nel 1898 per ini- ziativa di Mons. Gargiulo, con la celebrazioaie della festa al 10 maggio. In Lecce esiste una monumentale chiesa dei SS. Nicole e Cataldo, costruita, con annessa abbazia, nel 1180 da Tan- credi, ultimo re normamno. a tre navate; presenta un complesso straordinariamente suggestivo: ha subito molte trasformazioni nel settecento per opera degli Olivetani che vi furono dal 1494 al 1788, ma ha conservato alcuni antichi portali e un affresco del XIII secolo (3). A dodici chilome- tri dalla citta sull'Adriatico e il Porto di S. Cataldo, ch'e il Porto deiraintica Lupia (Lecce), con un approdo di pesca (1) V.t BLANDAMURA, p. 35 e DE CRISTANO, n. 35. (2) V.: Guida del Touring, Italia merid., I, ed. 1926, p. 685. (3) V. : L. DE SIMONE, Illustrations dei principals monumenti di Terra d'Otranto, Lecce, Campanella, 1889, pp. 29*30, e DE GlORGl, La provincia di Lecce, Lecce, Spacciante, 1888, II, 384*394. 362 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA e un Faro di S. Cataldo e un luogo di bagni che pure si chiama S. Cataldo. L'Opera Nazionale Combattenti ha compiuto ivi recentemente la bonifica (Bonifica di S. Ca- taldo) di circa 1710 ettari di terrene paludoso e malarico. Sulla carta del Touring (foglio 44, C 4) sono segnate alcune Case S. Cataldo presso Trepuzzi. A Nardb come ad Alliste, comuni della prov. di Lecce t il cuko a S. Cataldo fu rawi- vato net 1899 dal tarantino Mons. Ricciardi, con festa al 10 maggio (i). 19. In Bagni di S. Cataldo, frazione del comuine di Bella (prov. di Potenza) fra Muro Lucano e Avigliano, il. culto al santo e mantenuto ab immemortibili in una cap- pella del principe Torello di S. Antimo, intitolata a S. Ca* taldo, che da il name al tenimento e al bosco limitrofo (v. ; Carte Touring, foglio 37, F. 2). II piccolo santuario possiede una bella statua del santo, la cui festa si celebra al 10 maggio. Una cappella di S. Cataldo e segnata sulle carte del ToU' ring (foglio 42, A 4) sotto Pietrapertosa prov. di Potenza. II comune di Brienza, nella stessa provincia, diocesi di Mar- ; sico Nuovo, ha per protettore principale S. Cataldo, di cui si celebrano con gran concorso di forestieri le due feste del- 1*8 marzo e del 10 maggio. La chiesa consacrata era sita nel mezzo del paese, ma fu 'poi demolita e 1'area ridotta a piazza. La statua del santo fu rkoverata nella Chiesa dei ; PP. Francescani, ora officiata da sarcerdoti dipendenti dalla parrocchia di S. M. Maggiore Assunta. A Gorgoglione, co> mune della provincia di Matera, dioc. di ! Tricarico, si con" (i) V.: BLANDAMURA, pp. 53 e 56. - 363 - SAN CATALDO DI TARANTO serva nella chiesa parrocchiale intitolata a S. Maria Assunta, una statua di S. Cataldo molto venerata dai fedeli: la festa vi si celebra ai 20 di maggio anziche ai 10. Una Regions S. Cataldo e segnata sulle Carte del Touring (foglio 42, B 5) a nord-ovest del paese. A Saponara di Grumento comune della prov. di Potenza, dioc. di Marsico Nuovo, esiste un Santuario di S. Cataldo, rovinato a seguito del terremoto del 16 dicembre 1857: diroccata la chiesa cessb il culto del santo: rimane il ricordo delk processione che vi si faceva il 10 maggio, e il detto popolare: Quando e il giorno di S. Cataldo, passa il freddo e viene il caldo (i). Sulle carte del Touring (foglio 42, E 4), sono segnate delle Case S. Ca- taldo a tiord di Viggianello (prov. di Potenza, dioc. di Cas- sano airjonio). 20. Una cappella dedicata a S. Cataldo sorgeva a circa due chilometri da Morano Calalbro (prov. di Cosenza, dioc. di Cassano alTJonio) con attiguo fabbricato per abita- zione d'un eremita. La cappella e distrutta, ma la contrada ancora ritiene il nome del santo (2). Cariati (prov. di Co-- senza, sede vescovile) ha per protettore S. Cataldo: il cul- to vi fu introdotto in epoca molto antica da naviganti ta- rentini che avevano facile e frequente approdo su quei li- di. Vi si celebra la festa al 10 maggio, con larghissimo con- corso di forestieri, in una chiesa a due chilometri dall'abi- tato (v. Carta del Touring, foglio 48. A 3), nella quale il popolo trasporta dalk cattedrale la statua del santo, lascian- dovela per quindici giornii dopo il qual tempo essa viene (1) V. : BLANDAMURA, p. 52. (2) V. : BLANDAMURA, p. 55. 364 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA rilevata con sontuose feste (i). In Giro Marina, fraz. di Gird (prov. di Catanzaro, dioc. di Cariati) e dedicata a S. Cataldo la parrocchia di recente istituzione, perche edificata sul po- sto di un'antica cappella di S. Cataldo. Vi si venera una reliquia del santo, e vi si fa la festa al 10 maggio. 21. Passato lo Strctto, troviamo una chiesetta de- dicata a S. Cataldo, con nelativa statua del santo, nel comu- ne di Gualtieri Sicamino (prov. di Messina e dioc. di Santa Lucia del Mela), ove si celebra la festa il 10 maggio. Dedi- cata a S. Cataldo e la chiesa parrocchiale di Gagliano Castel- ferrato (prov. d'Enna, dioc. di Nicosia), di cui e il patro- no. La ohiesa gia menzionata in un documento del 1334, sorgente nel punto piu alto del paese, possiede due statue del santo, di cui la piu ipiccola d'argento, e una reliquia, con autentica del 1612. Si fa festa 1*8 marzo e il 10 maggio, ma specialmente nei giorni 29, 30, 31 agosto e i. settembre. Il 31 agosto si fa una gran prooessione in cui si porta in giro la statua antica del santo. Durante tutto il mese d'ago^ sto i fedeli vanno, secondo un*antichissima usanza, a fare per voto la raccolta dell'alloro nei lontani boschi di Caronia, donde tutti insieme ritomaino devotamente alk chiesa, per offrirlo al santo (2). Anche in Nicosia (prov. d'Enna e se- de vescovile) e assai antico il culto di S. Cataldo, come ri- sulta da un messale del 1346 appartenente alia chiesa di S. Michele. Una chiesetta di S. Cataldo, officiata un tempo dai Domenicani, da il nome a un quartiere delta cittadina. In Enna, prima Castrogiovanni (capoluogo di prov., dioc. di Piazza Armerina) vi' e una chiesa parrocchiale dedicata a (1) V.: BLANDAMURA, p. 59. (2) V.: BLANDAMURA, p. 62. -365- SAN CATALDO DI TARANTO S. Cataldo, dove sopra. una colonna e dipinta un'imagine del santo, di epoca normanna, simile ad altra esistente nel Duomo di Cefalu. Sulle Carte del Touring (foglio 55, A 5) e segnato a S. O. di Enna, fra il M. Cannarella e il M. Pa- squasia una regione 5. Catalda: e un'altra regione S. Ca* taldo e segnata a S. E. di Caltagirone (foglio 56, C i) lun- go la strada verso Grammichele. In prov. di Caltanisetta v'e una citta di 22000 abitanti che si chiama San Cataldo, con chiesa parrocchiale (attualmente elevata a dignita di Collegiata) intitolata al santo. Il nome di San Cataldo fu dato alia citta dal fondatore Nicolo Gal- letti, col permesso di Filippo III re delle due Sicilie : tanto la f amiglia principesca Galletti, quanto il sovrano, avevano molta devozione al taumaturgo di Taratito. Il nome di S. Ca* taldo venne applicato al paese per la prima volta nel 1607, ma registrato ufficialmente nel 1610 (i). Si fanno due feste all'anno: nella domenica dopo T8 marzo e nell'ultima do" menica di maggio, con gran processione. La Congrega di S. Cataldo conta circa 300 fratelli, con propria cappella al cimitero. Anche in Gangi (prov. di Palermo, dioc. di Ce^ falu) e vivo il culto al santo: nel sec. XVII era a lui intito- lata una delle due parrocchie del comune, la cui chiesa passo poi filiale all'altra che e Tunica parrocchia odierna, dedicata a S. Nicolo. Si venera in Gangi una reliquia di S. Cataldo chiusa in una mano di bronzo, e si celebrano le due feste dell'8 marzo e del 10 maggio. Nel Duomo di Cefalu (prov. di Palermo, sede vescovile) su una grossa colonna di granito, appoggiata al grande pilastro sinistro del (i) V.: CATALDO URSO, Due secoli di storia del Comune di S. Co* taldo, p. 36. 366 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA primo arco del transetto, si vede dipinta una severa figura di S. Cataldo, seduto su di una sedia a braccia, col capo coperto da una mitra vescovile di forma antica, e recante fra le mani un'urna sulla quale sono rappresentate due te* ste, probabilmente quelle dei SS. Vincenzo e Paolo mar* tiri. figura deU'epoca normanna, e precisamente di re Rug* gero II, fondatore del Duomo (secolo XII). In un magnifico bastone d'avorio (opera del sec. XVI) conservato nel tesoro dell'istesso Duomo, e scolpita una figura di S. Cataldo si' mile a quella della colonna (i). A Palermo, nelle vicinanze dei Quattro Canti, presso la chiesa normanna della Marto' rana o S. Maria delTAmmiraglio (1143) con la quak molti autori la confondono, s'erge un'altra chiesa normanna inti- tolata a S. Cataldo, che gia esisteva nel 1161, perche in quell'anno il Conte Silvestro de Marsi vi tumulava la figlia Matilde come da superstite iscrizione sepolcrale. La chiesa di S. Cataldo, ottimamente restaurata nel 1884 dalTarch. G. Patricolo conserva meglio della Martorana le forme ar* chitettoniche primitive di sapore orientale, con le arcate esterne e tre singolari cupolette dipinte in rosso. L'interno e profondamente suggestive : un rettangolo di m. 10x7 e diviso in tre navate da sei colonne tolte ad antichi mom> menti: ii pavimento a mosaico e Toriginale; cosi pure 1'al- tare con la croce ed i simboli degli Evangelisti. II BLANDAMURA (p. 54) dice che su uno dei pilastri del presbiterio si vede una figura intera di S. Cataldo, in abiti pontificali con pallio, che con la sinistra sostiene un volume e con la destra una verga. Oggi il tempietto normanno, di" (i) V.: BLANDAMURA, p. 60. j -367- SAN CATALDO DI TARANTO chiarato monumento nazionale, e chiuso al culto, ma molto visitato per la sua importanza artistica. A Piazza Marina, sempre a Palermo, vi e il moderno Palazzo S. Cataldo, nel cui fianco, per il vicolo Palagonia all'Alloro, N. 5, vedesi il vecchio Palazzo S. Cataldo, con belle ed ornate bifore del Rinascimento, gia della nobile famiglia dei S. Cataldo. La Villa S. Cataldo a Bagheria e divenuta casa di noviziato dei PP. Gesuiti. Nel Duomo di Monreale, la piu bella chiesa normanna di tutta la Sicilia aocanto al piu bel convento Be- nedettino, esiste fino al 1519 una cappella dedicata a S. Ca* taldo: vi si conserva ancora una reliquia: e un'imagine a mosaico del santo e sul pilastro a destra del presbiterio, con abiti vescovili, pallio, baculo pastorale nero e diritto, e un libro nella sinistra. Sulle Carte del Touring (foglio 49, D 4) e segnata una cappella di S. Cataldo sulk spiaggia presso Partinico, sul Golfo di Castellammare, e una Torre di S. Ca* taldo, a mezza strada ra il mare e Partinico. Ne accenna anche il DE CRISTANO a p. 37. A Monte S. Giuliano (prov. e dioc. di Trapani) e dedicata a S. Cataldo un'antichissima chiesa parrocchiale, probabiknente del XII secolo, che pare funzionasse come chiesa madre fino al 1321, anno in cui Federico II d'Aragona designo come tale la chiesa di S. Ma* ria. La chiesa di S. Cataldo continue) perb per molti secoli ad esser la sede delle adunanze civiche e a serbar traccie, nei rapporti con le altre parrocchie, del suo originario primato. Possiede una reliquia e una statua del santo del 1781. La festa vi si celebra il 10 maggio. Sulle carte del Touring (foglio 49, F i) ha il name di S. Cataldo una regione a sud'est di Marsala che si stende in sponda destra del me Mazzara, che scende in mare a Mazzara del Vallo. 368 1 SANTI IRLANDESi IN ITALIA 22. ^ Memorie di S. Cataldo si trovano anche fuor/ d'ltalia. Per Malta il BLANDAMURA, p. 34, ci dice: A chi recasi nell'isola di Malta pub essere indicata anche oggi presso Medina, 1'antica principale citta dell'isola, e quasi nel centre* di essa, prope cryptam 5. Pauli, et contigutt cryp* tae S. Mariae de spe... alia crypta 5. Cataldo dicata cum coe- metervo, supra quod est hadie parvula ecclesia in honorem ejusdem Sancti consecrata, multumque frequentata a devoto populo propter continues gratias, quas ibidem ejus interces* sione referunt hemiosi; qua ex causa ibidem fere semper celebratur missa (i). Di cimiteri veramente in quella Icxa^ lita se ne rinvengono sei, tutti antichissimi e costruiti sot- terra. Prendono rispettivamente il nome di S. Agata, di S. Veneranda, di S. Cataldo, di S. Maria della Virtu, di S. Paolo e dell'Abbadia, il piu vasto di sei, e tutti hanno il loro tempietto sovrapposto. Pub darsi che questa cripta di S. Cataldo ci dica di-una sosta fatta dal nostro apostolo lungo la via che dovette percorrere nell'epoca in cui la na- vigazione non ancora inuoveva sicura di se e indipendente nei lunghi viaggi . II DE CRISTANO (2) dice che in Francia una parrocchia della diocesi di Sens ha per titolo il nome del santo, come awisa il Tillemont, che lo chiama S. Cartaud. Cosi il Ca- stellini scr^se ai Bollandisti nell'Appedice di maggio: ivi opera molti miracoli 23. Da tutte queste notizie sembra risulti che il culto a S. Cataldo s*e sviluppato subito dopo 1'invenzione (1) Giov. FRANC. DE AVILA, Vice Cane, della sacra et inclita relig. dei Cav. di Malta, nella Descri. dell'isola, 1647. (2) 0. c. t n. 66. 369 24 SAN CATALD6 JM TARAtfTO del 1071 e s'e allargato dopo la traslazione del 1151. I pro- pagator! principal! del culto (a parte certi casi relativamen- te recent! di devozione personale o familiare, o di inizia- tiva di prelati tarantini) sembra siano stati ecclesiasticamente i Benedettini e politicamente i Normanni, i quali hanno qualche volta operate concordemente. P. LUGANO (i) ricor* da che, dopo la prima naturale ostilita verso gli invasori nor- manni, fu proprio Montecassino che fmi 'per spingere la Chiesa a riconciliarsi coi Normanni . II vescovo Drogone dell'XI secolo, che fece I'invenzione del corpo di S. Cataldo, era van. prelato normanno, consacrato dal papa per prendere possesso della diocesi di Taranto, appena tolta ai Bizanti- ni (2). Egli e intervenuto a Montecassino alia consacrazione della splendida Basilica di Desiderio il i. ottobre 1071 (3). cioe pochi mesi dopo 1'invenzione del sacro corpo, ed e pro* babile ch'abbia promossa la devozione del nuovo santo, che doveva considterare un poco come suo, presso i Benedettini, in quel loro principale Monastero. Si not! che (4) Torazione Propitiare deU'officio di S. Cataldo e Torazione medesima dell'officio di S. Enecone (i. giugno), abate benedettkio di Onia in Spagna, morto in quel tomo di tempo. Semlbrano dovute ai Benedettini le fondazioni di Borgoforte (Poliro' ine: la parrocchia di S. Cataldo ha fra i titolari S. Bene^ detto), di Modena (fl Monastero di S. Pietro era un mo" nastero Benedettino della Congregazione Cassinese), di Ve- nezia, di S. Elia Fiume Rapido, di Maddaloni, di Scala, di (1) Italia benedettina, Roma, 1929, p. 31. (2) V.: BLANDAMURA, II Duomo di Taranto, p. 42. (3) V.: LEO OSTIENSIS, Chronicon man. Casin., Ill, 30. (4) V.: DE CRISTANO, p. 39. 370 I SANTI IRLANDESI IN ITALIA Brienza, forse anche quelle di Genova e di Cremona: ai Normanni quelle di Enna, Cefalu, Palermo, Monte S. Giu* liano : ai Benedettini e ai Normanni insieme, quelle di Cam.' pagna, Cava dei Tirreni, Leoce, Monreale. II P. LUGANO, nelTIteKa Benedettina cita monasteri benedetrini a Brienza (p. 217 e 211), a Maddaloni (p. 224), a S. Maria di Porta Nuova in Napoli (p. 225); e anche un Monastero di S. Ca* taldo di Oderano presso Salerno (p. 225) fondato nel 1168 e soppresso nel 1550, e un altro Monastero di S. Cataldo di Taurasio, Avellino (p. 226), fondato nel 1193 e soppresso nel 1610. 371 CAPITOLO VENTESIMOTERZO i IL B. TADDEO MACHAR D'lVREA i. Commovente e la figura delTultimo santo irlan- dese coin cui noi chiuderemo it devoto pellegrinaggio com' piuto attraverso le varie regioni d'ltalia sulle orme della san- tita ilbernica; e questa figura, di umilta pan alia dignita, stranamiente si ricoUega con quella del primo santo irlan- dese incontrato al di qua delle Alpi, con quel S. Orso cioe, apostolo della Val d*Aosta, da cui hanno preso il nome tan^ te chiese e tanti ospedali ove nel corso dei secoli il culto del Signore avtebbe dovuto, secondo le parole profetiche del vescovo Alberto d'lvrea (v. Cap. X 6), fiorire sotto inolteplici forme. II b. Taddeo ci porta alia fine del quattrocento. Egli ap' partiene ad una veramente nobilissima, anzi regale famiglia del Munster, alia famigh'a dei Mac Carthy, che aveva dato un discepolo a S. Malachia, che aveva fondato il castello di MiEstreet sulla via da Mallow a Killarney, 1'abbazia e il castello di Kilcrea fra Cork e Macroom, e t con Cormack Mac Carthy, il magnifico e ancora visitatissimo castello di Blarney, nove miglia a N. O. di Cork. Regia progenies, d* to de sanguine Machar. Taddeo nacque nella contea di Cork nel 1455. Datosi alia 372 t ANTI IRLANDESI IN ITALIA carriera ecclesiastica, ricevette gli ordini sacri in Cork, pro* babilmente dai vescovo Guglielmo Roche che successe nel 1479 a Giordano Purcell. Con queste date a. ritroviamo nel bel mezzo della Guerra delle due rose (1455 - 1485), decimatrice delTaristocrazia britannica, combattuta fra la casa di Lancaster (rosa rossa) e la casa di York (rosa bianca). In tal periodo I'lrlanda fu molto lasciata a se stessa, e la sua storia e essenzialmente la storia della lotta pel predo- minio fra le due famiglie Butler e Fitzgerald. Mentre i si- gnori Anglo - Normanni d'Irlanda erano occupati e preoc* cupati per le vicende d'lnghilterra, a cui vivamente parte- cipavano, i signori di pura stirpe irlandese facevano pace o guerra coi vicini e si mettevano da una parte 6 dalTaltra, nel corso del grande conflitto, secondo ropportunita perso* nale. Morto un certo Donaldo, vescovo di Ross, piccola diocesi deU'estremita sud^ovest dell'Irlanda (ancora esistente con re^ sidenza a Skibbereen, e dipendente dalla metropolitana di Cashel), Sisto IV (1471^1484) penso di nominarvi il nostro Taddeo, che pet la sua virtu e la sua scienza aveva meri- tato la stima universale. Poiche egli non aveva pero ancora raggiunta Teta prescritta dai sacri canoni per essere vescovo, il Papa ne lo dispense, e la sua consacrazione awenne in Roma nel 1482 {aveva solo ventisette anni) nella chiesa di S. Stefano del Cacco per mani deirarcivescovo di Anti" vari. Recatosi nella sua diocesi, dopo poco si trovo di fronte un certo Oddone che gli contrastava la legittimita della no' mina, pretendendo di essere stato nominato vescovo prima di lui. Gli Anglo'Normanni di Cork erano in quel momen* 373 IL B. TADDEO MACHAR b'lVREA to yorkisti e awersi ad Enrico Tudor (poi Enrico VII, fon- datore della dinastia dei Tudor, 1485*1509) figlio di una Lancaster: ad essi teneva testa Edmondo de Coursey, ve- scovo di Clogher, legato da intima amicizia con Taddeo, in cui favore aveva rinunziato all'abbazia di Fonte vivo. Gli Anglo^Normanni di Cork denunziarono Taddeo al papa In* nocenzo VIII (1484-1492) come amico del vescovo di Clo- gher e come intruso nella sede di Ross, alia quale dicevano aver diritto Oddone. II papa con bolla del 21 agosto 1488, dichiaro Taddeo fi- glio d'iniquita, scomunicato e interdetto. piu facile imma- ginare che descrivere, quello che dove soffrire il beato. Con molta dignita, per non essere di scandalo ai suoi fedeli, chiese alia S. Sede che si facesse un'inchiesta. Da una bolla di Innocenzo VIII in data 21 aprile 1490 si apprende che Oddone aveva pochi anni prima rinunziato ad una Vicaria parrocchiale per entrare in un convento di Frati Minori, ch'era uscito da questo convento prima del- Tanno di noviziato e che volendo ricuperare la Vicaria ave- va dato denari e fatto regali a chi 1'aveva in essa surro- gate (i). Donaldo aveva frattanto rinunzJato in favore di Oddone alia diocesi di Ross, e aveva mandate Oddone stesso come suo procuratore a Sisto IV, per anmmziargli la rinun- zia; ma mentre Oddone era in viaggio per Roma, Donaldo era morto. La rinunzia era stata da lui fatta prima che il (i) Dobbiamo notare che nelle Comunita Francescane d'Irlanda Vinfluenza dei Frati Anglo-Normanni era grande sin dalla fine del secolo XIII, e ch'essi, come i Domenicani, ricevevano regolari ele- mosine dal re d'Inghilterra, v. GREGORY CLEARY O. F. M., St. Fran> cis and Ireland, in: Studies, an Irish Quarterly Review, Dublmo, dec. 1926, p. 542 e marzo 1927, p. 56. -374- I SANTI IRLANDESI IN ITALIA papa, conosciuta la sua morte, nominasse Taddeo. Tanto Oddone quanto Taddeo, reputandosi vescovl di Ross, soste- nevano le proprie ragioni. Dopo due anni, Innocenzo VIII, per porre termine alia questione, incarico Oliviero, vescovo di Sabina, di chiamare a se i due pretendenti, di invitarli a produrre documenti e lettere in propria difesa, e di emettere poi il suo giudizio al riguardo. Questo fu fatto; e, avuta la relazione del vescovo di Sabina, Innocenzo VIII con la men- zionata bolla del 21 aprile 1490 pronuhzio che Oddone, per priorita di tempo, doveva considerarsi vescovo di Ross, e imponeva quindi silenzio a Taddeo; ma nel giorno stesso, a proclamare Pinnocenza di quest'ultimo, lo nominava ve- scovo delle due diocesi di Cork e Cloyne, le quali erano state canonicamente unite nel 1430 (i). Taddeo cosi succedeva a quel Gugliekno Roche che gli aveva dato gli ordini sacri, e che spontaneamente e libera- mente rinunziava ora alia propria diocesi. Per tale rkumzia il papa assegnava a Guglielmo una terza parte delle rendite della mensa vescovile. Nella bolla di nomina di Taddeo, in data 21 aprile 1490, Innocenzo VIII dichiarava apertamente ch'egli era stato nomkiato e consacrato da Sisto IV ecclesiae Rossen tamquam vacanti licet in vero non vacaret, e che lo nominava alle altre due diocesi siccome degno per oinesta di vita e di costumi, prudente e vigilante nelle cose spiri- tuali e temporali, e adomo di altri doni e virtu. Dati i tem- pi Iburrascosi, in previsione di nuove difficolta, con una ter- za bolla di pari data il papa diceva a Taddeo : Vogliamo e di Autorita Apostolica stabiliamo che la provisione e pro- (i) Ora sono separate: la residenza della diocesi di Cloyne e in Queenstown. 375 IL B. 'TADDEO MACHAR D'IVREA mozione da noi fatta di tua persona, abbiano la pienezza di valore ancorche le Chiese di Cork e Cloyiie avessero a va- care per la morte dello stesso Guglielmo o in qualsiasi altro mcxlo . Ma i dolori di Taddeo non erano finiti. Quantunque no* minato vescovo egli non pote entrare in possesso della sua Chiesa, perche i beni della mensa vescovile, connivente il Comune di Cork e la cittadinanza di Youghal, erano stati presi sacrilegamente da quegli stessi signori Anglo *Nor- manni che avevano contrastato la sua elezione .a vescovo di Ross. Per ben due anni egli fu costretto ad aggirarsi di pae- se in paese miseramente: le sue tribolazioni ricordano quelle di S. Malachia: ritornb indi a Roma t e ottenne che Inno- cenzo VIII, con lettera motu proprio del 18 luglio 1492, ammonisse severamente gli invasori, e i loro complici e se- guaci, di desistere dal manomettere i beni di quelle due diocesi e dal conculcare i diritti del nuovo vescovo. Papa Innocenzo moriva sei giorni dopo aver firmato quel foglio, il 24 luglio. Taddeo fidente neU'efficacia della lettera del Santo Pa- dre, mosse da Roma per 1'Irlanda. Questo gran signore, questo gran dignitario della Chiesa, sul declinare di un secolo pieno di fasto e di rilassamento, senza fame motto a nessuno, si mette in strada per la sua lontana diocesi a piedi, solo, col bastone e la bisaccia del pel- legrino, visitando chiese e santuari, chiedendo ospitalita a conventi e ospizi, come un povero mendicante di Gesu Cri- sto. La via romana dall'Italia alle Gallic passava per Ivrea. Una sera d'ottobre il pellegrino, giunto alia bella cittadina posta sull'ingresso della valle della Dora Baltea, dopo essersi I SANTI IRLANDESI IN ITALIA indugiato a pregare, nella penombra del Duomo, dinanzi al- rimagine di S. Maria d'lvrea, esce dalla porta settentrionak della citta in cerca d'un tetto sotto cui passare la notte: discende la rapida china, prende la via d'Aosta. malato e stance: forse le protratte penitenze lo hanno indelbolito; or- se e affranto dal lungo cammino; certo il martirio morale sofferto silenziosarnente negli ultimi quattro o cinque anni ha fiaccato il suo cuore: si ferma alia porta di un ospizio. Misteriosa coincidenza. 1'Ospizio dei XXI che noi gia co- nosciamo, tenuto dai canonici di S. Orso d'Aosta. II ret- tore, il Rev. Francesco Chabaud, Vicario Generale e Offi- ciale di mons. Francesco Despre, che tenne quell'unicio dal 1483 al 1498 (i), lo accoglie caritatevolmente; ma in quella stessa notte, o piu esattamente all'alba del 24 ottobre 1492, lo sconosciuto pellegrino spira. Non aveva che trentasette anni. Una luce vivissima circonda il letticciolo al momento del suo trapasso: gli inservienti, credendo si tratti d'un in- cendio, accorrono per spegnerlo, ma in mezzo a quel chia- rore soprannaturale non v'e che la salma sorridente dell'ul- timo ospite. Al mattino seguente il Rettore va a riferire il caso al Vescovo Niccolo Garigliatti, che si reca a constatare ravvenirhento. Per sapere chi sia il morto ne apre la bisac- cia, e con maraviglia sua e degli astanti vi trova una croce vescovile, un anello, e delle carte che lo qualificano per Tad- deo, vescovo di Cork e Cloyne in Irlanda. La notizia passa di bocca in bocca, i fedeli accorrono dalla citta e dai dintorni, alcuni malati sono miracolosamente gua-- (i) V. MARGUERETTAZ, Memoire sur les hopitaux anciens du Val d'Aoste, Bollettino dell* Ace. di S. Anselmo, Aosta, 1879, appendice, p. 285. 377 IL B. TADDEO MACHAR D IVREA. riti. II vescovo ordina il trasporto solenne del cadavere alia Cattedrale, ove rimane esposto per qualche giomo: indi lo a collocare sotto la mensa dell'altare di S. Eusebio (dive- nuto poi di S. Andrea) con 1'iscrizione : Cava 5. Eusebii et sepulcrum B. Taddei Ep. Hib. D'allora sino al presente il corpo u oggetto di culto ed il suo nome venerato col ti" tolo di beato. In un breviario del secolo XV, in uso in que- gli anni presso il clero, leggesi in nota del calendario del mese di ottobre che il b. Taddeo aveva fatto molti mira" coli, fra i quali aveva guarito un certo Legerio travagliato da fefobri. Del beato si park nelle visite pastorali del 1585 e del 1647. Nel 1742, Mons. M. de Villa fece fare da tre medici della citta la ricognizione del corpo, e rinvenne nella cassa una conchiglia da pellegrino e 1'anello vescovile. Deposte le sacre spoglie in una nuova cassa, le fece col" locare prima nella cappella del SS. Sacramento insieme con altre casse contenenti reliquie di Santi, indi sotto 1'altar mag" giore della cattedrale ove si conservano tuttora. Il Capitolo della Cattedrale ne fa la solenne commemora" zione nella 2. a Domenica dopo Pasqua. Mons. Agostino Richelmy (poi Cardinale), nominato ve" scovo d'lvrea da Leone XIII nel 1886, d'accordo con Mons. O' Callaghan, vescovo di Cork (i), promosse il riconosci" mento ufficiale del culto prestato ab immemorabili al b. Taddeo. La sentenza favorevole della S. Congregazione dei Riti, in data 13 agosto 1895, con cui si dichiarava degno (i) Domenicano, che era stato a lungo in Italia sia come studente sia poi come Maestro dei Novizi e come Priore del Convento di S. Clemente in Roma. -378- I SANTI IRLANDESI IN ITALIA degli onori degli altari, u confermata da Leone XIII il 26 agosto dello stesso anno. Nel settembre 1896 si fecero in Ivrea grandi feste in ono- re di lui (i). (i) Vedi al riguardo del b. Taddeo Analecta Bollandiana f XV, p. 458, SAVIO, Gli antichi vescovi d'ltdUa: il Piemonte, p. 179, le Vite dei Santi del Piemonte del GALLIZIA e del MASSA, le storie ma* noscritte d'lvrea' del P. BENVENUTI e del Can. RoBESTI (citate al cap. X, 6), Can. VAUDAGNOTTI, Vita del Card. Richelmy, il Nu- mero unico in onore del b. Taddeo Machar, pubblicato dai Chierici del Seminario e altri ammiratori, Ivrea, Tomatis, 1896, e sopratutto Topuscolo del Can. GIOVANNI SAROGLIA, II b. Taddeo Machar ve- scovo irlandese, Ivrea, Tomatis, 1895, dove sono raccolte notizie complete e precise. 379 PARTE TBRZA IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDiESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO CAPITOLO VENTESIMOQUARTO IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO i. Venne ima volta nella vallata degli Appen- nini in cui riposano le sacre spoglie di Colombana dice Mrs. CONCANNON (i) uno che era destinato ad essere co- nosciuto da tutto il mondo, proprio sotto la designazione che Colombano aveva scelto per se medesimo (peregrinus, pan* perculus, Epist. V, Migne, P. L. t T. 8o t c. 274). II Poverello d'Assisi ha in comune col peregrinus e pauperculus di Bob- bio molto piii che una autodesignazione. Le Conf ormita ra Colombano e Francesco sono cosi strette, che si resta meravigliati ch'esse non abbiano colpito i biografi di que- st'ultimo santo. Per quanto io sappia, nessuno ra loro ha ri- cordato la visita di S. Francesco a Bobbio; e tuttavia la de- vozione verso S. Colomlbano ch'essa rivela, deve aver avuto una notevole influenza sullo sviluppo spirituale di S. Fran- cesco e sulle direttive del suo Ordine. Non soltanto i due Santi hanno preso a modello lo stesso grande Maestro, e hanrio interpretato egualmente i Suoi in- segnamenti, in quanto li hanno interpretati letteralmente : (i) The life of St. Columban, Dublino, 1915, p. XVI. - 383 - IL M6VIMENTO RfiLlGlOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO non soltanto la rappresentazione che ci facciamo di S. Fran- cesco sotto la quercia della Verna, circondato da una mol- titudine di uccelli festanti, ci ricorda a forza lo spettacolo che vide Cagnoaldo quando serviva Colombano nelle sel- vagge foreste del Giura; ma sembra quasi che S. Francesco abbia attinto dalla vita e dalla Regola di S, Colombano i piccoli dettagli esteriori della vita quotidiana e della Regola dei suoi frati. L'abito che portavano, di lana grezza, con un cappuccio, era 1'abito dei monaci irlandesi. I luoghi dei priml Francescani, format! da piccole capanne di frasche, circondate da una siepe come da un vallum, potevano sem- brare ricostruzioni di un antico monastero celtico. Davanti alia porta di Rivo Torto sappiamo che v'era una gran croce di legno, simile a quella che stava davainti alia porta dell'a- bate Attala a Bobbio (i). Seguendo i serpeggiamenti di quel rivo torto si saliva a certe piccole grotte sui fianchi del Subasio, che Francesco chiamava le Carceri e usava per 10 stesso scopo di ritiro e d'orazione per il quale Colombano usava il suo cdrcair. Ci puo esser dublbio ch'egli prendesse 11 nome in prestito da lui? E la missione dei due uomini era la stessa. Francesco e stato inf atti definito inella Legenda Trium Sociorum : pads et paenitentiae legatwnem amplectens. Questa frase sintetizza anche per Colombano Topera di tutta la sua vita. La missione di pace fu compiuta nelle scuole da lui fon^ date e nei campi riscattati dalla selvaggia sterilita dei de- serti mediante la dura fatica sua e dei suoi compagni. La missione di penitenza u compiuta in quel ministero dell'a- (i) V. RYAN, Irish Monasticism, p. 234. 384 ' .1,,., IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO micizia delle anime (i) che tanto giovo a incorporate il lai' cato nel solido edificio della Chiesa. Il simbolismo del Me* dio Evo cosi ammirevolmente interpretato nelle pagine de La, Cathedrale di Huysmans, vedeva nel laicato le pietre delle mura della Chiesa alcune delle quali eraiio grandi ed altre piccole , unite imsieme come i forti e i deboli nella comunione dei fedeli. In quella terribile Gallia del VI se- colo (di cui Gregorio di Tours ci ha fatto la cronaca e ci ha dipinto uomini e donne) le mura della mistica Catte- drale erano quasi completamente sgretolate e polverizzate, sotto Tassalto di appetiti e passioni orrende. Religionis vvt' tus pene habebakur. Fides tantum nutnebat christiana n&m frenitentiae medicamenta et mortificationis amor vix vel paucis in ea Yeperiebatur locis, dice Giona. Colombano rigua^ dagno il laicato al vero cristiahesfmo, lo incorporo di nuovo nelle mura della Chiesa col suo ministero de!T amicizia del' le amme e lo 'puntello con le numerose comunita religio^ se maschili e femminili che derivarono il loro primo impul^ so da Luxeuil. Chi ha la mente aperta alTinterpretazione del simbolo e del mistero non trovera strano ch'una delle chiese di Colombano fosse costruita sulle rovine d'un antico tempio romano di Diana, quasi a significare cio che la sua missione di pace , nelle scuole e nei campi, doveva fare per la nuova civilta cristiana d'Europa, riconsacrando Teredi- ta culturale lasciataci dalTantica Roma; che un'altra fosse ottenuta riconsacrando una chiesa cristiana contaminata dagli adoratori degli idoli; ch'una terza fosse innalzata di nuovo sui ruderi d'una diroccata basilica dedicata a S. Pietro. Allo (i) Anmchara, v. cap. II, 5 e III 2. -385- 25 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO stesso modo Francesco restauro molte chiese e papa Inno- cenzo ebbe un sogno in cui lo vide, povero omicciattolo, miseramente vestito, tender su la possente mole del Late- rano. In quelk concezione cavalleresca della santita per cui Francesco vide nei suoi campagni i Cavalieri di Cristo, ri* conosciamo Tantica idea irlaindese dei Milites Christi. I pa- ladini di Carlo Magtio e gli eroi della Tavola Rotonda d'Ar- tii, erano certo presenti alia mente di S. Francesco, allor ch'ei considerava i rapporti suoi e de' suoi frati con Cristo, come i rapporti di Cavalieri col loro Sovrano. Quando vediamo come venisse facile alia peiina di Colombano la metafora della milizia sia scrivendo ai compagni rimasti a Luxeuil, sia scrivendo a Papa Bonifacio siamo costretti a credere che anch'egli pensasse a quei Cavalieri della sua patria che avevano insegnato la Cavalleria aU'Europa. Si potrebbe scrivere un lungo capitolo sulle conf or- mita fra Francesco e Colombano. Ma abbiamo detto ab' bastanza per poter fondatamente asserire che se i Benedet- tini furono gli eredi materiali di Colombano, i Francescani furono i veri eredi del suo spirito. E forse e in cio una buona spiegazione della meravigliosa propagazione deU'Or" dine Francescano in Irlanda. Quando i figli di S. Francesco misero la prima volta il piede sul suolo irlandese, essi ri- portavano indietro all'Irlanda quello ch^ssa aveva dato al" Tltalia alcuni secoli innanzi. E questa e forse una delle ra- gioni per cui il frate bruno, the Brown Friar, ha avuto il privilegio di trovarsi sempre presente ai momenti supremi delTeroismo e dell'agonia dell'Irlanda . In queste pagine vi sono delle cose, a mio awiso, molto 386 It MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCAN6 giuste, e delle cose che inon si possono assolutamente accet- tare. Anzitutto non e ammissibile, perche ncttamente contra* rio alia verita storica, presentare S. Francesco come una de- rivazione da S. Colombano, quasi come un imitatore e un resuscitatore degli ideali di lui t che assai probabilmente mal conosceva ed eventualmente, pel nome di Bobbio, identifi- cava come doveva avvenire presso quasi tutti gli Italiani del sec. XIII con gli ideali benedettini (i). Ne Pimita- zione si puo appoggiare su argomenti cosi tenui quali la coin- cidenza fortuita dei nomi cdrceri e carcdir, k somiglianza deirabito (ch'era di diretta ispirazione evangelica), o Pere- zione di una croce di legno. L'originalita tutta italica di San Francesco e storicamente fuori discussione* In secondo luogo non e ammissibile, quando non si vo- glia indurre il lettore in errore, tacere le differenze enormi fra la personalita dolcissima del saaito serafico, e la persona- lita di Colombano, veemente, sdegnosov terribile nelle uv vettive e nelle apostrofi, un vero profeta come ben dice il MARTIN (2) della famiglia degli Elia, degli Eliseo, dei Giovanni Battista. Pero che fra lo' spirito del movimento irlandese del VI- VIII secolo e lo spirito del movimento francescano del XIII- XIV secolo vi siano dei' punti di contatto, e a mio avviso perfettamente vero. E appunto per questo, in tutte quelle cose in cui certi lati del carattere di Colombano si eclis- sano, e in lui rimane soltanto un illustre rappreseintante del- (1) Dante non fa neppure un posticino a Colombano, in Paradiso. (2) Saint Columban, p. 174 ss. -387- it MOVIMENtO RELlGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENt6 FRA&CESCAN6 la religiosita celtica in generate, e vero che S. Colombano e S. Francesco sono ravvicinabili. Mi propongo in quest'ultimo capitolo di fermarmi un poco su tale argomento particolarmente interessante 'per gli Ita- liani e per i Francescani, anche perche il confronto ci per- mettera di fare un'utile sintesi delle caratteristiche di quel movimento irlandese del quale albbiamo cercato le traccie sul nostro suolo. La CONCANNON dice in una nota (p. XVII) che il Dr. SHAH AN era stata Tunica persona (i) che prima di lei aves* se richiamato Tattenzione sulle sorprendenti somiglianze ra S. Colombano e S. Francesco. Mi sono procurato una copia dell'articolo dello Shahan, ma non vi ho trovato nul- la al riguardo: imagine sia errata la citazione. Invece trovo nella prefazione scritta dal Padre Augustin, O. S. F. C., per il volume del GOUGAUD, Gaelic Pioneeers of Christianity (2), i seguenti accenni (pp. XVIII e XIX): Ci sembra di vedere questi Confessori irlandesi mettersi in cammino, qualche volta da soli ma in generale a piccole bande o a gruppi di dodici, senza un piano prestabilito, ab' bandonandosi, nella pienezza della loro ede, alia guida del* lo Spirito di Dio. Generalmente portavano una tunica di la* na non tinta, alia quale poi s'attacco un cappuccio, simile alTabito che fu piu tardi adottato dal dolce S. Francesco d'Assisi; il loro bagaglio si limitava a un bastone, a una bor- raccia di pelle pendente dalla spalla, e a una borsa o bisac* cia contenente qualche libro prediletto e qualche reliquia (1) An Irish Monastery in the Apennines, nell' American Catholic Quarterly Review del luglio 1901. (2) Dublino, 1923. -388- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO di santi... Come 11 gentil Poverello, la cui vita e la cui re- gola hanaio tanto in comune con le loro, e che qualche se- colo dopo doveva portarsi per devozione al Santuario di Co- lombano a Bolbbio, essi erano veramente tutti presi 'd'a- more per Cristo e possedevano in piena e generosa misu- ra quell'affezione persdnale a Lui che purtroppo manca al- 1'eta presente, ma che alimentava inei loro cuori il calor bian- co di una passione che nessun sacrificio poteva saziare e nessuna sofferenza vincere. Un accenno alia visita di devozione di S. Francesco, coihe fatto sicuro, si trova nel bel discorso tenuto dal Card. Lo- GUE a Bobbio il 25 marzo 1906 : Come ci e caro pensare che il Poverello d'Assisi e penetrato un giorno, mosservato, nella cripta di questa Basilica, e li, con le braccia stese, s'e prostrate dinanzi alia tomba del nostro gran patrono e pro- tettore (i). E menzione del pellegrinaggio del Padre Sera- fico si trova anche neirappello lanciato dallo stesso Cardi- nale agli Irlandesi per i restauri di quel Santuario il 24 no- vembre 1906. In modo dubitativo e esso rammentato nella Lettera pa* storale per la Quaresima 1923 di Mons. P. CALCHi-NovATi, vescovo e conte di Bobbio (2) : Una pia tradizione (e per- che non accoglierla?) ne da che S, Francesco d'Assisi pelle- grinb a questa venera'ta cripta, dando il suo bacio al grande monaco irlandese , Onde prima d*ogni altra cosa sara bene vedere rapida- mente quale documentazione possediamo circa questa in- teressante visita. (1) V.: Irish EccL Record, vol. XIX, maggio 1906, pp. 446-450, (2) Bobbio, Tip. Baldini e Foppiani, 1923, p. 19. -389- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO 2. Nessuno degli antichi biografi. di S. Francesco ne parla: e neppure per quel ch'io sappia dei mo- denni. Le notizie che possediamo al riguardo, si trovano soltanto ra le notizie storiche del convento di S. Francesco di Bofobio, certamente uno degli antichi dell'Ordine, fon* dato molto probabilmente gia nella prima meta del sec* XIII e appartenente alia Provincia bolognese (i). FRA SALIMBENE racconta nella sua Cronica (2) dresser passato per Bobbio nel 1249. Item millesimo supraposito post festum sancti Antonii Paduani, sive Hyspani, qui est ex ordine fratrum Minorum, de conventu lanuensi recessi cum socio meo [lohdnnino de OHt's] t et venimus Bobium, et vidimus unam de ydriis Domini, in qua Dominus ex aqua vinum fecit in nuptiis. Dicitur enim esse una ex illis. Si est, Deus novit, cui nota sunt omnia, aperta et nuda. In ea sunt multe reliquie. In altari monasterii Bo bit est. Et sunt ibi multe reliquie beati Columbani, quas vidimus. Post hec ve* nimus Parmam... . Egli npn accenna al soggiorno bobbiese di S. Francesco, ne esplicitamente all^esistenza d'un convento bobbiese di Minori. Tuttavia e verosimile che la dicitura venimus Bobium sottintenda al nostro convento , come la successiva dicitura venimus Parmam. II GONZAGA (3) cosi parla de conventu 5. Francisci Bobij: Extra istius igitur civitatis muros conventus hie, Seraphico (1) Qualche documento riguardante la sua fondazione potrebbe trovarsi ra le carte bobbiesi dell'Archivio di Stato di Torino, anche perche il suolo fu generosamente donato ai Francescani, come di consueto, dai Benedettini. II Codice Diplomatico pubblicato da Cl- POLLA e Buzzi si ferma al 1208. (2) Ediz. Holder-Egger, MM. GG. HH., p. 332- (3) De origine Seraph. Religionis Franciscanae, Roma, 1587, parte II, p. 268. 390 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO Patri Francisco sacer, atque a 12 fratribus inhabitatus, exsur* git: qui sane antiquissitnus est, atque eidem Seraphico patri co'evus: cum, indubia seniorum traditione, ab eo aliquando inhabitatus fuerit. Innititur vero huiusmodi traditio duabus Pontificiis bullis in huius loci tabellario asservatis: quarum altera a Nicolao III Summo Pontifice 30 anno a morte divi patris Francisci, altera vero ab Alexandra IV Pont, itidem max. iij tantum anno post ejusdem patris mortem, data fuit : et utraque hujus sacrae aedis tamquam omnino perfectae, retroque aedificatae mentionem facit... . Qui troviamo ben stabilita la tradizione del passaggio di S. Francesco per Bob' bio e appoggiata airautorita di due bolle pontificie che dovrebbero dimostrare essere stato il convento edificato pri- ma della di lui morte. Ma la crpnologia non e rispettata, Alessandro IV essendo stato papa dal 1254 al 1261, e Nic* colo III dal 1277 al 1280. II WADDING (i) nomina il convento ma solo in occasione di indulgenze ad esso concesse da Niccolo IV (1288-1292) nel 1290 (2). Mons. Stefano Rebolini, di Bobbio, mi scgnala VQrdo pro- cessionum Cleri Bobiensis (3), ove, descritto Titinerario della processione della feria III in Rogationibus usque ad Eccle* (i) Annales Minorwn, tomo V, p. 244, n. 27. (2). Nel tomo XIII, p. 146, n. 75, all* anno 1459 parla di un mo- nastero di Clarisse in Bobbio, denominate da S. Chiara e fondato ante aliquos annosi e nello stesso tomo, a p. 380, n. 27, alia data del 1465, parla di Sorores Monasterii Sanctae Claras Bobiensis Tertii Ordinis, alle quali omnia et singula conceduntur privilegia et gratiae quomodolibet concessa sororibus quibusvis ejusdem Instituti, sub re- gimme Fratrum Mtnoram de Observantia degentibus. (3) Mediolani, 1756, ap. Federicum Agnellum. Ne esistono due precedent! edizioni, del 1459 e 1627. IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO siam S. Francisci, e detto (p. 63 ss.): Etsi superioribus an* nis renovata fuerit h&ec D. Francisci Ecclesia, una tamen cum adiuncto Coenobio antiquissimae fundationis procul du* bio dignoscuntur. Siquidem constans veterum traditio est, eundem Seraphicum Patrem Franciscum aliquando hanc se- dem incoluisse prout comprobari videtur, turn ex angusta quadam Cella, in superiori Conventus Dovmitorio adhuc ex. tante, quam inhabitasse creditur, turn etiam ex Pontificiis Bullis Alexandra IV 1256 et Nicdai III 1278 editis, et in Ta< bulario Fratrum ttsservatis. Olim in hoc coenobio alebantur duodecim Religiosi ad minus, et magna erat Civium ergo. Seraphicum Institutum devotio, cum omnes ferme Bobien* ses incolae Tertio S. Francisci Ordini, qui nutxime alias flo* ruit in hac Ecclesia, adscriberentur . Qui si parla d'una cosa nuovat dell'esistenza d'una cella di S. Francesco, nel con- vento bobbiese (i). FLAMINIO DI PARMA (2) invece fa passare S. Francesco per Bobbio prima dell'edificazione del convento, anzi ne fa il (1) Noteremo che quest* Ordo processionum (p. 71) parla anche del Monastero e della Chiesa di S. Chiara. Perantiqua est haec S. Clarae Ecclesia, penes quam degunt Sacrae Deo Virgines sub Regula Seraphici P. 5. Francisci, cujus institutum jam fere per sex saecula ab ipsis amplexum, religiose adhuc servatur. Olim supra triginta sorores in hoc asceterio commorabantur, sanctitatis et obser- vantiae fama celebres, quae licet ex antiqua institutione a claustris egredi libere possent, a Pio Papa II anno 1458 supplices petierunt, ut sibi sub arctissima Clausurae custodia et lege vivere imposterum ex solemni voto liceret, quod, prout ex Pontificis litteris ejusdem datis Mantuae primo sui Pontificatus anno, in earundem Archivio asservatis, evincitur, impetrarunt, et hue usque ab ipsis diligenter observatur . II Monastero ha sussistito fino alia soppressione napo' leonica del 1802. (2) Memorie istoriche delle chiese e del conventi dei frati minor* dell'Osservante e Riformata Provincia di Bologna, Parma, 1760, It p. 4 392 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO fondatore. Ripete gli errori cronologici del Gonzaga. Egli dice : Conviene riferire lo stabilimento dei Frati Minori in Bobbio, imperocche seblbene nan ritrovisi alcun monumento, che di cio ci erudisca, pure la costante tradizione e molte congruenze ci persuadono essere cio avvenuto in occasione del passaggio per cola del Serafico P. S. Francesco. II Vadin- go in piu luoghi, ed altri scrittori delle gesta del S. Padre ce lo descrivono nella Lombardia e nel Piemonte ora ivi giunto ritornare addietro, ora di solo passaggio mentre por* tavasi verso le Gallic e Spagne, e mentre ine ritomava, pie* gando talvolta il suo cammino verso Alessandria e Monfer- rato, talvolta verso Cuneo, e proseguendo per gli occidentali Appennini della Liguria, passando anche pel ivi vicino Cairo, ed inoltrandosi verso gli orientali della Liguria stessa, donde poi penetrare nella Toscana. Or certo essendo che il Santo Padre passo per le scoscese montagne dei Liguri e che neili suoi viaggi espressamente visitava li piu venerati Santuarii, anzi talvolta soggiornava alcun poco in quelli, e nelli luoghi celebri per le virtu d'austerissimi monaci, e dei Santi loro Fondatori, come avvenne in Camaldoli ed altrove, riesce in- verosimile che scorrendo pe* monti dei Liguri non decliinasse a visitare il vicino Santuario, e Monistero di Bobbio celebra^ tissimo nell'Italia, e nell'Europa pei Sagri Corpi ivi venerati degli Abbati Santissimi Colombano, Attala, Bertulfo, Bobu- leno, pel veneratissimo Cumiano dalla sua sede vescovile in Iscozia passato a soggiomare in qualita di semplice monaco in questo Monistero, e per la santita di una moltitudine di altri austerissimi monaci. Quanto consolante sara riuscito al Santo Padre il visitare nelle confessioni della Chiesa del Mo^ nistero li sagri depositi di quegli Uomini Santi, rammirare 393 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO PRANCESCANO I'edificante vita di quelli allora numerosi monaci, il vedere quei luoghi scoscesi sequestrati dagli strepiti del mondo, con altrettanto avra bramato di qui edificare un Convento pei Frati del suo Ordine, e I'ottenerme da quei Venerabili Mo" naci un sito suffkiente, non sara stato malagevole a lui, che e la sua prediletta chiesuola della Porziuncola, ed altri molti luoghi per la edificazione di Conventi e propagazione del" I'Ordine Suo da Ibeneficentissimi Monaci Benedettini aveva ^ ottenuto. Non mancherebbero certamente di tali cose le ri" spettabili antiche e forse anche autentiche memorie, se con* servate si fossero nell'edificato Convento le vecchie scritture, delle quali era quasi iniuna ritrovasi, sicche conviene atte^ nersi alia tradizione, ad alcune osservazioni sulla qualita del" Tantico edifizio, e a qualche documento indicante se non la fondazione, almeno Tantichita del Convento, ai giorni del Santo Padre quasi contemporanea. II Vadingo lo suppone e^ificato nel secolo stesso in cui fiori fl Santo Padre, e cio argomenta dalla concessione di alcune indulgenze fatta dal Sommo Pont. Nicolo IV (Wad., V, anno 1290, n, 17). Piu antichi sono perb due monumenti, che nei giorni del Gon" zaga conservavansi in convento, e dal medesimo citati, cioe una bolla di Niccolo III, emanata 30 anni, ed altra di Ales' sandro IV data 3 soli anni dopo la morte del Serafico Padre (Gonzaga, P. II, De prov. Bonom. num. 3), nelle quali sup" ponesi la Chiesa ed il Convento gia edificato, e dai Religiosi stabilmente abitato, imperocche Nicolb III concede alcune indulgenze a chiunque nelle forme prescritte visitera la Chie" sa di S. Francesco di Bobbio nei giorni dedicati al medesimo, a S. Antonio di Padova, ed a S. Chiara. E da quella di Ales> sandro IV rivelasi che in quei critici giorni nei quali bolli" 394 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO vano le gia descritte dissenzioni ra il Clero, e il Popolo, e li Monaci, anche 11 poveri Frati non furono esenti dalle in- quietudini; imperocche pretendevasi loro impedire il dare se- poltura nella propria Chiesa a quei devoti, che desideravaino e disponevano di essere ivi seppelliti, onde il Sommo Ponte* fice ordina che niuno possa in cio essere loro d'impedimento. Smarritasi la bolla citata di Nicolo III si conserva pur anche, unico antico monumento in quelTarchivio, la bolla di Ales* sandro IV . Detta bolla e riprodotta nel Bullarium Franciscanum (i) sotto la data del 23 luglio 1257 (terzo del Pontificate di Ales* sandro IV) con questa nota: <.< Ut ex cit. Gonftiga colligi posse videtur: hujus porro loci, Cenobiique meminit Wad* dingus ad annum 1290 n. 27, sed tantum occasions Indul* gentiae illi a Nicolao IV elargitae; caeterum origo ejus adhuc ignoratur, fuitque 5 locus Custodiae Parmensis in Provincia Bononiensi ex veteri Provincial} Ordinis apud Auctorem Po- lychronici, et Pisanum Conform. XI, Saeculo XV a nostris ad FF. Mmores Observantes translatus . Dalla provincia di Bologna il Convento di S. Francesco di Bobbio passo nel 1782 alia prov. di Torino (2), alia quale rimase fino alia isoppressione napoleonica del 1802. Ecco quel che ci dice al riguardo P. CORRADO (3) : Extra huiusce urbis ! (Bobii) moenia iam ab antiquis temporibus extabat Minorum (1) Fr. J. H. SBARALEAE, Romae, 1761, t. II, p. 230. V. anche: Eullarii Franciscani Epitome redegit CONRADUS EUBEL, Quaracchi, 1908, p. 93, n. 958 in nota. (2) V.: P. G. PlCCONl, Centone di memorie storiche concernenti la Minoritica Provincia di Bologna, Parma, Tip. della SS. Nunziata, 1906, tomo I, p. 4. (3) Historia et chronologica Synopsis almae prov. Taurinensis de Observantia, Taurini, typ. Castellazzo e Caretti, 1856, p. 104. 395 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO conventus, quern Ordinis scriptores ex non dubiis monumen' tis eidem Seraphico 5. Francisco coaevum asserunt. Hie con- ventus Divo P. Francisco dicatus a duodenis Fratribus ui plurimum incolebatur, atque ad Bononiensem Ordinis Pfo- vinciam spectabat. Ast anno 1783 huic Divi Thomas Apostoli accessit, in eoque fratres habitavere, spiritualia pro tempoTa* libus subsidia Civibus sedulo praestantes, usque ad annum 1802 . Nella soppressione napoleonica, le carte degli Archivi del Monasteri di S. Francesco e di S. Chiara subirono la stessa sorte di quelle delTArchivio di S. Colombano. Dopo esser rimaste fino al 1815 depositate presso la Sottoprefettura di Bobbio, furono inventariate e passarono (per Voghera e forse per Alessandria) airArchivio di Stato torinese, ove erano gia nel 1821 (i). Oggi il fabbricato del Convento di S. France- sco e della Chiesa annessa esistono ancora; ma la Chiesa e diventata un fienile, e il Convento fa compassione per lo squallore desolante a cui e ridotto. In una parte di esso abi- tano due famiglie di mezzadri, il resto e disabitato. Quella ch^era la sagrestia e ora il laboratorio di un falegname. Il tutto e proprieta del Senatore Marchese Obizzo Malaspina, i cui antenati lo comprarono dal Demanio dopo la soppres- sione del 1802. Due magnifici elci secolari, che sorgevano dinanzi alia Chiesa e che il popolo diceva piantati da San Francesco, furono abbattuti durante Tultima guerra. Da quantO' abbiamo >esposto risulta ben chiaro come accan- to alia tomba di Colombano sia fiorito sin dal secolo XIII un centra di francescanesimo, e come sia antica la poetica (i) V.: ACHILLE RATTI, Le ultime vicende della BibL e deWAf" chivio di S. Colombano di Bobbio, Hoepli, Milano, 1901, p. 26. 396 iL fttbViMBN'ro RELidioso IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCISCANS tradizione del passaggio di S. Francesco per Bobbio, e delk sua devozione verso S. Colombano. Ma mi pare che ci dob' biamo contentare di lasciare ad essa un valore simbolico, piuttosto che storico. Infatti la mancanza di ogni accenno al riguardo nei primi biografi di S. Francesco e specialmente in TOMMASO DA CELANO che pur ricorda il passaggio di lui per Alessandria ove awenne un miracolo (i), il silenzio di FRA SALIMBENE che pure passo per Bobbio nel 1249, cioe solo 23 anni dopo la morte del Serafico Padre, il silenzio del WADDING, irlandese, che pur conosceva la tradizione gia rac- colta dal Gonzaga, la discordanza delle memorie locali circa Tepoca della visita, che ora e posta prima della fondazione del convento ora e posta dopo, fanno dubitare assai della realta di essa. Alcune fonti storiche bobbiesi che attriibuiscono la fondazione del convento a S. Francesco, dicono ch'ei sarebbe passato per la Val Trebbia andando da Genova, dove avreb- be tenuto capitolo, a Piacenza; ma il prlmo Capitolo gene- rale in Genova u tenuto solo nel 1244 (2), e il CAMPI nega (3) che S. Francesco, nelle sue peregrinazioni in Lom- bardia e in Francia, sia passato per Piacenza (4). D'altra parte la visita a Bobbio non si pu6 smentire cate- goricamente, perche siamo molto al buio circa gli itinerari di S. Francesco in Alta Italia, sia nel periodo 1213-1215 (viag- gio in Francia e in Spagna), sia nel 1220 (dopo il ritorno dal- (1) Vita II S. Francisci Assisiensis, cap. XL VIII. (2) V.: HOLZAPFEL, Maniide historiae Ordinis Fratrum Minorum, 1909, p. 622. (3) Storia Eccl. di Piacenza, II, libro XVI, all'anno 1221. (4) V.: P. ANDREA CORNA, Storia ed Arte in S. Maria di Caw pagna (Piacenza), Bergamo, Istituto Italiano di Arti Grafiche, 1908, p. 116. 397 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO 1'Oriente). Anche per le varie citta di Lombardia che vanta- no visite del Santo Milano, Monza, Treviglio, Oreno, Iseo, Bergamo, Brescia i document! mancano del tutto e non abbiamo che tradizioni piu o meno antiche (i). 3* Se fra. S. Colombano e S. Francesco, presi nelle loro caratteristiche individuality mal si sostiene il paragone, e se la devozione personale di S. Francesco verso S. Colombano non risulta storicamente provata, e pero innegabile come abbiamo detto che fra il movimento monastico irlandese e il movimento francescano vi sono delle intime rassomi' glianze, che colpiscono chiunque osservi iserenamente ed at- tentamente i due fenomeni. Prima di entrare nella sostanza di queste rassomiglianze, credo necessario di fermarmi un momento ad esaminare la vera importanza di una connessa questione, ch'io considero di forma ma che, con gli equivoci cui da luogo, potrebbe im- pedirci d'arrivare al midollo del fenomeno storico e impri' gionarci in una visione ristretta ed errata del medesimo. Parlo della questione delle Regole. (i) V.: P. P. M. SEVESI, Gli albori del Francescanesimo in Lorn* bardia, Saronno, 1930. Ci sia qui lecito indicate di passaggio uno strano equivoco in cui e incorso il PENNACCHI nel tradurre lo Spe* culum Perfectionis (FRATE LEONE, Lo Specchio di Perfe&one, volga^- rizzato da Francesco Pennacchi, Soc. Editr. Toscana, S. Casciano Val di Pesa, 1925), che potrebbe indurre qualche lettore in errore cipca i rapporti di S. Francesco con S. Colombano. In ben tre punti (67, no, 115) egli chiama eremo di S. Colombano presso Rieti il romitaggio di Fonte Colombo (eremitorium de fonte columbarum). II nome di fans columbarum, com'e noto, si ritiene imposto all f e' remo da S. Francesco per la fontana ivi esistente a quo heremito* rium ibidem constructum usque hodiernum diem locus fontis co* lumbe vocatur (Actus S. Frtincisci in Voile Reatina, cap. II). Non si hanno indizi di cappelle dedicate a S. Colombano ne in Umbria ne in Diocesi di Rieti. -398- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO In verita, i monaci irlandesi non hanno avuto, fino a San Colombano, vere regole, e spesso hanno applicato usanze straniere, come queile di Lerins introdotte gia da S. Patri- zio (i). Sino alia fine del VI secolo, cioe fino all'affermarsi della Regola benedettina, la stessa cosa aweniva del resto anche in Italia, e nelle isole del Mar Tirreno, e in Gallia: i molti monasteri ivi esistenti (compreso quello di Cassiodoro a Vivario, e quelli di Lerins stesso e di Tours) avevano cia- scuno le loro usanze e le loro speciali tradizioni, basate in molti casi sulle norme di Cassiano o su altre norme orientali, ma non avevano vere e proprie regole scritte.(2). Non deve quindi far meraviglia se anche presso gli Irlandesi la parola regola non indica a quell'epoca, nelle loro Vite di Santi, un insieme di prescrizioni sistematiche di vita religiosa, ma sol" tanto I'insegnamento ascetico d'un dato santo, dispensato oralmente o per via d'esempio, oppure 1'osservanza tradizio- nale, non codificata, d'un dato monastero, Sono in genere pie sentenze ed esortazioni, in prosa o in versi (3), Sotto il nome di Columba va una brevissima regola per eremiti. Uo poco piu sviluppata e la curiosa regola dei Culdei, attribuita a Maelmain di Tallaght. Ma in fatto di regale monastiche propriamente dette, uscite di penna irlandese, non si puo ci- tare altro che quella scritta in ktino da S. Colombano. Per quanto composta per monaci continentali, essa contiene mol- te disposizioni che certo riflettono le consuetudini dei mo- nasteri d'Irlanda e in particolare queile di Bangor. (1) V.: GOUGAUD, Les chr. celt., p, 85 ss.? ALBERS, Aforismi di vita monastica, p. 135-144; MARTIN, St. Colomban, p. 4-5 e 192. (2) V.: ALBERS, op. cit., p. 61, 89 e 191, e MARTIN, op. cit. t p. 28. (3) V.: RYAN, Irish Monasticism, p. 411. 399 ~ it MOVIMENTO RELIGiOSO IRLAfcDESE E IL MOVIMENT FRANCESCANO Dobbiamo qui ricordare che gli scritti monastici di Colons bano sono quattro: la Regula monachorum, che tratta dei principi fondamentali e della ragione del vivere monastico; la Regula. coenobialis che tratta delle trasgressioni monacali e delle relative pene; il Poenitentiale che specifica alcuni di tali punti; e VOrdo de vita et actione monachorum, che con- tiene bellissime istruzioni o meditazioni pel profitto spirituale dei monaci (i). dovere di giustizia rilevare dice il LU- GANO (2) a proposito della Regula monachorum come un irlandese, educate al monachismo nel cenobio di Banger, e fermatosi, apostolo peregrinante, tra i Vosgi, con seguaci e discepoli irlandesi e franchi, abbia loro proposto un metodo di vita, modellato sulle austerita degli antichi Padri, e, nel medesimo tempo, temperate da uno spirito di sapiente di- screzione, tutto proprio dei Latini e della Chiesa romana . Invece quella che di solito si prende come rappresentante dello spirito monastico irlandese e la Regula coenobialis, e su essa specialmente s'appuntano le critiche. La legislazione di Colombano e stata nel complesso messa in confronto da una parte con la legislazione di S. Benedetto e dalTaltra con quella di S. Francesco: ed e stata trovata in entrambi i casi soccombente. In rapporto alia regola di S. Benedetto le si muovono di solito due principali accuse: quella di indeterminatezza e quella di eccessiva rigidita E a queste due cause si attribuisce generalmente il suo rapido tra- (1) V.: LUGANO, San Colombano, p. 18-27; ^ primo e il quarto scritto di S. Colombano sono riprodotti secondo 1'edizione critica del Seebass nella Riv. Star. Benedettina del 31 dec. 1920, p. 185 ss. (2) Op. cit., p. 18. 400 IL MOVIMENTO RELIG10S6 IRLANbfiSe fi IL MOVIMENT6 FRANCESCANd monto, e la sostituzione con la regola benedettina, meno ri- gorosa e piu precisa, che lascia minor campo alia discrezione delTabate (i). In rapporto alia regola di S. Francesco, le si muove la seconda accusa: quella di eccessiva rigidita (2). Nessuna delle Regole antiche dice il FELDER 1. c. rimmcia alle pene corpordi, cioe al castigo di commesse mancainze, per mezzo di colpi di verga, flagellazione ecc. da parte dei Superiori. Il piu inesorabile era S. Colomlbano (545-615). Nella sua Regola [il Felder cita soltanto la Regu* la coenobiaUs"] il piii grande come il piu piccolo fallo era punito con le battiture. Chiunque a tavola dimentica di fare il segno della croce sul cucchiaio; chi tralascia 1'araen dopo la preghiera; chi parla di se medesimo; chi si scusa dopo un rimprovero; chi sputa inutilmente; chi commette tali e cento altre consimili cose, deve sottostare alia pena. Ovunque si minacciano colpi, che vengono poi anche somministrati cd esattamente contati: sei, dodici, cinquanta, cento; tanto che ad un povero monaco, con tutto il suo buon volere, era dif- ficile passare un giorno solo con le ossa sane. La severita quasi barbarica della Regola di S. Colombano fece si, che, prescindendo da altre ragioni, dal secolo VII in poi si andas- se introduoendo man mano la Regola di S, Benedetto (480* 543) nella maggior parte dei Monasteri deU'occidente. Bene^ detto, da romano finemente abituato ed ^struito che era, pose (1) V.: LUGANO, op. dt., p. 41, MARTIN, op. tit., p. 192, CON* CANNON, op. cit., p. 277, CABROL, L'Angleterre Chntienne, p. 189, GASQUET, Saggio storico della costitugione monastica, p. 22-24, PA- SCHINI, Le^j'ont di storia ecclesiastica, II, 8o'8i, PAGNINI, Manuals di sloria ecclesaistica, III, i88'i8g, e anche le osservazioni del Gou- GAUD, op. cit., p. 381. (2) V.: FELDER, L'ideale di S. Francesco d' Assist, I, 336. 401 26 IL MOVIMENTO RELlGlOsO IfeLANDfiSE E 1L MOVIMENTO 1FRAMCESCAN6 da banda Tinesorabile sistema di punizione, senza pero rinun- ciasre totalmente alle pene corporali medesime. Egli orditia tnnanzi tutto, che gli elementi piu giovani e meno colti, i quali non hanno una conveniente intelligenza per altre peni- tenze, commettendo delle colpe gravi, vengano puniti con straordinario digiuno oppure con severe battiture . Gli altri monaci vengono condannati alia flagellazione allora almeno che, castigati gia piu volte prima, non si indussero all'emen< dazione. Anche gli statuti della riforma cluniacense-benedet' tina (compilati nel 1123) prevedono delle pene corporali gra* vissime, in cui, spogliato il dorso del monaco prevaricatore, secondo 1'antico costume, lo si lacerava a colpi di verga , Persino i Domenicani si attennero fedelmente a questo uso, di far flagellare i religiosi, i quali si erano resi colpevoli di gravi fatti, nelle pubbliche adunanze, ai piedi di ciascun confratello . La soppressione delle pene corporali voluta per i suoi figli da S. Francesco (il quale tuttavia ha mortificato il proprio corpo con una crudezza per nulla inferiore a quella di tutti gli altri santi, e quindi anche dei grandi santi irlandesi) (i), mostra il concetto altissimo che egli aveva della penitenza e la sua indefettibile e inuguagliata fedelta all'insegnamento di Gesu Cristo, che con tanta efficace mitezza aveva corretto Tadultera (Giov., VIII). Ma gli stessi esempi citati del Felder .di altre regole che contemplano punizioni corporali, dimo- strano che Colombano seguiva in cio tradizioni ritenute vevoli pel bene delle anime da fondatori di comunita (i) Hoc solo documento, dice TOMM. DA CELANO, II, n. 129, dis* sona fuit manus a lingua in patre sanctissimo. Corpus enim suum utique innocens flagellis et penuriis subigebat, multiplicans ei nera sine causa. 402 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOV1MENTO FRANCESCANO giose di tutte le epoche, a cominciare da quelli dei cenobi della Tebaide (i): ne si deve dimenticare che se egli e stato piu rigido degli altri, legiferava in un'epoca ed in mezzo a un popolo d'una brutalita e d'una immoralita particolar- mente f amose : la Gallia merovingica (2). II giudizio del PEL- DER, che dipinge Colombano come un barbasro ignorante (mentre inoi sappiamo che cosa rappresentassero allora gli Ir- landesi per la cultura occidentale) e che si basa unicamente sulla Regula coenobialis e non altresi sulla Regula monadic* turn di cui il LUGANO riconosce la discrezione, non deve quin- di indurci in errore nell'apprezzamento complessivo dell'idea^ le monastico di Colombano, e tanto meno delle caratteristi' che di tutto il movimento irlandese, di cui egli e stato certo uno dei piu illustri rappresentanti, ma ch'era cominciato gia prima di lui e che in molte parti, come nella Scozia e nella Northumbria, s'e sviluppato indipendentemente da lui, e pre- cisamente sotto Tinfluenza di Jona. Ne e da dimenticare la grandissima parte che in tutti i monasteri irlandesi era kscia^ ta alia paterna beai'evolenza, al senso di responsabilita, ed al- Tiniziativa dell'abate, neirapplicazione delle regole di gover- nor Colombano esplicitamente rammenta che la conrezione deve essere sempre un rimedio piu che una punizione, e che quindi, nelTinterpretazione di un esperto superiore, essa deve variare col temperamento, colle abitudini e coi bisogni di ciascuno (3). (i)V.: ALBERS, op. cit., p. 15 e RYAN, Irish Monasticism, pag. 282-285. (2) V.: MARTIN, op. cti., p. 70-76. (3) V. j MARTIN, op. cit., p. 57 e 58. E in omaggio a questo senso di responsabiilta del superiore, S. Francesco, d'altra parte, non ha esitato in alcuni casi eccezionali ad infliggere anche a* suoi frati vere 403 :.-'- . Jt,.. IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO Nessun movimento religioso si puo giudicare unicamente sul testo di una Regola scritta: bisogna guardare ai fatti. II testo d'una Regola, specialmente quando essa ha quattor- dici secoli di vita, e in parte lettera morta; e solo dalla tradi* zione che vien vivificata, illuminata, ed interpretata dice il BERLIERE a proposito della Regola benedettina (i). E difatti questa Regola benedettina, cosi misurata e precisa, ohe de- termina fino nei piu piccoli dettagli, tutto cio che riguarda Timpiego delle giornate, la distribuzione degli uffici, 1'am- missione dei novizi, i voti, il governo della comunita, ecc. (2), non ha impedito, nel corso del secoli, la piu straoiv dinaria varieta di consuetudini religiose, eremitiche e cenobi- tiche, e ha avuto interpretazioni differentissime, starei per dire opposte, come ad es. presso i cluniacensi ed i cistercen- si (3). Altrettanto si puo dire della Regola Francescana, sotto la quale si sono formate, coll'andar dei secoli, non poche fa- miglie diverse. Il testo d'una Regola non riceve luce e valore se non dallo spirito di coloro che lo applicano. Dico di piu. I testi delle Regole il piu delle volte non met tono affatto in evideinza quei punti che nello svolgimento storico dei rispettivi Ordini, son poi destinati a formare ]? speciale caratteristica e la piu bella gloria degli Ordini stessi. S. Colombano, ad es., non dice nella sua Regola una parola sulTapostolato; eppure egli ha fatto per proprio canto, e ha permesso ai suoi discepoli di fare (grazie alia latitudine delle e proprie punizioni corporali (v. ad es. TOMM. DA GEL., II, n. 182 e 206). (1) L'ordine monastico dalle origini al secolo XII, Laterza, Bari, 1928, pag. 73. (2) MARTIN, op. cit., p. 192. (3) V.: BERLIERE, op. cit., p. 404 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO facolta riservate agli abati) opera missionaria di meravigliosa vastita su tutto il contmente europeo. Nella Regola di San Benedetto manca qualsiasi prescrizione riguardo allo studio delle lettere (i); eppure la piu durevole gloria dei Benedet- tini attraverso i secoli e stata quella del costante ed intenso amore per gli studi, della gelosa e prowidenziale custodia dei mezzi di studio, dello speciale ardore con cui hanno ono- rato della loro profonda dottrina e della loro competeinza liturgica la Santa Chiesa di Gesu Cristo. Cosi pure la Regola di S. Francesco, che pure e stata la prima a considerare 1'a- zione apostolica presso gli infedeli, nan ne parla che con que- ste poche parole delTultimo capitolo, che tratta anche di altro argomento (del Cardinale protettore dell'Ordine) : Tutti quei Frati che, per ispirazione divina, vorranno andare fra i Saraceni ed altri infedeli, ne chiedano licenza ai loro Ministri provinciali; i quali pero non concedano tale licenza se non a quelli che troveranino idonei ad esservi mandati (IL a Re- gola, Capo XII). Tutta la meravigliosa fioritura di missionari franoescani, che entro pochi decenni dalla morte del fonda- tore gia raggiungevano sicut Agni inter lupos i con- fini del mondo conosciuto (Giovanni da Pian del Carpine bat- teva gia nel 1245 le vie dell* Asia centrale e Giovanni da Montecorvino giungeva verso il 1290 a Pechino), e sorta da queste poche parole. Da cio ben si vede come chi vuol giudicare di un movi- mento religioso in base al testo del suo certificato di nascita, e non in base al suo spirito animatore, rivelantesi nel pro- gresso del suo svolgimento storico, e portato facilmente a (i) V.: ALBERS, op. cti., p. 155. 405 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO cadere in inganni gravi. II movimento irlandese, e in parti- colare quello colombaniano, non pub essere giudicato solo in base a qualche disposizione scritta penitenziale. La Regola di Colombano, malgrado la sua innegabile rigidita in materia disciplinare che metteva certo a dura prova la vocazione dei monaci (i), aveva mostrato nel VI e VII secolo una grandis- sima forza espansiva: e noi siamo dell'awiso che il suo im- provviso trampnto, sia dovuto precipuamente a cause di tut- t'altro genere, e non si possa rettamente spiegare se non te- nendo presenti le circostanze in cui si trovava la Chiesa a quell'epoca. II MONTALEMBERT (2) nota come i modesti primordi e gli oscuri progressi della Regola benedettina in Gallia sfuggano quasi alia storia: nessun uomo straordinario, nessun santo celebre, ha contribuito con la sua influenza personale a que- sta sorprendente vittoria. A Luxeuil e a Bobbjo, la sovrap' posizione delle due regole avviene sotto i successori diretti di Colombano, e la sostituzione completa della regola bene- dettina a quella del fondatore, dopo cinquant'anni dalla sua morte. II Concilio di Autun del 670, a cui son presenti cm- quantaquattro vescovi presieduti da S. Leggero, ch'aveva egli stesso abitato Luxeuil, prescrive ai religiosi 1'adozione della Regola di S. Benedetto. Aggiungeremo noi che contempora- neamente la Regola di S. Benedetto sostituisce nella Scozia e nella Northumbria la Regola di Jona (3). II Montalembert vede la ragione di cio (4) nell'unione (1) V.: MONTALEMBERT, I monad d'occidente, IV, 312. (2) Op. cit., IV, 428 ss. Che cosa divenne la Regola di S. Co' lombano : v. anche p. 336 ss. (3) V.: ALBERS, op. cit., p. 139. (4) Op. cit., p. 433. 406 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO molto piii intera e manifesta della regola benedettina ccm 1'autorita della Sede Romana . Credo che egli albbia colto nel segno. Altra volta prosegue abbiamo dimostrato che non vi era in Colombano, e neanche inei suoi discepoli e rampolli, nessuna ostilita contro la Santa Sede, e abbiamo citato le prove del rispetto dei papi per la sua memoria. Come lui, neanche Benedetto aveva ne ricercato ne ottenuto in vita sua, pel suo istituto, la sovrana sanzione del papato. Mr lungo tempo dopo la sua morte, nel momento stesso in cui Colombano s'occupava di far barbicare Topera sua inella Gal- lia, quel santo e dotto pontefice che fu Gregorio Magno aveva spontaneamente impresso alia Regola benedettina il suggello dell'approvazione suprema. A quest'adozione dell'o' pera, Gregorio aveva fatto precedere la glorificazione dell'au- tore in quei famosi Dialoghi il cui successo dovette essere si grande in tutte le comunita cattoliche. II terzo successore di Gregorio, Bonifazio IV, in un concilio tenuto a Roma nel 610, e con un decreto famoso del quale ci facciamo co^ scienza di non avere punto ancora parlato, aveva condannato quelli che, piu accesi di gelosia che di carita, sostenevano che i monaci, essendo morti al mondo e non dovendo piu vivere che per Iddio, erano per questa ragione indegni o in- capaci di esercitare il sacerdozio e di ahiministrare i sacra^ menti. Il deoreto del concilio riconosce nei religiosi legitti- mamente ordinati il potere di legare e di sciogliere, e per confondere la folle pretesa dei loro avversari, cita Tesempio di Gregorio Magno, che nella sua qualita di monaco non si era allontanato dalla sede suprema, e di molti altri i quali sotto la veste monastica avevano gia portato 1'anello ponti' 407 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO ficale. Ma egli invoca sopratutto I'autorita di Benedetto cui da il titolo di venerabile legislatore dei monaci e che non aveva proibito lore altro che gli affari secolari. Questo era un proclamare di nuovo, e nell'occasione piu solenne, che la regola di Benedetto era la legge monastic! per eccellenza. Era un imprimere una nuova sanzione a tutte le prescrizioni di colui che era chiamato trent'anni piu tardi {'abate della citta di Roma, da un altro Papa, Giovanni IV, da cui Luxeuil aveva ottenuto la sua esenzione dall'autorita episcopale. In tal guisa la regola di S. Benedetto adottata e glorificata dal papato, identificata in qualche modo con 1'autorita della stes* sa Roma, pote vedere il suo. ascendente seguire lo stesso pro* gresso di quello della Chiesa romana. lo non ignoro che al VII secolo rintervento dei papi nelle faccende della Chiesa di Francia fu molto meno sollecitato e meno efficace che nei secoli posteriori, ma esso era gia incontrastabilmente sovrano e piu che sufficiente per conquistare Tas'senso di tutti ad un istituto romano per eccellenza. Senza indebolire il valore di questa spiegazione, si po- trdbbe rawisare altresi un*altra ragione del fenomeno che fece, innanzi che scorresse un secolo, eclissare la regola ed il nome di Colombano e trasformo in mona'steri benedettini tutte le fondazioni dovute alia potente propaganda deH'apo- stolo irlandese. Si puo credere che la causa che ha prodotto in Occidente la supremazia di S. Benedetto sopra Piilustre suo rivale, sia la stessa che aveva fatto prevalere la regola di S. Basilio su tutte le altre regole monastiche dell'Oriente, cioe la moderazione, la prudenza, lo spirito piu liberale nel governo. Allorche ambedue le regole, di Montecassino e di Luxeuil, si sono trovate di fronte Tuna aU'altra, dovette es- IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO sere manifesto che I'ultima era eccessiva sotto il triplice aspetto del regime alimentare, della disciplina penale, e del modo di governo. S. Benedetto la vinse in forza del senso pratico che alia fin fine decide sempre di tutto . II Montalembert dichiara di essere debitore di questa os* servazione al Padre Lacordaire? noi ammiriamo I'obiettivita del conte, e con lui siamo pronti a riconoscere un valore se* condario a questo fattore, ma notiamo pure ch'egli -prospetta Tosservazione, dicendo espressamente che con essa non vuole indebolire il valore -della prima spiegazione. P. FERDINANDO ANTONELLI O. F. M. nel suo bello studio De re monastics in Dialogis S. Gregorii Magni (i), dopo aver rammentato che vari monasteri non benedettini passa^ rono anche in Italia alia fine del VI e nel corso del VII se* colo, alia Regola di S. Benedetto, osserva : Quod factum non solum ex ipsius Regulae excellentia, sed etiam ex fa* vore (JMO summi Pontifices institutum 5. Benedicti prosecuti sunt explicandum videtur (2). Dalle condizioni della Chiesa all'epoca di Gregorio Magno, e facile dedurre le probabili, per non dire imperiose, ragioni dell'aiuto chiesto e della preferenza concessa dai Pontefici ai figli di S. Benedetto. Quando Gregorio occupo la sede di S. Pietro (590), 1'Im* pero di Occidente era sommerso dallo straripamento barlba- rico e Plmpero d'Oriente si sgretolava visibilmente, tentando d'asservire la Chiesa e favorendo le tendenze scismatiche, funzionalmente incapace ormai a difendere rintegrita del suo territorio, minacciato da ogni parte. L* Africa del Nord (1) In: Antonianum, 1927, p. 435. (2) V. anche: RYAN, Irish Monasticism, p. 412. 409 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO e ancora agitata dall'eresia donatista: la sua fede si spegne, e il paese si rivela mature per la non lontana schiavitii isla- mica. La Spagna e preda dei Visigoti e degli Svevi, entrambi appena convertiti dall'arianesimo e ancora assai bisognosi di formazione religiosa e civile. Nella Gran Brettagna, ripiom- bata da oltre un secolo nel paganesimo con 1'invasione anglo- sassone, solo i Bretoni di Cambria e di Cornovaglia, e le colo- nie irlandesi, mantengono accesa la fede di Cristo e gli usi della Chiesa celtica. La Gallia e cattolica ma la disciplina ecclesiastica e in essa molto rilasciata per la simonia e Tin- continenza del clero* L'ltalia e invasa dai Longobardi contro cui lottano a stento i Bizantini: coi vincitori si diffonde il loro arianesimo, e non mancano disordini nelk vita eccle> siastica, paralizzata dalle violenze e dalle strettezze di una situazione penosissima. Esaurita gia dalle guerre gotiche e dalla peste del 566, Roma va cadendo in rovina mentre i nuovi invasori sono alle porte. Gregorio ebbe chiara Tintuizione dell'apporto che le razze barbariche avrebbero dato alia storia del mondo e quindi delPurgente necessita di prowedere all'apostolato in mezzo ad esse : ed ebbe anche chiara Tintuizione della neces- sita di sostenere il giovane dominio dei Franchi, ch'era quasi la personificazione della cristianita in Europa. Se sotto l f inv peto simultaneo delle diverse forze avverse, esso fosse scorn- parso, sarebbe stata minacciata di fine la Chiesa e k ci- vilta (i). La Chiesa romana, che nella sua grande saggezza guarda sempre al di la dei fatti contingenti, tenendo sempre lo sguar- (i) V. il magistrate libro del GRISAR, San Gregorio Magno, e BER- , op. cit., p. 39 ss. e 60. 410 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO do fisso alia meta assegnatale da Gesu Cristo di conquistare a Lui tutti i popoli, che non fa differenza fra vincitori e vinti, sapendo come ogni autorita viene da Dio e come i vin* citori materiali di oggi saranno spessov spiritualmente, i vinti di domani, ch'e abituata a considerate tutte le anime umane come ugualmente preziose, doveva naturalmente preoccu- parsi e della conversione degli Anglo-Sassoni e di elevare il livello morale dei Franchi e della loro Chiesa pur mantenen^ doli legati a se. II momento era molto critico e bisognava con fermezza, ma anche con tatto t cercar di sapprimere i perico- losi particolarismi nazionali e imprim'ere a tutto il corpo della Spcsa di Cristo lo spirito universale della romanita. Il GRISAR fa acutamente notare (i) come 1'occasione imme- diata per revangelizzazioiie degli Anglo-Sassoni fu offerta a Gregorio Magno dal fatto the Brunechilde, a lui favorevole, venne a riunire nelle sue mani, nel 596, il governo di tutti gli Stati Franchi, e quindi si apri per lui la via della Gran Brettagna ch'era rimasta chiusa sotto il predeoessore Childe- berto, alleato dei Bizantini nelle guerre coi Longobardi. Gregorio Magno non ha mancato di scrivere lettere affet- tuose a Brunechilde e di colmarla di lodi, sia per gli aiuti da essa dati alTApostolo Agostino e ai suoi compagni (2), sia per Tappoggio ch'essa accordava al progetto pontificio della riumione di un sinodo che riparasse ai gran mali della Chiesa franca, e per il quale Gregorio aveva spedito in. Gallia un altro suo fido, Tabate di S. Andrea al Celio, Ciriaco (3). Brii' nechilde non era un modello di virtu; ma a quel pontefice (1) Op. cit., p. 235. (2) /&., p. 237. (3) lb., p. 252-270. 411 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO 1 che scriveva saggiamente a Mellito, riguardo a certe costu- manze religiose riallaciantisi con tradizioni pagane, che la Chiesa permette talvolta la continuazione di qualche abuso a fine di sradicarlo a poco a poco con maggiore efficacia (i), si puo ben applicare dice il GRISAR (p. 269) Tosserva" zione del Card. Caraffa: Principes laudibus demulcebat ut audientes, quotes esse debeant, fierent mansuetiores. L'atteggiamento invece sdegnosamente intransigente di San Colombano verso Brunechilde, Tostinazione di lui nel sostenere il computo celtico della Pasqua, in una lettera al Papa che sembra non abbia avuto risposta, la renitenza dei monaci bretoni a concorrere in primo tempo nelTevangeliz' zazione degU Anglo^Sassoni, la simpatia dei monaci celti in generale verso i classici pagani che Gregorio temeva (2), erano tanti buoni motivi per fargli dubitare, non della salda ed esplkita fedelta a Roma di Colombano e dei suoi figli ma delTaiuto che da essi >poteva trarre in riguardo alle ne- cessita momentanee della Chiesa, la quale aveva bisogno d'unificazione e non di particolarismi, di prudenza somma e non di veemenza. Gregorio ricorse ai Benedettini di S. An^ drea al Celio, sia per gli Anglo-Sassom che per i Franchi, in mansioni che pure erano estranee alia loro Regola, perche non vi erano altri ordini religiosi organizzati, e perche essi eran per cosi dire gente di casa, strumenti sicuramente fedeli, interpreti sicuramente prudenti delle direttive di Roma, nati e cresciuti vicino, quasi sotto gli occhi, della Santa Sede (3). (1) lb., p. 249? v. anche: Vita e Pensiero, 1931, p. 150. (2) V. : GRISAR, op. cii., p. 273 e LUGANO, S. Gregorio Magno e S. Colombano nella storia della cultura latino., estratto dalla Rtv. St. Benedettina, 31 agosto 1915. (3) V. : LUGANO, ib., p. 3-7. 412 1L M6VIMENTO RfiLIdiOSO IRLANDESE E It MOVIMENf PRAKCEfiCANd La lettera di Colombano a papa Bonifacio IV sulla questione dei Tre Capitoli (i) e le accuse portate da Agrestino contro Colombano al concilio di Macon (2), devono aver contribuito a far si che i pontefici succeduti a Gregorio vedessero di buon occhio la sostituziohe della regola di Colombano con quella benedettina: e le oocasioni in cui la Santa Sede po- teva influire in tal senso, erano quelle in cui le si chiedeva di accordare o confermare 1'esenzione dei monasteri dalla giurisdizione vescovile (3). Abbiamo creduto necessario di soffermarci un poco sulla regola colombaniana e suile cause del suo tramonto, awe- nuto entro il sec. VII, per sgombrare il campo da pregiudizi che potrebbero facilmente formarsi, circa lo spirito animatore del movimento irlandese, dalla lettura di pagine di autori seri come il Felder, prese isolatamente. Il tramonto di detta regola non ha d'altra parte modificato quello spirito, ine arrestato storicamente respansione del mo- vimento religioso scoto, ch'ha raggiunto anzi Tapice nel se- colo VIII, come abbiamo visto nel Cap. II. Sotto la regola di Colombano o sotto la regola di Benedetto era sempre IV nima celtica che vi'brava. E possiamo ora passare, sufficientemente illuminati, a con- siderate i punti di contatto fra il movimento irlandese e il movimento francescano. 4. Nessuno meglio del FELDER (4) ha messo in rilie- vo la perfietta limpidezza e armonia raggiunta da S. Francesco, (1) V.: MONTALEMBERT, Op. cit., p. 295 SS. (2) Ib., p. 331 ss. (3) V. il caso di Luxeuil, ib., p. 336-342. (4) Op. cit., Cap. I. 413 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MoVIMENTO FRANCESCANO e nella sua vita e nell'impulso dato ai suoi primi seguaci, grazie al ritorno puro e semplice, ma assoluto ed integrate, allo spirito evangelico. L'esempio di Cristo e li, per insegnarci in ogni caso e vicenda della vita, che cosa doblbiamo pen- sare e fare. Uniformarci a quello che ha detto e fatto Gesu Cristo. Ideale estremamente arduo ad attuarsi, ma guida sicu- ra e forza indefettibile. L'alter Christus, ch'ha saputo rima^ nere fedele a quell'ideale, ha fatto del suo passaggio su que- sta terra un capolavoro spirituale, un poema di tal cristallina e lineare purezza, che non ha riscontro nella storia delTu- manita. I grandi santi irlandesi, come tutti i precedenti fondatori di ordini, sono stati ben lungi dall'avere una visione co- sciente cosi chiara, cosi semplice, e cosi completa, della meta da assegnare ai loro figli. Ma forse piu di qualsiasi altro, nel loro ardente amore ^per Gesu Cristo, si sono avvicinati ad essa: vita di preghiera ed opera di carita, esempio e predi- cazione, rinunzia al mondo e apostolica attivita nel mondo. Noi non troviamo nella storia se non due soli movimeati religiosi, quello irlandese e quello francescano, che abbiano assunto contemporaneamente, ispirandosi all'esempio del Si- gnore e dei suoi primi discepoli, le tre forme cenobitica, ere* mitica, ed apastolica, sia per gli individui che per le comu- nita (i). Le vite di S. Francesco e del beato Egidio (2) si riav- vicinano sotto quest'aspetto a quelle di S. Columba e di S. Colombano. Gli uni e gli altri sapevano come la vita di comunita fosse una salutare difesa contro i pericoli della vita eremitica (egoismo spirituale e orgoglio ascetico) e contro il (1) V.: MARTIN, op. cit., p. 19. (2) FELDER, II, 149. 414 IL MOV1MENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO pericolo de!T impolveramento dei piedi spiritual (spirituO" Hum pulverizatio pedum, Bonav. XII 2) della vita errante di predicazione. Essi sono gH unici due movimeinti che abbiano assunto una missione mondiale, non solo in estensione ma in profondita, non solo geograficamente ma socialmente. Anche in questo S. Francesco ha agito con deliberazione geniale e sicura, creando il Terzo Ordine, mentre gli Irlandesi hanno agito per oscuro istintOt e memo efficacemente; ma non si puo non ri- conoscere nell'affollamento dei mpnasteri maschili e femmi^ nili d'Irlanda subito dopo la conversione, che fece deirisola quasi un unico grande cenobio (i), e poscia nella pratica del- I'anmchara o direziohe spirituale, di cui abbiamo a piu ripre^ se parlato, una tendenza ad estendere a tutta Tumanita, a tutte le classi sociali Tideale della vita secondo la forma del Santo Vangelo (2). Dalla stessa comune origine biblica deriva 1'impulso a pel" legrinare che caratterizza i due movimenti, ed essi soli. Il bisogno di pellegrinare lontano da ogni cosa e da ogni persona cara e un corollario diretto del sentire questa vita terrena come un pellegrinaggio, come un esilio, rispetto alia patria celeste (3). Una delle distinzioni piu fondamentali del' (1) V.: GouGAUD, Les chv. celt., p. 73. ' (2) Parlando della predicazione di S. Patrizio, il RYAN dice (Irish Monasticism, p. 93): In mezzo alle donne la proporzione di quelle che desideravano di consacrare la loro vita a Dio era cosi grande che 10 stesso Patrizio rimase sorpreso. Esse furono poste in piccoli grup- pi ad assistere il clero nel servizio della chiesa, piuttosto che in veri e propri monasteri . La sorpresa di S. Patrizio ricorda la sorpresa se cosi si puo chiamare di Francesco, che lo porto a fondare 11 Terzo Ordine. (3) Advena ego sum apud te, et peregrinus, sicut omnes patres mei , canta il Salmo XXXVIII, v. 12: extraneus foetus sum fro* 415 IL MOVIMENTO RELlGlOSO IRLANDfiSfi 6 1L MOVlAflENTd FRANCsCAN6 1'umanita e forse quella ra agricoltori e pastori, fra coloro che stanno e coloro che vanno, fra coloro che s'attaccano a un pezzo di terra e lo vogliono considerare come proprio, e coloro che passeggiano eternamente per gli sconfinati giardini della Terra e li sentono di Dio, fra i discendenti di Caino e i discendenti di Abele. E sappiamo che le offerte che riusci* rono gradite al Signore furono quelle di Abele : e che fu ai pastori che 1'Angelo di Dio andb ad annunziare la nascita del Salvatore. Abbiamo gia ampiamente parlato, nel Capo II i, delle peregrinationes pro Christo, pro amore Christi, pro adipi* scenda in coelis patria., pro aeterna patria, dei sainti irlan' desi (i) t del loro continuo sitire ad patriam. In S, . Francesco e nella prima letteratura francescana si ritrovano frequentissime espressioni uguali od analoghe. Tutti i Frati si studino d'imitane I'umilta e la poverta del nostro Signore Gesu Cristo... e non si vergognino di cer- care 1'elemosina perche il nostro Signor Gesu Cristo, Figlio tribus meis, et peregrinus filiis mains meae , il Salmo LXVIII, v. 9: cantabiles mihi erant justificationes tuae in loco peregrinationis meae t il Salmo CXVIII, v. 54. A questo senso fa appello il Signore in Mat. XIX, 29, ad esso fanno appello gli Apostoli in II Cor. V, 6 ss., Phil. Ill, 20, I Petr. If, n (tamquam advenas et peregrinos), e specialmente in Hebr. XI, 12 ss. : Propter quod et ab uno orti sunt (et hoc emortuo), tamquam sidera coeli in moltitudinem, et si- cut arena, quae est ad or am maris, innumerabilis. Juxta fidem de* functi sunt omnes isti, non acceptis repromissionibus, sed a longe eas aspicientes et salutantes, et confitentes quia peregrini et hospites sunt super terram. Qui enim haec dicunt significant se patriam in* quirere. Et si quidem ipsius meminissent, de qua exierunt, habebant utique tempus revertendi; nunc autem meliorem appetunt, id est, coelestem : ad esso fanno appello S. Cipriano (De mortalitate) e S. Agostino (De Cantico novo). (i) V.: GOUGAUD, op. dt., p. 135, MARTIN, op. cit., p. 10, 30. IL MOVIMENTO RELIGIOSO ifeLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO di Dio onnipotente, non si vergogno e fu povero e fora-' stiere, e visse di limosine lui e la Beata Vergine e i suoi discepoli (i). I frati non si approprino nulla, ne casa ne luogo, ne cosa alcuna; ma come pellegrini e forestieri in in questo mondo, servendo al Signore in poverta ed umil' ta, vadano per la limosina con fiducia (2). Si guardino assolutamente i Frati dalTaccettare chiese, abitazioni, e tutte le altre cose che vengono per essi fabbricate, se non fossero conform! alia santa poverta che abbiamo promesso nella Regola, sempre dimorandovi come forestieri e pellegrini (3)^ Leges enim peregrinorum in filiis suis semper quaesivit, sub alieno videlicet colligi tecto, pacifice transire, sitire ad patriam (4). I Frati Minori dice il FELDER (5) si votavano a Dio, ma non per una casa, volendo portare O' vunque la loro attivita senza giammai avere nel mondo un posto, benche piccolo, che si potesse dire loro proprio. Essi peregrinavano per amore di Grata e conoscevano sola' mente ospizi di .pellegrini, giusta la parola del Salmo: I mie caaiti sono le tue leggi nel luogo del mio pellegri* naggia . E il primo periodo deH'ordine francescaho, in conformita a questo principio evangelico, e stato quasi direi nomade, come il movimento irlandese, per poter predicare la peni- tenza a tutte le genti. Famosi sono i successi di Haymo di Faversham nel 1224 a Parigi, e quelli di S. Antonio a Pado* (1) Regula I, c. 9. (2) Regula II, c. 6. (3) Testamento di 5. Francesco. (4) Tomm. da Celano, II, n. 59. (5) I. 172. 417 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO va nel 1231 (i). La predicazione di questi apostoli nomadi della penitenza tendeva a eccitare tutte le classi del popolo alTosservanza dei comandamenti e delle leggi evangeliche, a. spronarle alia conversione e al mutamento della vita, a ricon- durle al cristianesimo pratico (2): e anche in molti casi a in- segnare le verita della fede a chi le ignorava, e a convertire gli eretici che le negavano, raccogliendo quei meravigliosi frutti che valsero ad Antonio il nome di nudleus heretico* rum (3). Queste volanti milizie francescane, ch'erano in ve* rita affiancate dalle fraterne falangi domenicane, ricotdano le volanti milizie di S. Columba fra i Pitti, dei monaci di Lindisfarne fra gli Angli, di S. Colombano e S. Gallo in Francia, in Svizzera, in Italia (4). Tocchiamo qui il punto piu importante di somiglianza fra i due movimenti : quello deH'apostolato. Lo riconosce in parte anche il FELDER. Gli antichi mo^ naci (5) egli dice si votarono essi pure certamente alia vita apostolica. Ma con questo essi volevano semplicemente dire che, a norma degli apostoli, il monaco si obbligava al- Tosservanza nan solo dei comandamenti di Dio, ma anche dei precetti evangelici. Ma che egli fosse tenuto, al pari degli apostoli, all f azione esteriore, che consiste nell'apostO' lato nel proprio senso, non lo pensarono mai. Solo S. Colom* (1) V.: FELDER, II, (2) lb., II, p. i5 (3) lb., II, p. 166^168. (4) Una societa missionana, fondata verso il 1312 da Innocenzo IV, a cui parteciparono anche i Francescani, aveva il nome di Societas peregrinantium propter Christum. V.: WADDING, Annales Minorum, ed. 1931, III, p. 328 e GOLUBOVICH, Biblioteca btO'bibUografica della Terra Santa e dell'Oriente francescano, T. I, p. 228, nota 5. (5) II, 102. 418 IL MOVIMENTO RELlGlOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO bano si voile assumere il ministero apostolico. Nella sua Re- gola infatti non v'e alcun accenno all'attivita >missionaria. Che se egli ed i suoi discepoli si acquistarono meriti impe- rituri nella predicazione del Vangelo, cib lo si deve innanzi tutto alia tradizione irlandese, secondo la quale i monasteri dovevano essere i centri della cura delle anime. II medesimo vale per le posteriori abbazie benedettine aoglo - sassoni, dalle quali uscirono S. Bonifacio e i suoi discepoli. La re- gola benedettina, come tale, separava totalmente il monaco dal mondo, impedendo cosi la sua attivita missionaria nel mondo stesso. Infatti la stabilitas loci viticolava perennemente il mona- co al chiostro in cui aveva pronunziato i voti (i). Gregorio Magno, in via eceezionale, si e servito dei figli di S. Bene- detto, per 1'apostolato, in un momento critico per la Chiesa, in cui non poteva disporre di altri elementi egualmente fi- di. Ma riconosce il BERLIERE (2) la partecipazione deirordine monastico [benedettino] non u generale e du- revole; se si eccettui la missione romana iin Inghilterra, que- sta partecipazione sembra sia stata sopratutto il monopolio delle comunita anglo-sassoni, celtiche, e delle loro colonie continental! . Rileviamo di passaggio che le comunita anglo-sassoni se- guirono perb in cib quelle celtiche, cronologicamente e spiri- tualmente. Wilfrido, divenuto abate, fece di Lindisfarne il centre della reazione romano-sassone contro i Celti, ma lo spirito di cui era stato alimentato era proprio quello apostoli- co irlandese: Tinfluenza celtica sui monaci anglo-sassoni, spe- (1) V.: FELDER, I, 24. (2) Op. cit., p. 74. 419 1L MOVlMEfcTO RELiGiOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO frRANC;ESCAN6 cie per quel che riguaida appunto I'attivita apostolica e am- messa da tutti gli storici (i). Lo stesso BERLIERE ricono- see (2) che uno dei grandi vantaggi del contatto del mo- nachismo anglo - sassone col monachismo celta, u la forza d'espansione ch'esso ne ricavo, il fascino verso I'apostolato . Cosicche 1'opera missionaria di Bonifazio e dei suoi discepoli deriva anch'essa, sebbene di seconda mano, dal movimento irlandese. Forse lo scopo vero raggiunto pure dai monaci d'Agostino non e stato tanto quello di convertire gli An- glo-sassorii (opera compiuta in gran parte dai Celti, v. Capi- tolo II, 3), quanto quella di portatie oltre Manica la w- manita, e di far scomparire 1'elemento debole del movi- mento celtico, il suo particolarismo. Si puo ben dire, concludendo, che oel medio'evo Tapo- stolato, nel suo doppio aspetto di miglioravnenta dei ere* denti (predicazione e confessione) e conversione degli infe* deli (fino alle piu lontane terre), e un punto fondamentale soltanto del programma monastico irlandese e del program- ma francescano (3). Giovanni da Pian del Carpine e Gu- glielmo Rubruck si spingono, vestiti dell'umile sajo france- scaoo, fin dai primi decenni della vita dell'Ordine, nel cuore del regno mongolico (4), cosi come Cormac e Brandano s'e- rano spinti coi loro imrama, agli inizi del movimento irlan- dese, sino alle Orcadi ed all'Islanda (5). (1) V.: CABROL, op. ctt., p. 187-191. (2) Op. ctt., p. 52. (3) V.: GOUGAUD, op. cit., 72; CABROL, op, ctt., 188, e FELDER, op. dt., 102). (4) V.: FELDER, II, 130-131). (5) V.: GOUGAUD, op. cit., 136-138; CABROL, op. cit., 187. 420 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO Per quanto naturalmente comune a tutti gli intensi mo- vimenti religiosi, e a notare il valore fondamentale che ha nei due che consideriamo, la preghiera liturgica e la pre- ghiera privata. Le lunghe orazioni notturne e la recita quo- tidiana dell'intero salterio, le tre cinquantine, imposta da molte regole e da molte costumanze irlandesi (i), ricorda le preghiere prolungate di Francesco, totus won tarn orans quam oratio factus (2). Degna di nota e la predilezione di S. Francesco per Tan" tica posizione di preghiera con le braccia stese in alto o aper* te in croce (3), ch'e anche la posizione di crossfigill fami- Hare agli Irlandesi (4). Il Caeremoniale romano-seraphicum 0. F. M., fino all'edizione del 1908 (5), prescriveva, ex Or- dinis consuetudine, che il frate che serve la Messa, fra TE- levazione e il Pater Npster, recitasse sei Pater, Ave e Gloria genuflexus, brachiis per modum cruets extensis . La conciliazione della vita di romitaggio con la vita ce- nobitica e con quella apostolica e un'altra caratteristica co- mune ai due movimenti. Non solo S. Francesco amava riti- rarsi ogni tanto nella solitudine, sotto una rupe o in mezzo a un bosco, in luoghi diventati poi famosi come Greccio, le Celle di Cortona, le Carceri del Subasio, I'lsola del Trasi- meno, Sartiano, la Verna; ma dettava disposizioni speciali, De religiosa habitatione in eremo, anche per i molti suoi frati che volevano vivere temporaneamente o continuamen- (1) V.: GOUGAUD, op. cit., 97. (2) TOMM. DA CELANO, II, n. 95. (3) V.: FELDER, I, 177; S. BONAVENTURA, X, n. 4. (4) V.: Cap. I, 4, e GOUGAUD, op. cit., 98. (5) Quaracchi, p. 266. 421 - IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO te nei romitaggi, abbandonandosi a vita di ininterrotto rac* coglimento e di perenne orazione (i). Lo stesso aweniva fra i monaci irlandesi. Abbiamo gia parlato nel Cap. I, 4, dei loro deserti e delle loro carceri. Alcuni vivevano continuamente vita eremitka: molti altri senza rinunziar per sempre ai vantaggi della vita di comu* riita dice il GouGAUD (2) provavano il bisogno di ab- bandonarsi per qualche tempo, nella solitudine, a una con- templazione piu intima, a macerazioni piu accentuate. A cio si sceglieva spesso qualche isola. Ma le isole erano per al- cuni di difficile accesso e soggette alle spiacevoli visite dei corsari. Quelli che non volevano azzardarsi a cercar la soli- tudine in mezzo ai flutti, si ritiravano in luoghi appartati della terraferma, spesso non lontano dai loro monasteri . Sopra gli scogli sconosciuti dell'oceano, dove anima viva non osasse raggiungerli, cercavano Columba e i suoi disce- poli un ritiro anche piu profondo, un asilo anche piu recon- dito di quello di Jona (3): in luoghi solitari presso la stessa Jona, come la Collina degli Angeli, passava gli ultimi suoi giorni TApostolo della Caledonia, fra terribili macerazio^ ni (4), Colombano amava ritirarsi nelle foreste o nelle ca^ verne della Gallia per quaresime di cinque o sette settima' ne, con un unico compagno a portata di voce, oppure com' pletamente solo. Quando lo vediamo ivi fra gli uccelli e i leprotti che lo circondano riverenti, non possiamo non pen' sare a S. Francesco, solo o con Frate Leone a portata di (1) V.: FELDER, II, 247*252. (2) Op. dt., p. 103. (3) MONTALEMBERT, V, 270. (4) lb., V, 313. 422 JL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO voce, nelTisola del Trasimeno o fra i dirupi della Verna. E anch'egli ha passato gli ultimi giorni della sua laboriosa vita in grotte e in cappelle solitarie, vicine a Bobbie (La Spanna, Coli etc.), implorando fra i digiuni la dolce prate* zione di Maria (i). L'agiografia irlandese e piena di rac- conti analoghi: ci mostra S. Gallo, il futuro patrono del- 1'abbazia omonima, fra i boschi e le caverne della Svizzera nord-orientale (2), ci mostra S. Sigiberto, patrono di Dis* sentis, in una cella di frasche sul San Gottardo, presso la sorgente del Reno (3). E in.questa vita di romitaggio i santi irlandesi si trova- vano a contatto della natura con la stessa letizia, ed eser- citavano sugli animali lo stesso familiare ascendente, che da tanta poesia ai racconti francescani. Naturalmente qui ci troviamo di fronte a un carattere universale della santita, che rifulge in modo forse insuperato gia nelle Vite dei Pa^ dri del Deserto; ma nei rapporti dei santi irlandesi con gli animali (4) ci sono delle sfumature di francescanesimo che non possiamo lasciare passare inosservate. Ne daremo un esempio col racconto di S. Gallo e dell'orso, che ricorda sin- golarmente quello di S. Francesco col lupo di Gubfoio. San Gallo, con pochi compagni, scelto nella foresta un luogo di ritiro, vi dispose due tronchi di nocciolo in forma di cro^ ce, vi attacco le reliquie che portava al collo, e passo la notte in preghiere. Mentre durava ancora la sua orazione, (1) lb., IV, 301; STOKES, Six months in the Apennines, 187*200. (2) MONTALEMBERT, IV, 3I9'32O. (3) lb. t IV, 317. V. anche: RYAN, Irish Monasticism, p. 407. (4) V. in MONTALEMBERT, IV, 128 ss. il bellissimo capitolo: I monaci c la natura ; MARTIN, op. eft., 10 e anche RENAN, La poesie des races celtiques, 402*444. .423 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO un orso scese dal monte per raccogliere gli avanzi del desi- nare dei viaggiatori. Gallo gK getto un pane e gli disse: in norne di Cristo ritirati da questa valle: le vicine morita* gne ti saranno in comune con noi; ma a condizione che tu non farai piu male ne agli uomini ne alle bestie . E su que- ste basi fu concluso il patto (i). L'amore vivis!imo per la poverta e un altro punto di con- tatto fra i due movimenti. S. Cadoc non ammetteva nes- suno nel suo monastero, se non s'era spogliato d'ogni suo avere, persino del suo ultimo vestito: nessuno poteva essere ricevuto, secondo respressione precisa della regola, se non nudo come un naufrago (2). L'espressione e regale, quanto le piu regali espressioni di S. Francesco sulla poverta (3). Un giorno che S. Columba (4), tutto gia incurvato dalla vecchiaja, aveva cercato, forse in un'isola vicina, un sito re^ moto ancor piu del consueto per pregarvi solo, vide una pO' vera donna che raccattava delle erbe selvatiche ed anche delle ortiche, e che gli racconto che la sua miseria la ridu- ceva a non aver altro di che nutrirsi. Subito il vecchio abate rimprovero se medesimo amaramente di non essere ancor giunto a questo : Ecco qui diss'egli questa povera don- na trova che la sua vita miserabile vale la pena di essere cosi prolungata! e noi che pretendiamo meritare il cielo con le no- stre austerita, viviamo nelle mollezze. Rientrato nel mona- stero ordino che non gli si somministrassero altre vivande che le stesse erbe selvatiche e amare delle quali la mendi- (1) MONTAL., IV, 318. (2) MONTAL., V, 71. (3) V.: S. BONAV., VII, n. 2; TOMM. DA CELANO, II, n. 194. (4) MONT., V, 314-315- 424 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO cante faceva suo pasto . Cosi S. Francesco se vedeva qual- cuno piu povero di lui, subito lo invidiava, e temeva, nella gara della poverta d'essere vinto da quello (i). I primi monasteri irlandesi erano costituiti, come abbia- mo visto nel Cap. I, 4, da celluzze di frasche o di pie- tre a secco, contornate da una siepe, come quelli pacomia- ni (2) e come poi furono costruiti i primi luoghi francesca- ni di Rivotorto (3) e della Porziuncola (4). Altrettanto po- vere e modeste erano le chiese, in entrambi i casi. Gli Ir- landesi, come attesta S. Bernardo, conservarono in gene* rale fmo al XII secolo 1'uso di costruire chiese di legname e non di pietra (5). Un belTesempio di spirito di poverta e d'umilta offrono gli inizi del monastero di Luxeuil (6) e di quello di Bobbio (7). Notiamo che con questo spirito ir- landese di poverta fa stridente contrasto ramore caratteri- stico della razza anglo-sassone per il lusso e per le appa* renze: ne abbiamo degli esempi gia nel VII secolo, nella pompa orientale della consacrazione del vescovo Wilfri' do (8), nel lusso regale e nelle imponenti costruzioni in cui egli amava di vivere (9), nella grandiosita delle abba- zie di Wearmouth e di Yarrow innalzate con operai fran- cesi e italiani da Benedetto Biscop (10), e nel sec. VIII, nel (1) TOMM. CEL., II, n. 83: v. anche Tepisodio del n. 84. (2) V.: ALBERS, op. cit., p. 8-9. (3) FELDER, II, 153. (4) FELDER, I, 167-173. (5) V.: MONT., V, 170-171 e LUGANO, op. cit., p. 12. (6) MARTIN, op. cit., 33 ss. (7) lb., 170-171. (8) CABROL, op. cit., 120. (9) lb., 125. (10) lb., 141-143. ~ 425 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO lusso delle badesse e delle monache inglesi contro cui si sea- gliarpno le proteste di Beda, di Bonifacio e d'Aldelmo. Es- se portavano tuniche scarlatte o violette, cappucci e maniche guarnite di pellicce e di merletti, trasformavano il sacro velo in un'acconciatura d'eleganza che le avvolgeva sino alle ca- viglie, s'arricciavano i capelli, tutt'intorrib alia ronte t col ferro caldo, e s'aguzzavano e si curvavano le unghie in mo* do da farle rassomigliare a artigli di falco (i). Con lo spirito di poverta si ricollega sia in S. France- sco (2) che in molti santi irlandesi, per es., in Colombano t la preferenza per le piccole comunita. Era uso dei mo- naci irlandesi di creare, attomo al monastero principale, pic- cole comunita che rimanevano alle sue dipendenze: il go- verno era cosi piu facile per i superiori, e c'era meno a temere il rilassamento, che si produce piu facilmente nei chiostri troppo popolati (3). Per lo stesso spirito, i monaci irlandesi come i frati fran- cescani non si servivano in viaggio d'altro mezzo di tra- sporto che delle proprie gambe (4). Il FELDER (5) ha molto ben tratteggiato il sentimento co* valleresco di S. Francesco. Il cavaliere di Cristo non era piu il semplice miles Christi di S. Paolo (II Tim. II, 3), dei Pa- dri, e dei fondatori d'ordini religiosi fino a Benedetto: era diventato anche il giullare di Dio (6). C'erano passati di mezzo i cicli cavallereschi d'Artu e di Rolando, i Trovatori, (1) lb., 205. (2) V.: Spec, perf., c. 10, e FELDER, I, 168. (3) MARTIN, p. 41. (4)GoucAUD, 163, e FELDER, I, 173. (5) I, 3 ss., 31 ss., 41 ss. t II, 3, 123, 184 ss. (6) Joculator Domini, Spec, perf., c. 100. 426 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO e le Crociate. Quindi s'intende che il sentimento cavallere* sco di S. Francesco nan si puo trovar tal'e quale nei mo- naci' irlandesi del VI-VIII secolo. Pero nello spirito di quei Celti, che proprio in detti secoli davan forma alle eroiche leggende ch'affascinarono il Santo d'Assisi fino al punto di fargli chiamare i suoi frati cavalien della Tavola Rotoav da (i), c'era gia, come in lui, la gioia indicibile di ser- vire Cristo come nn Sovrano, di servirlo fedelmente come vassalli, d'affrontare qualsiasi avventura per lui, e di annum* ziarlo al mondo intero, come veri cavallereschi trovatori. Essi respingevano come profani (2) gli antichi racconti che avevano dilettato la loro infanzia: le awenture d'Os- sian, rimasto per tanto tempo nella terra di giovinezza dove 1'aveva trasportato una donna montate sopra un bianco corsiero: di Bran figlio di Febal, andato a visitar 1'altro mondo, o di Artu condotto dalle fate, per non piu ritor- nare, nell'isolotto misterioso di Avalon; ma essi si compia- cevano di seguire, non senza invidia, il cavaliere Owen e tutti i suoi imitatori ch'eran discesi nel pozzo di S. Patri-r zio e che, dopo aver espiato i loro peccati in un purgato< rio fantastico, avevano contemplato coi loro occhi cio che il Signore riserba agli eletti: e parimenti il gran S. Brandano che di sorpresa in sorpresa aveva navigate fino al punto in cui il sole cala in mare, e incontrato Tisola fortunata dove Dio raccogliera i beati, nell'ultima sera dell'umanita. E nella leggenda celtica del San Graal (3) e il primo germe di quella cavalleria religiosa che poi coue Crociate si svilup* (1) Spec, perf., c. 72. (2) MARTIN, p. 9. (3) V. cap. V, 3. 427 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO pera nell'Ordine dei Templar! e negli altri ordini militari- religiosi. E appunto per lo spirito cavalleresco della loro razza, gli Irlandesi avevano anche la letizia francescana e il bisogno d'estrinsecarla con la poesia e con la musica, co* me S. Francesco. Della poesia e della musica gli Irlandesi facevano quasi una parte integrante della religione. Quasi tutti i grandi santi irlandesi ci hanno lasciato degli inni o dei poemi. Abbiamo parlato al Cap. Ill, I, dei poemi di Colombano. II gusto e la pratica della musica erano una passione nazionale, presso il popolo irkndese dice il MON- TALEMBERT (i). I missionari e le monache furono essi pure signoreggiati da quella passione, e seppero prontamente vol- gerla alia condotta e alia consolazione delle anime , come ad esempio nella bellissima leggenda di Mochuda, fonda- tore della citta monastica di Lismore (2). Columba, . amico e protettore dei bardi e dei poeti, sfogava in canti la sua te* inerezza per le fondazioni che il Signore gli aveva concesso di fare, o per le glorie di altri Santuari, o per Brigida la raggiante (3), o la sua fede nella Prowidenza quando do- vette fuggire dal re Diarmid (4). La musica e la poesia s f identificarono sempre piu con la vita ecclesiastica. Fra le reliquie dei santi sopratutto veneravasi Tarpa ch'essi avevan toccata in vita. Ai tempi della prima conquista inglese, i vescovi e gli abati cagionavano la sorpresa degli invasori col loro amore alia musica, accompagnandosi da se stessi coU f arpa (5). E forse non tutti sanno che la poesia, cosi (1) V, 106. (2) Ib., 107*108. (3) Ib., 133-138. (4) Ib., 145*148. (5) Ib., 241. 428 1L MOVlfaENTO REUGlOSd IRtANDfiSE E 1L MOV1MENTO FftANCESCANfi radicata nel popolo vinto, fu proscritta e perseguitata dai vincitori come arma di ribellione, prima e dopo la Riforma. II successore del bardo, il menestrello (minstrel) fu incarce- rato e decapitato come il piu pericoloso dei patriot! prima, e dei papisti dopo. Egli fu sempre a fianco del sacerdote nel celebrare i santi misteri del culto proscritto. Nella legislazione inglese contro Plrlanda si trovano a ogni passo speciali pene contro i menestrelli, sotto Edoardo III, sotto Elisabetta, sotto gli Stuardi, sotto i Cromwellisti (i). A tutti e nota la predilezione che S. Francesco aveva per la musica e per il canto, e 1'episodio commovente del con- certo angelico che console una notte a Rieti il malato d'oc- chi, il quale nella giornata precedente aveva dovuto rinun^ ziare, per non offendere Topinione comune, a sentir le melo* die del frate musicista suo compagno (2). L'autore del Can' tico di Frate Sole cantava spesso laudi al Signore in lin^ gua francese, c nei momenti di maggior letizia spiritualc si faoeva di due ramoseelli violino e archetto. La musica e il canto dice il FELDER (3) ebbero una grande impor- tanza nelTOrdine minoritico primitive. II canto spirituale venne coltivato da Francesco e dai suoi figliuoli in tutti i luoghi c in tutte le forme: come corale. come inno e prosa, come cantilena sia ad una voce che polifona, tanto in lin- gua latina che in quella volgare. E questa e una delle cau- se principali, per cui TOrdine divenne tanto simpatico in un'epoca tanto singolarmente appassionata per canti e suo- ni. E questo ci rende facile il comprendere come diversi (1) lb., 24Z-247. (2) TOMM. CEL., II, n. 126. (3)11, 14. 429 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOV1MENTO FRANCESCANO trovatori di sentimenti artistici si unissero al coro dei po* veri cantori di Dio, e la loro musa che sino a quel giorno aveva cantato avventure cavalleresche e lodi femminili, si dedicasse poi ad inneggiare all'amore eterno ed alia divina fanciulla che forma 1'ideale del santo. Fra Ginepro e Fra Egidio erano eccellenti giullari del Signore (i). E, come poi i Francescani, gli Irlandesi furono i caValieri anche del Cristo eucaristico e del Cristo mistico, la Chiesa. Nel VI secolo i Sacramenti della Penitenza e delTEucari- stia erano molto poco praticati in Gallia, e la vita cristiana miseramente languiva. In Irlanda non era cosi dice il MARTIN (2): gli abati avevano trattato i sudditi, nelle loro semi^diocesit un po* come dei monaci: li avevano abituati a confessare le loro colpe, anche quelle lievi, e a ricevere dal sacerdote una penitenza privata appropriata al biso- gno delle anime loro. Questa e Torigine dei peniten&di di Finnian, di Gilda,. di Colombano ecc. E questo ardore per condurre le anime al tribimale della penitenza, con lo sco* po di riammetterle al privilegio incomparabile deU'Eucari- stia, gli Irlandesi lo trasportarono in Europa con maginifici frutti (3). noto come PEucaristia fosse il centro di tutta la vita religiosa di S. Francesco, e come il suo rispetto ed amore per il Corpo di Cristo s'estendesse a tutto cio ch'e in relazione, diretta o indiretta, con tale mistero, ai sacer- (1) TOMM. GEL., Vita S. Clarae, c. 6, n. 51; Vita Fr. Aegidii, in: Anal. Franc., Ill, 105 ss. (2) P. 71. (3) V.: CONCANNON, op. di., p. 47*152; Mons. DuCHESNE, L'eglise au VI sieck, p. 549. 430 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO doti che lo consacrano e I'amministrano, agli arredi sacri che 1'onorano e lo toccano, alle chiese che Tospitano (i). La devozione di S. Francesco alia Chiesa cattolica roma- na e alle gerarchie ecclesiastiche brilla pure di vivissima luce in quel secolo XIII pieno di eresie. La sua Regola non si stanca di esprimere la sua venerazione pel Pontefice, per i vescovi, per tutto il clero secolare, di inoulcare il princi- ple (2) che TOrdine domandi sempre al Papa uno dei Car- dinali della Santa Romana Chiesa, che sia governatore, pro- tettore, e correttore di questa fraternita affinche tutti i frati siano sempre sudditi e soggetti ai piedi della mede- sima Chiesa (3). Tutti i veri eroi della vita spirituals han- tio sentito che fuori della Chiesa non v'e salvezza ma sola- mente superbia, che fra gli uomini, come diceva re- centemente Lars Eskeland, Cristo impallidisce o risplende nella misura in cui la f ede nella Chiesa si af onda nelle te- nebre o brilla in piena luce. E la fedelta a Roma e una del- le caratteristiche fondamentali del movimento religioso ir- landese fino dai tempi di S. Patrizio. Questi nel suo terzo dictum, riconosciuto genuino, dice: La Chiesa degli Scoti e una chiesa di romani. Siate cristiani e romani a un tempo (Aecclesia Scotorum immo Romanorum, ut Christiani ita et Romani sitis) . S. Colombano nella sua V Ep. (a Boni- facio IV) grida : Noi irlandesi, che abitiamo le estremita del mondo, siamo i discepoli di S. Pietro e di S. Paolo, e degli altri Apostoli che hanno scritto sotto la dettatura del- lo Spirito Santo. Noi noai riceviamo niente di piu della (1) V.: FELDER, I, 62-87. (2) Regola II, Capo XII. (3) V.: FELDER, I, 88*1 12. 431 1L MOViMENTO RELl<3l6$0 IRLANDESE E 1L MOVlMENTO FRANCESCANO dottrina apostolica ed evangelica. Tra noi non fu mai rie eretico ne dbreo ne scismatico... Noi siamo legati alia cat' tedra di Pietro; imperocche se grande e gloriosa e Roma, per noi la e tale per questa cattedra. Quantunque il nome delTantica citta, gloria dell'Ausonia, si sia diffuso nel mon- do come cosa sovranamente augusta, grazie alia troppo gran- de ammirazione dei popoli, per noi voi non siete grandi ed augusti che dopo rincamazione di Dio, dopo che lo Spi- rito di Dio ha soffiato sopra di noi, e che i figli di Dio, sul carro condotto dai due grandi ardenti corsieri di Dio Pietro e Paolo, hanno solcato i flutti dell'oceano dei popoli per pervenire fino a noi. Inoltre, a cagione di questi due gran- di apostoli di Cristo, voi siete quasi celesti, e Roma e il ca- po delle Chiese del mondo intero (prope coelestes estis et Roma orbis terrarum caput est ecclesiarunty, salvo la singo- lare prerogativa del luogo della divina resurrezione (i). Queste dichiarazioni, dice il GRISAR (2) sono un istruttivo commentario alle parole di Patrizio. Anche S. Kiliano (3) chiamava Roma la testa del mondo, la vetta della fede cattolica . Molti altri punti minori ricordanti S. Francesco, in gran parte corollari dei punti gia toccati, si ritrovano ad ogni passo nella lettura delle Vite dei santi irlandesi. Accenne- remo di volo ad alcuni fatti ed episodi che si possono ad es. rilevare scorrendo la vita di S. Colombano del MARTIN : an- (1) V. : ' MONTALEMBERT, IV, 297-299; CONCANNON, 233-235; MAR- TIN, 160-165. (2) Roma alia fine del mondo antico, 2* ed., Roma, Desclee, 1908, p. 827; v. anche p. 704 s. (3) V.: MARTIN, p. 10. 432 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO che S. Colombano fu restauratore di chiese (i), anch'egli aveva la stessa confidenza assoluta nella Prowidenza e nella preghiera, per il sostentamento e in genere pei bisogni ma- teriali (2), e lo stesso disinteresse pel domani (3): anch'e- gli non faceva distinzione fra sacerdoti e fratelli laici nella vita di comunita (4): anch'egli riempie la sua Regola, co- me S. Francesco la Regola i.% di lezioni evangeliche (5): anch'egli ha per primo saluto una parola di pace (6). 5. Giunti a questo punto possiamo domandarci: C'e una spiegazione delle tante, intime e sostanziali ras- somiglianze fra il movimento irlandese e il movimento fran- cescano? A me sembra che k spiegazione si possa trovare nell'ar- dore e nella forza espansiva che segue ogni vera e profonda conversione. Quando S, Francesco insiste tanto a definire conversione il suo abbandono del mondo (7), ci indica la misteriosa potentissima molla che ha spinto dietro a lui a schiere, rumanita del sec. XIII. I Tre Qompagni (8) ci dico- no che, come Saulo sulla via di Damasco, egli un giorno ha gridato: Signore, che vuoi tu ch'io faocia? S. Bona' venfcura (9) ci ripete quel suo grido: Signore, che vuoi tu ch'io f accia? Ma la sua conversione non era la conversione d'un'anima, era la conversione d'un'epoca. Per comprendere (1) P. 139, 141, 170. (2) P. 35 4 4i (3) P. 68. (4) P. 62. (5) P. 47-48. (6) P. 121. (7) V.: FELDER, I, 7, 9, 51 s., u6'i2o. (8) C. II. (9) Vita di S. F., I, 3. 433 28 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO il valore prowideaiziale dell'appello del Santo d'Assisi, bi- sogna aver presenti le condizioni della Chiesa e della societa al principio del duecento : il pullulate e il dilagare delle ere- sie, sopratutto dei Valdesi e degli Albigesi, le persecuzioni e le sopraffazioni di Federico Barbarossa, d'Enrico VI, di Ot- tone IV, di Federico II contro la Chiesa, le disastrose condi- zioni dell'Oriente della IV Crociata, le discordie fra gli Stati del Nord, le lotte delle plebi d'ltalia per svincolarsi dal feu- dalesimo e per costituire i comuni, la corruzione e Pignoranza del clero, 1'usura spietata dei giudei : miserie, vizi, rovine, vio- lenze ovunque : Cristo misconosciuto. Il Signore si servi vera- mente di S. Francesco, affiancato da S. Domenico, per sal- vare la Chiesa e incanalare nel grande alveo del cattolici- smo il fermento spirituale e sociale che stava ribollendo in mille campi diversi e prendendo mille vie traverse. Turbe innumerevoli, in cui s'affratellarono mendicanti e sovrani, seguirono il Poverello: grazie a S. Francesco 1'umanita ri- trovo Gesu Cristo. E, ritrovatolo, si mise con lo slaticio d'a- more del convertito, a seguire il Gran Re e Taraldo del Suo nome sino agli estremi confini del mondo: proprio cosi co- m'era awenuto nell'Irlanda, ndestata alia fede da S. Patri- zio, al momento della grande crisi delle invasion! Ibarba- riche. II movimento monastico irlandese e morto e sepolto, qualcunb pensera, e quello francescano perdura invece rigo- glioso. Perche? La ragione principale e, a mio avviso, nella maticanza d'ogni organizzazione nel movimento irlandese: se esso a- vesse avuto un capo e una direzione, avrebbe avuto molte pa-obabilita di soprawivere. Fu un movimento francescano 434 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL jyiOVIMENTO FRANCESCANO senza un S. Francesco. Del resto, fino al sorgere degli Or" dini Mendicanti, non troviamo organizzazione centraie in nessun ordine religioso: i tentativi di S. Benedetto d'A- niano nel IX secolo per unificare, almeno in parte, i Bene^ dettini, non raggiunsero lo scopo (i) : lo raggiunsero in qual* che modo al principio del sec. XII i Cistercensi (2); ma solo gli Ordini Mendicant! (i Domenicani accainto alia regola di S. Agostino avevano i loro Statuti) crearono un vero gover* no centraie, con un Ministro o Maestro Generale, coman* dante in capo di tutti i figli dell'ordine, divisi in provincie, che poteva seguire e dirigere fino ai quattro capi del mondo. La decadenza politica e morale dell'Irlanda prodotta dalle invasioni danesi, poi la sua conquista da parte degli A;nglo' Normanni, e finalmente le ruberie materiali e spiritual! de* gli Scozzesi, finirono col sommergere e coprire d'oblio le gloriose gesta e f ondazioni dei monaci scoti. Ma il loro spi- rito apostolico non s'e mai! spento: e rimasto nel clero seco- lare, alto e basso, e anche nel nuovo clero regolare. Magni^ fiche traccie se ne trovano nel loro comportamento di froti" te alia Riforma, e nel modo in cui essi hanno seguito in America e in Australia la diaspora nazionale (3). Ed e re- centemente rifiorito nei Missionari di San Colombano , andati subito a occupare le trincee di prima linea della Chle- sa, in Cina. Non possiamo chiudere meglio il capitolo e il Hbro che con alcune sublimi e terribili parole di S. Francesco. Di cio che pub fare anche un peecatore, nessuno si (1) V. : BERLIERE, op. at., 132-136. (2) V.: BERLIERE, op. di., 191-193. (3) GOUGAUD, Gaelic Pioneers, Prefazione, XXL 435 IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO deve gloriare con ingiusto vanto. II peccatore infatti puo be* ne digiunare, pregare, piangere, macerare la propria car* ne; questo soltanto non puo : rimanere fedele al suo Signo* re. Percio ci ddbbiamo gloriare, se rendiamo a Dio la gloria che gli compete, se servendolo fedelmente ascriviamo a lui tutto quanto ci dona. II maggior nemico dell^omo e la car* ne; non sa ricordare nulla per dolersene, nulla sa prevede* re per intimorirsene; il suo studio e di abusare del presen* te; e cio che e peggio, essa si usurpa e si reca a gloria quan- to e dato non a lei, ma aH'anima. Essa va cercando esterior* mente lode per le virtu, ammirazione per le vigilie e le pre* ghiere; e non lasciando nulk all'anima, cerca trar profitto anche dalle lacrime (i). L'Irlanda e rimasta fedele al suo Signore. (i) TOMM. DA CELANO, II, n. 134. 436 - INDICE INTRODUZIONE pag. 3 i. Notizie bibliografiche generali. * 2. Significato della parola Scott - 3. Gli agiografi scozzesi e i santi scoti. - 4. Piano del presente libro. * 5. Ragione della sua pubblicazione. PARTE I * IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE CAP. I - LA CONVERSIONS i i. I Celti delle Isole Britanniche. - 2. I principi del Cristianesimo in Gran Bretagna. S. Germane d'Auxerre. Ninian. L'invasione anglo-sassone. * 3. I principi del Cristianesimo in Irlanda. Palladio. S. Patrizio. - 4. La fioritura del mpnachismo irlandese. * 5. S. Brigida di di Kildare. - 6. Insula Sanctorum ....... pag. 19 CAP. ii - L'ESPANSIONE APOSTOLICA E ASCETICA i. Inizio della emigraziohe apostolica. S. Brandano. - 2. S. Columba di lona. * 3. S. Aidano di Lindisfar- ne. * 4. S. Colombano e S. Gallo. - 5. I discepoli di S. Colombano in Gallia. S. Fursy. - 6. Irlandesi in Belgio e in Germania. > 7. Pellegrinaggi ad limina. * 8. Le fondazioni scotiche in Europa. - 9. Le fonda- zioni scotiche in Italia. - 10. II particolarismo celtico . pag. 41 437 INOICE .CAP. HI - L'ESPANSIONE CULTURALE i. I monasteri irlandesi primi centri di cultura. II latino e il greco. - 2. Le scuole irlandesi. Gli studi biblici e canonici. * 3. I manoscritti irlandesi. La biblioteca di Bobbio. * 4. Gli scoti nella rinascenza carolingia . . pag. 77 CAP. IV - DALLA CONQUISTA DANESE ALLA CONQUISTA DEGLI ANGLO - NORMANNI i. La conquista danese. - 2. Decadenza religiosa e mo* rale. * 3. Le chiese danesi in Irlanda. La supremazia di Canterbury. - 4. S. Malachia. * 5. I Cistercensi in Irlanda. II compimento delle riforme ecclesiastiche. * 6. La conquista anglo'normanna. II discredito gittato sull'Irlanda pag. 97 CAP. v - L'INFLUENZA DELLE LEGGENDE CELTICHE SULLA POESIA MEDIOEVALE EUROPEA i. Le caratteristiche della prima letteratura celtica. * 2. II ciclo d'Artu. * 3. Le leggende religiose. * 4. II Pozzo di San Patrizio. * 5. Le visioni di Tungdalo. - 6. La Navigazione di San Brandano. * 7. I Normanni propagatori della poesia celtica . . . pag. 115 CAP. VI * IL MARTIRIO DELL'lRLANDA i. L* Irlanda dalla conquista anglo-normanna allo scop* piare dello scisma. - 2. Sotto Enrico VIII, Edoar* do VI e Maria la Cattolica. * 3. Sotto Elisabetta. - 4. Sotto Giacomo i. * 5. Sotto Carlo I. * 6. Sotto la Repubblica e Carlo II. - 7. Sotto Giacomo II e Gu- -438- INDICE glielmo Hit fino al 1691. * 8. La persecuzione legale. Dal 1691 all'Unione del 1801. - 9. O' Connell e 1'E* mancipazione del Cattolici. * 10. Dall'Emancipazione ai nostri giorni .............. pag. 132 J*&\ ' ' ; ' ! ' ' ; . ; , , PARTE II - I SANTI IRLANDESI IN ITALIA . CAP. VII * S. PATRIZIO i. S. Patrizio e 1'Italia. ' 2. Culto di S. Patrizio z Ge- nova. * 3. A Pavia. - 4. A Vertova (Bergamo). * 5. A San Patrizio di Conselice. * 6. A Tirli (Firen- zuola). * 7. A Bologna. * 8. A Torre San Patrizio (Fermo). * 9. II Pozzo di San Patrizio ad Orvieto. * 10. A Roma pag. 153 CAP. VIII * S. BRIGIDA DI KILDAREi i. S. Brigida vergine irlandese e S. Brigida vedova sve- dese. * 2. Culto a S. Brigida vergine in Piemonte. L'Ospedale degli Scotti di Vercelli. * 3. In Liguria. - 4. In Lombardia. L'Ospedale di S. Brigida in Pavia. * 5. In Emilia. La Chiesa di S. Brigida e I'Ospedale pei pellegrini irlandesi in Piacenza, - 6. Nel Trentino. 7. Limiti geografici del culto a S. Brigida vergine . . pag. 164 CAP. IX - S. GALLO i. I rapporti fra 1'abbazia svizzera e I'ltalia. - 2. Culto a S. Gallo in Piemonte. - 3. In Liguria. - 4. In Lombardia. * 5. II Monastero di Val di Tolla. - 6. Nel Padovano, nel Veronese, nel Trentino, a So* ligo. - 7. L'abbazia di Moggio. * 8. A Strassoldo e in Istria. - 9. A Firenze . . . pag. 173 ' 439 INDICE CAP. x - s. ORSO D'AOSTA i. Vari santi omonimi onorati in Italia. * 2. Dati bio grafici su S. Orso d'Aosta. L'Apostolo dei Valdostani. * 3. La cronologia di S. Orso. * 4. Le memorie e il culto di S. Orso nella citta d'Aosta. - 5. Nella dio* cesi d'Aosta. - 6. Nella diocesi d'lvrea. L'Ospedale del XXI. * 7. Nelle altre diocesi piemontesi. J- 8. In Francia e in Svizzera pag. 187 CAP. XI * S. GUNIFORTE DI PAVIA i. La Leggenda di S. Guniforte mart. - 2. I testi. * 3. II valore storico della Leggenda. * 4. Traslazioni del sacro corpo. - 5. Culto a S. Guniforte in Pavia. 6. In altri luoghi di Lombardia pag. 204 CAP. XII - S. COLOMBANO DI BOBBIO i. Bibliografia italiana su S. Colombano. * 2. Altri santi omonimi. - 3. Culto a S. Colombano in Pie* monte. * 4. In Liguria. - 5. In Lombardia. * 6. In Emilia. - 7. Nel Veneto. - 8. In Toscana. - 9. Memorie di S. Colombano in Corsica. * 10. Os' servazioni sulla propagazione del culto a S. Colombano in Italia pag. 214 CAP. XIII - S. CUMIANO DI BOBBIO i. Le reliquie di S. Cumiano a Bobbio. - 2. Dati bio* > grafici e culto pag. 243 CAP. XIV ' S. FULCO DI PIACENZA, EX GENTE SCOTA /' i. Vita di S. Fulco Scotti. * 2. Errate connessioni tra S. Fulco e S. Donate di Fiesole, Scotti entrambi. ; -440- INDICE 3. La genealogia tradizionale della fatniglia Scotti di Piacenza. * 4. Osservazioni in merito. * 5. Verosi* mile origine irlandese della famiglia. * 6. Famiglie Scotti appariscono in molte parti d'ltalia in posizioni eminenti alia fine del sec. XII. - 7. Loro verosimile comune origine irlandese. Diaspora laica irlandese in Europa nell'alto Medio Evo . pag. 24 CAP. XV - S. EMILIANO DI FAENZA i. La Leggenda di S. Emiliano. - 2. Vicende del suo culto in Faenza. * 3. Fonti storiche . pag. 272 CAP. XVI * S. PELLEGRINO DELLE ALPI DI GARFAGNANA i. La Leggenda di S. Pellegrino delle Alpi. * 2. Suo valore storico. * 3. Le vicende del Santuario. * 4. Nu* merosi santi omonimi. - 5. Culto di S. Pellegrino nei dintorni del Santuario. 6. A Parma e Reggio. - 7. A Modena. - 8. A Bologna. * 9. Nella Valle del San- terno. - 10. In Liguria. * u. A Viterbo. - 12 .Nel Trentino pag. 278 CAP. XVII - S. FREDIANO DI LUCCA i. S. Gregorio Magno e S. Frediano. * 2. Vita di S. Frediano. * 3. I testi. * 4. La cronologia di S. Frediano. * 5. S. Frediano e S. Finnian di Mo* ville. * 6. Le traslazioni. * 7. II Monastero di S. Frediano. * 5. S. Frediano e S. Finnian di Mo* 8. Culto di S. Frediano in Lucca. * 9. In altre citta d'ltalia. * 10. Parrocchie a lui intitolate. - n. No* tizie varie sul culto al santo pag. 295 - 441 INDICE CAP. XVIII * S. SILAO DI LUCCA i. Leggenda di S. Silao. * I 2. Osservazioni al riguardo. * 3. II Monastero di S. Giustina in Lucca. Le trasla* zioni del santo. - 4. II culto del medesimo pag. 313 CAP. XIX * S. DONATO DI FIESOLE i. L'epoca di S. Donate. * 2. Notizie biografiche. * 3. Suoi miracoli. * 4. Attivita letteraria di S. Dec nato. ' 5. Sue traslazioni e suo culto pag. 319 CAP. XX - S. ANDREA DI FIESOLE i. Notizie biografiche. - 2. II Monastero di S. Martino a Mensola. * 3. Notizie sul culto al santo .... apg. 331 CAP. XXI - S. BRIGIDA A OPACO i. Notizie sulla santa pag. 335 CAP. XXII - S. CATALOG DI TARANTO i. Introduzione. * 2. Leggenda di S. Cataldo. * 3. Invenzione e traslazioni. * 4. Cronologia catal- diana. * 5. L'episcopato di Rachau. - 6. L'episco- pato tarantino. * 7. Donato di Lecce. * 8. Le Profe- zie di Cataldo. - 9. Culto a S. Cataldo in Liguria. - 10. In Lombardia. * n. In Emilia. - 12. Nel Ve* neto. * 13. In Toscana. * 14. Nel Lazio. - 15. Nelle Marche. - 16. Negli Abruzzi. - 17. Nel- la Campania. * 18. Nelle Puglie. * 19. In Basilicata. - 20. In Calabria. * 21. In Sicilia. * 22. A Malta e in Francia. * 23. Osservazioni sulla propagazione del culto a S. Cataldo pag. 337 442 INDtCE CAP. XXIII ' IL B. TADDEO MACHAR D*IVREA i. Notizie sul santo e sul suo culto . . ... . . pag. 372 PARTE HI - IL MOVIMENTO RELIGIOSO IRLANDESE E IL MOVIMENTO FRANCESCANO CAP. XXIV * i. Confront! impropri fra S. Francesco e S. Colombano. - 2. S. Francesco e Bobbio. ' 3. La Regola di S. Colombano di fronte alle Regole di S. Be- nedetto e di S. Francesco..* 4. Reali somiglianze fra il movimento irlandese e il movimento francescano. * 5. Ragioni probabili di queste somiglianze. * Con- clusione pag. 383 i.ff ''' -^443 k r FINITO DI STAMPARE IL 24 MAGQIO 1932 CON I TIPI DELLA TIPOORAFIA PONTIFICIA BD ARCIVESCOVILE S. GIUSEPPE IN MILANO i& PREZZO LIRE DIECI UNIVERSITY OF CHICAQC 36 933 934 BX46S9 .I7T6 r I santi irlandesi in Italia* . 1141426 (n-rl WOV24 *' C* MOV ^ NOV 25 '4 % , 2- 11951 UNIVERSITY OF CHICAGO